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Da qualche tempo a questa
parte sembra che la letteratura obbedisca in qualche misura
allo stesso meccanismo della gastronomia. Ne è un tipico
esempio il best-seller americano Il Codice da Vinci, del
giovane scrittore che il pubblico di tutto il mondo ha
consacrato come una delle rivelazioni della prosa
contemporanea. Dan Brown, 42 anni, nato a Exeter nel sud del
New Hampshire, studioso di storia dell'arte e docente di
inglese, ma anche (non tutti lo sanno) pianista e cantante
mancato, ha venduto milioni di copie del suo romanzo più
famoso, tradotto in più di 40 lingue. Fra le polemiche della
critica e degli storici e gli strali del Vaticano, la fatica
letteraria più apprezzata degli ultimi anni ha fatto parlare
di sé a non finire. E naturalmente, inevitabilmente, la carta
si è fatta celluloide. Il bravo regista Ron Howard,
adolescente un po' imbranato della serie televisiva Happy
days, che come un vino di qualità sembra migliorare
invecchiando, ha messo in scena la storia con grande maestria
e notevole impiego di risorse, fino a renderla un prodotto di
largo consumo che sta letteralmente spopolando nelle sale
cinematografiche in ogni angolo del pianeta.
La Columbia Pictures ha programmato
l'evento con lucida strategia, giocando sulle attese e lasciando
trapelare ogni tanto qualche dettaglio, per poi decretare la
trionfale uscita in contemporanea mondiale per il 19 maggio scorso.
Tom Hanks vi recita il ruolo del protagonista, il professor Robert
Langdon di Harvard, affiancato da Audrey Tautou, indimenticata
enfant prodige del Favoloso mondo di Amélie.
Per i tanti che hanno letto il
libro, il film rischia di apparire come una ripetizione che in
molte scene ha un retrogusto di déjà-vu. Taluni dei sostenitori più
accaniti della tesi della discendenza di Gesù e della Maddalena
ravvisano nella versione cinematografica una sintesi sbiadita e
riduttiva del testo del loro profeta.
Per chi non se l'era sentita di
affrontare la lettura di un volume così consistente (523 pagine
nella sua edizione italiana più nota) e ha preferito cavarsela con
un paio d'ore davanti al grande schermo, la pellicola risulta
invece ricca di colpi di scena, dotata di ritmo e tensione fino al
suo epilogo, quest'ultimo invero un po' improbabile.
Andando all'analisi della vicenda,
si deve osservare che essa trae spunto da una ricerca storica
estremamente lunga e approfondita, non a caso durata molti anni. La
trama contiene innumerevoli riferimenti ai Vangeli gnostici,
all'avvento del Cristianesimo nella Roma imperiale sotto il dominio
di Costantino, al Graal, alle Crociate e ai Cavalieri Templari, a
una ipotetica reggenza del Priorato di Sion che va da Goffredo di
Buglione a Leonardo e Isacco Newton, fino al Novecento con Jean
Cocteau.
Talune delle citazioni sono
storicamente fondate, altre - per ammissione stessa dell'Autore -
costituiscono la parte romanzata. A partire da un forte atto
d'accusa nei riguardi dell'Opus Dei, che nell'intreccio viene
indicata come la parte più corrotta e conservatrice della Chiesa,
rea di voler combattere a ogni costo la verità di un Cristo sposo e
padre, troppo uomo per poter essere venerato nella sua essenza di
figlio di Dio e parte della Trinità.
La teoria di fondo non è del tutto
originale. Numerosi spunti sono contenuti nel romanzo Il Santo
Graal di Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln, uscito nel
Regno Unito nel 1982. Un'opera che a suo tempo aveva provocato un
forte scalpore e che già conteneva le idee del Graal inteso come
discendenza del sangue reale e del complotto del Priorato di Sion.
Addirittura gli Autori vi avevano sostenuto la tesi che Gesù non
fosse morto sulla croce; sarebbe invece fuggito con la sua sposa in
Francia, ove sarebbe vissuto fino all'età di settantaquattro anni.
Nell'ottobre 2000 Baigent e Leigh hanno sporto denuncia nei
riguardi degli editori di Dan Brown, sostenendo che l'intero
castello su cui si fondava Il Codice da Vinci era tratto dal
proprio lavoro.
Come spesso accade, anche in ciò di
cui parliamo nel peggior difetto si nasconde quello che è forse il
merito principale. Il libro di Brown, con la sua commistione fra
realtà e fantasia, storia e invenzione, ha suscitato e continua a
suscitare moltissima curiosità, intorno a fatti la cui storicità è
tuttora oggetto di ricerche che non hanno portato a conclusioni
definitive. Esaminiamo insieme alcuni aspetti di questo particolare
mondo.
