Ivan il Terribile
Furono i contemporanei a
soprannominarlo Grozhij (il Terribile) per i massacri pianificati
contro gli aristocratici sospettati di opporsi al suo regime. Era
un sanguinario e un despota implacabile, lo zar Ivan, un uomo di
una crudeltà che ha pochi paragoni nella storia dell'umanità. La
sua guardia del corpo si macchiò di stragi indiscriminate: non
soltanto i boiari (e quanti erano sospettati di aver complottato
con loro), ma anche uomini e donne innocenti furono sterminati per
difendere il trono di Ivan da nemici veri e presunti. La violenza
dello zar era di carattere mistico: si racconta che trascorresse
lungo tempo in preghiera prima di recarsi nelle camera di torture;
fece saccheggiare la città di Novgorod e uccidere tutti i suoi
abitanti (sospettati di tradimento), in memoria dei quali ordinò
poi di celebrare messe di suffragio. Ma Ivan il Terribile fu - per
altri versi - un tiranno illuminato. Con lui la Russia avviò
timidamente la marcia di avvicinamento all'Europa, smantellando i
privilegi feudali dei boiari che sfuggivano a ogni controllo
dell'autorità centrale e rivendicavano diritti di vita e di morte
sui loro sudditi. Avviò la riorganizzazione dello Stato (che non
esisteva), imitando i modelli amministrativi delle altre potenze
europee. Una serie di campagne militari consentì dapprima a Ivan di
estendere i confini della Russia fino al Baltico, al Mar Nero e
all'intero corso del Volga. Ma, negli ultimi anni, una serie di
sconfitte ridimensionò il potere della Russia. Anche sul fronte
interno, Ivan fu costretto a scendere a patti con gli antichi
feudatari. Morì nel 1584, quando aveva cinquantaquattro anni.
Boris Godunov
Quaranta anni fa la salma di Ivan il
Terribile fu riesumata. Le analisi autoptiche rivelarono
inequivocabili tracce di mercurio dando credito alle leggende
secondo le quali lo zar sarebbe stato avvelenato. Il principale
indiziato come mandante del regicidio è Boris Godunov che ne
raccolse il potere e si fece poi incoronare zar qualche anno più
tardi, quando gli eredi di Ivan erano tutti morti (in circostanze
più o meno oscure). Boris si conquistò fama universale
nell'Ottocento con il melodramma di Modest Mussorgskij, ispirato al
dramma di Aleksander Puskin. L'opera racconta i rimorsi di Godunov
per i delitti commessi e l'angoscia provocata dall'apparizione del
legittimo erede al trono, il principe Dimitri, da lui fatto
assassinare molti anni prima. Il fatto che i russi apprezzino molto
il capolavoro di Mussorgskij la dice lunga sull'impopolarità che
Godunov si conquistò nei suoi anni di regno, per ragioni che poco o
nulla ebbero a che vedere con i suoi delitti, e meno ancora con le
sue capacità di governo. Erano anni particolarmente difficili. La
ribellione dell'aristocrazia, e le drammatiche condizioni
economiche esasperarono tutti i conflitti. Le carestie decimarono
la popolazione, e la Russia interruppe il processo di avvicinamento
ai modelli politici occidentali appena avviato da Ivan il
Terribile.
Il padre
Alessio Mikhailovic, secondo zar
della dinastia Romanov, era salito sul trono nel 1645, a sedici
anni di età. Riceveva i diplomatici stranieri seduto su un trono
d'argento massiccio, con lo scettro nella mano destra e la corona
sul capo. La corona era completamente ricoperta di pietre preziose
e in alto terminava in forma di piramide, con una croce d'oro sulla
punta. Anche lo scettro scintillava di gioielli, e la sua veste ne
era incrostata da cima sino in fondo. La vita del sovrano era
simile più a quella di un monaco che a quella di uno zar. Alle
quattro del mattino si alzava e andava immediatamente nella
cappella accanto alla camera da letto per pregare. Poi, con la
zarina, assisteva alla messa mattutina. Con i dignitari e i
funzionari di corte assisteva a una seconda messa, durante la quale
sbrigava alcuni affari di Stato. Pranzava da solo seduto a un'alta
tavola circondata dalle tavole più basse dei boiari sistemate lungo
le pareti della sala. I piatti gli venivano serviti solo da boiari
che (per garantire l'incolumità del sovrano) assaggiavano le
pietanze e il vino prima di porgerglieli.
I pranzi erano luculliani; nei
giorni festivi arrivavano alla tavola dello zar fino a settanta
portate. Dalla prima moglie Alessio ebbe tredici figli. Molti
morirono quasi subito, gli altri si rivelarono per lo più di salute
cagionevole. Questo spiega la felicità con la quale fu accolta la
nascita di Pietro, primogenito della seconda moglie.
