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«Fermi tutti!», ci vien
quasi fatto di esclamare. E in effetti per la nostra Rivista,
che risale al 1872, questo è senz'altro il colpo del secolo. A
portata dei nostri taccuini c'è Patricia Cornwell, una
scrittrice fra le più grandi del mondo, una penna da milioni
di copie a titolo.
Il genere letterario è quello del giallo, al quale stiamo dedicando
uno spazio ben preciso da alcuni mesi. Una scelta doverosa, dati i
compiti istituzionali dell'Arma, e anche in virtù dell'iniziativa
da noi presa di bandire il concorso letterario "Carabinieri in
Giallo", in vigore fino al 15 maggio. A proposito: i racconti
stanno arrivando, e chi non ha aderito si affretti!
Ebbene, dopo aver ospitato in questa serie gli autori italiani
Piero Colaprico, Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli e
l'inglese Magdalen Nabb, ci troviamo ora a parlare dell'autrice di
best-seller di fama mondiale come Postmortem, La fabbrica dei corpi
e Predator.
L'occasione è ghiotta: Patricia Daniels, che ha conservato per la
firma dei suoi libri il cognome dell'ex marito, il docente
universitario Charles Cornwell, è a Roma per la preparazione del
prossimo giallo. È lei stessa a richiedere un incontro con i
carabinieri del Raggruppamento Investigazioni Scientifiche, per
visitarne i laboratori e mettere a punto una serie di dettagli del
romanzo. La Rivista Il Carabiniere si aggrega al volo, guadagnando
l'opzione di un'intervista esclusiva, che qui riportiamo: «La mia
prossima fatica si chiamerà Book of the dead e uscirà in autunno.
Una cospicua parte della trama si svolgerà a Roma, ove avverrà
l'omicidio di un'alta personalità statunitense. La vittima, giunta
in Italia in gran segreto, sarà uccisa con modalità molto
particolari. E il Governo americano richiederà espressamente che a
occuparsi del caso siano i carabinieri, in particolare quelli del
Ris». La domanda sorge spontanea: «Perché proprio loro?». La
risposta, dato il ruolo anche internazionale assunto dalla
struttura in tragedie planetarie come lo tsunami del 2004, non ci
sorprende più di tanto: «Per l'elevata professionalità e per il
grado di specializzazione tecnica del reparto. Ma anche perché il
caso richiede la massima discrezione, e i carabinieri in questo
senso ispirano la massima fiducia». Un'attestazione di stima che
gradiamo molto.
Patricia Cornwell, nata a Miami, in Florida, per rimanere in tema
di indagini scientifiche, ha la scrittura nel Dna… discende infatti
dall'Harriet Beecher Stowe autrice di quel capolavoro antirazzista
che fu La capanna dello zio Tom. Anche lei manifesta da sempre un
forte impegno sociale ed è nota per le sue attività benefiche, tra
cui l'istituzione di una borsa di studio presso l'Università del
Tennessee e la donazione della sua collezione di dipinti di Walter
Sickert all'Università di Harvard.
A scoprire le sue doti e a incoraggiarla a scrivere è la madre
adottiva Ruth Graham, ci racconta, a cui la madre naturale Marilyn
l'aveva affidata dopo la separazione dal marito. Ruth, moglie di un
evangelista americano, le regala il suo primo quaderno, su cui lei
inizia a tracciare trame di fantasia. Arriva al giallo dopo una
lunga carriera da giornalista di "nera" e dopo aver fatto
l'analista informatico presso l'Ufficio di Medicina Legale della
Virginia. Nulla da stupirsi se al centro delle sue storie vi sono
un medico legale donna, Kay Scarpetta, e la nipote Lucy Farinelli,
analista informatica, che dopo la laurea e un'esperienza nell'Fbi
si mette in proprio, fondando un'agenzia di investigazioni, che dà
il nome a uno dei gialli, L'ultimo distretto. Accanto a Kay, nel
risolvere i complicati delitti, il poliziotto Pete Marino, amico di
sempre. «Tutti cognomi italiani, Patricia. Le piacciono così
tanto?». «Mi piace tutto dell'Italia, le bellezze artistiche e
naturali, la cultura, lo stile di vita, la gente…». «Kay Scarpetta
ha i nonni originari di Verona. È un particolare autobiografico?».
