|
|
Home > L'Editoria >
Il Carabiniere >
Anno 2007 >
Gennaio
>
RUBRICHE
Zibaldone: gambero rosso &
blu
A curare questo spazio è Massimo
Billetto, ufficiale in congedo dell'Arma, che dopo 19 anni di
servizio ha concretizzato la grande passione per l'enogastronomia,
nata sin dagli anni dell'adolescenza, dedicandosi all'attività
giornalistica e divulgativa del settore. Docente presso
l'Associazione Italiana Sommelier, opera in Italia e all'estero. È
conduttore della rubrica televisiva Gusto del Tg5, che vanta
un'audience di oltre 5 milioni di telespettatori
FORMIDABILI QUESTI
ANNI...
Chissà se un giorno ci troveremo
a descrivere in questo modo forse un po' déjà-vu ma
efficace la vorticosa crescita culturale e qualitativa in campo
enogastronomico che vede protagonista il nostro Paese negli ultimi
quindici anni, e che sembra davvero non avere fine. Un vero e
proprio trionfo del gusto, testimoniato dal continuo incremento dei
frequentatori dei corsi di specializzazione (da quelli
istituzionali dell'Associazione Italiana Sommelier ai vari
minicorsi e seminari proposti dalle molte, autorevoli
organizzazioni di settore), dalla sempre crescente audience verso
le rubriche di divulgazione televisive e radiofoniche e da una
letterale esplosione di enoteche, wine-bar, wine shop…
Il Made in Italy fa tendenza anche a tavola, e non c'è nazione al
mondo dove la nostra ristorazione non stia diventando il
riferimento assoluto per qualità e stile, soppiantando
inesorabilmente gli storici dominatori francesi. Eppure fino agli
anni '80 eravamo ben poca cosa. Osservare gli scaffali di
supermercati ed enoteche all'estero era per noi fonte di
depressione, con il Bel Paese rappresentato da fiaschi di "rosso" e
bottiglioni di improbabili vini frizzantini stritolati dai mitici e
blasonati Chateau d'oltralpe; la nostra ristorazione era
prevalentemente identificata come il momento dell'abbuffata
"caciarona", della pizza (sia sempre benedetta!) e del mandolino, e
il grande, rivoluzionario lavoro di tecnica e di pensiero dei
nostri grandi chef, da Gualtiero Marchesi in avanti, era ancora
lontano dal varcare i confini nazionali.
Poi… corre l'anno 1985, arriva lo scandalo del metanolo, con la sua
storia di raggiro e di morte. Ovvero, il probabile definitivo
affossamento dell'enologia e della tavola italiane. Può sembrare
strano, ma da qui è partita la rinascita, forte, orgogliosa,
inesorabile, che ci ha portato a essere oggi il primo esportatore
di vino negli Stati Uniti, a primeggiare nella sommelierie
mondiale, ad avere gli chef più bravi e innovativi del pianeta. A
essere noi, insomma, quelli da imitare. Il cibo e il vino italiano
ambasciatori dello stile italiano al pari della Ferrari e dell'alta
moda. Siamo maturati molto, noi italiani della tavola. Il consumo
di alcol pro-capite si è dimezzato, ma è aumentato il consumo del
vino di qualità. Abbiamo imparato ad apprezzare meglio la
straordinaria varietà di prodotti gastronomici di cui disponiamo,
abbiamo capito che siamo l'unico Paese a non avere un solo "piatto
nazionale" ma ne possediamo diverse centinaia, tutti diversi e
tipici. Abbiamo, soprattutto, finalmente compreso che genuino non
significa e non deve significare povero o semplice ma autentico.
Come autentici sono i giovani e i giovanissimi che con tanto
entusiasmo frequentano corsi per sommelier e stage di cucina, che
sostituiscono la discoteca con l'enoteca e la coca-cola con un
(uno, mi raccomando…) buon calice di vino.
Non mancano certo i problemi, il nostro peso politico in termini di
comparto agro-alimentare è ancora poco rilevante, le normative sono
spesso lacunose e poco chiare, ma il processo è ormai avviato. Ne
parleremo, ma da queste pagine vi parlerò soprattutto di vino e di
cibo, di storie di uomini e di terra, di curiosità e di gusto. Ci
attende un bel futuro. Prosit |
Massimo Billetto
|
|
|