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I misteri del pi greco

Il cosiddetto "numero di Archimede", utilizzato nei più diversi campi del sapere, era già conosciuto in tempi antichissimi. Ma potrebbe riservarci ancora sorprese nel futuro

La quadratura del cerchio, ossia l'operazione di costruire con riga e compasso un quadrato avente l'area uguale a quella di un cerchio dato, è tra i più antichi e affascinanti problemi della geometria piana. Materia di studio per millenni, a partire dagli antichi Greci, essa interessò tutte le sfere del sapere umano e offrì spunti per riflessioni filosofiche, esoteriche, esistenziali ed artistiche. L'idea di cosa molto difficile a risolversi e astrusa a comprendersi ha caratterizzato questo problema, diventando un modo di dire quotidiano.

Fare delle costruzioni con riga e compasso significa compiere, a partire almeno da due punti nel piano, un numero finito di operazioni con la riga per tracciare rette e con il compasso per tracciare circonferenze. Le operazioni grafiche di base per la costruzione geometrica con questi due strumenti sono state per la prima volta esposte da Euclide (IV-III secolo a.C.) nella sua famosa opera Elementi.

Il problema della quadratura può assimilarsi a quello di costruire un segmento lungo quanto la circonferenza. Solo nel 434 a.C. si ha la prima notizia della quadratura tentata da Anassagora. La quadratura è stata studiata fin quasi ai nostri giorni e risolta, anche se con una risposta negativa, nel XIX secolo. Risolta da eminenti matematici, ma ancora oggi qualcuno si ostina a trovare "soluzioni" misteriosamente rivelate, come la costruzione di una macchina per il Moto Perpetuo. Nel 1775 il numero di "solutori della quadratura", detti ciclometristi, era talmente alto che l'Accademia delle Scienze francese si rifiutò di vagliare i loro elaborati.

Il suddetto problema è legato al mondo dei numeri e in particolare al famoso pi greco o "numero di Archimede", numerello che conosciamo dalla scuola per calcolare l'area (pi grecor2) racchiusa in una circonferenza (2pi grecor) di dato raggio.

Il pi greco non è una costante fisica, della natura; è una costante matematica, e per questo ancora più universale, essendo indipendente da qua- lunque sistema di misura poiché è il rapporto tra lunghezze. Inoltre, pi greco è presente in quasi tutti i campi del sapere: dalla statistica all'elettronica, dalla fisica all'economia. Le ultime notizie ci dicono che sono state calcolate miliardi di cifre decimali.

Le prime notizie di pi greco arrivano dai Babilonesi che lo usavano con l'approssimazione 25/8 = 3.125, come riporta una tavoletta di argilla scoperta nel 1936. Sempre in quel periodo gli Egizi usavano l'approssimazione (16/9)2 = 3.1604 come è documentato dal papiro di Rhind conservato al British Museum (Londra). Da notare la strana coincidenza per cui dividendo il perimetro della base quadrata della piramide di Cheope per la sua altezza si ottiene pi greco! Accenni a problemi di misura della circonferenza si trovano anche nella Bibbia. Nel XII secolo a.C. i Cinesi furono più drastici o più pratici assumendo il valore di 3. Bisogna attendere il II secolo d.C. con Tolomeo e il Trecento con Fibonacci per avere almeno le prime tre cifre decimali esatte, ed il 1430 con l'arabo Al Kashi che calcola le prime 14 cifre decimali!

L'infinito numero di cifre decimali di pi greco ha fatto proseliti tra coloro che si dilettano di tecniche mnemoniche. Metodi letterari, poetici, matematici, musicali più o meno strani e bizzarri sono stati inventati. Filastrocche che sono composte da parole lunghe quanto le cifre da ricordare si possono trovare su molti siti Internet: in esse la fantasia non ha limiti.

Vi è anche un giorno dedicato al pi greco. In varie parti del mondo, durante tale giorno, ossia scrivendo la data in modalità anglosassone, il 14 marzo, si svolgono gare di memorizzazione e di rapidità tra computer nel calcolare il maggior numero di cifre decimali. In modalità europea le prime cifre di pi greco descrivono la seguente data ed ora future: 3 gennaio (20)41, 5h 55m (3-1-41-5.92). Da segnare sul nostro calendario.

