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Un tango... letterario

In uscita Tango e gli altri, il nuovo giallo di Loriano Macchiavelli e Francesco Guccini in cui riappare il maresciallo dell'Arma Benedetto Santovito, protagonista di altri quattro romanzi dei due autori emiliani

La copertina del libro «Qui sull'Appennino, fra l'Emilia e la Toscana, c'è il nostro Universo letterario, la nostra Macondo». A parlare è Loriano Macchiavelli, scrittore di gialli dai tempi in cui il genere narrativo in casa nostra non aveva una sua maniera, gli editori non volevano sentirne di noir all'italiana. «Ho sempre desiderato fare lo scrittore», ci racconta, «fin da bambino. Era l'unico modo in cui mi facevo intendere dai compagni. Giunto a Bologna dal mio paese di montagna, con la parola avevo difficoltà, perché parlavo il dialetto. A scuola scrivevo dei raccontini a macchina, ne facevo 6 o 7 copie e le vendevo ai compagni. Alla scrittura professionale sono arrivato attraverso il teatro, iniziando a comporre testi per un gruppo di amici. Vedere le proprie parole prendere vita, con la rappresentazione, oltre che bello è stato molto importante, perché notavo che le parole quando venivano pronunciate cambiavano aspetto, e questo mi serviva per adeguare i contenuti. Era un teatro sociale, alla maniera di Brecht per intenderci. Poi sono passato alla letteratura».

Loriano, autore del personaggio Antonio Sarti, detective portato con successo sul piccolo schermo dal bravo attore Gianni Cavina, guida sicuro. La sua Citroën fila veloce sulla Porrettana, fra paesaggi che sembrano rubati alle pagine del suo ultimo romanzo, Tango e gli altri, in libreria dal 17 febbraio.

La nostra meta è Pàvana, ove incontreremo Francesco Guccini, più noto al grande pubblico come cantautore "mito" di varie generazioni, ma da anni coautore della serie gialla che ha come protagonista il maresciallo dei carabinieri Benedetto Santovito.

Il primo titolo è Macaronì (1997), dal nome coniato in Francia alla fine dell'Ottocento per chiamare gli emigranti italiani. La vicenda ha origine proprio in quei tempi, oltralpe, ma raggiunge alla vigilia della Seconda guerra mondiale l'Appennino emiliano, ambientazione che rimane lo sfondo principale della vicenda. In un paese della zona, non meglio definito, Santovito, originario della provincia di Salerno, è il Comandante della Stazione. Il suo nome, però, non emerge se non alla fine della storia. Fino a quel punto viene sempre chiamato «il Maresciallo», con la emme maiuscola. La spiegazione arriva fra un bicchiere di vino rosso e un piatto di tagliatelle al ragù, in una locanda che non ha nulla da invidiare a quella del romanzo: «Ai tempi in cui la trama si svolge, in quelle zone, il Maresciallo era l'Autorità, non una persona con un nome e un cognome. Gli altri carabinieri della Stazione vengono chiamati con il loro nome, lui no».
Il secondo episodio è Un disco dei Platters (1998), con il quale la storia si trasferisce nel 1960. Santovito torna al paese in cui fu Comandante, preso dalla nostalgia, ma poi a prenderlo è un'intricata sequenza di delitti. E riprende a indagare. Un carabiniere è sempre un carabiniere, è il motivo conduttore delle storie, richiamato anche nell'ultimo romanzo della serie con il detto latino semel abbas, semper abbas (una volta abate, abate per sempre).

Gli altri titoli, all'alba del terzo millennio, sono Questo sangue che impasta la terra (2001) e Lo spirito e altri briganti (2002). Con le trame poliziesche, si snoda l'esistenza del protagonista, che in Emilia incontra anche l'amore, impersonato dalla giovane insegnante Raffaella.

Il sodalizio artistico fra gli autori di cui ci occupiamo produce copiosi e bei frutti. Come sia avvenuto il fatidico incontro fra i due artisti ce lo spiega Macchiavelli, mentre stiamo ormai per raggiungere la dimora del suo compagno di scrittura: «Ho conosciuto Francesco Guccini quando facevo teatro. Lavoravamo nella sede di una vecchia Chiesa sconsacrata, San Leonardo, che il Comune ci aveva messo a disposizione. Fui colpito dalla sua produzione musicale, allora sorprendente. In un'epoca in cui trionfavano le canzonette con le rime amore e cuore, lui scrisse Auschwitz, un brano che ancora oggi quando lo ascolto mi mette i brividi…».

Prosegue Guccini: «Sapevo che Loriano scriveva gialli e gli raccontai il caso dell'omicidio di un prete. La storia era molto interessante, e un editor di Loriano, che era presente, ci propose di trasformarla in un romanzo, da scrivere insieme. Così è nata la nostra collaborazione, che nel tempo è diventata anche una bella amicizia». Francesco ha con l'Arma un legame familiare. Il nonno era carabiniere a cavallo, per un centimetro non era riuscito a coronare il suo sogno, che era di entrare a far parte dei Corazzieri.