LA MADDALENA. Nel 1945
in Egitto, a Nag Hammadi, una spedizione archeologica ha
rinvenuto alcuni antichi manoscritti. Vi sono stati
riconosciuti dei Vangeli attribuibili a Filippo e a Maria
Maddalena, scritti nella lingua dei cristiani egiziani, il
copto. Taluni versi alludono a una relazione fra Gesù e la
Maddalena, preferita rispetto agli altri discepoli al punto da
cagionare le loro gelosie, in particolare quella di Pietro.
Emblematico il passo che segue, tratto dal Vangelo di Filippo:
«E la compagna del Salvatore è Maria Maddalena. Cristo la
amava più di tutti gli altri discepoli e soleva spesso
baciarla sulla bocca. Gli altri discepoli ne furono offesi ed
espressero disapprovazione. Gli dissero: perché la ami più di
tutti noi?».
Così, invece, dal Vangelo di Maria
Maddalena. Pietro è irritato verso Gesù: «Il Salvatore ha davvero
parlato con una donna senza che noi lo sapessimo? Dobbiamo tutti
girarci dall'altra parte e ascoltare lei? (…) E Levi (altro nome di
Matteo) rispose: Pietro, tu sei sempre stato facile alla collera.
Ora ti vedo lottare contro la donna come un avversario. Se il
Salvatore l'ha resa meritevole, chi sei invero tu per rifiutarla?
Certo, il Salvatore la conosce bene. Per questo ha amato lei più di
noi».
È difficile stabilire quale sia la
verità storica dei rapporti personali che intercorrevano
all'interno del gruppo, laddove pochi sono i riferimenti alla
Maddalena anche nei quattro Vangeli iscritti nel canone del Nuovo
Testamento. Sembra però priva di consistente riscontro la tesi che
Maddalena fosse una prostituta, adombrata a partire dal IV secolo.
Come tale l'aveva bollata nel 591 dopo Cristo papa Gregorio I
Magno, che aveva tratto tale conclusione dalla lettura del Vangelo
di Luca. In un passo (7:37-38) l'apostolo narra di una peccatrice
che viene a Gesù con un vasetto di olio profumato, con il quale
prende a cospargere i suoi capelli, baciandoli, bagnandoli di
lacrime e asciugandoli infine con i propri. Nella pagina successiva
Gesù è intento a scacciare i demoni da Maria Maddalena. Da lì il
collegamento fra i due episodi e la conclusione che la donna
facesse di mestiere la meretrice.
Il dettaglio più difficile da
dimostrare riguarda la tela Il cenacolo di Leonardo, custodita a
Milano nella Basilica di Santa Maria delle Grazie e restituita al
pubblico nel 1999 a seguito di imponenti lavori di restauro. Nel
dipinto, accanto a Gesù la critica vuole trovarsi Giovanni. Secondo
Dan Brown, però, i lineamenti aggraziati e i capelli lunghi della
figura appartengono a un personaggio femminile: la Maddalena. La
donna, sposa di Gesù, incinta all'atto della crocifissione, sarebbe
fuggita in Francia con l'aiuto di Giuseppe di Arimatea e lì avrebbe
dato alla luce la piccola Sara, da cui sarebbe discesa la dinastia
merovingia.
Nel Medio Evo, su un preteso viaggio
di Maddalena verso quelle terre, fiorirono oltralpe diverse
leggende. Secondo una di esse, la donna sarebbe sbarcata intorno al
40 dopo Cristo presso un paesino della Camargue insieme ad altri
esuli dalla Palestina, fra cui una sorella della Vergine e la madre
di Giacomo e Giovanni. Tuttora questo ipotetico evento è ricordato,
il 24 e il 25 maggio di ogni anno, con un grande pellegrinaggio
verso il paesino da parte degli zingari, che si considerano
discendenti dell'etiope Sara, la quale, stando alla leggenda,
sarebbe stata la serva della Maddalena.
Una leggenda ancora più antica vuole
che le ossa della sposa di Gesù siano sepolte a Vézelay, in
Borgogna, in una grande chiesa abbaziale.
IL SANTO GRAAL. Con il
nome di Graal si intende il Calice utilizzato da Gesù durante
l'ultima cena, con il quale sarebbe stato raccolto il suo
sangue ai piedi della croce. Il primo riferimento è contenuto
nel racconto Conte du Graal del poeta francese del XII secolo
Chrétien de Troyes, che lo avrebbe forse inventato o avrebbe
attinto da opere precedenti.
