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Giugno >
Cronache
Corazzieri, non solo
rappresentanza
Alla scoperta di uno dei Corpi più
prestigiosi dell'Arma, composto da carabinieri scelti ai quali è
affidato il delicato compito di vigilare sulla più alta carica
dello Stato
Che i Corazzieri fossero
uomini dalle dimensioni fuori dal comune è cosa nota, al pari
delle loro ammirate uniformi di gran gala: armature color
argento ed elmi con la lunga coda.
Pochi sanno, invece, che i militari dell'Arma hanno compiti e
caratteristiche che vanno ben al di là dei suggestivi servizi
scorta e d'onore, eseguiti a piedi o a cavallo, per sottolineare la
solenne ufficialità dei più importanti eventi istituzionali svolti
alla presenza del Presidente, impegnato il 2 giugno nella
celebrazione del 61° anniversario della proclamazione della
Repubblica. La loro principale responsabilità è proteggere
fisicamente la prima Autorità dello Stato e le personalità -
nazionali ed internazionali - periodicamente suoi ospiti ufficiali,
garantendo, al contempo, la piena sicurezza dell'intero compendio
del Quirinale. E per farlo adeguatamente, dietro quelle corazze si
nascondono anni di duro tirocinio nelle principali discipline
militari: ci sono tiratori scelti e artificieri, paracadutisti e
rocciatori, esperti in arti marziali e nella difesa da aggressioni
chimiche, per un totale di oltre 200 specializzazioni, quattro in
media per ogni uomo.
Il Reggimento Corazzieri, erede di quel reparto di arcieri a
cavallo che già nel XVI secolo garantiva la sicurezza di Casa
Savoia, è un corpo scelto della già selezionatissima Arma dei
Carabinieri. Per questo diventare corazziere è tutt'altro che
facile. Oltre ai requisiti fisici (almeno 190 cm di altezza e una
costituzione "adeguatamente armoniosa") e ad un'indiscussa moralità
personale e familiare, bisogna avere eccellenti trascorsi
disciplinari e di servizio, testimoniati da almeno sei mesi di
impiego sul territorio ed altrettanti di tirocinio nel Reggimento
(con tanto di esame finale). Bisogna saper cavalcare alla
perfezione i cavalli del reparto (tutti di razza irlandese, scelta
per la versatilità d'impiego e soprattutto per l'altezza, adeguata
a quella dei corazzieri) e guidare con grande perizia le imponenti
Moto Guzzi "California", mezzo di trasporto complementare o
alternativo nei servizi quotidiani ma anche in molti servizi
d'onore. Serve la resistenza fisica a prolungati turni di servizio
in piedi, svolti con austera immobilità. Ma, soprattutto, sono
indispensabili capacità e prontezza, per gestire tante delicate
situazioni operative caratterizzate da grande presenza di pubblico
e dalla necessità di assicurare una protezione discreta ma sempre
efficace. Nell'assolvimento di tale delicato compito, nulla viene
mai lasciato al caso e, per fortuna, sono rare le situazioni
critiche verificatesi nella storia del Reparto. In particolare se
ne ricorda una, l'attentato del maggio 1912 al re Vittorio Emanuele
III in visita al Pantheon, quando il comandante dei corazzieri
dell'epoca, il maggiore Lang, fece da scudo ai colpi di pistola
esplosi da un anarchico, restando ferito alla nuca.
Divenne un eroe, e il suo ritratto si è aggiunto a quelli dei
caduti nelle due guerre mondiali e a quello del Corazziere
Calcedonio Giordano, Medaglia d'Oro al Valor Militare fucilato
nelle Fosse Ardeatine.
Il Reggimento ha la sua sede nelle immediate vicinanze del
Quirinale, in un ex convento di monache di clausura parzialmente
requisito dalle truppe sabaude che ne fecero un punto di
acquartieramento subito dopo l'ingresso a Roma dalla breccia di
Porta Pia, che è a poche centinaia di metri. All'inizio le suore
opposero una dura resistenza all'intrusione, tanto da costringere
gli architetti piemontesi ad ardite curve nelle mura per dividere i
confini tra il presidio militare e quel che era stato lasciato alle
religiose. Ma oggi i corazzieri e le monache hanno rapporti
eccellenti.
La vita, nella caserma Alessandro Negri di Sanfront (dal nome del
comandante degli squadroni carabinieri di scorta al Re, decorato al
valor militare in occasione della carica risorgimentale di
Pastrengo nel 1848), comincia alle 6 del mattino, quando suona la
sveglia per i circa quaranta corazzieri celibi che vi alloggiano.
Gli sposati abitano fuori, ma hanno tutti ancora almeno uno
spogliatoio per contenere l'equipaggiamento personale e soprattutto
le uniformi, inevitabilmente ingombranti.
Alle 6,30 i militari che sono stati impiegati nel turno notturno
presso il Palazzo del Quirinale vengono rilevati dai subentranti,
che vanno a presidiare postazioni munite di modernissime tecnologie
per i controlli "antiterrorismo" e di evoluti sistemi di
video-sorveglianza. La vigilanza è discreta ma attentissima, a
salvaguardia anche dell'inestimabile patrimonio artistico del
Quirinale, che la domenica e i giorni festivi è aperto ad un
pubblico sempre numeroso. Innumerevoli pure i visitatori delle
mostre, di estremo interesse culturale, periodicamente ospitate in
alcune sale del Palazzo, come quella recente dei "Capolavori
dell'arte europea", allestita per celebrare i 50 anni dei Trattati
di Roma e ammirata da decine di migliaia di persone.
Per i Corazzieri rimasti in caserma, invece, comincia il rigoroso
addestramento (poligono di tiro, a cavallo, in moto, eccetera) e un
incessante lavoro di mantenimento, in grande economia, del piccolo
complesso di edifici che li ospita. Nella caratteristica sede
trovano posto gli uffici del Comando, un maneggio coperto,
scuderie, strutture mediche e veterinarie, una palestra, stanze a
due letti e, infine, una originalissima mensa all'interno della
quale è possibile ammirare un prezioso mosaico a parete,
perfettamente conservato, parte del decoro di un ninfeo risalente
al I secolo dopo Cristo. È una cittadella con abitanti molto uniti
fra di loro (visti i particolarissimi requisiti fisici richiesti,
spesso ereditari, capita di trovare in servizio contemporaneamente
padre e figlio). E quasi totalmente autosufficiente: per la cura
dei cavalli e dei mezzi meccanici, per la manutenzione di selle e
finimenti, per i pasti e le pulizie. Non solo… vengono anche
adattate e restaurate le corazze delle divise, realizzate
riparazioni e lavorazioni in legno o in ferro (per esempio le
lanterne delle scuderie) per le mille necessità della caserma.
Perfino i sei affreschi della cappella, che rileggono alcuni
episodi del Vangelo ispirandosi al mondo militare e al trinomio Dio
- Patria - Famiglia, sono opera di un corazziere, che per i volti
dei personaggi raffigurati s'ispirò a quelli di altrettanti
colleghi.
Una devozione artistica che è stata molto apprezzata anche dalle
suore del vicino convento, contribuendo a far dimenticare i giorni
difficili dell'esproprio. |
Gianni Farneti
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