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La poesia chiama, la filosofia risponde

Dialoghi semiseri su quanto vi è di più serio. (Con Luciano De Crescenzo, in arte il Professor Bellavista)

CHI SIAMO, DA DOVE VENIAMO, DOVE ANDIAMO

Foto d'epoca del tenente dei carabinieri Giuseppe Panetta, che svolse una intensa attività antifascista a Roma nel periodo della Resistenza.Siamo qui ad annunciare la pubblicazione di una serie che partirà dal prossimo numero della nostra rivista e si svilupperà per tutto il corso dell'anno. È dedicata alla poesia e alla filosofia, due fra le colonne portanti della cultura umanistica. Potremmo dunque iniziare con un verso: magari, per giocare in casa, il famoso "Usi obbedir tacendo e tacendo morir", tratto da La rassegna di Novara di Costantino Nigra. Ma forse è meglio rimanere nella prosa, almeno per il momento, e indicare cosa ci accingiamo a fare.

Il nostro percorso contempla la trattazione di dieci grandi temi, quali sono ad esempio l'amore, il tempo che fugge, la natura, la vita. Per ognuno di essi si partirà dall'esperienza poetica, riportando versi e pensieri tratti dai più grandi autori di ogni tempo e luogo. Si azzarderanno poi delle risposte, o almeno delle riflessioni, da un punto di vista filosofico. Questo secondo momento, in ogni puntata della nostra rubrica, sarà impreziosito dal confronto con un grande studioso della materia.

Si tratta di un affermato scrittore contemporaneo: un vero e proprio "ponte umano" che si stende dalla Grecia antica al mondo attuale, passando inesorabilmente per Napoli. Un uomo per il quale la Filosofia è una pratica a metà strada fra la Scienza (= le cose che si sanno) e la Religione (= le cose che si credono), perché si occupa delle cose che non si sanno e non si credono. Un cultore appassionato della bellezza e dell'arte, che nel contempo ha dedicato la vita allo studio e alla ricerca. Perché «ama la luce delle stelle» ma non dimentica, come ha scritto, che l'Universo si compone al 99,99 per cento di pulviscolo interstellare. Restate con noi: ne leggerete delle belle.

DE CRESCENZO E I CARABINIERI.

«Anch'io come tanti ho avuto una balia, una donna che si curava di me. Siccome i miei avevano un negozio di guanti, mamma si occupava della vendita, e di me a casa si occupava la balia. Lei però aveva una preferenza. Aveva adottato un ragazzino, che si chiamava Geppino Panetta. Lui poi fece l'ufficiale dei Carabinieri e diventò perfino generale. La mia balia, Rosa, diciamo le cose come stanno, voleva bene a Geppino. Voleva bene anche a me, ma sempre… in seconda battuta. Io però non l'ho mai invidiato, anzi gli ho voluto molto bene. Geppino è stato la mia guida. Era più grande di me e in ogni cosa era lui a dirmi questo è bene, questo è male. Ricordo che ci ho pure litigato un giorno, perché, nel presentarlo ad amici quando lui ormai era vecchio, usai una brutta espressione: dissi "è un ex carabiniere". Non lo avessi mai fatto!».

Un grave reato…

«Sì, perché un carabiniere non può mai diventare un "ex". Si nasce carabinieri e si muore carabinieri. Vabbè, comunque tu fammi le domande. Come dite voi, io a domanda rispondo!».

Con queste parole inizia la nostra conoscenza con Luciano De Crescenzo, il Professor Bellavista di tanti splendidi libri e tanti bei film, intrisi di filosofia, senso dell'umorismo e saggezza partenopea. La cultura è una cosa divertente, ne siamo convinti. Grazie ad essa, riconosciamo nella pubblicità di un liquore una sinfonia di Beethoven. E in più abbiamo chiaro che non è stato quest'ultimo a copiare lo spartito! La conoscenza è anche un fondamentale diritto, che a tanti viene negato, se è vero che nel 2005 l'Unesco ha censito nel mondo 771 milioni di analfabeti. Ancora!

