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Con la gente in Italia e all'estero

Due le principali analogie tra il carabiniere "di quartiere", di recente istituzione, e i militari impegnati sullo scenario internazionale. L'aiuto umanitario ed il supporto operativo. Secondo una tradizione ormai radicata nell'Arma

I carabinieri di quartiere hanno ottenuto grandi successi operativi nei primi anni di impiego. Attrezzati con pc palmari, talvolta con Stazioni mobili di riferimento, vengono selezionati anche in base alla conoscenza delle lingue straniereDa 192 anni (da quando il Corpo fu fondato dal Re di Sardegna Vittorio Emanuele I) i Carabinieri sono vicini alla popolazione, vivono in mezzo alla gente, costituiscono un elemento di sicurezza per i cittadini. Le Regie Patenti, promulgate il 13 luglio 1814, prevedevano la nascita di Luogotenenze e Stazioni, distribuite capillarmente su tutto il territorio nazionale, affidate al comando di marescialli e brigadieri. Una struttura rimasta sostanzialmente immutata fino ad oggi. Come certe funzioni specifiche: il pattugliamento delle strade cittadine, per esempio. Il progetto iniziale fu ispirato dal modello della Gendarmerie francese - creata nel XVI secolo e sopravvissuta alla rivoluzione - che aveva il duplice compito di Polizia civile e militare.

Le Stazioni esistono ancora, i marescialli continuano a vigilare sulla tranquillità dei cittadini, ma è chiaro che i tempi cambiano, come cambiano le terminologie e le attrezzature: il maresciallo interpretato cinquant'anni fa da Vittorio De Sica in Pane amore e fantasia (e nei film successivi della fortunatissima serie) è un'immagine ingiallita dal tempo, come tutto il mondo arcaico e paesano che ruotava intorno alla vicenda. Da quattro anni, ai Carabinieri è stato affidato un nuovo servizio - definito "di prossimità" - che viene compiuto dai carabinieri "di quartiere", riconoscibili per la fascia rossa sull'uniforme all'altezza del torace. Ce ne sono più di mille in tutta Italia, e si moltiplicheranno nei prossimi anni. Lo stesso servizio è garantito anche dai poliziotti di quartiere, con caratteristiche e funzioni analoghe.

I carabinieri di prossimità sono dotati di pc palmare (integrato con un cellulare radiolocalizzabile via satellite, che rende possibile anche il collegamento con il sistema di Banche dati delle Forze di Polizia) e possono comunicare (o essere contattati) via Sms. Strumenti moderni, impiegati per favorire un rapporto diretto con la gente anche nelle città medie e grandi, dove tale rapporto è inevitabilmente più complicato.

Il radicamento in un singolo quartiere consente ai militari impiegati di conoscere a fondo i problemi e le esigenze di chi vi abita, di raccogliere le confidenze dei commercianti o dei portieri degli stabili, di scoprire le abitudini della microcriminalità. Di creare un rapporto umano con le persone da difendere, assistere e proteggere. Volti familiari che lasciano un biglietto da visita, con il numero del cellulare, per essere contattati con la massima tempestività ogniqualvolta si crei un'emergenza. La consuetudine crea fiducia e permette ai carabinieri di quartiere di conoscere profondamente la loro zona di attività, di scoprire i punti di riferimento indispensabili per prevenire i reati. I risultati ottenuti in questi primi cinque anni dicono che l'esperimento è perfettamente riuscito, con un bilancio estremamente positivo. In base ai dati disponibili è stato calcolato che nelle zone servite da questo servizio la microcriminalità ha subito una flessione pari quasi al 40 per cento.

Un carabiniere impegnato in una missione all'estero aiuta un bambino a fare i compiti. I militari dell'Arma hanno saputo conquistarsi ovunque la fiducia della genteLa selezione per entrare a far parte del servizio di prossimità è piuttosto severa. Gli aspiranti devono avere spiccate doti di comunicazione, una buona conoscenza delle lingue straniere, e caratteristiche fisiche che li pongano in grado di difendersi anche da soli. Ma è chiaro che nelle scelte si tiene conto anche della "esperienza" di servizio e della conoscenza dei luoghi, caratteristiche queste che possono agevolare la selezione di elementi più anziani. È previsto inoltre un corso addestrativo mirato alle specifiche competenze richieste per il servizio (compreso l'impiego dei mezzi di comunicazione e la capacità di interagire con le altre forze dell'ordine non presenti sul territorio).

Dotati di pistola d'ordinanza, i carabinieri di quartiere sono facilmente localizzabili per un pronto intervento, anche in coordinamento con le altre forze sul territorio (radiomobili, pattuglie a cavallo o in moto, squadre investigative), grazie all'istantanea visualizzazione della posizione di ogni uomo in divisa sulle mappe elettroniche attive sugli schermi della Centrale Operativa.

