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Il più anziano ha 30 anni:
si chiama Tanga ed è un attore di una certa fama, perché è
stato coprotagonista, con Adriano Celentano, del film Bingo
Bongo. La più vorace è Dartan: mangia 70 chili di carne al
giorno. È anche lei un'attrice nota: italianissima, ha
lavorato sul set indiano con Kabir Bedi-Sandokan, nel Salgari
televisivo I segreti della Giungla. Il più pericoloso è
Sibilo: se non stai molto attento è capace di rifilarti un
veleno che ti uccide in pochi decimi di secondo. Tanga è uno
scimpanzè, Dartan una tigre, Sibilo un serpente della specie
nota come "settepassi" (il percorso massimo che si può
effettuare prima di cadere fulminati). Sono solo alcuni degli
oltre 300 ospiti di una pensione a dir poco bizzarra a due
passi da Aprilia (Latina), alle porte di Roma: il Parco delle
Star. Una pensione a cinque stelle per stelle dello spettacolo
con una caratteristica in comune: sono tutti animali.
Fino a qualche settimana fa tra loro c'era anche Jane,
un'elefantessa con il record del peso: 1.500 chili. Jane, però, era
molto malata. Non riusciva a camminare nonostante un "girello" per
invalidi costruito apposta per lei, ed è morta, forse anche per la
disperazione di essere ormai per sempre fuori dalle luci della sua
ribalta, il circo di Moira Orfei. «Uno dei dolori più grandi della
mia vita, questa scomparsa», dice con gli occhi lucidi Daniel
Berquiny, proprietario della pensione e amico personale di tutti i
suoi ospiti spesso piuttosto malandati in salute, presenti ormai
solo saltuariamente sui set cinematografici, teatrali o circensi
sui quali sono stati tante volte acclamati.
Berquiny, 58 anni, rumeno di nascita ma italiano di adozione, è
stato un acrobata famoso e pluridecorato in decine di circhi
internazionali. Appartiene a una famiglia che ha lavorato sotto i
tendoni per sei generazioni. Ha un figlio di 30 anni, David, altro
acrobata di professione («è nato praticamente insieme a Tanga»,
spiega il padre, facendo capire che il suo affetto è equamente
diviso fra ragazzo e scimmia), una bambina di 5, Greta («ne vorrei
fare una ballerina»), e una moglie, Susi, che è stata maestra di
trapezio «ed è l'unico animale che non sono mai riuscito a
domare».
Daniel e Susi hanno una missione: da quando «un'insensata campagna
animalista ha condannato centinaia di bestie di tutti i tipi alla
radiazione dai circhi, dove vivevano benissimo, curate
amorevolmente anche perché fonte importante di guadagno», hanno
creato il loro particolarissimo "pensionato" per molti di questi
disoccupati ed esuli, con l'obiettivo di farli vivere il meglio
possibile fino alla morte. Un luogo che con gli anni è diventato
anche il rifugio per altri animali esotici - serpenti boa, leoni,
puma, giaguari, pantere, leopardi, coccodrilli, canguri - che tanti
italiani hanno comprato per esibizionismo quando erano cuccioli,
salvo poi abbandonarli quando sono diventati ingombranti o qualche
vicino di casa preoccupato ne ha preteso l'allontanamento: Berquiny
è ufficialmente "custode giudiziario" di decine di esemplari
ricevuti da giudici, carabinieri e poliziotti che non sapevano come
sistemarli.
Daniel ha acquistato molti anni fa una cava di pietra abbandonata,
tra Aprilia e la frazione di Fossignano, e l'ha trasformata in una
specie di Eden che si estende su oltre 3 ettari di terreno scosceso
oggi pieno di alberi, fiori e gabbie molto particolari. «Le
abitazioni dei miei ospiti devono essere grandi a sufficienza per
offrire spazi per muoversi e angoli per prendere il sole e dormire.
La vegetazione interna deve ricordare l'habitat tipico dei luoghi
di provenienza delle specie. In molti dei ricoveri ci sono il
riscaldamento e l'aria condizionata, sempre per riprodurre
l'habitat climatico. E le gabbie dei "predatori", come tigri,
leopardi e puma, devono essere lontane dalla vista di quelle delle
"prede", come zebre, bisonti o procioni, per impedire sogni da un
lato e incubi dall'altro».
