CARABINIERI

Entra nella Stazione On-Line dei Carabinieri
Ministero della Difesa
Home > L'Editoria > Il Carabiniere > Anno 2007 > Marzo > Cultura

Patricia Cornwell si arruola nei RIS

Il prossimo giallo della scrittrice americana sarà in parte ambientato in Italia, dove la protagonista dei suoi romanzi, Kay Scarpetta, indagherà con gli investigatori più "tecnologici" dell'Arma

Patricia Cornwell durante un momento della visita nella sede del RIS di Roma«Fermi tutti!», ci vien quasi fatto di esclamare. E in effetti per la nostra Rivista, che risale al 1872, questo è senz'altro il colpo del secolo. A portata dei nostri taccuini c'è Patricia Cornwell, una scrittrice fra le più grandi del mondo, una penna da milioni di copie a titolo.

Il genere letterario è quello del giallo, al quale stiamo dedicando uno spazio ben preciso da alcuni mesi. Una scelta doverosa, dati i compiti istituzionali dell'Arma, e anche in virtù dell'iniziativa da noi presa di bandire il concorso letterario "Carabinieri in Giallo", in vigore fino al 15 maggio. A proposito: i racconti stanno arrivando, e chi non ha aderito si affretti!

Ebbene, dopo aver ospitato in questa serie gli autori italiani Piero Colaprico, Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli e l'inglese Magdalen Nabb, ci troviamo ora a parlare dell'autrice di best-seller di fama mondiale come Postmortem, La fabbrica dei corpi e Predator.

L'occasione è ghiotta: Patricia Daniels, che ha conservato per la firma dei suoi libri il cognome dell'ex marito, il docente universitario Charles Cornwell, è a Roma per la preparazione del prossimo giallo. È lei stessa a richiedere un incontro con i carabinieri del Raggruppamento Investigazioni Scientifiche, per visitarne i laboratori e mettere a punto una serie di dettagli del romanzo. La Rivista Il Carabiniere si aggrega al volo, guadagnando l'opzione di un'intervista esclusiva, che qui riportiamo: «La mia prossima fatica si chiamerà Book of the dead e uscirà in autunno. Una cospicua parte della trama si svolgerà a Roma, ove avverrà l'omicidio di un'alta personalità statunitense. La vittima, giunta in Italia in gran segreto, sarà uccisa con modalità molto particolari. E il Governo americano richiederà espressamente che a occuparsi del caso siano i carabinieri, in particolare quelli del Ris». La domanda sorge spontanea: «Perché proprio loro?». La risposta, dato il ruolo anche internazionale assunto dalla struttura in tragedie planetarie come lo tsunami del 2004, non ci sorprende più di tanto: «Per l'elevata professionalità e per il grado di specializzazione tecnica del reparto. Ma anche perché il caso richiede la massima discrezione, e i carabinieri in questo senso ispirano la massima fiducia». Un'attestazione di stima che gradiamo molto.

Patricia Cornwell, nata a Miami, in Florida, per rimanere in tema di indagini scientifiche, ha la scrittura nel Dna… discende infatti dall'Harriet Beecher Stowe autrice di quel capolavoro antirazzista che fu La capanna dello zio Tom. Anche lei manifesta da sempre un forte impegno sociale ed è nota per le sue attività benefiche, tra cui l'istituzione di una borsa di studio presso l'Università del Tennessee e la donazione della sua collezione di dipinti di Walter Sickert all'Università di Harvard.

