|
Pastrengo, Vaso d'Eufronio,
Crimea, Ernesto Cabruna, Culqualber, Salvo D'Acquisto,
sofisticazioni alimentari, Volto d'avorio, rifiuti pericolosi,
Totò Riina, inquinamento elettromagnetico, Nassiriya… Si
tratti di sacrificio o di lotta alla criminalità, di dedizione
personale o di salvaguardia del patrimonio artistico, di
contrasto alle ecomafie o di tutela della nostra salute, di
dare una mano, di rappresentarci all'estero, si tratti, in
altre parole, di un qualunque atto della nostra vita
quotidiana, sia come singoli che come comunità, appare
puntuale, nei resoconti che seguono ognuno di quei nomi, di
quegli argomenti, di quei temi (scelti a caso dalla storia e
dalle cronache), un minimo comun denominatore: Carabinieri.
Che ci ritroviamo a leggere o a sentir citato nelle sue varie
accezioni, singolare, plurale, e collettiva: l'Arma. Poche
volte ce ne accorgiamo, raramente lo rileviamo. Del resto,
come stupirsi di qualcosa che si considera naturale presenza
nel nostro quotidiano, quasi fosse esistita da sempre, quasi
fosse nata con il tempo e con la Storia? Fanno parte, insomma,
quegli uomini - e quelle donne - "con gli alamari", del Dna
nazionale, ad implicita conferma del loro profondo rapporto
con l'Italia e gli italiani, del loro essere - prima e più
degli altri - uomini del popolo, figli di quella stessa gente
che vanno (e andavano) a proteggere, aiutare, sostenere. Da
sempre. Da quando erano in tutto «803 effettivi Comandante
compreso» (così recita un documento del 9 agosto 1814, a
venticinque giorni dalla fondazione del Corpo, come si
chiamerà l'Arma fino al 1861), ad oggi che, dal carabiniere
fresco di giuramento al Comandante Generale, sono oltre
100mila i componenti di quella che è una delle quattro Forze
Armate del nostro Paese.
UNA PIRAMIDE. Fisicamente
presenti nelle strade e nelle piazze delle città come sui viottoli
di campagna, ovvero «diffusi sul territorio», per essere tra la
gente, con la gente, ad un tiro di voce da chiunque, vicini,
«prossimi» agli altri. Una "abitudine" mai abbandonata in 192 anni
e divenuta peculiarità, tratto distintivo dell'Arma, in Italia e
all'estero, e poi trasformatasi, evolutasi nel tempo, fino al
Carabiniere di quartiere e alle Msu (vedi pag. 18). Questa
«prossimità», come è definita tecnicamente, è, oggi come ieri,
elemento di fondo di tutta la struttura dell'Arma, che richiama,
graficamente parlando, una piramide: alla base le 4.632 Stazioni
(concrete presenze "a portata di mano"), al vertice il Comando
Generale, nel mezzo quell'insieme chiamato «la Territoriale».
Ovvero l'organizzazione che, a risalire dalle Stazioni, attraverso
le Tenenze, le Compagnie, i Gruppi e i Reparti Territoriali, fa
capo ai Comandi Provinciali, quindi ai Comandi di Regione ed infine
ai Comandi Interregionali.
Una realtà complessa e delicata nel
contempo - che non può mai mancare agli impegni istituzionali
assegnati all'Arma, ieri dal Regno, oggi dalla Repubblica -,
affidata al Comando Generale. Che con lo Stato Maggiore forma
l'Organizzazione Centrale. Responsabile primo, naturalmente, il
Comandante Generale, figura nata con la Benemerita e già prevista,
pur se con il nome di Comandante Supremo, nelle Regie Patenti del
1814, documento fondativo dell'Istituzione. Il Comandante Generale
risponde al Capo di Stato Maggiore della Difesa ed è affiancato sia
dal Vice Comandante Generale, figura istituita a sua volta nel
1833, sia dal Capo di Stato Maggiore (che come tale nasce nel 1936,
ma il cui ruolo esiste dal più lontano 1861, quando le sue
competenze rientravano nella carica del Segretario del "Comitato
dell'Arma", che aveva allora sostituito il preesistente Comando
Generale).
È il Capo di Stato Maggiore,
principale collaboratore del Comandante Generale (dal quale dipende
in via diretta), a coordinare e a dirigere lo Stato Maggiore stesso
- sei i Reparti, altrettanti i responsabili - e, quindi, a far
fronte alle svariate esigenze dell'Arma: dalla gestione del
personale, questioni disciplinari comprese (materia per il I
Reparto: Organizzazione delle Forze), alle esigenze finanziarie ed
amministrative (che fanno capo al VI: Pianificazione,
Programmazione, Bilancio e Controllo), da quelle più propriamente
organizzative (affidate al IV: Logistica), alle applicazioni
informatiche, espressione dell'epoca odierna (che interessano il
III: Telematica), dalle necessità relazionali, promozionali ed
assistenziali (trattate dal V: Comunicazione ed Affari Generali),
agli aspetti esecutivi, ovvero all'Impiego delle Forze, come è
chiamato il II Reparto, all'interno del quale è collocata
(nell'Ufficio Operazioni) la Centrale o Sala Operativa, «centro
propulsore del Comando Generale».
