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Un abile borseggiatore fa il
bilancio della sua giornata di lavoro lungo le linee di una
metropolitana affollata. Ha sfilato "con destrezza", come si
dice, tre portafogli da tasche e borsette. Il primo contiene
300 euro in contanti. Il secondo pochi spiccioli più un
tesserino bancomat. Il terzo altrettanti spiccioli, più una
carta di credito. Non è molto soddisfatto. Perché del
bancomat, in assenza del Pin, il codice da digitare sulla
tastiera dello sportello per la distribuzione dei contanti,
non sa cosa farne. La carta di credito ha provato ad usarla in
un negozio, e ha scoperto che il legittimo titolare l'ha
bloccata con un tempestivo allarme elettronico, ed è dunque
inutilizzabile. Restano i 300 euro…
Potrebbe essere uno degli spot della campagna che da ottobre
l'Associazione bancaria italiana si appresta a lanciare sui media
di tutta la penisola per promuovere l'uso del "denaro elettronico"
al posto del contante. Una campagna che vuole fra l'altro
valorizzare una nuova cultura e rassicurare chi ha paura di questi
"nuovi" marchingegni per pagare. «Sono molto più sicuri del
contante», avverte Alessandro Zollo, responsabile del settore
monetica e nuovi canali dell'Abi. Zollo vuole lanciare un messaggio
preciso ai tanti italiani che con le loro consuetudini economiche
creano la percentuale del 90% per le transazioni concluse via cash,
contro il 65% di quelle inglesi e il 59% di quelle francesi. Il
problema da noi non è nella diffusione della tecnologia (sono già
oltre un milione i lettori elettronici di carte, i cosiddetti Pos)
e neppure in quella delle carte (ne sono state distribuite 45
milioni, quasi una per italiano), ma nell'abitudine all'uso: su 100
acquisti, solo 3 vengono fatti con una carta.
La campagna dell'Abi ha precise motivazioni economiche. L'uso del
contante costa caro alla nostra economia. Quanto? Si calcola oltre
10 miliardi di euro, 20mila miliardi delle vecchie lire, quasi
l'importo di una finanziaria: che sfumano in spese di trasporto di
valuta, furti e rapine, assicurazioni, contabilità varia. Soldi che
potrebbero essere progressivamente risparmiati facendo crescere
quei più moderni sistemi di pagamento che in tutto il mondo stanno
sostituendo la carta moneta.
Il denaro elettronico si divide in tre grandi categorie: carte di
debito (i bancomat, usati per prelevare piccole quote di contante o
per pagare direttamente, digitando il proprio codice sul Pos), i
bonifici (ordini di trasferimento di denaro da un conto corrente a
un altro), le carte di credito.
Bancomat e bonifici hanno per gli utenti gli stessi
vantaggi/svantaggi: il denaro viene prelevato subito dal conto
corrente del titolare. Le carte di credito hanno qualche vantaggio
in più: l'addebito avviene a fine mese, e con certe carte può
essere ulteriormente posposto con un sistema di rateizzazione (ma
attenti agli interessi: sono piuttosto pesanti). Da qualche anno
sono poi state introdotte delle carte "prepagate": vengono
"caricate" volta per volta dell'importo desiderato. Molti le usano
per comprare su internet (vedi box) perché hanno paura quando
devono immettere in Rete il proprio numero di carta, e in questo
modo limitano o comunque programmano l'entità del rischio. Altri le
danno ai figli come "scorta" in caso di imprevisti fuori casa o
anche solo come strumento per la "paghetta" settimanale o
mensile.
Ultime novità del settore sono: l'introduzione di un chip nella
carta (una legge europea lo vuole obbligatorio entro il 2010), per
rendere impossibili le clonazioni, e speciali strumenti
contactless, che accettano messaggi elettronici di addebito,
semplicemente avvicinando il cartoncino plastificato al
registratore di cassa, e che si dimostrano, per semplicità d'uso e
rapidità, particolarmente utili soprattutto per facilitare piccoli
acquisti.
Target della campagna dell'Abi per la diffusione del denaro
elettronico sono tutti gli italiani, ma un occhio di riguardo è
riservato alla Pubblica Amministrazione. «Non soltanto per il
pagamento degli stipendi ai dipendenti e delle pensioni ai
cittadini, che ancora oggi avviene quasi sempre in contanti o con
assegno, con i soliti rischi di furti e rapine», spiega Zollo, «ma
anche e soprattutto per le riscossioni - bolli, tasse,
contravvenzioni - che prevedono quasi sempre il contante agli
sportelli o il bollettino postale a distanza. Si pensi a quanti
disagi e tempo in conteggi di importi e resti si potrebbero
risparmiare usando il bancomat o la carta di credito e, per i
pagamenti a distanza, Internet».
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