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Pianeta stranieri

Presentato il XV rapporto sulla situazione degli immigrati nel nostro Paese. Il contesto, la condizione, le opportunità

Un gruppo di extracomunitari approda in territorio italianoÈ ormai prassi che ogni anno la Caritas italiana presenti gli aspetti numerici del variegato "pianeta stranieri", nella veste editoriale di un Dossier Statistico Immigrazione. Lo ha fatto anche lo scorso aprile, con il rapporto relativo al 2005: 63 capitoli e cinque parti, completate da un efficace corredo statistico.

Lo slogan di questa edizione: "Immigrazione è globalizzazione", intende sottolineare come il fenomeno della mobilità sia andato sempre più sviluppandosi nel mondo globalizzato di oggi, che agevola incredibilmente rispetto al passato i mezzi di comunicazione e di trasporto. L'immigrazione non solo si avvale delle condizioni della globalizzazione, ma ne è, al tempo stesso, una tra le espressioni più significative. Si parla al riguardo di "globalizzazione dal basso", talvolta contrapposta, talvolta complementare, a quella promossa dalle istituzioni politiche ed economiche.

Gli immigrati, protagonisti di questo processo, hanno accreditato un concetto innovativo dello spazio e delle sue connotazioni giuridiche. Chi si sposta ha confrontato il suo Paese con gli altri, è interessato a migliorare la propria situazione economica, è spinto spesso anche da nuovi orizzonti sociali, culturali e religiosi, è portatore di un progetto di crescita non solo personale ma anche di ambiente.

CONTESTO INTERNAZIONALE ED EUROPEO. La popolazione mondiale nel 2004 ha quasi raggiunto i 6,4 miliardi di persone, e prevedibilmente nel 2050 arriverà ai 9 miliardi, nonostante l'ormai evidente rallentamento della crescita. La distribuzione della popolazione del pianeta e quella della ricchezza mostrano, ancora una volta, la sperequazione dell'accesso alle risorse globali. Basti pensare che metà della ricchezza mondiale appartiene ai cittadini dell'Europa e dell'America settentrionale, mentre la restante metà è a disposizione dell'83,4% dell'umanità.

Nel rapporto ampio spazio viene dedicato alle emergenze del pianeta: «Clima, cibo, malattie, nucleare, armi, acqua, petrolio, rifugiati ambientali, demografia e biodiversità». A tale proposito, mentre gli aiuti ufficiali allo sviluppo tengono il passo, gli investimenti in armi crescono, raggiungendo il trilione di dollari; inoltre, il controllo delle risorse ha provocato almeno 12 degli ultimi 50 conflitti, con 5 milioni di morti e 6 di profughi nel corso degli ultimi 10 anni.

E come non parlare dei «disastri innaturali», cartina di tornasole del declino degli ecosistemi e del mutamento climatico? Nel 2004 quattro uragani hanno devastato la Florida, innumerevoli tifoni il Giappone, per finire con i 300mila morti provocati dallo tsunami. Nel contempo, a poco più di un anno dall'allargamento, l'Unione Europea si è trovata a fronteggiare una delle più profonde crisi della sua storia, economica ma anche politica, istituzionale e d'identità. I "no" di Francia e Paesi Bassi nei referendum sulla Costituzione Europea sono apparsi come il segnale evidente di un malessere ben più profondo. Tra le cause dei risultati referendari, molti osservatori hanno identificato la paura del social dumping, ossia della concorrenza da parte dei lavoratori provenienti dai nuovi Paesi membri, dove ancora vigono salari più bassi.

IN ITALIA. Dal 1970 ad oggi in Italia si è passati da meno di 100mila immigrati a quasi 3 milioni, con un aumento di ben venti volte e un elevato ritmo di crescita negli ultimi cinque anni. Continuando così, e a maggior ragione se andranno incrementandosi i flussi per ricongiungimento familiare e inserimento lavorativo, i soggiornanti supereranno forse i 3 milioni già entro il 2006.

Ma chi sono e come vivono gli stranieri sul territorio nazionale? Gli immigrati hanno in media una formazione più soddisfacente rispetto agli italiani (4,6% in più di laureati e diplomati e 2,8 che hanno frequentato la scuola media). In ordine alla mobilità interna, significativa la propensione per i flussi in uscita dalle regioni meridionali a favore dell'Italia del Nord. Tra le regioni italiane in grado di offrire agli immigranti il più soddisfacente livello complessivo di integrazione, sorprendentemente si trova al primo posto una regione del Centro di medie dimensioni, le Marche, piuttosto che uno dei grandi contesti del Nord Italia.

Parlando di flussi migratori si deve, in ragione della problematicità del fenomeno, far cenno anche ai flussi irregolari degli stranieri. I dati sulle persone approdate sul territorio nazionale al 31 dicembre 2004 attestano una flessione del 4,8% rispetto al 2003. Sono coinvolte quasi esclusivamente le coste siciliane (99,7% del totale delle persone sbarcate in ben 239 approdi); mentre il ruolo della Calabria (appena 23 persone sbarcate, di cui 12 dalla Turchia, 10 dalla Palestina e una dalla Libia) e della Puglia (ove si è registrato un solo sbarco, di 18 albanesi a Brindisi) è sempre più ridimensionato. L'allontanamento degli irregolari avviene o direttamente alle frontiere, attraverso le operazioni di respingimento, o in fase successiva, facendo ricorso alle esecuzioni dei provvedimenti di espulsione e di accompagnamento forzato.

