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Il mare, miliardi di
goccioline d'acqua che si aggregano. Il fascino degli abissi
inesplorati. Un museo sommerso che conserva le tracce
dell'antico prestigio della nostra Penisola nella storia.
L'uomo e il mare, un connubio inscindibile, ma spesso segnato
dall'ostilità. È in questo habitat che operano i Carabinieri
Subacquei, un corpo altamente specializzato dell'Arma che
svolge compiti istituzionali in un ambiente in cui, per poter
lavorare, sono necessarie non solo particolari doti fisiche e
caratteriali, attitudini e capacità atletiche, ma anche
specifiche competenze.
Nati nel 1953 per agire a supporto dei reparti territoriali e
soddisfare esigenze di Polizia Giudiziaria, soccorso, rilevamento e
assistenza ad attività scientifiche o sportive, i Carabinieri
Subacquei hanno visto, negli anni, crescere sempre più i propri
compiti e potenziare la propria struttura operativa, fino alla
costituzione di un Centro Carabinieri Subacquei, formato da un
Comando a Genova e da sette distaccamenti dislocati rispettivamente
a Livorno, Trieste, Roma, Napoli, Taranto, Palermo, Messina.
I campi d'intervento del Nucleo sono numerosi, e comprendono tutte
le indagini che abbiano come teatro il mare, ma anche i laghi o i
fiumi: si va infatti dalle attività connesse alla ricerca e al
recupero di corpi di reato, armi, cadaveri e ogni altra cosa possa
essere occultata o dispersa nelle nostre acque, alle ispezioni e
ricognizioni di relitti sommersi, dagli interventi in zone
alluvionate per prestare soccorso alle popolazioni all'assistenza
in gare e manifestazioni sportive per tutelare l'ordine e la
sicurezza, fino ai rilevamenti e campionamenti del grado di
inquinamento delle acque o ai collaudi di attrezzature e apparati
subacquei.
«In sintesi», spiega il Comandante del Centro, maggiore Francesco
Schilardi, al quale abbiamo rivolto alcune domande, «il nostro
lavoro è incentrato sulla ricerca e sul recupero di corpi di reato
da qualsiasi specchio d'acqua, dolce o salata. Al fianco di questa
attività, però, sono altrettanto importanti la cooperazione con le
Sovrintendenze archeologiche per il recupero di reperti sommersi e
la collaborazione con gli Istituti scientifici nazionali per lo
studio dei fondali e dell'ecosistema marino. In questo contesto»,
aggiunge Schilardi, «significativa fu l'opera svolta dai
Carabinieri subacquei a San Fruttuoso di Camogli, per la posa e la
successiva custodia della statua del Cristo degli Abissi, divenuta
nel tempo meta di pellegrinaggio per i sub di tutto il
mondo».
Ma come si diventa un Top Gun dell'acqua?
«È necessario essere in perfette condizioni psico-fisiche e
superare un iter addestrativo molto severo e selettivo, che prevede
tre fasi. La prima si svolge al Centro Addestrativo di Genova ed è
finalizzata a valutare l'acquaticità dell'aspirante;
successivamente l'allievo deve effettuare un corso di
subacquaticità a La Spezia, presso il Comando Subacquei ed
Incursori della Marina Militare. Nell'ultima fase, che si svolge
nuovamente a Genova, l'allievo apprenderà nozioni tecniche
necessarie per lo svolgimento dei compiti istituzionali».
In cinquant'anni di attività, molte cose sono cambiate nel
vostro lavoro: a cominciare dalle tecnologie a disposizione, che
sono sempre più all'avanguardia…
«In effetti oggi godiamo del supporto di tecniche, materiali ed
equipaggiamenti davvero sofisticati: le mute in dotazione ci
permettono di sopportare temperature estremamente basse e di
operare anche in acque altamente inquinate; miscele di gas
sintetici, alternativi all'aria, ci evitano il rischio delle
patologie da decompressione; i computer subacquei da polso ci
assistono durante l'immersione, mentre le macchine fotografiche e
le videocamere digitali ci permettono di agire sotto la superficie
anche in caso di scarsa visibilità. Abbiamo infine a disposizione
dei robot subacquei grazie ai quali riusciamo ad arrivare ad una
profondità di 300 metri, contro i 50 che rappresentano il limite
estremo delle possibilità umane».
La tecnologia, però, non è nulla senza una mente che sappia
utilizzarla al meglio...
«Sebbene dall'istituzione del Corpo ad oggi l'avanzata tecnologia
ci sia stata di altissima utilità, il fattore umano costituisce
ancora la risorsa più importante. Mi riferisco alla
professionalità, all'entusiasmo, all'amore per il mare e per
l'attività subacquea che da oltre cinquanta anni i Carabinieri
Subacquei si tramandano di generazione in generazione».
Sono simili doti che, in mezzo secolo di vita, hanno permesso ai
Carabinieri Subacquei di compiere operazioni come quelle che li
hanno visti, nel 1959, intervenire tra le macerie della diga del
Frejus, soccorrere i naufraghi del mercantile inglese London
Valour, affondato nel porto di Genova nel 1970, o quelli della
collisione tra la nave traghetto Moby Prince e la petroliera Agip
Abruzzo avvenuta a Livorno nel 1991; salvare i superstiti e
recuperare le vittime del Dornier 328 dell'Alitalia, precipitato in
mare con 31 passeggeri nel 1999, o rinvenire un relitto romano nel
I secolo a.C. nelle acque di Albenga (Savona), con il suo prezioso
carico di anfore e altri importanti reperti. Operazioni
eccezionali, alle quali vanno aggiunte quelle effettuate ogni
giorno, lontano dai riflettori, tutte le volte che sia necessario
inabissarsi per salvare vite od opere d'arte, o magari solo per
riportare alla luce verità
sommerse.
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