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È
ormai prassi che ogni anno la Caritas italiana presenti gli
aspetti numerici del variegato "pianeta stranieri", nella
veste editoriale di un Dossier Statistico Immigrazione. Lo ha
fatto anche lo scorso aprile, con il rapporto relativo al
2005: 63 capitoli e cinque parti, completate da un efficace
corredo statistico.
Lo slogan di questa edizione:
"Immigrazione è globalizzazione", intende sottolineare come il
fenomeno della mobilità sia andato sempre più sviluppandosi nel
mondo globalizzato di oggi, che agevola incredibilmente rispetto al
passato i mezzi di comunicazione e di trasporto. L'immigrazione non
solo si avvale delle condizioni della globalizzazione, ma ne è, al
tempo stesso, una tra le espressioni più significative. Si parla al
riguardo di "globalizzazione dal basso", talvolta contrapposta,
talvolta complementare, a quella promossa dalle istituzioni
politiche ed economiche.
Gli immigrati, protagonisti di
questo processo, hanno accreditato un concetto innovativo dello
spazio e delle sue connotazioni giuridiche. Chi si sposta ha
confrontato il suo Paese con gli altri, è interessato a migliorare
la propria situazione economica, è spinto spesso anche da nuovi
orizzonti sociali, culturali e religiosi, è portatore di un
progetto di crescita non solo personale ma anche di ambiente.
CONTESTO INTERNAZIONALE ED
EUROPEO. La popolazione mondiale nel 2004 ha quasi raggiunto i
6,4 miliardi di persone, e prevedibilmente nel 2050 arriverà ai 9
miliardi, nonostante l'ormai evidente rallentamento della crescita.
La distribuzione della popolazione del pianeta e quella della
ricchezza mostrano, ancora una volta, la sperequazione dell'accesso
alle risorse globali. Basti pensare che metà della ricchezza
mondiale appartiene ai cittadini dell'Europa e dell'America
settentrionale, mentre la restante metà è a disposizione dell'83,4%
dell'umanità.
Nel rapporto ampio spazio viene
dedicato alle emergenze del pianeta: «Clima, cibo, malattie,
nucleare, armi, acqua, petrolio, rifugiati ambientali, demografia e
biodiversità». A tale proposito, mentre gli aiuti ufficiali allo
sviluppo tengono il passo, gli investimenti in armi crescono,
raggiungendo il trilione di dollari; inoltre, il controllo delle
risorse ha provocato almeno 12 degli ultimi 50 conflitti, con 5
milioni di morti e 6 di profughi nel corso degli ultimi 10
anni.
E come non parlare dei «disastri
innaturali», cartina di tornasole del declino degli ecosistemi e
del mutamento climatico? Nel 2004 quattro uragani hanno devastato
la Florida, innumerevoli tifoni il Giappone, per finire con i
300mila morti provocati dallo tsunami. Nel contempo, a poco più di
un anno dall'allargamento, l'Unione Europea si è trovata a
fronteggiare una delle più profonde crisi della sua storia,
economica ma anche politica, istituzionale e d'identità. I "no" di
Francia e Paesi Bassi nei referendum sulla Costituzione Europea
sono apparsi come il segnale evidente di un malessere ben più
profondo. Tra le cause dei risultati referendari, molti osservatori
hanno identificato la paura del social dumping, ossia della
concorrenza da parte dei lavoratori provenienti dai nuovi Paesi
membri, dove ancora vigono salari più bassi.
IN ITALIA. Dal 1970 ad oggi
in Italia si è passati da meno di 100mila immigrati a quasi 3
milioni, con un aumento di ben venti volte e un elevato ritmo di
crescita negli ultimi cinque anni. Continuando così, e a maggior
ragione se andranno incrementandosi i flussi per ricongiungimento
familiare e inserimento lavorativo, i soggiornanti supereranno
forse i 3 milioni già entro il 2006.
Ma chi sono e come vivono gli
stranieri sul territorio nazionale? Gli immigrati hanno in media
una formazione più soddisfacente rispetto agli italiani (4,6% in
più di laureati e diplomati e 2,8 che hanno frequentato la scuola
media). In ordine alla mobilità interna, significativa la
propensione per i flussi in uscita dalle regioni meridionali a
favore dell'Italia del Nord. Tra le regioni italiane in grado di
offrire agli immigranti il più soddisfacente livello complessivo di
integrazione, sorprendentemente si trova al primo posto una regione
del Centro di medie dimensioni, le Marche, piuttosto che uno dei
grandi contesti del Nord Italia.
Parlando di flussi migratori si
deve, in ragione della problematicità del fenomeno, far cenno anche
ai flussi irregolari degli stranieri. I dati sulle persone
approdate sul territorio nazionale al 31 dicembre 2004 attestano
una flessione del 4,8% rispetto al 2003. Sono coinvolte quasi
esclusivamente le coste siciliane (99,7% del totale delle persone
sbarcate in ben 239 approdi); mentre il ruolo della Calabria
(appena 23 persone sbarcate, di cui 12 dalla Turchia, 10 dalla
Palestina e una dalla Libia) e della Puglia (ove si è registrato un
solo sbarco, di 18 albanesi a Brindisi) è sempre più
ridimensionato. L'allontanamento degli irregolari avviene o
direttamente alle frontiere, attraverso le operazioni di
respingimento, o in fase successiva, facendo ricorso alle
esecuzioni dei provvedimenti di espulsione e di accompagnamento
forzato.