Sono pochi, però, quelli che riescono a rendere gradevole l'apprendimento. Luciano De Crescenzo, senza alcun dubbio, è uno dei massimi esponenti nostrani della categoria. Ha pubblicato numerosi saggi, a dir poco spassosi e al tempo stesso ricchi di contenuti, sulla filosofia: partendo da quella greca (i presocratici sono la sua passione) per arrivare fino a Kant. Ha esplorato i miti ellenici e li ha tradotti in metafore raccontate con grande semplicità, che sembrano parlarci degli eventi accaduti ieri sera dietro l'angolo di casa. Ha definito il contatto con la cultura "librìdine". E per lui la lettura è una delle abitudini più sane: «Leggere un libro a letto non comporta alcun rischio», ci segnala. «A meno che non crolli la casa».

Napoletano verace cresciuto in un appartamento da cui si vedevano il Golfo e il Vesuvio, trapiantato a Roma da quarant'anni, ci riceve nel suo studio a due passi dal Colosseo, in un palazzo del Seicento ove si trova anche la sua abitazione. Non ha la macchina, l'ingegner De Crescenzo, che ha abbandonato la Ibm per seguire al meglio l'amore per la cultura classica. Qui nel cuore del mondo, a un tiro di schioppo dai Fori Imperiali, dove venti secoli orsono si scriveva la storia universale, non ce n'è bisogno. A settantotto anni, il Professor Bellavista la mattina si sveglia molto presto e va a prendere il caffè nel bar più vicino, all'inizio di via Cavour. Sui tavoli all'aperto del locale, a quell'ora arrivano gli uccellini. Al barista Walter, che da anni tutte le mattine gli serve il primo caffè della giornata, Luciano De Crescenzo ha suggerito di chiamarlo proprio così: il bar degli uccellini.«Quanto so' bellini. Vedi però», ci dice in una pausa fra una conversazione e l'altra, «quando arriva il colombo grande, gli uccellini se ne scappano. Si spaventano. Che ci vuo' fa'?». E muove la mano. Da ogni gesto, da ogni parola, traspare una grande umanità, uno sguardo benevolo sul mondo, tipico di chi non conosce l'odio.

Ci dice subito di avere per l'Arma una grande ammirazione e un immenso rispetto. E accetta di buon grado il nostro invito, di averlo quale ospite d'onore sulla nostra rivista per una serie di dialoghi dedicati alla poesia, alla filosofia e alla vita: «E che c'è di più bello?». Mentre ci parla, affiora di nuovo il ricordo di Panetta, che chiama cugino anche se non lo era…

«Parliamo ancora dei carabinieri. Io te lo spiegavo, perché vi ho amati così tanto. Per via della mia balia, che aveva allevato questo carabiniere che aveva perso il padre e la madre. E quindi la balia aveva sostituito la mamma. Io pure ho voluto molto bene a Geppino, è stato il mio maestro di vita. Quando lui diceva una cosa, per me era più importante di ciò che potevano dire il prete, o il politico. Se l'aveva detta Geppino, per me era Cassazione. Io ho avuto sempre questa immagine pulita del carabiniere e ancora oggi lo distinguo da tutti gli altri. Non ti so dire perché, però i carabinieri godono di un affetto, in genere. Unito alla stima».

In qualche momento di follia - tutti ne abbiamo - ha mai pensato: da grande voglio fare il carabiniere?

«Beh no, io poi ho fatto tutta un'altra vita… non lo so. Le cose vanno come vanno. Ma dimmi un po': gli altri Paesi europei, ce li hanno pure loro i carabinieri?».

In Francia e in Spagna ci sono delle forze simili, la Gendarmeria e la Guardia Civil. Poi ci sono i Paesi Bassi e il Portogallo. Sì, diciamo che ci sono altre realtà come quella dell'Arma.

«Ah, bene, bene. Mi sento più tranquillo. Devi sapere che questo mio cugino, che poi divenne ufficiale dei carabinieri, Panetta, ci salvò la vita. A me e alla mia famiglia. Come? Durante la guerra, sotto il fascismo, noi corremmo dei seri pericoli. Mio padre si dichiarava antifascista, lo diceva ad alta voce. Quello che ci protesse, l'unico, fu proprio questo cugino carabiniere, il quale disse a tutti che mio padre non era normale, che non ci stava con la testa. E lui, poi, per non essere preso a sua volta dai fascisti, fu costretto a cambiarsi il cognome e si faceva chiamare avvocato Giuseppe Percuoco. Era un ufficiale dei carabinieri, capisci? E si nascondeva. Beh, insomma, una lunga storia…». Questo legame con i carabinieri è rimasto?«E come no… Sono rimasto sempre affezionato all'Arma. Che ci posso fa'?».