«Purtroppo no, io sono americana al 100 per cento!».
La visita ai laboratori del Ris di Roma, nella sede di viale Tor di
Quinto, abbraccia un'intera mattinata. Qui i ruoli si invertono, è
la Cornwell a tempestare di domande i carabinieri, prendendo
appunti e visionando una per una tutte le attrezzature presenti. E
comprendiamo un altro motivo per il quale i suoi romanzi sono così
ricchi di dettagli e puntuali nella descrizione delle tecniche
investigative. Non paga della personale esperienza sul campo, la
scrittrice si aggiorna costantemente e prepara ogni singolo brano
con cura minuziosa. E, come Kay Scarpetta, si avvale della
collaborazione di altri professionisti. Con lei viaggiano la
dottoressa Stacey Gruber, Capo Dipartimento di "Neuro-imaging"
dell'Università di Harvard, il dottor Taillefer Long, un tecnico
specializzato in fotografia, che ha scattato riprese nei luoghi
destinati ad essere teatro del romanzo. A farle da trait-d'union
con gli Atenei italiani è il professor Vincenzo Caretti,
dell'Università di Palermo.
Le chiediamo ancora del libro in gestazione, mentre, dopo aver
"radiografato" la sede del Ris, ci dirigiamo verso la mensa per un
pasto veloce: «Due omicidi saranno al centro della trama, quello
avvenuto a Roma e un altro commesso negli Stati Uniti, a
Charleston, nella Carolina del Sud. Kay Scarpetta, che si occupa di
quest'ultimo caso, verrà in Italia per collaborare con i
carabinieri, date le forti analogie fra i due delitti». «Quanto si
fermerà?». «Anche troppo a lungo, tanto da far ingelosire Wesley
Benton, il criminologo con cui da tempo ha una relazione. Il
fascino latino è sempre in agguato, e Wesley comincia a pensare che
l'interesse di Kay per l'Italia non sia solo professionale…».
La fine della storia non la sveliamo, naturalmente, ma un'ultima
domanda si impone. Patricia Cornwell da bambina subì un tentativo
di violenza, da cui la salvò il fratello. Molti anni dopo, in
un'apparizione pubblica, la scrittrice incoraggiò le vittime di
abusi sessuali a denunciare il crimine senza timore, dicendo che
non erano loro a doversi vergognare, ma i molestatori. E in uno dei
suoi romanzi, fa dire alla sua protagonista che, una volta che una
persona conosce la violenza e il delitto, toccando con le mani
l'orrore, non può più staccarsi. Deve continuare ad occuparsene,
deve fare qualcosa. «È per questo che continua a scrivere di
delitti e colpevoli che vengono assicurati alla giustizia?». «Sì. È
il mio modo per testimoniare quello che ho visto, per non
dimenticare. Se qualcuno riesce a dimenticare le tragedie che ha
visto, in lui c'è qualcosa che non va». È un messaggio che come
carabinieri sappiamo apprezzare.
Viene il momento dei saluti, a cui partecipa il generale Nicola
Raggetti, Comandante della struttura. Il colonnello Italo
Governatori offre alla scrittrice alcuni doni, fra cui il
Calendario dell'Arma e… la nostra Rivista. Patricia Cornwell ci
dice arrivederci, è molto grata e soddisfatta, non ha mai ricevuto
un'accoglienza così calorosa. Possiamo anche sbagliarci, ma ci
sentiamo sicuri che non ci
dimenticherà.
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