A colloquio con il
Comandante
Il colonnello Edoardo Lepre è un
romano simpatico e schietto come molti suoi concittadini, per nulla
distaccato, anzi, socievole e disponibile. Oltre alle sue doti
comunicative e all'indiscussa professionalità, c'è da dire che è un
appassionato della vela, ma non così, come tanti, un semplice
amatore.
No: è un agonista che fa gare a
livello nazionale, padre di un campione internazionale dello stesso
sport.
Ed è il Comandante dei Carabinieri
Antifalsificazione Monetaria.
Gli rivolgiamo qualche domanda.
Colonnello, chi è il
falsario?
«Potrei rispondere che è un
romantico, e in qualche modo lo è per davvero. Si tratta infatti di
una figura criminale particolare, dal sapore, diciamo così, un po'
antico, con una componente di creatività che lo distingue dai
delinquenti comuni. E qui devo precisare che, tecnicamente, il
falsario è colui che materialmente fabbrica il denaro falso, moneta
o banconota che sia, ma non lo spaccia, salvo le rarissime
eccezioni di quelli che lo producono per proprio uso. Parliamo di
un artigiano che in genere ama il proprio "lavoro", un po' come i
"tombaroli", spesso impegnato anche in attività legali (magari
nella tipografia in cui di giorno stampa biglietti da visita
piuttosto che manifesti pubblicitari e di notte e/o nei giorni
festivi pezzi da 20 o 50 euro). Rifugge la violenza e normalmente è
un tipo anonimo. Una nota d'orgoglio - scherza l'ufficiale -: i
"professionisti" italiani del settore sono considerati tra i
migliori sul mercato... dei veri artisti».
Chi è allora lo
spacciatore?
«Un criminale comune, quello sì, che
entra nei vari passaggi della filiera di distribuzione. Mi spiego.
Dal fabbricante il pezzo viene acquistato, di massima su
commissione, ad un prezzo di circa il 10 per cento del valore
nominale, variabile a seconda della qualità e quantità del
prodotto; poi il committente lo vende a sua volta a qualcun altro,
finché il denaro arriva ai dettaglianti (piccoli gruppi o individui
isolati) distribuito in somme contenute, con un ricarico finale
oscillante intorno al 50 per cento del valore. Non si tratta però
di un "percorso" stabile, perché il committente non è un
capo-maglia, piuttosto è un grossista, un referente al quale,
all'occorrenza, si rivolgono gli altri mediatori che organizzano il
traffico».
Entra in questo giro la
criminalità organizzata?
«Al momento non ci sono riscontri
per poter attribuire un ruolo diretto nella filiera del falso
nummario alla grande criminalità organizzata di tipo mafioso.
Certo, ad essa nulla sfugge mai di ogni attività illecita sul
territorio di competenza, per cui, se quella tale zecca o stamperia
clandestina opera, mettiamo il caso, nella zona controllata da una
famiglia camorrista, avviene perché questa lo consente tacitamente,
anche se non partecipa, almeno in apparenza, alla gestione e ai
relativi proventi. L'ipotesi più attendibile è che la
falsificazione monetaria sia considerata dalla criminalità
organizzata poco remunerativa rispetto ai settori tradizionali,
praticati su vasta scala e con ingenti ed immediati utili: ad
esempio del traffico di stupefacenti, armi e prostitute, delle
estorsioni, degli appalti e quant'altro. C'è da rilevare comunque
che i falsari e gli spacciatori usufruiscono indirettamente della
copertura delle cosche, attraverso la vigilanza che queste
esercitano sui movimenti delle Forze di Polizia».
Per i valori bollati e i
documenti valgono le stesse considerazioni?
«No, si tratta di due branche
diverse, perché diverse sono le esigenze da soddisfare. I valori
bollati sono destinati ad usi amministrativi e di frequente sono
immessi sul mercato tramite esercizi pubblici compiacenti; i
documenti falsi, per la maggioranza dei casi, sono direttamente
commissionati al riproduttore, e qui si può affermare che anche la
criminalità organizzata usufruisce del "servizio" anche se non
esercita la "professione"».
Nota: mentre ha luogo l'intervista è
anche in corso un'operazione a vasto raggio riguardante, appunto,
banconote e marche da bollo contraffatte.
E le carte di credito?
«È un settore di falsificazione in
notevolissimo aumento in Italia ove, con un certo ritardo rispetto
ad altri Paesi, si sta ampiamente diffondendo l'uso delle carte di
pagamento. Qui, per ora, il monopolio dell'attività illecita è
nelle mani di gruppi criminali provenienti dall'Est europeo, in
particolare da Bulgaria e Romania. Anche in questa branca i
Carabinieri Antifalsificazione si sono ben documentati e si sono
resi protagonisti, recentemente, di brillanti operazioni, alcune
tutt'ora in corso».
Vuol dire qualcosa ai nostri
lettori?
«Sì. Dirò una massima che può
sembrare banale nella sua ovvietà, ma non lo è affatto: "Chi
conosce il vero evita il falso". Gli spacciatori di denaro
contraffatto contano non soltanto sulla qualità del prodotto ma
anche, e molto, sulla bassa soglia di attenzione dei cittadini,
specialmente per le monete e le banconote di piccolo taglio. Se da
una parte, quindi, noi operatori ci impegniamo a combattere il
crimine affinando le conoscenze tecniche e le strategie di
contrasto, dall'altra invitiamo il cittadino ad osservare
attentamente il denaro, manipolandolo per sentire la consistenza.
Basta farlo una volta, con cura, per ogni pezzo. Renderemo un
servizio a noi stessi e la vita più difficile ai delinquenti».
Banconote sospette
Se ci capitano tra le mani banconote
sospette o se solo vogliamo fare un controllo per tranquillità
nostra, ci sono alcune semplicissime operazioni che possono essere
molto utili. Come prima cosa, la banconota si deve toccare per
sentire la consistenza della carta, che in quelle originali è in
fibra di cotone ed ha la stampa calcografica (ossia in rilievo);
poi si deve muovere, per apprezzarne le iridescenze e gli
inchiostri cangianti dei numeri (quelle false sono monocromatiche);
quindi se ne devono controllare bene le microscritture, difficili
da riprodursi, e bisogna guardare in controluce la filigrana della
carta, il filo di sicurezza e i registri della stampa recto-verso,
nell'angolo superiore sinistro del recto.
Poche, semplicissime regole che
ognuno di noi è in grado di applicare. Basta, magari durante l'ora
della "siesta", prendere una banconota dal portafoglio ed
esaminarla come indicato, cercando di memorizzare i particolari più
significativi, che potranno essere poi confrontati alla
bisogna.
Contraffazione
La realizzazione di una moneta falsa
avviene in due fasi.
Prima c'è la produzione dei conii
per elettroesposizione galvanica; ossia la moneta originale, posta
su un supporto di ottone, viene collocata in un bagno galvanico per
cui, sulla moneta stessa, si deposita uno strato di rame purissimo
che ne riproduce in negativo le figure impresse. Quindi si stacca
l'interno della moneta originale dal suo rivestimento in rame,
detto "pasticca".
A questo punto si passa alla
riproduzione della moneta, prima perfezionando al tornio la
"pasticca", poi ricavando da questa il conio positivo, che a sua
volta sarà rifinito e temprato al forno.
Tramite la pressa si ottiene lo
stampo definitivo in negativo che viene di nuovo tornito e ricotto
in un bagno di olii specifici. Da questo, con l'aggiunta del
caratteristico bordo godronato, per pressione a freddo, si ricavano
le monete false. |