«Voleva che mi arruolassi io, nei Corazzieri (e per l'altezza non avrebbe certo avuto problemi, n.d.r.), ma io avevo altre idee. Da ragazzo avevo già la passione per la scrittura, iniziai molto presto a collaborare con la Gazzetta di Modena…».

Poi la musica, grande motivo conduttore della sua vita che lo ha portato al successo con canzoni indimenticabili come Amerigo, In morte di S.F., La locomotiva, Il vecchio e il bambino. Canzoni spesso ricche di immagini e citazioni letterarie, tanto che Umberto Eco lo ha definito «il più colto fra i cantautori italiani». Poi il ritorno dalla parola cantata a quella scritta, una produzione editoriale decollata a partire dal 1989; infine il lavoro a quattro mani con Loriano Macchiavelli.

Al maresciallo Santovito è molto affezionato, lo scrittore emiliano, anche perché i luoghi e i personaggi della serie sono quelli della sua esistenza. Dal vissuto dei due Autori vengono fuori soprannomi e ambienti, detti proverbiali e riferimenti di ogni tipo.

All'ultimo episodio Guccini tiene in modo particolare: «Per raccontare la nostra vicenda, ambientata in parte nel periodo della Resistenza, ci siamo documentati con impegno, abbiamo tratto da testi storici e abbiamo intervistato alcuni comandanti e rappresentanti di gruppi partigiani attivi nella zona».

È il romanzo più ambizioso della serie, ci dicono a due voci gli autori, per l'intreccio della trama e per la ricchezza di riferimenti alla storia. Vi è anche una parte che ricorda la campagna di Russia, a cui dedichiamo trattazione a parte.

Le montagne tutto intorno ci ascoltano, nel silenzio della valle. Fra una tazza di tè e un biscottino alla cannella c'è tempo anche per imbracciare una chitarra.

Nel viaggio di ritorno, una sola nota stonata rompe l'armonia di una giornata davvero speciale: le avventure del maresciallo Santovito finiscono qui. Tango e gli altri, quinto episodio, nell'idea degli autori è destinato ad essere l'ultimo. Nell'amarezza, l'ombra di un sorriso. Chissà, pensiamo, le idee si possono sempre cambiare…

Curiosità

E, nella storia, la Storia - tango e gli altri racconta anche la spedizione italiana in Russia, nel corso della Seconda guerra mondiale. Benedetto Santovito è fra i 121 ufficiali e 299 sottufficiali e carabinieri che si concentrano a Bologna, località Corticella, nell'agosto del '42. Il XXVI Battaglione Carabinieri Regi, dopo le fasi di preparazione del contingente svolte presso la Scuola allievi ufficiali di complemento, viene aggregato alla Divisione Vicenza e parte per Kupiansk, sul fronte del Don, ove giunge il 18 ottobre.

Ad attenderli un gelido inverno e la tremenda controffensiva dell'Armata Rossa, che sarà lanciata il 19 dicembre successivo. Santovito, insieme al tenente Friggerio, che ritroveremo in alcuni romanzi della serie con il grado di tenente colonnello, è fra i fortunati che riescono a tornare. Al suo ritorno, un crimine efferato e un sommario processo partigiano, sul quale compie un'indagine affrettata. Il passato busserà alla sua porta sedici anni più tardi, nella forma di una lettera…

Brutta bestia, la nostalgia - nel quarto capitolo di Un disco dei Platters, vediamo Benedetto Santovito tornare fra i monti dell'Appennino tosco-emiliano, nel paese ove anni prima era stato Comandante della Stazione, spinto da una vaga nostalgia. È in treno, la campagna sfila davanti ai suoi occhi. «…Tornò a guardare il paesaggio dal finestrino abbassato. Ai suoi tempi, quando faceva lo stesso viaggio in andata e ritorno almeno una volta al mese, non sarebbe stato possibile tenere il finestrino aperto per il fumo della motrice che entrava e si depositava sul viso, sui vestiti, sui sedili… Le comodità della trazione elettrica.

Il treno rallentò su un ponte che attraversava il fiume e finalmente ecco il profilo di una montagna che gli era familiare; la sagoma di un campo coltivato che spuntava dal fitto del bosco; il fiume che in quel punto si allargava e compiva un'ansa; fra poco il treno si sarebbe fermato alla stazione, accanto alla canapiera con la ciminiera in mattoni rossa e cintata, lungo la sua altezza, da cinque anelli in ferro…

Li aveva contati ogni volta che era passato di là, chissà perché».


Renato Ruggieri