L'equivoco, o come vogliamo
definirlo, sta nell'intreccio fra le due parole che compongono
l'espressione completa. Da Saint Graal (santo calice) a Sang Real
(sangue reale) il passo è breve, specie nella pronuncia. Fatto
questo passo, il successivo porta a ritenere che il più grande
mistero legato alla morte di Gesù sia il suo sangue, nel senso
della discendenza, portata in grembo dalla sua donna. Un seme di
nobile lignaggio in quanto entrambi gli sposi sarebbero stati
discendenti di re. Il Cristo sarebbe appartenuto alla stirpe di
David (due genealogie sono contenute rispettivamente nei Vangeli di
Matteo e Luca), Maddalena a sua volta sarebbe venuta dalla tribù di
Beniamino, della quale faceva parte Saul, primo re di Israele.
I CAVALIERI TEMPLARI.
L'Ordine dei Templari, oggetto di forte interesse da parte degli
storici e del grande pubblico, racchiude nella sua storia uno dei
più affascinanti misteri del Medio Evo, legato alle ragioni
profonde della sua esistenza e soprattutto della sua fine. Quel che
è certo è che esso visse per soli duecento anni, fra il XII e il
XIV secolo. Nel 1118 il giuramento di difendere la Terrasanta,
innanzi a re Baldovino. Nel 1307 la soppressione, disposta da
Filippo IV e definitivamente sancita con una bolla papale di
Clemente V del 22 marzo 1312, per causa di eresia.
Al principio l'Ordine, che prese il
nome dal Tempio di Gerusalemme, nei pressi del quale si trovava la
sua sede, si occupava dell'assistenza ai pellegrini. Intorno al
1130 assunse invece le caratteristiche di una struttura militare.
Acquistò nel tempo un grande potere in quanto prese a svolgere
l'attività di prestito di denaro su vasta scala. Ai Templari è
attribuita l'invenzione dell'assegno circolare e della
cambiale.
Il sospetto di eresia nacque, oltre
che per pratiche di iniziazione ritenute blasfeme ed oscene, anche
per le simpatie dei Cavalieri verso la religione musulmana e i riti
eterodossi praticati in Siria. L'ultimo Gran Maestro dell'Ordine,
Jacques de Molay, fu arso sul rogo a Parigi nel 1314, ma prima di
morire scagliò un formidabile anatema conto i suoi persecutori, re
Filippo e papa Clemente. Entrambi morirono nello stesso anno.
IL PRIORATO DI SION.
Secondo la leggenda sposata nel Codice da Vinci, il Priorato
sarebbe una società segreta tuttora in vita, fondata nel
lontano 1099, anno della conquista di Gerusalemme. La sua
nascita si dovrebbe addirittura a Goffredo di Buglione,
condottiero della Prima Crociata, che intendeva trovare le
prove della propria discendenza da Gesù per legittimare
l'aspirazione al trono di Francia. Per tutto il corso della
storia, il Priorato avrebbe custodito il segreto del Graal,
preservandolo dagli attacchi esterni ed interni, agendo sotto
la guida delle eminenti personalità del mondo della cultura e
della scienza di cui si è detto, fra le quali sarebbero da
annoverare anche Sandro Botticelli e Victor Hugo. In realtà
l'unico Priorato davvero esistito è quello fondato in Francia
nel 1956 da Pierre Plantard. Egli ribattezzò con il nome di
Sion una collinetta posta all'interno della sua tenuta in Alta
Savoia e diede vita in quella sede a un circolo sociale, del
quale era l'unico iscritto, il cui scopo principale era quello
di dimostrare l'improbabile tesi dell'antica società fondata
da Goffredo di Buglione. Plantard produsse a sostegno di ciò
numerosi documenti (falsi, naturalmente), ma nello stesso anno
della fondazione del Priorato dové chiudere i battenti e fu
condannato per corruzione di minori.
DAN BROWN COME UMBERTO ECO?
L'accostamento più ardito dell'opera del professore americano è
quello con il notissimo romanzo Il nome della rosa. Se ne è molto
parlato, i puristi della critica letteraria hanno gridato allo
scandalo, ma il tormentone è rimasto presente nell'immaginario di
molti lettori. In realtà lo scrittore piemontese lascia ben
intendere quale sia la sua opinione riguardo alle teorie
pseudostoriche da cui trarrà spunto Dan Brown. Egli traccia in una
delle sue opere più importanti, Il pendolo di Foucault, un'acuta
parodia della critica favorevole scritta da Anthony Burgess a
proposito del romanzo Il Santo Graal, di cui abbiamo parlato in
precedenza. Una sua colorita espressione indica, ad esempio, che
«…la realtà storica del Sacro Calice equivale a quella di Pinocchio
o Cappuccetto Rosso». Fra storia e favola passa più o meno la
differenza che c'è fra essere milionari e sognare di diventarlo.
Quanto basta per assistere all'evento cinematografico dell'anno con
una sana voglia di svago. Senza pretendere di trovarvi delle
rivelazioni epocali. |