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Carabinieri nel mondo

Dall'Asia al Sud America, il Comando del Ministero degli Affari Esteri (Mae) vigila sulla sicurezza di diplomatici e militari e partecipa alle missioni internazionali in tutte le "zone calde" del pianeta

Un Consolato Italiano, cui il servizio di sicurezza è garantito dai Carabinieri del MAE Percorrendo a ritroso il solco della storia, tracce documentali dell'esistenza di un Comando dei Carabinieri nell'ambito del Ministero degli Affari Esteri conducono fino al 1943, nel pieno del Secondo conflitto mondiale. Ma è solo nel settembre del '79 che il Reparto Carabinieri Mae, alle dipendenze funzionali del Ministro, è stato istituito ufficialmente.

Da allora tanta acqua è passata sotto ai ponti e, soprattutto, l'intensificarsi delle turbolenze nelle "zone calde" del pianeta ha trasformato profondamente il ruolo dei militari in forza al Comando di stanza nel Palazzo della Farnesina. Da responsabili del servizio di vigilanza nella sede Ministero e delle rappresentanze diplomatiche all'estero, i militari si sono infatti evoluti fino a diventare un reparto altamente specializzato, impegnato direttamente nelle aree di crisi e nell'ambito delle missioni sotto l'egida dell'Onu e dell'Unione europea, dislocato in ben centoventi sedi in tutto il globo; insomma, una vera e propria "porta d'accesso sul mondo" per tutta l'Arma.

Dalle aride steppe del Kazhakistan alle foreste pluviali del Sud America, passando per i paesaggi desertici dell'Africa e per il turbolento Medio Oriente, fino alla sconfinata Cina e al cuore della cosiddetta "Mitteleuropa": la cornice di sicurezza fornita dal Comando Mae, a tutela delle attività delle rappresentanze diplomatiche ma non solo, non lascia sguarnita nessuna area del mondo. Neppure la più remota o la più pericolosa, dal momento che la crescente richiesta da parte delle organizzazioni internazionali di avvalersi di personale dell'Arma nell'ambito delle missioni di peace building ha attribuito ai Carabinieri in forza alla Farnesina la responsabilità di coordinamento per le materie di competenza del Ministero degli Esteri, delle aliquote impiegate nei contingenti presenti in Iraq (Baghdad), nella Repubblica Democratica del Congo (Kinshasa), a Cipro (Nicosia), in Cisgiordania (Hebron), nella Striscia di Gaza (Rafah), in Kosovo (Pristina), in Bosnia (Sarajevo), in Afghanistan (Herat).

Un impegno a tutto campo, che con il passare del tempo ha richiesto ai militari una crescente specializzazione, non solo per quel che concerne la conoscenza delle lingue straniere (dall'arabo al portoghese, dal russo al cinese, dal tedesco al finlandese), ma anche per tutto ciò che attiene alla valutazione delle situazioni di criticità e alla gestione dei contingenti dislocati nei più diversi e complessi teatri operativi. Senza dimenticare l'impegno quotidiano delle oltre cento unità in possesso di specifico addestramento impiegate a tutela degli ambasciatori e dei funzionari presso diverse sedi diplomatiche in territori considerati a rischio sotto il profilo del terrorismo o della criminalità.

Di qui, lo strettissimo rapporto di collaborazione con l'Unità di crisi del Ministero degli Esteri, oltre al prezioso lavoro di link tra i militari del Ros e del Racis e il personale della Farnesina impegnato nei casi di emergenza (come attentati, catastrofi naturali o sequestri di persona), nonché con i Reparti territoriali dell'Arma che, in simili contesti, svolgono l'attività di Polizia giudiziaria.

L'attualità, purtroppo, negli ultimi anni ha offerto ai Carabinieri del Comando Mae numerose occasioni nelle quali porsi al servizio della nostra comunità nazionale. Ancora è viva, infatti, l'emozione per l'impegno profuso dagli uomini dell'Arma nel riconoscimento di quegli italiani rimasti vittime del terribile tsunami che nel dicembre del 2005 ha devastato il Sud-Est asiatico, come anche in occasione degli attentati terroristici che hanno colpito le città di Madrid, Londra o Sharm-el-Sheikh. Nelle settimane scorse, inoltre, in raccordo operativo con l'Unità di crisi, è stato costituito un team destinato al Myanmar per aiutare cittadini e diplomatici italiani presenti a Yangoon nei giorni caldissimi della crisi.

Un Comando al passo con la storia, dunque. Ma al cui attivo, nel bagaglio d'esperienza che ogni Reparto porta con sé e costituisce il suo background, non mancano generosità (basti pensare ai fratellini indios e ai gemellini masai adottati dalle famiglie di due militari di stanza presso due sedi diplomatiche del Sud America e dell'Africa Sub-Sahariana) e piccole grandi storie di quotidiano eroismo.

Come quando un carabiniere affrontò disarmato un gruppo di rapinatori che si erano intrufolati nel consolato di San Paolo del Brasile, consegnando poi alla Polizia locale, dopo una colluttazione, un pericoloso assassino e trafficante di droga che era evaso dal carcere, dove stava scontando una pena di vent'anni. Oppure quando, in un albergo vicino a Tunisi, due carabinieri fuori servizio, accorsi alle grida di una madre, salvarono due bambini che stavano annegando in una piscina. A tutti e tre i militari è stato tributato un encomio.

Claudia Passa