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Attualità
"Giro d'orizzonte" al primo
Reggimento "Tuscania"
Incontro con il colonnello Gino Micale,
dallo scorso 7 settembre Comandante del prestigioso Reparto
Carabinieri Paracadutisti. Considerato l'unità combat dell'Arma per
eccellenza, è una realtà complessa, che impone sacrifici agli
uomini e alle loro famiglie
Il Reggimento Carabinieri
Paracadutisti "Tuscania" trae le sue tradizioni dal
Battaglione Carabinieri Reali Paracadutisti, che vide la luce
il 1° luglio del 1940 presso la Scuola di Paracadutismo
militare di Tarquinia. Da allora ai nostri giorni il reparto
si è sviluppato adeguandosi alle esigenze di impiego e alle
mutevoli condizioni geopolitiche che vedono i nostri
paracadutisti schierati sempre in prima linea, sia nell'ambito
dell'attività di peace support operation, sia in ruoli di
supporto ad altri reparti dell'Arma; a tal segno, per
l'abnegazione e il valore dimostrato nei teatri operativi, la
Bandiera di Guerra del Reggimento è stata insignita nel 1994
della Medaglia d'Argento al Valor dell'Esercito e nel 2004
della Croce di Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia.
Attualmente il prestigioso reparto ha sede a Livorno, nella Caserma
"Vannucci", insieme ai colleghi della Brigata "Folgore", dalla
quale è transitato il 15 marzo 2002 alle dipendenze della 2a
Brigata Mobile Carabinieri. Sono in forza al Reggimento circa 550
militari, con un'età media di 33 anni, un buon livello culturale ed
una forte motivazione personale. L'articolazione strutturale
comprende: uno staff di Comando; un Battaglione su 3 Compagnie
Operative; un Reparto Addestrativo ed una Compagnia di Supporto
Logistico. All'interno del "Tuscania" figura anche la Sezione di
Paracadutismo Sportivo, che funzionalmente dipende dalla Sezione
Attività Sportiva dell'Ufficio Addestramento e Regolamenti del
Comando Generale.
Ad illustrare le peculiarità del Reggimento lo stesso Comandante,
colonnello Gino Micale: 47 anni, siciliano, si è insediato lo
scorso 7 settembre succedendo al pari grado Sebastiano Comitini,
ora Capo di Stato Maggiore della 2a Brigata Mobile. «L'aspirante
paracadutista», spiega l'ufficiale, «deve possedere, oltre ad
ottimi requisiti fisici (tra cui un'adeguata capacità natatoria) e
morali, anche caratteristiche specifiche tipiche del paracadutista:
coraggio, iniziativa, spirito di adattamento in situazioni anche
estreme».
Il programma addestrativo dura 9 mesi ed è suddiviso in due fasi,
al termine delle quali il carabiniere acquisisce la qualifica di
"Esploratore". Nel dettaglio: la 1a fase è rivolta all'acquisizione
delle capacità tecnico-tattiche tipiche delle unità di fanteria
leggera e al conseguimento della qualifica di "Paracadutista
militare"; la 2a fase è mirata alla specializzazione.
Concluso l'iter formativo, il carabiniere paracadutista è assegnato
alle Compagnie, dove continua l'addestramento di mantenimento,
ottenendo anche ulteriori specializzazioni presso enti ed istituti
di formazione nazionali ed esteri, alternato all'impiego operativo
vero e proprio. Attualmente, infatti, il Reggimento fornisce
aliquote nell'area balcanica (Bosnia e Kossovo), in Iraq, Libano ed
Afghanistan, nonché in tutte le sedi diplomatiche considerate a
rischio.
«Fondamentale è lo studio delle lingue straniere, tra cui l'arabo»,
spiega affabilmente il colonnello Micale. «Il personale, inoltre,
viene addestrato per l'impiego in attività di assistenza militare e
di scorta e sicurezza. Nell'ultimo quadriennio», continua, «l'Arma
ha sostenuto uno sforzo notevole per migliorare la qualità dei
materiali, dei mezzi e dell'armamento del Reggimento, che anche per
questo può essere considerato l'unità combat per eccellenza
dell'Arma dei Carabinieri e uno dei reparti di élite delle Forze
Armate italiane».
L'attività di mantenimento, tuttavia, resta un punto nodale della
preparazione dei Carabinieri Paracadutisti, che viene condotta con
regolarità in tutti i settori tipici delle aviotruppe, compresi
quelli relativi alle Fs/Fos (Forze Speciali). «Al riguardo», tiene
a sottolineare il Comandante, «è importante comprendere che il
vincolo con la Brigata Paracadutisti "Folgore" è saldo, sia per gli
aspetti tecnici di specialità, che per il radicato attaccamento
alle comuni tradizioni».
In questa prospettiva, il personale del Reggimento frequenta, come
detto, numerosi corsi presso enti e istituti di specializzazione
nazionali ed esteri, quale l'International Special Training Centre
di Pfullendorf in Germania (casa madre delle Forze Speciali della
Nato), svolgendo anche scambi addestrativi con unità simili di
altre nazioni (Gran Bretagna, Tunisia, Egitto, Estonia). In
particolare, le recenti attività svolte in Estonia hanno permesso
ad un plotone di carabinieri paracadutisti di testare il proprio
livello di addestramento, i materiali e l'armamento in un ambiente
ostile, ove le temperature hanno raggiunto punte di meno 30°C. In
Tunisia ed Egitto invece, è possibile addestrarsi ed operare in
ambienti desertici, con temperature molto elevate».
Resta sempre uno stretto riserbo sull'Operazione Leonte, per lo
sbarco del personale e dei mezzi di supporto alle Forze Unifil
(United Nations Interim Force In Lebanon) che stanno operando in
Libano sotto il Comando dell'Onu. Attualmente il Reggimento
fornisce un'aliquota con compiti di Polizia Militare; il "Tuscania"
non è nuovo alla terra libanese: un contingente italiano con la
nutrita presenza di militari del reparto vi operò, come si
ricorderà, nel 1982.
Il colonnello Micale tiene poi ad evidenziare un altro aspetto: «Il
particolare impiego del Reggimento», dice, «impone sacrifici anche
alle famiglie dei militari, specie in caso di missioni fuori area.
Tale difficoltà è però superata grazie allo spirito di corpo che
coinvolge i familiari, i quali, oltre a sentire forte il senso di
appartenenza all'Arma, intesa appunto come "grande famiglia",
vivono i momenti più duri "alla paracadutista", con una generosità
ed uno slancio che si traducono in mutua assistenza laddove è
necessario».
«Il "Tuscania" è una realtà complessa, dove la "risorsa umana"
rappresenta l'elemento centrale: l'attenzione all'uomo è il punto
di riferimento in ogni momento della vita di reparto, è un fattore
determinante in tutte le valutazioni. Per questo, come e più che in
ogni altra unità, a tutti i comandanti è richiesto di essere sempre
di esempio per i propri uomini. Per il prossimo futuro», conclude
l'ufficiale, «lo sviluppo della dottrina Joint delle Forze Armate
(cooperazione di reparti misti di Paesi diversi) vedrà
probabilmente il "Tuscania" sempre più proiettato nel contesto
Fs/Fos nazionale, ove il reparto è stato
collocato». |
Giovanna Ranaldo
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