Tutte le date di Pietro il Grande
1672. Il 30 maggio nasce Pietro,
figlio dello zar Alessio Mikhailovic e della sua seconda moglie
Natalija Naryskina.
1674. Lo zar designa erede al trono il figlio Fedor, nato dalle
nozze con Maria Miloslavskaja, sua prima moglie.
1676. Muore lo zar Alessio. Fedor gli succede sul trono.
1682. Alla morte di Fedor, Pietro viene eletto zar sotto la
reggenza della madre. Poco dopo gli viene affiancato il
fratellastro Ivan, sotto la reggenza della sorella maggiore
Sofia.
1689. Pietro sposa Eudokia Lopukina.
1690. Nasce lo zarevic Alessio Petrovic.
1692. Pietro partecipa alla costruzione delle navi della flotta
russa sul lago di Pereiaslavl.
1694. Muore la madre. La prima flotta russa entra nel porto di
Arcangelo.
1696. Con la morte del fratellastro Ivan, termina la diarchia. Dopo
la conquista della fortezza di Azov, viene costruita una nuova
flotta.
1697-1698. Pietro visita la Prussia, l'Olanda, l'Inghilterra,
l'Austria ed altri Paesi europei. Esecuzioni in massa dopo la
scoperta di un complotto.
1700. Tregua di trent'anni con l'Impero Ottomano. La Russia entra
in guerra con la Svezia.
1703. Viene avviata la costruzione di Pietroburgo.
1709. Carlo XII di Svezia sconfitto nella battaglia di
Poltava.
1711. La Russia dichiara guerra all'Impero Ottomano.
1713. Trasferimento della capitale da Mosca a Pietroburgo.
1714. La flotta svedese sconfitta a Gangut.
1721. La Russia diventa un impero.
1725. Pietro muore l'8 febbraio.
Carlo XII
Morì a trentasei anni e mezzo il
nemico storico di Pietro il Grande, il re di Svezia Carlo XII,
«dopo avere sperimentato», scrisse di lui Voltaire, «ciò che la
prosperità ha di più grande e l'avversità di più crudele, senza
esser stato infiacchito dall'una, né scosso dall'altra. Quasi tutte
le sue azioni, anche quelle della sua vita privata e intima, furono
fortunate al di là del verosimile. Egli fu forse il solo di tutti
gli uomini, e finora il solo di tutti i re, che sia vissuto senza
debolezze: portò tutte le virtù degli eroi a quel punto estremo in
cui esse diventano pericolose quanto i vizi opposti». Ma furono
proprio le sue qualità all'origine della sua sventura. «La
generosità, degenerando in prodigalità, rovinò la Svezia; il
coraggio, spinto fino alla temerarietà, causò la sua morte; la sua
giustizia andò talvolta fino alla crudeltà e, negli ultimi anni, la
conservazione della sua autorità rasentava la tirannia. Le sue
grandi qualità, una sola delle quali avrebbe potuto rendere
immortale un altro principe, determinarono la disgrazia del suo
Paese». Carlo XII era di aspetto piacente e nobile. Parlava
pochissimo, per via della timidezza, ma anche perché era in qualche
modo consapevole della sua ignoranza. Aveva trovato il tempo per
leggere soltanto i Commentari di Giulio Cesare e la vita di
Alessandro Magno, i condottieri ai quali tentava di ispirare la sua
azione. Trascorse diciotto dei suoi venti anni di regno in giro per
l'Europa, a combattere contro la Danimarca, la Sassonia e -
soprattutto - la Russia. Fu ucciso nel 1718 durante la campagna per
la conquista della Norvegia, davanti alla roccaforte di
Fredristen.
I Romanov
Durò al potere tre secoli esatti la
dinastia dei Romanov. Il primo a essere incoronato zar fu Michele
II, nel 1613; l'ultimo fu Nicola II, ucciso con tutta la famiglia
dei 1918, a Ekaterinenburg, dai bolscevichi. Michele regnò più di
trent'anni. Gli successe il figlio Alessio, padre di Pietro il
Grande. Dopo Pietro la scena fu dominata da due donne: Elisabetta e
Caterina II. Elisabetta, figlia di Pietro, salita sul trono sedici
anni dopo la morte del padre (in seguito, com'era prassi, a una
congiura che aveva detronizzato lo zar Ivan IV), fu la grande
nemica di Federico II di Prussia, ma seppe comunque preparare il
terreno per il regno illuminato di Caterina II. Un altro zar che
dette lustro all'impero fu Alessandro I, protagonista del Concilio
di Vienna, dopo aver sconfitto Napoleone nella campagna di Russia.