L'emigrazione al femminile non può
più essere considerata una appendice dei flussi maschili. Le donne
immigrate sono più numerose degli uomini, soprattutto nei Paesi a
sviluppo avanzato e nei Paesi tradizionali di immigrazione, come
l'Australia, il Canada, gli Stati Uniti e la Vecchia Europa, che ne
accoglie da sola quasi 30 milioni. In Italia, nel corso degli
ultimi anni, per influsso dei nuovi arrivi la popolazione immigrata
ha assunto una connotazione sempre più femminile. Se nel 1991 le
immigrate erano il 42% della presenza totale dei soggiornanti, nel
2002 hanno raggiunto il milione, con un'incidenza del 48,4%. Non è
escluso che le donne immigrate in Italia presto uguaglino o
superino la componente maschile.
L'integrazione degli stranieri sul
territorio nazionale si basa su un loro più rapido e completo
inserimento; numerose, al riguardo, anche se non ancora
sufficienti, le iniziative messe a punto a livello territoriale e
nazionale. A partire dall'Unar, Ufficio Nazionale
Antidiscriminazioni Razziali, un ufficio per la "promozione della
parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate
sulla razza o sull'origine etnica", costituito presso il
Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio
dei Ministri. Per la realizzazione di tali compiti, a dicembre 2004
è stato attivato un apposito conctat center (numero verde:
800.901010).
In tema di integrazione si deve
anche fare cenno ai Consigli Territoriali per l'Immigrazione (Cti),
istituiti a livello provinciale, con il compito di analizzare le
esigenze degli immigrati sul territorio e promuovere interventi da
attuare a livello locale. I Cti sono presieduti dai Prefetti e
composti da rappresentanti delle amministrazioni locali dello
Stato, della Regione e degli Enti locali.
Infine, i dati relativi alla
presenza dei minori stranieri in Italia. Si stima che nel nostro
Paese, all'inizio del 2005, costoro abbiano raggiunto i 491.230,
una quota pari al 17,6% del totale. Questi giovani provengono
dall'Africa (25,4%) e dall'Asia (23,3%).
PARI OPPURTUNITA'.
Integrazione significa anche assistenza sanitaria a favore dello
straniero che, nella maggior parte dei casi, soffre patologie che
scaturiscono dalle scadenti condizioni abitative e lavorative,
dalle difficoltà di relazione e di socializzazione e dal grado di
accesso ai servizi sanitari. Tre devono essere gli ambiti di azione
privilegiata per garantire realmente agli stranieri pari
opportunità rispetto ai cittadini italiani: la certezza del diritto
all'assistenza, la garanzia dell'accessibilità, la promozione delle
fruibilità.
Altro capitolo di grande attualità
riguarda l'accesso degli immigrati al mercato immobiliare italiano.
Prima del 1997 quasi il 100% della domanda abitativa era rivolta
all'affitto; nel triennio 2001-2003, e soprattutto nel corso del
2004, è progressivamente aumentato il numero di immigrati
proprietari di case, in particolare nelle periferie delle grandi
città e nei quartieri "multietnici". Nel 2004 circa 110mila
extracomunitari hanno acquistato un'abitazione (coprendo il 12,6%
delle compravendite totali). Gli immigrati optano in genere per le
periferie delle grandi città del Nord o per l'hinterland; solo nel
Sud si registra l'acquisto anche in zone centrali, nei quartieri di
maggior fatiscenza progressivamente abbandonati dagli italiani.
La Caritas, tramite i Centri di
ascolto, ha rilevato i bisogni sociali espressi dagli immigrati.
Tali necessità risultano principalmente relative al reddito, alla
mancanza di lavoro e dell'abitazione. Il lavoro è fattore di
disagio per un quinto delle richieste; da disoccupati, infatti, si
rimane esposti al bisogno di assistenza per necessità primarie
quali il vitto, i beni materiali, l'alloggio, i sussidi
economici.
Una difficile quotidianità che, con
lo status d'irregolarità, facilita lo scivolamento nella devianza,
e soprattutto, la commissione di quei reati compiuti per soddisfare
esigenze primarie, come anche il ricatto da parte di organizzazioni
criminali. Nel corso del 2005 ne sono stati denunciati 116.392, il
21,7% del totale. Inoltre, tra gli arrestati e i denunciati nel
2004, ben 171.811 erano privi di permesso di soggiorno. La
distribuzione geografica dei denunciati rileva come il Nord Italia
occupi oltre la metà del totale (53,9%), in particolare il
Nord-Ovest, che da solo raggiunge il 32,9% del dato nazionale.
L'Italia è, in Europa, il Paese con il più alto tasso di
popolazione carceraria straniera. Al 31 marzo 2005 la sua incidenza
sul totale dei detenuti ammontava al 31,9%: 18.343 su 57.441.
RELIGIONE. Ogni straniero si
connota per un proprio credo religioso, e quindi le migrazioni sono
un fattore di globalizzazione anche da questo punto di vista: non
nel senso di una fusione delle varie religioni, ma di una loro
co-presenza, che richiede aperture tanto da parte dei Paesi di
accoglienza che di quelli di origine. In Italia tra gli immigrati i
cristiani sfiorano quasi la metà del totale (49,5%) e questo per la
rilevante crescita degli ortodossi (20,3% contro il 22,6% dei
cattolici); più contenuta la percentuale dei protestanti (4,7%) e
di altri gruppi cristiani (1,9%). I musulmani sono il 33,05% e gli
ebrei lo 0,3. I cristiani sono la maggioranza assoluta nel Lazio,
Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Trentino, Umbria, Abruzzo,
Campania, Molise. I cattolici raggiungono le percentuali più alte
in Liguria e Lazio, mentre i protestanti arrivano all'8,9% in
Sardegna, per una consistente presenza di americani e tedeschi. I
musulmani sfiorano la maggioranza assoluta in Valle d'Aosta (49%) e
superano il 40% in Puglia. |