Il problema della famiglia Berquiny è uno solo: il denaro per
mettere in piedi prima e mantenere poi la "pensione", visto che non
è mai arrivata una sola lira di sovvenzioni pubbliche. Di soldi ne
sono serviti tanti, all'inizio, per creare la struttura. E ne
servono tutti i giorni per il cibo (solo i felini mangiano tre
vacche intere appena macellate), per i veterinari (che sono
quattro, con altrettante specializzazioni), per l'energia elettrica
degli impianti di tutti i generi necessari a tenere nel modo
migliore gli animali.
La questione iniziale Daniel l'ha risolta vendendo la casa che
rappresentava il frutto dei risparmi di una vita e anche
improvvisandosi giardiniere, falegname, fabbro, idraulico, muratore
per allestire con le sue mani prati, boschi, fontane, impianti per
l'acqua, edifici piccoli e grandi, scale, recinti, gabbie,
eccetera.
Per sbarcare il lunario quotidiano, invece, Berquiny ha pensato a
un'attività molto specialistica e discretamente remunerata. Si è
detto: ognuno dei miei ospiti è stato un attore; tutti sono miei
amici personali (lui chiama ognuno per nome, bacia e abbraccia
perfino i leoni e, a parte Sibilo Settepassi, i serpenti); perché
non chiedere loro di dare una mano?
E così, visto che nei circhi gli animali non ci sono più, ma nel
cinema e in tv sì, ogni volta che serve lui si presenta sul set in
coppia con l'"attore" richiesto: lo scimpanzè Tanga piuttosto che
la pantera Black, il boa Longo come i cammelli Pietro e Paolo, e
anche i quattro innocui polipi che altrove finirebbero
nell'insalata di mare di un ristorante e qui (dopo l'addestramento
alle scene e con l'aiuto di qualche effetto speciale) diventano
calamari giganti e assassini per lo schermo.
Un servizio richiesto più volte da Dario Argento (Phenomena e La
terza madre), da Pieraccioni (Ti amo in tutte le lingue del mondo),
da Benigni (La tigre e la neve), da Abatantuono (Per amore, solo
per amore), da Boldi (Spqr)… Oltre che da numerosi registi
televisivi: è stata la tigre Dartan a rendere possibile la puntata
di Scherzi a parte in cui Leo Gullotta si beccò quasi un infarto
quando, con Pamela Prati come complice degli autori, la incontrò
che bloccava minacciosa l'uscita dal suo garage. «Lo scriva, lo
scriva: non è sfruttamento degli animali. Perché il denaro che
arriva serve al loro mantenimento, ma soprattutto perché tutte le
"star" sono felici di tornare ogni tanto sulla scena.»
Del resto, David per guadagnare quel che serve non risparmia
nemmeno se stesso: approfittando dell'esperienza della sua vita
avventurosa, s'improvvisa attore, controfigura dei grandi divi
nelle scene più rischiose, stuntman. «È faticoso, alla mia età, e a
volte anche pericoloso: ma con ciascuna di queste prestazioni
guadagno quel che serve per provvedere al cibo dei miei amici
felini per qualche settimana».
Basta tutto questo? Mica tanto. Così i Berquiny hanno coinvolto i
loro pensionati in un'altra attività: quella di mettersi in mostra.
Da quando si è sparsa la voce nelle scuole della zona, arrivano
intere scolaresche a visitare lo strano "zoo" dove il direttore
bacia sulla bocca giaguari e pantere.
Non si paga il biglietto d'ingresso, ma i bambini attingono
volentieri alle paghette settimanali per i "contributi volontari"
destinati al cibo degli animali. E in premio hanno anche uno
spettacolo esclusivo: alcuni clown che si esibiscono con gli
animali più innocui in un microcirco in stile Liberty (gradinate di
legno e mini pista in terra battuta, tutto costruito sempre da
Daniel) che inalbera l'insegna Circo Felliniano. «Perché nella mia
graduatoria di attori e registi che ho conosciuto - e ne ho
conosciuti a centinaia - il grande Fellini è al primo posto. E non
solo perché mi pagò molto bene quando mi fece fare il clown in
Ginger e Fred. Ma perché il Maestro del cinema, in realtà, amava
soprattutto il circo. Forse quanto l'ho amato
io…».
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