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Era un uomo sulla cinquantina, semplice ma distinto. Bussò con il
cappello tra le mani e chiese del maresciallo. Quel giorno era il
mio turno di piantone, lo accompagnai e rimasi ad ascoltare. Non
doveva sporgere una denuncia, ma parlare di suo figlio: andava male
a scuola, la sera rincasava tardi. Si era rivolto a quel
maresciallo dei Carabinieri, come fosse un parroco, un fratello, un
amico, solo per chiedere un consiglio. E non eravamo in una
Stazione di campagna, in un paesino sperduto chissà dove, ma nel
cuore di Roma. Bastò questo ad aprirmi gli occhi sulla percezione
che la gente ha dell'Arma.
Ho svolto il servizio militare nei Carabinieri ormai vent'anni fa.
Emozione, sorpresa, paura, orgoglio: ne ho un ricordo nitido, a
tinte forti e dal sapore dolce della nostalgia. Il freddo polare e
la nebbia nella caserma di Fossano vicino a Cuneo, la sveglia
all'alba, l'alzabandiera, le marce nella neve, le vesciche ai
piedi, i pentoloni lavati e mai puliti. E ancora: il primo sparo al
poligono, le scarpe da tirare a lucido, le risate da spanciarsi coi
commilitoni, la notte di Natale nella garitta a guardare i fiocchi
che cadevano, gli armadietti lasciati aperti, senza lucchetto,
perché tra allievi Carabinieri era come a casa, ci si poteva
fidare.
Quando mi affidarono la mia Beretta non dormii una notte intera.
Il corso era finito, ora si faceva sul serio. Ero assegnato ad una
Stazione: andavo in strada, tra la gente vera! Vennero le pattuglie
nel quartiere, le multe, i favorisca i documenti, l'adrenalina
della prima corsa con la sirena che urlava, le tante notti con gli
occhi che mi si chiudevano davanti ad un'ambasciata. E anche il
primo e unico arresto della mia piccola carriera da Carabiniere
ausiliario: un tale senza patente che aggredì a pugni il
brigadiere… e mi costò un paio di grappe buttate giù d'un sorso per
fermare il cuore che batteva. Poi venne il servizio di traduzione
detenuti dal carcere di Regina Coeli al Tribunale: le catene, le
manette, le urla, il contatto diretto con il dolore della
gente.
Mai un giorno mi sono pentito, mai una volta ho pensato che avrei
potuto impiegare meglio quell'anno. Ho diviso quei mesi con i
Carabinieri veri, gli uomini che lo fanno di professione, che
lasciano a casa moglie e figli e si buttano in strada sperando di
rientrarvi sani e salvi, notte o alba che sia.
Oggi faccio un altro mestiere, e quando le agenzie battono le
notizie di una grande operazione antimafia come di un piccolo
arresto, immagino le mani, gli occhi, i cuori, la passione degli
uomini che vi hanno lavorato.
Quando incrocio una pattuglia in strada, il mio sguardo si
sofferma più a lungo su quei volti. Loro non sanno perché, io
sì.
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