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Gennaio
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Storia
La poesia chiama, la filosofia
risponde
Dialoghi semiseri su quanto vi è di più
serio. (Con Luciano De Crescenzo, in arte il Professor
Bellavista)
CHI SIAMO, DA DOVE VENIAMO,
DOVE ANDIAMO
Siamo qui ad annunciare la
pubblicazione di una serie che partirà dal prossimo numero
della nostra rivista e si svilupperà per tutto il corso
dell'anno. È dedicata alla poesia e alla filosofia, due fra le
colonne portanti della cultura umanistica. Potremmo dunque
iniziare con un verso: magari, per giocare in casa, il famoso
"Usi obbedir tacendo e tacendo morir", tratto da La rassegna
di Novara di Costantino Nigra. Ma forse è meglio rimanere
nella prosa, almeno per il momento, e indicare cosa ci
accingiamo a fare.
Il nostro percorso contempla la trattazione di dieci grandi temi,
quali sono ad esempio l'amore, il tempo che fugge, la natura, la
vita. Per ognuno di essi si partirà dall'esperienza poetica,
riportando versi e pensieri tratti dai più grandi autori di ogni
tempo e luogo. Si azzarderanno poi delle risposte, o almeno delle
riflessioni, da un punto di vista filosofico. Questo secondo
momento, in ogni puntata della nostra rubrica, sarà impreziosito
dal confronto con un grande studioso della materia.
Si tratta di un affermato scrittore contemporaneo: un vero e
proprio "ponte umano" che si stende dalla Grecia antica al mondo
attuale, passando inesorabilmente per Napoli. Un uomo per il quale
la Filosofia è una pratica a metà strada fra la Scienza (= le cose
che si sanno) e la Religione (= le cose che si credono), perché si
occupa delle cose che non si sanno e non si credono. Un cultore
appassionato della bellezza e dell'arte, che nel contempo ha
dedicato la vita allo studio e alla ricerca. Perché «ama la luce
delle stelle» ma non dimentica, come ha scritto, che l'Universo si
compone al 99,99 per cento di pulviscolo interstellare. Restate con
noi: ne leggerete delle belle.
DE CRESCENZO E I CARABINIERI.
«Anch'io come tanti ho avuto una balia, una donna che si curava di
me. Siccome i miei avevano un negozio di guanti, mamma si occupava
della vendita, e di me a casa si occupava la balia. Lei però aveva
una preferenza. Aveva adottato un ragazzino, che si chiamava
Geppino Panetta. Lui poi fece l'ufficiale dei Carabinieri e diventò
perfino generale. La mia balia, Rosa, diciamo le cose come stanno,
voleva bene a Geppino. Voleva bene anche a me, ma sempre… in
seconda battuta. Io però non l'ho mai invidiato, anzi gli ho voluto
molto bene. Geppino è stato la mia guida. Era più grande di me e in
ogni cosa era lui a dirmi questo è bene, questo è male. Ricordo che
ci ho pure litigato un giorno, perché, nel presentarlo ad amici
quando lui ormai era vecchio, usai una brutta espressione: dissi "è
un ex carabiniere". Non lo avessi mai fatto!».
Un grave reato…
«Sì, perché un carabiniere non può mai diventare un "ex". Si nasce
carabinieri e si muore carabinieri. Vabbè, comunque tu fammi le
domande. Come dite voi, io a domanda rispondo!».
Con queste parole inizia la nostra conoscenza con Luciano De
Crescenzo, il Professor Bellavista di tanti splendidi libri e tanti
bei film, intrisi di filosofia, senso dell'umorismo e saggezza
partenopea. La cultura è una cosa divertente, ne siamo convinti.
Grazie ad essa, riconosciamo nella pubblicità di un liquore una
sinfonia di Beethoven. E in più abbiamo chiaro che non è stato
quest'ultimo a copiare lo spartito! La conoscenza è anche un
fondamentale diritto, che a tanti viene negato, se è vero che nel
2005 l'Unesco ha censito nel mondo 771 milioni di analfabeti.
Ancora!
Sono pochi, però, quelli che riescono a rendere gradevole
l'apprendimento. Luciano De Crescenzo, senza alcun dubbio, è uno
dei massimi esponenti nostrani della categoria. Ha pubblicato
numerosi saggi, a dir poco spassosi e al tempo stesso ricchi di
contenuti, sulla filosofia: partendo da quella greca (i
presocratici sono la sua passione) per arrivare fino a Kant. Ha
esplorato i miti ellenici e li ha tradotti in metafore raccontate
con grande semplicità, che sembrano parlarci degli eventi accaduti
ieri sera dietro l'angolo di casa. Ha definito il contatto con la
cultura "librìdine". E per lui la lettura è una delle abitudini più
sane: «Leggere un libro a letto non comporta alcun rischio», ci
segnala. «A meno che non crolli la casa».
