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G. è una ragazza di 32
anni. Sul posto di lavoro conosce P., giovane uomo di 35. I
due si piacciono e decidono di frequentarsi. Dopo poco, però,
G. si rende conto che P. sta cercando di allontanarla dalle
sue amiche, che è molto geloso, e in un paio di occasioni lo
ha trovato sotto casa al ritorno dalla palestra. G.,
preoccupata dalle troppe "attenzioni" di P., decide di
chiudere la storia. P. reagisce molto male, si arrabbia,
piange, urla, minaccia G. e tenta di opporsi in ogni modo alla
sua decisione. Apparentemente, dopo la sfuriata, P. si calma e
la situazione rientra.
Dopo un paio di giorni, però, G. trova il parabrezza della
propria auto sfondato, inizia a ricevere decine e decine di
telefonate e di "squilli" da P., trova lettere minatorie nella sua
cassetta della posta. È l'inizio di un incubo. G., ormai spaventata
ed esausta, decide di denunciare il suo ex alle autorità, al fine
di far cessare questa sorta di assedio.
La vicenda di G. è solo una tra le migliaia di storie di
"ordinaria molestia" che oggigiorno accadono. Donne, ma anche
uomini, che diventano bersaglio inconsapevole delle fantasie e
delle ossessioni di una persona.
Questa tipologia di comportamenti ossessivi e intrusivi prende
il nome di stalking: il termine deriva dal verbo inglese to stalk,
che letteralmente significa "fare la posta, appostarsi in attesa di
una preda". Tale definizione, seppure in apparenza molto semplice,
sembra descrivere bene il comportamento tipico del molestatore
assillante, che è quello appunto di seguire la vittima (preda), di
"appostarsi" nella sua vita.
Per stalking si intende quindi l'insieme di quei comportamenti
ripetuti, intrusivi e controllanti, come pedinamenti, minacce,
telefonate indesiderate, sorveglianza e, in generale, tutte le
forme legate alla invasione e violazione della privacy nei
confronti della vittima designata.
Il fenomeno delle molestie, purtroppo, ha raggiunto ormai una
preoccupante diffusione, destando l'attenzione non solo delle forze
dell'ordine e della psicologia forense e clinica ma anche dei
media, e, quindi, della comunità. In realtà il fenomeno sembra
esser nato negli anni Ottanta, quando personaggi dello star-system
sono divenuti oggetto di molestie assillanti da parte di alcuni
fan. In risposta a tale problema, nel 1992, in California, è nata
la prima legge anti-stalking.
Si stima che attualmente tra l'8 ed il 17% della popolazione
femminile adulta, e dal 2 al 7% di quella maschile siano vittime
dello stalking. La maggioranza delle vittime di sesso femminile è
oggetto di molestie da parte di conoscenti o ex partner. È da
rilevare, però, che solo pochissime donne si riconoscono vittime di
attenzioni persistenti ed indesiderate e decidono di rivolgersi
alle autorità.
Chi è allora solitamente lo stalker? Esistono delle
caratteristiche specifiche che possano aiutarci a riconoscerlo? Ma,
soprattutto: cosa spinge una persona a mettere in atto tutti questi
comportamenti per seguirne, controllarne, "tenerne legata a sé"
un'altra?
Lo stalker può agire spinto da diverse motivazioni: desiderio di
avvicinare qualcuno dal quale è attratto in maniera ossessiva,
voglia di riallacciare una relazione con un ex partner, desiderio
di vendetta per un abbandono o un torto subito, conquista ad ogni
costo o tentativo assillante di iniziare una relazione d'amore. In
ogni caso, per il molestatore, l'altro (la vittima) è un oggetto di
desiderio e di attenzioni non per ciò che realmente è, ma per ciò
che rappresenta, vale a dire il "mezzo" attraverso cui placare le
proprie pulsioni, i bisogni di riconoscimento e di attenzione.
Completamente in preda ai suoi desideri e necessità, lo stalker
è totalmente incapace di relazionarsi in modo equilibrato con gli
altri, di comprenderne la disponibilità, il punto di vista o i
bisogni, ma cerca esclusivamente ed irrazionalmente di possedere
chi desidera ad ogni costo. Qualunque sia la motivazione per cui
nasce l'ossessione, il molestatore diviene "schiavo" dell'idea e
del "suo" progetto riguardo alla vittima, non è in grado di
cominciare un rapporto in modo adulto e maturo, e di conseguenza
usa il solo mezzo che conosce per farlo: l'imposizione violenta ed
aggressiva sull'altro e l'invasione della sua vita privata. Appare
quindi evidente che, a seconda delle storie personali, familiari ed
affettive di ognuno, ed a prescindere dalle motivazioni poste alla
base della nascita dell'ossessione, lo stalker in generale
manifesta una evidente problematica nell'area affettivo-emotiva,
relazionale e comunicativa.