A scoprire le sue doti e a incoraggiarla a scrivere è la madre adottiva Ruth Graham, ci racconta, a cui la madre naturale Marilyn l'aveva affidata dopo la separazione dal marito. Ruth, moglie di un evangelista americano, le regala il suo primo quaderno, su cui lei inizia a tracciare trame di fantasia. Arriva al giallo dopo una lunga carriera da giornalista di "nera" e dopo aver fatto l'analista informatico presso l'Ufficio di Medicina Legale della Virginia. Nulla da stupirsi se al centro delle sue storie vi sono un medico legale donna, Kay Scarpetta, e la nipote Lucy Farinelli, analista informatica, che dopo la laurea e un'esperienza nell'Fbi si mette in proprio, fondando un'agenzia di investigazioni, che dà il nome a uno dei gialli, L'ultimo distretto. Accanto a Kay, nel risolvere i complicati delitti, il poliziotto Pete Marino, amico di sempre. «Tutti cognomi italiani, Patricia. Le piacciono così tanto?». «Mi piace tutto dell'Italia, le bellezze artistiche e naturali, la cultura, lo stile di vita, la gente…». «Kay Scarpetta ha i nonni originari di Verona. È un particolare autobiografico?». «Purtroppo no, io sono americana al 100 per cento!».

La visita ai laboratori del Ris di Roma, nella sede di viale Tor di Quinto, abbraccia un'intera mattinata. Qui i ruoli si invertono, è la Cornwell a tempestare di domande i carabinieri, prendendo appunti e visionando una per una tutte le attrezzature presenti. E comprendiamo un altro motivo per il quale i suoi romanzi sono così ricchi di dettagli e puntuali nella descrizione delle tecniche investigative. Non paga della personale esperienza sul campo, la scrittrice si aggiorna costantemente e prepara ogni singolo brano con cura minuziosa. E, come Kay Scarpetta, si avvale della collaborazione di altri professionisti. Con lei viaggiano la dottoressa Stacey Gruber, Capo Dipartimento di "Neuro-imaging" dell'Università di Harvard, il dottor Taillefer Long, un tecnico specializzato in fotografia, che ha scattato riprese nei luoghi destinati ad essere teatro del romanzo. A farle da trait-d'union con gli Atenei italiani è il professor Vincenzo Caretti, dell'Università di Palermo.

Le chiediamo ancora del libro in gestazione, mentre, dopo aver "radiografato" la sede del Ris, ci dirigiamo verso la mensa per un pasto veloce: «Due omicidi saranno al centro della trama, quello avvenuto a Roma e un altro commesso negli Stati Uniti, a Charleston, nella Carolina del Sud. Kay Scarpetta, che si occupa di quest'ultimo caso, verrà in Italia per collaborare con i carabinieri, date le forti analogie fra i due delitti». «Quanto si fermerà?». «Anche troppo a lungo, tanto da far ingelosire Wesley Benton, il criminologo con cui da tempo ha una relazione. Il fascino latino è sempre in agguato, e Wesley comincia a pensare che l'interesse di Kay per l'Italia non sia solo professionale…».

La fine della storia non la sveliamo, naturalmente, ma un'ultima domanda si impone. Patricia Cornwell da bambina subì un tentativo di violenza, da cui la salvò il fratello. Molti anni dopo, in un'apparizione pubblica, la scrittrice incoraggiò le vittime di abusi sessuali a denunciare il crimine senza timore, dicendo che non erano loro a doversi vergognare, ma i molestatori. E in uno dei suoi romanzi, fa dire alla sua protagonista che, una volta che una persona conosce la violenza e il delitto, toccando con le mani l'orrore, non può più staccarsi. Deve continuare ad occuparsene, deve fare qualcosa. «È per questo che continua a scrivere di delitti e colpevoli che vengono assicurati alla giustizia?». «Sì. È il mio modo per testimoniare quello che ho visto, per non dimenticare. Se qualcuno riesce a dimenticare le tragedie che ha visto, in lui c'è qualcosa che non va». È un messaggio che come carabinieri sappiamo apprezzare.

Viene il momento dei saluti, a cui partecipa il generale Nicola Raggetti, Comandante della struttura. Il colonnello Italo Governatori offre alla scrittrice alcuni doni, fra cui il Calendario dell'Arma e… la nostra Rivista. Patricia Cornwell ci dice arrivederci, è molto grata e soddisfatta, non ha mai ricevuto un'accoglienza così calorosa. Possiamo anche sbagliarci, ma ci sentiamo sicuri che non ci dimenticherà.

Roberto Riccardi