Nella tradizione islamica, la forma circolare è considerata la più perfetta ed è per questo che i poeti dicono che il cerchio formato dalla bocca è la forma più bella. Raccolto in se stesso, senza inizio né fine, compiuto e perfetto, il cerchio è il segno dell'assoluto. Il quadrato occupa un posto ugualmente importante. Il simbolo dell'Islam è la Ka'ba, un blocco quadrato; esso esprime il numero quattro: il numero della stabilità.

Nella tradizione cristiana il quadrato, data l'uguaglianza dei suoi lati, rappresenta il cosmo. I suoi quattro pilastri d'angolo indicano i quattro elementi (Acqua, Terra, Aria, Fuoco). Le due figure rappresentano i due aspetti fondamentali di Dio: il cerchio esprime il celeste, il quadrato il terrestre, quest'ultimo non in quanto opposto al celeste, ma in quanto creato. Da ciò derivò la costruzione delle chiese ad quadratum e anche l'uso di porre la pietra angolare come simbolo di Cristo, vedi la Lettera di San Paolo agli Efesini (riga 20).

Nella tradizione indiana la Terra, misurata dai suoi quattro orizzonti, è quadrata ed è divisa nelle quattro regioni, occupate da quattro caste, dalle quattro braccia di Vishnu e di Shiva.

Anche la letteratura raccoglie il problema, quasi ineffabile, della visione divina, nel poema dantesco dove, nell'ultimo canto del Paradiso, si declama: "Qual è 'l geometra che tutto s'affigge/ per misurar lo cerchio, e non ritrova,/ pensando, quel principio ond'elli indige,/ tal era io a quella vista nova:/ veder volea come si convenne/ l'imago al cerchio e come vi s'indova". Questa è la lezione che ci affida Dante al termine del suo viaggio ultraterreno quando, davanti al mistero della Trinità, sperimenta la limitatezza della mente umana, proprio come accade al geometra che studia il cerchio. In questo contesto il problema della quadratura si trasfigura nel rapporto uomo-divino per trovare una similitudine, una misura di paragone.

Per tornare all'aspetto matematico della questione, Lambert dimostrò nel 1761 che pi greco è un numero irrazionale: le sue cifre decimali sono illimitate e non periodiche e nessuno potrà mai scriverle tutte. Ciò non impediva la quadratura, visto che i numeri irrazionali si possono ancora disegnare come accade per la diagonale del quadrato unitario che è uguale a ÷2. Nel 1882, von Lindemann dimostrò che pi greco è anche un numero trascendente: numero che non può essere ottenuto da un'equazione algebrica a coefficienti razionali, ossia con un'espressione che si esprima con le classiche quattro operazioni. Un vero colpo di grazia per i ciclometristi!

Nel 1739 il grande matematico svizzero Eulero (1707-1783) usava il simbolo pi greco e fu proprio lui nel 1743 a fornire una ennesima formula per il suo calcolo. Essa richiede circa 600 termini per ottenere le prime due cifre decimali esatte. Non bisogna tuttavia pensare che ciò costituisca un problema per un matematico. Per la sua mentalità, è sufficiente che il metodo proposto, facendo uso di una formula possibilmente elegante, garantisca di trovare quante cifre decimali si vogliano. Che poi occorrano milioni di termini per avvicinarsi ai risultati desiderati è questione del tutto marginale.

Del resto il problema dei calcoli, al giorno d'oggi, è diventato secondario. Disponiamo di supercalcolatori che riescono a fare milioni di operazioni al secondo. È perciò possibile ottenere migliaia di cifre esatte, anche se poi resta da chiedersi a cosa potranno mai servire.

Il pi greco è un numero che abbiamo ereditato dal lontano passato che ancora può riservarci curiose sorprese nel futuro.

Nota: La quadratura del cerchio è possibile con la cosiddetta curva di Ippia (V secolo a.C.), che, però, non si può costruire con riga e compasso!

Tullio Aebischer