Il successore di Alessandro, Nicola I, dovette sedare la rivolta
dei decabristi, ma riuscì a mantenere l'impegno a continuare nella
politica di riforme destinata a far uscire definitivamente il Paese
dal Medioevo. Abolì la servitù della gleba, migliorò la
funzionalità della magistratura e le istituzioni scolastiche, avviò
la costruzione delle prime ferrovie, rese praticabili le strade,
favorì l'industrializzazione. Alessandro II e Alessandro III non si
discostarono dalla medesima politica. Nicola II, l'ultimo zar, ebbe
un compito particolarmente difficile, dovendo fronteggiare lo stato
di malcontento che attraversava il suo Paese e che sfociò nella
Rivoluzione d'Ottobre e nella conquista del potere da parte di
Lenin. E la prima vittima della rivoluzione, come detto, fu lui
stesso con la sua famiglia.
Fratellastro e sorellastra
Pietro fu incoronato zar insieme con
il fratellastro maggiore Ivan Aleksevic, figlio della prima moglie
di Alessio Mikhailovic. Pietro era ancora un bambino (aveva dieci
anni) e Ivan era di salute molto precaria. Per questa ragione la
reggenza fu affidata a un'altra sorellastra di Pietro, Sofia, che
aveva allora 25 anni. Ivan non fu mai in grado di occuparsi degli
affari di Stato. Sarebbe morto nel 1696, dimenticato da tutti.
Sofia, invece, acquistò un potere sempre maggiore, appoggiata dal
primo ministro Vasilij Vasilevic Golicyn (che era il suo amante).
Nel 1689 Pietro riuscì a liberarsi definitivamente della
sorellastra, preoccupato dalla notizia (falsa) di un complotto
organizzato contro di lui. Sofia fu segregata in un convento, e
Golicyn esiliato nelle lande deserte della Russia
settentrionale.
Pietroburgo
Pietroburgo - che in trecento anni
ha cambiato nome parecchie volte, diventando Pietrogrado,
Leningrado, San Pietroburgo - fu fondata da Pietro il Grande nel
1703, immediatamente dopo aver strappato quella regione alla
Svezia. La foce della Neva era un putrido acquitrino. Le condizioni
di lavoro nelle quali furono costretti a operare muratori,
carpentieri, falegnami, erano terribili dal punto di vista
climatico e sotto il profilo igienico. Gli operai - deportati da
località spesso lontane migliaia di chilometri - morivano come
mosche. Anche gli abitanti furono, inizialmente, tutt'altro che
volontari: persino i parenti stretti dello zar tentarono in tutti i
modi di opporsi al trasferimento da Mosca in quella città. Nessuno
immaginava lontanamente che San Pietroburgo si sarebbe trasformata
nella "Venezia del Nord". Che alle sue atmosfere languide e ai suoi
edifici barocchi si sarebbero ispirati scrittori, poeti, pittori e
musicisti. Che le "notti bianche" del solstizio d'estate, quando un
pallido chiarore impedisce al buio della notte di conquistare il
cielo, sarebbero state celebrate da Dostoevskij.
Caterina II
Sofia Augusta Federica di
Anhalt-Zerbst, figlia del duca Cristiano Augusto e di Giovanna
Holstein-Gottorp, era un'aristocratica tedesca, nata a Stettino. Fu
la madre l'artefice della sua fortuna: la portò in Russia, appena
quindicenne, per presentarla all'imperatrice Elisabetta, e tentar
di combinare per lei un matrimonio di rango. Il colpo andò a segno:
la giovanissima Sofia Augusta Federica andò sposa al nipote di
Pietro il Grande, il granduca Pietro, erede al trono di tutte le
Russie. Pietro era di una pasta molto diversa dal nonno: era
brutto, pieno di difetti, e non brillava per intelligenza. Sei mesi
dopo essere salito sul trono, fu detronizzato da una congiura. E la
sua giovane sposa (convertita al rito ortodosso e ribattezzata con
il nome di Caterina) divenne imperatrice: Caterina II, Caterina la
Grande. La vera erede, in tutto e per tutto, di Pietro il Grande.
Rimase sul trono per 34 anni, e si impegnò a completare l'opera
avviata dall'illustre predecessore. Si impegnò con tutte le sue
forze per occidentalizzare la Russia, fece di Pietroburgo una delle
più belle città del mondo. Creò scuole e ospedali, migliorò le
condizioni e l'efficienza dell'esercito, istituì un Consiglio
imperiale (e chiamò a farne parte molti uomini illustri), abolì le
tasse sui trasporti, favorendo i commerci, ammodernò i porti del
Baltico e del Mar Nero. Compì molti viaggi nelle più lontane
province dell'impero per rendersi personalmente conto di quali
fossero gli interventi più urgenti e indispensabili. Tentò di
avviare la riforma dei Codici. Fu - per dirla in modo chiaro - una
sovrana illuminata. |