L'emigrazione al femminile non può più essere considerata una appendice dei flussi maschili. Le donne immigrate sono più numerose degli uomini, soprattutto nei Paesi a sviluppo avanzato e nei Paesi tradizionali di immigrazione, come l'Australia, il Canada, gli Stati Uniti e la Vecchia Europa, che ne accoglie da sola quasi 30 milioni. In Italia, nel corso degli ultimi anni, per influsso dei nuovi arrivi la popolazione immigrata ha assunto una connotazione sempre più femminile. Se nel 1991 le immigrate erano il 42% della presenza totale dei soggiornanti, nel 2002 hanno raggiunto il milione, con un'incidenza del 48,4%. Non è escluso che le donne immigrate in Italia presto uguaglino o superino la componente maschile.

L'integrazione degli stranieri sul territorio nazionale si basa su un loro più rapido e completo inserimento; numerose, al riguardo, anche se non ancora sufficienti, le iniziative messe a punto a livello territoriale e nazionale. A partire dall'Unar, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, un ufficio per la "promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull'origine etnica", costituito presso il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Per la realizzazione di tali compiti, a dicembre 2004 è stato attivato un apposito conctat center (numero verde: 800.901010).

In tema di integrazione si deve anche fare cenno ai Consigli Territoriali per l'Immigrazione (Cti), istituiti a livello provinciale, con il compito di analizzare le esigenze degli immigrati sul territorio e promuovere interventi da attuare a livello locale. I Cti sono presieduti dai Prefetti e composti da rappresentanti delle amministrazioni locali dello Stato, della Regione e degli Enti locali.

Infine, i dati relativi alla presenza dei minori stranieri in Italia. Si stima che nel nostro Paese, all'inizio del 2005, costoro abbiano raggiunto i 491.230, una quota pari al 17,6% del totale. Questi giovani provengono dall'Africa (25,4%) e dall'Asia (23,3%).

PARI OPPURTUNITA'. Integrazione significa anche assistenza sanitaria a favore dello straniero che, nella maggior parte dei casi, soffre patologie che scaturiscono dalle scadenti condizioni abitative e lavorative, dalle difficoltà di relazione e di socializzazione e dal grado di accesso ai servizi sanitari. Tre devono essere gli ambiti di azione privilegiata per garantire realmente agli stranieri pari opportunità rispetto ai cittadini italiani: la certezza del diritto all'assistenza, la garanzia dell'accessibilità, la promozione delle fruibilità.

Altro capitolo di grande attualità riguarda l'accesso degli immigrati al mercato immobiliare italiano. Prima del 1997 quasi il 100% della domanda abitativa era rivolta all'affitto; nel triennio 2001-2003, e soprattutto nel corso del 2004, è progressivamente aumentato il numero di immigrati proprietari di case, in particolare nelle periferie delle grandi città e nei quartieri "multietnici". Nel 2004 circa 110mila extracomunitari hanno acquistato un'abitazione (coprendo il 12,6% delle compravendite totali). Gli immigrati optano in genere per le periferie delle grandi città del Nord o per l'hinterland; solo nel Sud si registra l'acquisto anche in zone centrali, nei quartieri di maggior fatiscenza progressivamente abbandonati dagli italiani.

La Caritas, tramite i Centri di ascolto, ha rilevato i bisogni sociali espressi dagli immigrati. Tali necessità risultano principalmente relative al reddito, alla mancanza di lavoro e dell'abitazione. Il lavoro è fattore di disagio per un quinto delle richieste; da disoccupati, infatti, si rimane esposti al bisogno di assistenza per necessità primarie quali il vitto, i beni materiali, l'alloggio, i sussidi economici.

Una difficile quotidianità che, con lo status d'irregolarità, facilita lo scivolamento nella devianza, e soprattutto, la commissione di quei reati compiuti per soddisfare esigenze primarie, come anche il ricatto da parte di organizzazioni criminali. Nel corso del 2005 ne sono stati denunciati 116.392, il 21,7% del totale. Inoltre, tra gli arrestati e i denunciati nel 2004, ben 171.811 erano privi di permesso di soggiorno. La distribuzione geografica dei denunciati rileva come il Nord Italia occupi oltre la metà del totale (53,9%), in particolare il Nord-Ovest, che da solo raggiunge il 32,9% del dato nazionale. L'Italia è, in Europa, il Paese con il più alto tasso di popolazione carceraria straniera. Al 31 marzo 2005 la sua incidenza sul totale dei detenuti ammontava al 31,9%: 18.343 su 57.441.

RELIGIONE. Ogni straniero si connota per un proprio credo religioso, e quindi le migrazioni sono un fattore di globalizzazione anche da questo punto di vista: non nel senso di una fusione delle varie religioni, ma di una loro co-presenza, che richiede aperture tanto da parte dei Paesi di accoglienza che di quelli di origine. In Italia tra gli immigrati i cristiani sfiorano quasi la metà del totale (49,5%) e questo per la rilevante crescita degli ortodossi (20,3% contro il 22,6% dei cattolici); più contenuta la percentuale dei protestanti (4,7%) e di altri gruppi cristiani (1,9%). I musulmani sono il 33,05% e gli ebrei lo 0,3. I cristiani sono la maggioranza assoluta nel Lazio, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Trentino, Umbria, Abruzzo, Campania, Molise. I cattolici raggiungono le percentuali più alte in Liguria e Lazio, mentre i protestanti arrivano all'8,9% in Sardegna, per una consistente presenza di americani e tedeschi. I musulmani sfiorano la maggioranza assoluta in Valle d'Aosta (49%) e superano il 40% in Puglia.

Umberto Pinotti