Intervista al tenente colonnello Luciano
Starace, comandante del Centro Carabinieri
Cinofili
Solo un pastore tedesco può
fare il "carabiniere"?
«Proprio in questo periodo stiamo
valutando la possibilità di utilizzare anche altre razze canine.
Due anni fa sono iniziati esperimenti con cani labrador, due per
l'antidroga e due per la ricerca di armi ed esplosivi. Dopo un
certo periodo sono stati mandati nei reparti operativi ed ora,
entro breve tempo, saranno tratte le conclusioni».
Perché un labrador al posto
di un pastore tedesco?
«Non c'è nessuna sostituzione. Caso
mai un'aggiunta: il labrador, più tranquillo del secondo, può
essere impiegato in operazioni dove non c'è bisogno di fasi di
attacco. Ad esempio, quando un labrador trovasse un esplosivo è più
difficile che si lanci sulla "preda" come invece farebbe l'altro,
non senza rischi per sé e gli altri. Come pure il labrador è un po'
più piccolo del pastore tedesco e può quindi insinuarsi meglio, ad
esempio sotto una vettura o in un cunicolo stretto».
Colonnello, quale fu il suo
primo pensiero quando le fu assegnato il Comando del Centro
Cinofili?
«Studiare una materia per me nuova e
appoggiarmi molto anche all'esperienza professionale di quei
marescialli dell'Arma che, in quasi cinquant'anni, hanno fatto la
storia del Centro Cinofili: addestramento dei cani e istruzione del
personale».
Cosa ha imparato per prima
cosa dai suoi marescialli anziani?
«Che questo è un mestiere che non si
fa perché bisogna farlo, ma solo per passione. Un conduttore di
cani senza passione non serve, perché non riesce ad andare
avanti».
Dica la verità: lei ha mai
avuto un cane?
«No. Poi li ho visti lavorare e mi
sono accorto dell'affetto che danno: sono cose che ti fanno
rimanere. Un cane dà, e di questo prima non mi ero mai
accorto».
Qual è stata la soddisfazione
maggiore nei suoi cinque anni di comando?
«Il nostro è un reparto
d'istruzione. Ogni anno completiamo corsi per conduttori e per i
loro cani. Quando alla fine chiami il carabiniere e gli apponi il
distintivo di "cinofilo" sull'uniforme, quella sì è una bella
soddisfazione».
Perché?
«In quel momento si vede l'orgoglio
negli occhi del carabiniere, che sta entrando con passione a far
parte di una nuova specialità».
Per quanto tempo un
conduttore lavora con il proprio cane?
«Per sempre, non lo lascia mai
finché il cane è in servizio. È un legame che deve potersi
consolidare giorno dopo giorno».
Ma il carabiniere potrebbe
cambiare incarico?
«Sì, ma sono casi piuttosto rari,
soprattutto per motivi di salute, oppure…».
«Perché il carabiniere aspira a fare
il concorso per maresciallo. In questo caso l'incertezza è f
Oppure?
orte: da un lato la carriera e la
formazione professionale, dall'altra la necessità di doversi
staccare dal proprio cane».
Le vengono a chiedere
consiglio?
«Capita qualche volta, ma si fa male
a dare pareri di questo tipo, perché si entra troppo nell'atmosfera
personale. È una scelta di vita».
Avete scambi di esperienze
con forze di polizia estere?
«Ci capita spesso. Recentemente è
venuta una delegazione dalla Croazia alla quale poi abbiamo reso la
visita. In precedenza c'erano state visite dalla Tunisia e dalla
Giordania. Tutto serve a migliorare la reciproca
professionalità».
Con i Paesi
Nato?
«Ad Hannover abbiamo visto la Scuola
addestramento cani tedesca: è lì la patria dei gruppi cinofili.
Dalla Germania sono invece venuti a vedere l'addestramento dei cani
antivalanga, una specialità che a loro manca. I colleghi d'oltralpe
sono rimasti positivamente colpiti dell'alto grado di preparazione
e addestramento dei nostri gruppi cinofili. Tutto si aspettavano
fuorché vedere i pastori tedeschi - animali normalmente addestrati
per l'attacco - in atteggiamento del tutto mansueto davanti ad uno
sciatore disperso e ritrovato vivo sotto la neve, nei pressi del
Centro alpino di Selva Val Gardena».
Quali sono le fasi più
importanti della ricerca di una persona scomparsa?
«È essenziale quella che noi
chiamiamo "intervista". Appena il conduttore di un cane arriva sul
posto interroga subito i familiari, i conoscenti, il comandante
della stazione dell'Arma del posto per avere quanti più elementi
possibili sulla persona da cercare. Ad esempio l'età, le condizioni
fisiche, l'eventuale abbigliamento: tutto per poter valutare quanta
strada può aver percorso la persona che, ad esempio, si possa
essere allontanata da casa».
E per stabilire la direzione
dove cercare?
«Naturalmente si va a tentativi, ma
anche in questo caso l'intervista può aiutare molto. Se si
individua che lo scomparso, ad esempio, è una persona che parla
spesso di fede e di Dio, tanto da puntare verso l'alto, allora
conviene indirizzare subito le ricerche verso i sentieri di
montagna piuttosto che battere la pianura. Le possibilità di
trovare lo scomparso sano e salvo sono maggiori».
Il fiuto di Ax
l'allarme al Nucleo Carabinieri
Cinofili di Palermo arriva una mattina dello scorso inverno. La
sera prima a Pantelleria un'anziana donna di 78 anni si è
allontanata da casa senza dare notizie di sé. Le prime ricerche
effettuate hanno dato esito negativo e i familiari temono per la
sua vita. Bisogna intervenire prontamente. Durante la notte un
aereo della Protezione civile imbarca all'aeroporto di Palermo due
unità cinofile composte dal brigadiere Elio Martorana con il suo
pastore tedesco Ax, di dieci anni, ed il vice brigadiere Rosario
Fasulo con il cane Lord, di sei anni.
Una volta sbarcati a Pantelleria i
due militari cercano di acquisire più notizie possibili circa le
condizioni di salute e le normali abitudini della donna, per poter
stabilire quanta strada possa aver compiuto. Dopo avere quindi
individuato il punto esatto dove era stata vista l'ultima volta, le
squadre di soccorso iniziano le ricerche.
In considerazione della notevole
ampiezza e della particolare asperità della zona boschiva da
perlustrare,
i cani vengono impiegati
alternativamente, in modo che mentre il primo "batte la pista", il
secondo lo segue, pronto a subentrare, dietro ordine del proprio
conduttore, appena il primo avesse dato segni di affaticamento.
Dopo poche ore, a metà mattinata, il
cane Ax, che in quel momento precede Lord, seguendo sempre la pista
olfattiva, si introduce in una profonda fossa alluvionale distante
oltre cinque chilometri dal luogo di partenza, cominciando a
mostrarsi sempre più eccitato. È questo un chiaro segnale che nella
fossa alluvionale deve esserci l'anziana donna dispersa o, almeno,
un suo oggetto.
L'intuizione è giusta. Calatisi
nella fossa, i soccorritori rinvengono la sventurata, nascosta dal
buio, dalle rocce e dalla fitta vegetazione, ormai priva di forze,
ferita e visibilmente disidratata. Immediatamente soccorsa viene
trasportata in ospedale, dove è dichiarata fuori pericolo. Senza il
fiuto dei cani del Nucleo Cinofili, superiore di ben quaranta volte
a quello dell'uomo, tutto sarebbe stato tragicamente
inutile. |