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Nella coppola di Camilleri...

...le centinaia di lettere di consenso che riceve ogni giorno dai suoi fan: la più grande delle gratificazioni per uno straordinario scrittore che preferisce definirsi un "contastorie"

Alcune tavole tratte dal Calendario dell'Arma 2005, scritto dall'autore sicilano e illustrato dal pennello di Sergio CeccottiIo non sono uno scrittore. Né di cult, né di nicchia. Io sono un contastorie, che con i suoi racconti vuole raggiungere più persone possibile. Una volta, i contastorie andavano nelle piazze, narravano un episodio di cronaca, che veniva rappresentato su un lenzuolo. L'uomo, man mano che avanzava nel racconto, ne indicava con una lunga canna i momenti salienti e, alla fine, si toglieva la coppola e passava tra il pubblico: più si riempiva di spiccioli, più il racconto era stato gradito...».

E dunque, se il paragone funziona, una coppola non basta per Andrea Camilleri! La misura del successo dei suoi libri gli viene infatti dalle centinaia di lettere che riceve ogni giorno. E alle quali lui puntualmente risponde.

«È un atto dovuto» ci dice. «Ho messo su una segreteria di persone addette appositamente alle lettere: lettere di tutti i tipi. Io racconto storie e loro mi raccontano la loro, chiedono consigli. Poi ci sono quelle, non molte per fortuna, che mi fanno stare male una settimana. Non dimenticherò una giovane donna, in fin di vita, che mi ringraziava perché, attraverso i miei libri, era almeno riuscita a sorridere... O quella di una signora che aveva trovato uno spiraglio per uscire da una depressione leggendo Il birraio di Preston».

Cose che fanno star male, ma anche bene. Donare un momento di serenità ad una persona senza futuro è importantissimo. E tutte queste lettere?

«Mi fa piacere conservarle. Abbiamo riempito scaffali interi».

E con gli impegni, come siamo messi?

«Oggi pomeriggio ho un incontro con i ragazzi di un liceo di Barletta, vengono apposta. Una volta mi muovevo più spesso, giravo tutta Italia, adesso mi limito a Roma. Ma alle scuole non dico mai di no. Un incontro bellissimo l'ho avuto con dei bambini molto piccoli. Tra questi c'era un mio nipotino, che la sera prima era preoccupato perché non sapeva se sarei stato in grado di rispondere alle domande che mi avrebbero fatto i suoi amichetti».

In effetti le domande dei bambini sono le più difficili...

«È vero. I piccoli hanno un'inedita prospettiva delle cose. Le loro menti e le loro aspettative aprono su scenari non scontati».

Come invece sarà necessariamente la mia prossima domanda. La genesi di quel fortunatissimo Calendario dell'Arma 2005...

«Anche questa è una bella storia. Io scrissi, con vero piacere, il Calendario 2005, su sollecitazione del colonnello Musso, siciliano come me. Ma forse in pochi sanno che c'era stato un precedente. Qualche anno prima fui invitato ad un faccia a faccia con il mio amico e collega Manuel Vásquez Montalbán. Al termine della serata, che si svolse a Bologna, venni scortato fuori da cinque carabinieri. Al momento di lasciarmi, un graduato salutandomi mi chiese: "Dottore, ma quando si decide a scrivere qualcosa su di noi?". "Alla prima occasione, lo faccio", risposi. E dunque il Calendario è dedicato all'anonimo graduato di Bologna».

Il Calendario, per chi non lo sapesse, ha come protagonista il maresciallo Antonio Brancato, operativo nell'immaginario paese di Belcolle. Il racconto, che si dipana in dodici capitoli, narra un episodio di vita vissuta, dove il maresciallo, autorevole ma comprensivo, severo ma disponibile, mostra uno spaccato reale di quello che è il ruolo dell'Arma dei Carabinieri nel Paese. Si è ispirato a qualcuno in particolare per la figura di Brancato?

«In realtà quel sottufficiale è la summa di tutti i rappresentanti dell'Arma che si trovano in terra siciliana. In questa regione la situazione era, ed è, abbastanza particolare. Tradizionalmente i siciliani si fidano molto dei carabinieri che, grazie anche al loro inquadramento militare, vengono considerati al di sopra delle parti. A loro ci si affida, ci si rivolge per qualsiasi problema e, in particolare, come ad un buon padre di famiglia, vi si ricorre ancor prima di arrivare ad una denuncia. E il carabiniere ben volentieri si presta a questo ruolo di "giudice di pace". Lui, avendo una straordinaria conoscenza del territorio e delle dinamiche interne, ha in pugno il paese, è il depositario delle segrete cose».

Il racconto, infatti, termina con una bugia pietosa, che non toglie nulla alla giustizia ma evita altra sofferenza. Il Calendario è stato molto apprezzato anche per le sue tavole...

«Bellissime. Come quelle che hanno accompagnato un'edizione tedesca, che ha avuto un grande successo, del breve racconto pubblicato da Mondadori e rieditato in Germania da una delle più note Case editrici».

Sappiamo che i proventi del suo lavoro andarono all'Onaomac.

«Certo. Io non volli nulla. Così come i diritti del mio prossimo libro sui "pizzini" di Provenzano andranno ai figli dei poliziotti uccisi dalla mafia. Poiché non esiste per loro un corrispettivo della vostra Onaomac, ho contattato un'associazione di dirigenti della Pubblica Sicurezza e ho stabilito, presso un notaio, che i proventi del libro vadano a queste vittime. Non voglio guadagnare sulla mafia!».

In attesa che scriva qualche altra cosa su di noi, ricordiamo ai lettori che proprio il suo libro d'esordio, Il corso delle cose, aveva un maresciallo dei Carabinieri come protagonista.

«Esatto, il maresciallo Corbo. Anche dietro di lui c'è una storia buffa. Avevo deciso di dare al protagonista il cognome del maresciallo del mio paese, ma non riuscivo a ricordarmelo in nessun modo. Mi venne invece in mente il cognome di un mio compagno di classe che aveva il papà poliziotto. Lui si chiamava Corso. Io, per differenziarlo, ci misi una b e diventò Corbo».

Ringraziando Andrea Camilleri per la sua squisita disponibilità, chiudiamo qui l'intervista, che è solo una piccola parte della godibile conversazione che abbiamo intrattenuto con lo scrittore. Ma i lettori non si rammarichino: non li lasceremo a digiuno dei tanti sfiziosi episodi narrati dal Maestro. Torneremo al più presto sull'argomento, magari con un appuntamento regolare. Parola di Carabinieri!
Claudia Colombrera