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Cari
Lettori,
più volte mi è capitato di assistere o essere attore di una
cerimonia di avvicendamento del Comandante e, se guardo indietro
negli anni, molte sono le cerimonie e tanti i ricordi. La costante
che tutte le accompagna è un insieme di emozioni, che si ripetono
ogni volta con sfumature diverse. C'è qualcosa di nuovo, anzi di
antico, ma forse entrambi.
Erano questi i pensieri che si affacciavano alla mente, mentre
assistevo, poche ore orsono, al "cambio" del Comandante Generale
dell'Arma dei Carabinieri. Ed erano appunto la solennità del rito e
le presenze autorevoli ad avere un sapore antico, quale si può
cogliere soltanto nelle grandi occasioni, quando gli uomini sanno
di vivere un momento importante.
E all'emozione del distacco ecco aggiungersi l'attenzione verso
colui che è chiamato a subentrare e che con parole antiche assume
un impegno nuovo: il ringraziamento si fonde con l'augurio in un
continuum, che è proprio della vita delle Istituzioni solide,
quelle che sanno di essere custodi di valori condivisi e che hanno
certezza del ruolo loro affidato dal Paese.
Comprenderete bene, cari Lettori, perché essere grati al Gen.
Gottardo e perché essere fiduciosi nel Gen. Siazzu. Il passaggio
del testimone è soltanto un attimo di una grande storia, iniziata
circa duecento anni fa, della quale i Carabinieri e, primi fra
tutti, i Comandanti Generali sono i custodi e gli attori.
Con queste consapevolezze, in uno con i Lettori, esprimiamo il
nostro saluto riconoscente al Gen. Gottardo e l'augurio di buon
lavoro al Gen. Siazzu.
Elio Toscano |