Ci sono due ragioni che - a dispetto delle apparenze - rendono abbastanza simili l'attività svolta dai carabinieri di quartiere a quella degli uomini impegnati nelle missioni all'estero. La prima riguarda ancora le tradizioni dell'Arma. Sono più di centocinquant'anni che la Benemerita è chiamata a svolgere compiti molto delicati fuori dei confini nazionali. Il battesimo in questo genere di operazioni avvenne nel 1855 in Crimea, durante la guerra che vide il Regno di Sardegna alleato con Francia, Inghilterra ed Austria al fianco della Turchia, chiamata a respingere gli attacchi dell'Impero Russo. Proprio le specifiche attitudini dei Carabinieri indussero il Comandante della spedizione (il generale La Marmora) a impiegarli nella duplice veste di Forza militare e di Polizia, con compiti di supporto alla popolazione investita dalla guerra.

Ed è ancora questo il ruolo che i nostri uomini sono chiamati a svolgere sullo scenario internazionale: operazioni di peace-keeping, addestramento (dove si rende necessario) della Polizia locale, aiuto umanitario e supporto operativo alla popolazione civile. Si può parlare - anche in questo caso - di "prossimità" con la popolazione, della quale è indispensabile conquistarsi la fiducia.

Attualmente sono più di mille i carabinieri impegnati nelle missioni operative all'estero. I teatri sono quelli che hanno conquistato le prime pagine dei giornali per guerre recenti o situazioni di conflitto drammaticamente incancreniti con gli anni. Oltre all'Iraq, con i carabinieri presenti a Nassiriya (dove hanno pagato un pesante tributo in vite umane), gli uomini dell'Arma sono attualmente in Afghanistan, in Bosnia, in Macedonia, nel Kosovo, in Etiopia e in Eritrea, in Israele, in Libano, in Albania. La maggior parte delle operazioni si svolgono sotto l'egida delle Nazioni Unite, della Nato e dell'Osce. L'Arma ha maturato una indiscutibile esperienza nei reggimenti Msu (Multinational Specialized Unit), esperienza che risulterà molto utile nell'imminente creazione di Unità Integrate di Polizia che saranno schierate dall'Unione europea in base agli accordi raggiunti in seno al Consiglio Ue a Petersberg, nel luglio 1992.

Distribuzione di aiuti alla popolazione civile da parte di carabinieri dell'MsuQueste Unità di Polizia saranno a schieramento rapido, flessibili e interoperabili con lo strumento militare: avranno compiti umanitari e di soccorso, e svolgeranno attività di mantenimento della pace, o di ristabilimento di essa. In Albania, l'Arma dovrà assistere la Guardia dello Stato Albanese, un nuovo corpo di Polizia, creato seguendo il modello organizzativo dei Carabinieri. In Palestina, 17 carabinieri sono presenti a Hebron con il compito di supervisionare l'applicazione dell'accordo firmato dal governo di Isreale e dall'Olp: i nostri militari hanno compiti di pattugliamento e sono chiamati a verificare le eventuali violazioni dei diritti fondamentali. Due unità sono presenti in Libano, con compiti di Polizia militare internazionale. Dal novembre 2000 uomini dell'Arma prendono parte alla United Nation Mission in Etiopia and Eritrea, nel Corno d'Africa, dove hanno di recente assunto la responsabilità dell'intero contingente nazionale, fondato prevalentemente su una Compagnia di Polizia militare internazionale e da personale di staff. Un plotone di Carabinieri paracadutisti è presente (in ambito Onu) alla missione Isaf (International Security and Assistance Force) in Afghanistan.

Da sette anni un Reggimento Msu è schierato nell'ambito della forza Nato in Kosovo (Kfor). L'Unità, oltre a svolgere l'ormai consolidata attività di controllo del territorio, con pattugliamento selettivo delle aree sensibili e compiti di mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica, collabora nel campo della Polizia giudiziaria e dell'intelligence criminale con la polizia Onu della missione Unmik (United Nations Mission in Kosovo). In Bosnia l'Arma ha sostenuto il maggior impegno operativo e logistico, partecipando fin dall'inizio alla missione Ifor (Implementation Force) e assolvendo, oltre che funzioni di Polizia militare, anche compiti operativi con uomini del Reggimento Carabinieri Paracadutisti "Tuscania". Dal 1998, l'Arma schiera in Bosnia, in seno alla missione Sfor (Stabilization Force), una Msu.

Dovunque siano stati impiegati, i Carabinieri sono riusciti a conquistarsi la fiducia delle popolazioni civili, grazie alla disponibilità e allo spirito sincero di collaborazione con chi è rimasto vittima delle conseguenze di conflitti sanguinosi. Ed è questo un legittimo motivo di orgoglio per l'Arma e per l'Italia intera.