Alcuni studiosi hanno suddiviso gli stalker in alcune
categorie:
i rifiutati, coloro che si oppongono alla fine di una relazione
e che mettono in atto azioni tese ad ottenere "una rivincita", il
che consente loro di restare comunque in contatto con la
vittima;
i cercatori d'intimità, conoscenti superficiali o sconosciuti,
che si infatuano della vittima e tentano di creare un contatto
intimo a prescindere dall'interesse dell'altro. Le loro molestie
sono più durature (scrivono lettere, regalano fiori eccetera);
i rancorosi, coloro che perseguitano per vendicarsi di un torto
subito;
i predatori, coloro che seguono e spiano la vittima. Sono i più
pericolosi, in quanto le persecuzioni possono essere finalizzate a
vere e proprie violenze;
gli incompetenti, corteggiatori, appunto, incompetenti, che,
incapaci di comprendere il rifiuto da parte dell'altro, insistono e
perseverano a lungo.
C'è da dire che purtroppo, assai spesso, quando si parla di
stalking, nel tentativo di analizzarne le cause, si dimentica di
considerarne gli effetti.
Cosa prova la vittima di un molestatore assillante e quali sono
le conseguenze emotive che vive? Spesso, come abbiamo visto, le
vittime primarie sono le ex partner: sono loro che subiscono le
molestie solitamente più durature e persecutorie, ma anche amici e
conoscenti (la maggioranza delle vittime maschili appartiene a
questa categoria) e colleghi (la vicinanza lavorativa,
l'affiatamento professionale, può spesso portare il possibile
stalker a fraintendere le intenzioni del collega). La maggior parte
delle vittime deve apportare molti cambiamenti al proprio stile di
vita: esse si trovano spesso a dover ridurre le uscite da sole, a
cambiare numero di telefono e, talvolta, per sicurezza personale,
sono costrette a trasferirsi.
Esistono, inoltre, vittime che, per paura di ripercussioni,
evitano di denunciare il loro persecutore; ce ne sono altre che,
invece, arrivano a sentirsi in colpa o responsabili, in quanto
sentono in qualche modo di aver fatto qualcosa di sbagliato e di "
meritare" le molestie. Le ripetute intrusioni nella propria vita da
parte dello stalker portano la vittima a vivere un costante senso
di perdita di controllo, di sfiducia ed insicurezza generale.
In risposta alle forme di violenza perpetrate dallo stalker la
vittima sperimenta conseguenze psicologiche di diverso tipo, fra
cui: senso d'insicurezza e vulnerabilità, disturbi del sonno,
sintomi ansiosi, senso d'impotenza, sospettosità diffusa, rabbia,
senso di colpa, isolamento, sintomi fobici, bassa autostima.
Come aiutare quindi le vittime? Cosa fare per difendersi dallo
stalking? Il primo passo è parlarne: negare l'esistenza del
problema è inutile. Bisogna evitare di giustificare le ragioni del
molestatore e di leggere le sue "attenzioni" come forme di
corteggiamento. Da evitare poi ogni forma di contatto, in quanto
anche la restituzione di un regalo o una telefonata di rabbia
diventa una forma di attenzione e quindi un "riconoscimento" per lo
stalker. Nel caso di molestie telefoniche è preferibile evitare di
cambiare numero, in quanto la competizione e le brame dello stalker
aumenterebbero la sua ossessione. Meglio cercare di ottenere una
seconda linea, lasciando squillare quella vecchia, produrre prove
delle molestie per poter poi agire a livello legale, tenere a mente
la "mappa" dei posti di blocco delle forze dell'ordine e, se si ha
il timore di essere seguiti, recarvisi immediatamente. Nel caso non
si sia coinvolti direttamente, è opportuno convincere la persona
interessata a denunciare il molestatore.
Riconoscere l'esistenza di un problema sociale chiamato stalking
può e deve essere il primo passo affinché le vittime non si sentano
più sole e trovino nella collettività quell'appoggio e quel
sostegno fondamentali per denunciare i loro molestatori e smettere
così gli abiti di "preda". |