Napoletano verace cresciuto in un appartamento da cui si vedevano
il Golfo e il Vesuvio, trapiantato a Roma da quarant'anni, ci
riceve nel suo studio a due passi dal Colosseo, in un palazzo del
Seicento ove si trova anche la sua abitazione. Non ha la macchina,
l'ingegner De Crescenzo, che ha abbandonato la Ibm per seguire al
meglio l'amore per la cultura classica. Qui nel cuore del mondo, a
un tiro di schioppo dai Fori Imperiali, dove venti secoli orsono si
scriveva la storia universale, non ce n'è bisogno. A settantotto
anni, il Professor Bellavista la mattina si sveglia molto presto e
va a prendere il caffè nel bar più vicino, all'inizio di via
Cavour. Sui tavoli all'aperto del locale, a quell'ora arrivano gli
uccellini. Al barista Walter, che da anni tutte le mattine gli
serve il primo caffè della giornata, Luciano De Crescenzo ha
suggerito di chiamarlo proprio così: il bar degli uccellini.«Quanto
so' bellini. Vedi però», ci dice in una pausa fra una conversazione
e l'altra, «quando arriva il colombo grande, gli uccellini se ne
scappano. Si spaventano. Che ci vuo' fa'?». E muove la mano. Da
ogni gesto, da ogni parola, traspare una grande umanità, uno
sguardo benevolo sul mondo, tipico di chi non conosce l'odio.
Ci dice subito di avere per l'Arma una grande ammirazione e un
immenso rispetto. E accetta di buon grado il nostro invito, di
averlo quale ospite d'onore sulla nostra rivista per una serie di
dialoghi dedicati alla poesia, alla filosofia e alla vita: «E che
c'è di più bello?». Mentre ci parla, affiora di nuovo il ricordo di
Panetta, che chiama cugino anche se non lo era…
«Parliamo ancora dei carabinieri. Io te lo spiegavo, perché vi ho
amati così tanto. Per via della mia balia, che aveva allevato
questo carabiniere che aveva perso il padre e la madre. E quindi la
balia aveva sostituito la mamma. Io pure ho voluto molto bene a
Geppino, è stato il mio maestro di vita. Quando lui diceva una
cosa, per me era più importante di ciò che potevano dire il prete,
o il politico. Se l'aveva detta Geppino, per me era Cassazione. Io
ho avuto sempre questa immagine pulita del carabiniere e ancora
oggi lo distinguo da tutti gli altri. Non ti so dire perché, però i
carabinieri godono di un affetto, in genere. Unito alla
stima».
In qualche momento di follia - tutti ne abbiamo - ha mai
pensato: da grande voglio fare il carabiniere?
«Beh no, io poi ho fatto tutta un'altra vita… non lo
so. Le cose vanno come vanno. Ma dimmi un po': gli altri Paesi
europei, ce li hanno pure loro i carabinieri?».
In Francia e in Spagna ci sono delle forze simili, la
Gendarmeria e la Guardia Civil. Poi ci sono i Paesi Bassi e il
Portogallo. Sì, diciamo che ci sono altre realtà come quella
dell'Arma.
«Ah, bene, bene. Mi sento più tranquillo. Devi sapere che questo
mio cugino, che poi divenne ufficiale dei carabinieri, Panetta, ci
salvò la vita. A me e alla mia famiglia. Come? Durante la guerra,
sotto il fascismo, noi corremmo dei seri pericoli. Mio padre si
dichiarava antifascista, lo diceva ad alta voce. Quello che ci
protesse, l'unico, fu proprio questo cugino carabiniere, il quale
disse a tutti che mio padre non era normale, che non ci stava con
la testa. E lui, poi, per non essere preso a sua volta dai
fascisti, fu costretto a cambiarsi il cognome e si faceva chiamare
avvocato Giuseppe Percuoco. Era un ufficiale dei carabinieri,
capisci? E si nascondeva. Beh, insomma, una lunga storia…». Questo
legame con i carabinieri è rimasto?«E come no… Sono rimasto sempre
affezionato all'Arma. Che ci posso
fa'?». |
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