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Che fine aveva fatto tutto il corollario di leggi, consuetudini,
istituzioni che avevano reso grande l'Impero Romano? Perso o mal
conservato nei ricordi dei superstiti, dediti più alla
sopravvivenza che alle vecchie tradizioni: era iniziato quel
periodo conosciuto come Alto Medioevo, che qualche storico
definisce "i secoli bui".
Una definizione ingenerosa, spesso dettata da motivi settari:
proprio nei "secoli bui", infatti, i monasteri mantennero in vita
le scienze, la matematica e la medicina, ma anche la filosofia
araba e i classici greci e latini, materie pagane che pure
avrebbero potuto osteggiare.
Il Medioevo riuscì inoltre ad amalgamare il mondo latino-romano
con quello germanico, creando così, in embrione, il futuro spirito
"europeo", coeso dalla comune religione cristiana.
Diversa la situazione nel campo del diritto: nel 533 l'imperatore
Giustiniano fece realizzare il Digesto, cinquanta volumi di opere
firmate da grandi giuristi romani, ma fu un ritorno illusorio,
mancando oramai gli organi esecutivi che avrebbero dovuto
amministrare e far rispettare le leggi.
Centodieci anni dopo, nel 643, il re longobardo Rotari emise un
Editto che riuniva le leggi, romanizzate, della sua gente, ma
questo fu applicato solo alle popolazioni longobarde, mentre per
quelle italiche valeva il Digesto. L'Editto sanciva una complessa
regolamentazione per la composizione delle vertenze fra i
cittadini, sostituendo la faida (in tedesco antico fehida,
soddisfazione del diritto leso ottenuta con la forza) con il
guidrigildo (tedesco antico wergeld o latino longobardizzato
weregildus, soddisfazione della parte lesa tramite un pagamento in
denaro da parte del colpevole). Fu un grande passo in avanti nella
civilizzazione dei longobardi, ma si era ben distanti dalle norme
del diritto romano.
Per non parlare poi di altre consuetudini, quali le ordalie
(tedesco antico ordal, "giudizio di Dio"), che sopravviveranno in
Europa fino al 1215, quando verranno condannate dal quarto Concilio
Laterano, e in Inghilterra fino al 1220, sotto il regno di Enrico
III. Le ordalie erano cerimonie di due tipi, del fuoco o
dell'acqua: il reo sospetto doveva maneggiare oggetti roventi o
immergere una mano in acqua od olio bollenti, o nel piombo fuso. Se
ne fosse uscito indenne, avrebbe significato che Dio lo aveva
protetto e dunque era innocente. Il clero, che si asteneva dalla
violenza, aveva il privilegio del "boccone maledetto": un boccone
di pane o formaggio benedetto che, masticato dal presunto reo, lo
avrebbe soffocato se colpevole.
Il vero volto del medioevo. Questa lunga
premessa è stata necessaria per ricordare il clima del primo
Medioevo, un periodo oggi troppo spesso idealizzato dai tanti
autori moderni di saghe e opere letterarie che distorcono la
realtà, amplificandone solo visioni parziali. Chi visse quei
secoli, in effetti, non si trovò in un tripudio di oscurantismo,
come alcuni vorrebbero, ma neanche in un'epoca gioiosa di cavalieri
e belle dame impegnati in cacce, tornei e banchetti, come vorrebbe
uno sciocco pseudo-folclore che di tanto in tanto riemerge.
Crollati l'autorità centrale e l'esercito, l'Impero si era
frazionato in una miriade di borghi fortificati, abitati e protetti
da chi disponeva di un gruppo di armati, con una struttura sociale
ridotta a tre livelli: quello del comando (dal quale in seguito
avrà origine la nobiltà), quello degli armati, e quello di chi
doveva solo produrre. Il clero era in una condizione a parte.
In questo scenario, sarebbe fuori luogo parlare di tutela
dell'ordine pubblico a qualsiasi livello: solo in alcune città (la
stessa Roma contava poche decine di migliaia di abitanti)
esistevano servizi come ospedali, conventi, prigioni e una parvenza
di commercio. La sicurezza delle strade, la prevenzione e la
repressione del crimine, il controllo degli incendi erano ricordi
del passato.
Raramente i cittadini si rivolgevano al loro signore per dirimere
controversie, perché il suo giudizio sarebbe stato personale, e sia
citante che citato avrebbero rischiato brutte sorprese: le norme
del diritto erano lettera morta, e la sicurezza non esisteva: un
servo della gleba, ossia la maggioranza degli abitanti del borgo,
non godeva di alcuna garanzia.
Anche negli eserciti medievali la tutela della disciplina,
dell'ordine e della legalità, garantita un tempo da Cohortes
Praetoriae e Statores, era assente, e la scala delle gerarchie si
basava sulla forza degli individui. Per l'armigero non esisteva la
garanzia di una carriera: quindi, come dargli torto se si
comportava più come un predatore che come un milite, dovendo subire
solo i lati negativi del suo mestiere, senza godere di alcun
diritto?
Fino a poco prima dell'anno Mille, i borghi campestri a struttura
latifondista, detti ville, constavano del castello signorile
fortificato cui era annessa una fattoria circondata dai tuguri dei
contadini (villani); il responsabile della fattoria, cespite
economico vitale per tutta la comunità, era detto balivo, e fra i
suoi compiti, oltre a quello di gestire coltivazioni e raccolti
(per questo sapeva leggere e far di conto, virtù in genere ignota
al suo signore), vi era l'amministrazione della giustizia.
