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Zibaldone: gambero rosso & blu

A curare questo spazio è Massimo Billetto, ufficiale in congedo dell'Arma, che dopo 19 anni di servizio ha concretizzato la grande passione per l'enogastronomia, nata sin dagli anni dell'adolescenza, dedicandosi all'attività giornalistica e divulgativa del settore. Docente presso l'Associazione Italiana Sommelier, opera in Italia e all'estero. È conduttore della rubrica televisiva Gusto del Tg5, che vanta un'audience di oltre 5 milioni di telespettatori

FORMIDABILI QUESTI ANNI...

Una composizione culinariaChissà se un giorno ci troveremo a descrivere in questo modo forse un po' déjà-vu
ma efficace la vorticosa crescita culturale e qualitativa in campo enogastronomico che vede protagonista il nostro Paese negli ultimi quindici anni, e che sembra davvero non avere fine. Un vero e proprio trionfo del gusto, testimoniato dal continuo incremento dei frequentatori dei corsi di specializzazione (da quelli istituzionali dell'Associazione Italiana Sommelier ai vari minicorsi e seminari proposti dalle molte, autorevoli organizzazioni di settore), dalla sempre crescente audience verso le rubriche di divulgazione televisive e radiofoniche e da una letterale esplosione di enoteche, wine-bar, wine shop…

Il Made in Italy fa tendenza anche a tavola, e non c'è nazione al mondo dove la nostra ristorazione non stia diventando il riferimento assoluto per qualità e stile, soppiantando inesorabilmente gli storici dominatori francesi. Eppure fino agli anni '80 eravamo ben poca cosa. Osservare gli scaffali di supermercati ed enoteche all'estero era per noi fonte di depressione, con il Bel Paese rappresentato da fiaschi di "rosso" e bottiglioni di improbabili vini frizzantini stritolati dai mitici e blasonati Chateau d'oltralpe; la nostra ristorazione era prevalentemente identificata come il momento dell'abbuffata "caciarona", della pizza (sia sempre benedetta!) e del mandolino, e il grande, rivoluzionario lavoro di tecnica e di pensiero dei nostri grandi chef, da Gualtiero Marchesi in avanti, era ancora lontano dal varcare i confini nazionali.

Poi… corre l'anno 1985, arriva lo scandalo del metanolo, con la sua storia di raggiro e di morte. Ovvero, il probabile definitivo affossamento dell'enologia e della tavola italiane. Può sembrare strano, ma da qui è partita la rinascita, forte, orgogliosa, inesorabile, che ci ha portato a essere oggi il primo esportatore di vino negli Stati Uniti, a primeggiare nella sommelierie mondiale, ad avere gli chef più bravi e innovativi del pianeta. A essere noi, insomma, quelli da imitare. Il cibo e il vino italiano ambasciatori dello stile italiano al pari della Ferrari e dell'alta moda. Siamo maturati molto, noi italiani della tavola. Il consumo di alcol pro-capite si è dimezzato, ma è aumentato il consumo del vino di qualità. Abbiamo imparato ad apprezzare meglio la straordinaria varietà di prodotti gastronomici di cui disponiamo, abbiamo capito che siamo l'unico Paese a non avere un solo "piatto nazionale" ma ne possediamo diverse centinaia, tutti diversi e tipici. Abbiamo, soprattutto, finalmente compreso che genuino non significa e non deve significare povero o semplice ma autentico. Come autentici sono i giovani e i giovanissimi che con tanto entusiasmo frequentano corsi per sommelier e stage di cucina, che sostituiscono la discoteca con l'enoteca e la coca-cola con un (uno, mi raccomando…) buon calice di vino.

Non mancano certo i problemi, il nostro peso politico in termini di comparto agro-alimentare è ancora poco rilevante, le normative sono spesso lacunose e poco chiare, ma il processo è ormai avviato. Ne parleremo, ma da queste pagine vi parlerò soprattutto di vino e di cibo, di storie di uomini e di terra, di curiosità e di gusto. Ci attende un bel futuro. Prosit
Massimo Billetto