Ma, come tutto nel feudo del quale faceva parte la villa, era una
giustizia molto autarchica. Per poter trovare qualcosa che faccia
tornare alla mente le istituzioni romane preposte alla tutela
dell'ordine pubblico e, segnatamente, quelle operanti in campo
militare, bisogna arrivare alla nascita dei Comuni.
Un nuovo attore: il capitano del popolo. Il
Comune fu una forma di Governo territoriale che si diffuse
principalmente nell'Italia centrosettentrionale tra XI e XII
secolo, nato dalla volontà di affrancamento dalla soggezione
feudale e caratterizzato dal rifiorire delle attività commerciali e
dal nascere della borghesia.
I comuni si accorsero ben presto che per difendere le loro libertà
serviva un'organizzazione militare, la cui funzione fino a quel
momento era stata espletata dalla nobiltà: sia i cittadini sia gli
abitanti del contado vennero allora suddivisi in fazioni dette
"popoli". Ogni popolo forniva una compagnia di armati per la difesa
della città, composta da tutti gli uomini validi, dai quindici ai
settanta anni, preti compresi, e posta, dagli inizi del XIII
secolo, al comando di un capitano del popolo.
Questi, che doveva essere forestiero per non subire ingerenze dai
poteri locali, esercitava anche funzioni giudiziarie e di polizia
in difesa degli interessi dei cittadini, e disponeva di una
personale milizia. Per la prima volta dopo centinaia di anni,
tornava così sulla scena la presenza di una struttura assimilabile
a quella di una polizia militare, che avrebbe operato nei vari
comuni e, in seguito, nelle signorie che succedettero loro come
evoluzione istituzionale a partire dalla fine del XIII secolo, ma
ancor più a lungo nello Stato Pontificio.
L'ufficiale non aveva sempre gli stessi incarichi: durante periodi
di rivolta cittadina, ad esempio, poteva assumere funzioni
dittatoriali di reggente, mentre a volte cambiò anche nome, venendo
chiamato capitano di guerra, di giustizia o, più tardi, bargello
(latino longobardizzato barigildus, nome di funzionario carolingio
di rango elevato); l'incarico, rinnovabile, poteva variare da sei
mesi a un anno, e solo le attribuzioni e il fatto di essere
chiamato da un'altra città rimasero costanti.
L'importanza cittadina di questo personaggio era tale che molto
spesso, per estensione, veniva denominato bargello anche il palazzo
dove risiedeva, come avviene tuttora a Firenze per l'attuale sede
di un famoso museo d'arte. Ha lasciato traccia di sé nella storia
di questo periodo Guidoriccio da Fogliano, signore di Reggio
Emilia, che dall'aprile del 1327 al febbraio 1333 fu capitano di
guerra a Siena, per essere richiamato nello stesso anno da aprile a
settembre, poi ancora come capitano del popolo dalla fine del 1349
alla sua morte, avvenuta nel giugno del 1352.
In altri Paesi questa evoluzione prese altre vie, anche perché,
mentre l'Italia subiva una indubbia regressione (da Roma si era
sviluppato un Impero che si era esteso a tutti i Paesi del mondo
occidentale, per poi entrare in crisi, dividersi e collassare), nel
Vecchio Continente si assisteva invece alla nascita delle future
grandi nazioni europee in conseguenza dell'agglomerarsi delle
antiche società tribali.
Al di fuori d'Italia. Sia in Inghilterra sia in
Francia, ad esempio, dove la cavalleria (intesa in senso medievale)
sarebbe divenuta più potente e temuta e sarebbe vissuta molto più a
lungo che in Italia, già dal XII secolo esistevano i ranghi di
connestabile e di maresciallo, rispettivamente constable e
maréchal, entrambi derivanti dalla radice latina che affondava le
sue origini nella gestione della cavalleria da guerra romana.E
questo anche se, lo dobbiamo riferire sia pure a titolo di
curiosità, a Roma la cavalleria non aveva mai avuto un peso
determinante, dal momento che veniva quasi esclusivamente usata per
l'esplorazione o per molestare i fianchi del nemico. Scontri
campali come la carica di Villodrigo del 1812 della Gendarmeria
napoleonica o quella di Pastrengo del 1848 dei Reali Carabinieri,
insomma, non ebbero mai modo di verificarsi nei secoli
imperiali.
Il motivo è semplice: i romani non conoscevano l'uso delle staffe,
che verranno introdotte nel nostro Paese solo nel Medioevo. Senza
poter fare perno su di esse, l'equites non aveva dunque possibilità
di combattere efficacemente. Il cavaliere medievale, invece,
alzandosi sulle staffe, poteva menare fendenti devastanti con tutta
la forza del proprio corpo o, nelle giostre come in battaglia,
rinsaldarsi sulla sella spostando in avanti il proprio punto di
equilibrio per colpire con precisione con la propria lancia e
sopportare meglio l'urto di quelle avversarie.
Tornando al constable (dal latino comes stabuli, soprintendente
delle stalle reali) e al maréchal (tardo latino marescalcus,
termine analogo a maniscalco), come vedremo, saranno figure di
importanza basilare, dotate di attribuzioni
giudiziarie. |