Un centro propulsore che si è
moltiplicato nel Paese, dove sono proprio le Centrali Operative
locali ad avere il continuo polso della situazione, area per area.
Cuori e menti, potremmo dire, della succitata Organizzazione
Territoriale. È alle Centrali Operative, ad esempio, che
confluiscono tutte le richieste di aiuto formulate attraverso il
noto numero telefonico 112 (in dodici mesi più di 6 milioni), ed è
dalla loro interconnessione con quelle degli altri Corpi di
Polizia, con la possibilità di conoscere l'esatto schieramento di
tutte le forze in campo, che si può incrementare l'efficacia di
ogni intervento.
Non solo. In una nazione come la
nostra, con i suoi oltre 8.000 chilometri di coste e un'infinità
tra laghi e fiumi, accade anche di dover recuperare corpi di reato,
cadaveri o relitti dal fondo del mare (o dei laghi, o dei fiumi)
piuttosto che da un pozzo o, ancora, di essere chiamati a prestare
soccorso a vittime di allagamenti e alluvioni. Così come, del
resto, la ricchezza di rilievi, valli e vallette, rende facile
nascondersi tanto quanto perdersi. Ed ecco, allora, l'Arma, che
Vittorio Emanuele I di Savoia aveva voluto quale Corpo militare in
servizio di Polizia su esempio della Gendarmerie francese,
integrare la Territoriale, affiancandole, via via, nuclei e reparti
"dedicati".
Nasce nel 1956, ad esempio,
il Servizio Cinofili (oggi articolato in un Centro presso
Firenze e in più Nuclei locali): i cani, si sa, fiutano quello
che noi neppure odoriamo, tracce di malviventi o di persone
scomparse, stupefacenti in pacchi sospetti, l'esile respiro
delle vittime di valanghe, slavine, disastri naturali. Tre
anni prima, invece, aveva debuttato il Servizio Subacquei,
oggi strutturato in un Centro Carabinieri Subacquei (con sede
a Genova) e in otto Nuclei distribuiti sul territorio
nazionale, e che fa capo al Servizio Navale, ufficialmente
istituito nel 1969, pur se natanti a motore dell'Arma da tempo
solcavano le acque nazionali, con un impegno crescente per
l'aggravarsi dei fenomeni di inquinamento e dei traffici
illeciti ma anche per l'aumento di problemi legati al turismo,
alla pesca e ai trasporti. Quello stesso Servizio Navale alle
cui motovedette lagunari dobbiamo l'assolvimento dei compiti
d'istituto in una città unica al mondo quale è Venezia.
A volare, invece, i Carabinieri
iniziarono durante la Prima guerra mondiale, partecipando, con più
di 170 piloti in forza al Corpo Aeronautico Militare dell'allora
Regio Esercito, e convincendosi rapidamente dell'efficacia per la
loro attività di una visione "dall'alto", specie in zone impervie
come l'Aspromonte e la Barbagia. E così, passo dopo passo, nel 1965
si arriva alla prima struttura di volo autonoma, che diventerà,
negli scorsi anni Settanta, l'attuale Servizio Aereo. Oggi,
sviluppato in un Raggruppamento Aeromobili Carabinieri (Rac) con
base a Pratica di Mare (Roma), in 15 Nuclei Elicotteri Carabinieri
(Nec) e un Distaccamento, anch'essi opportunamente decentrati sul
territorio nazionale, che provvedono anche elle esigenze di
movimento dei due Squadroni Eliportati Cacciatori "Calabria" e
"Sardegna", entrambi reparti ad alto profilo operativo, impiegati
in situazioni di emergenza. Il tutto con un bilancio nel 2004 - per
una volta le cifre servono a meglio raccontare - di oltre 152mila
ore di navigazione, quasi 8.500 di volo, più di 14 milioni di
automezzi controllati, 6 milioni e mezzo di atti di polizia
giudiziaria e 82mila arresti.
GLI SPECIALISTI. In 192 anni,
dice uno sbiadito luogo comune, di acqua ne è passata sotto i
ponti: il piccolo Regno di Sardegna è diventato la Repubblica
Italiana, ovvero una delle prime dieci nazioni del mondo, è
cambiata la società, e con essa la criminalità. Da un lato nuove
tensioni - una per tutte: il terrorismo (interno ed esterno) -,
dall'altro i reati, ormai legati non solo al mondo rurale (vedi il
furto di bestiame), ma sempre più raffinati: da quelli informatici
ai traffici illeciti di rifiuti pericolosi e radioattivi ad opera
delle "ecomafie". Reati che esigono conoscenze specifiche. Da parte
dei delinquenti, ma anche degli investigatori. In altre parole, per
essere in grado di contrastare chi intende adulterare un vino
puttosto che una crema cosmetica, o chi è deciso a trafugare una
pala d'altare del Seicento è necessario essere un enologo, un
chimico, un esperto d'arte. Insomma: uno specialista.
Così, l'Arma si è dotata di tutta
una serie di Unità "finalizzate" che, riordinate nel gennaio del
2001 nell'Organizzazione Mobile e Speciale (al cui vertice è il
Comando delle Unità Mobili e Specializzate "Palidoro", con sede a
Roma), si sono affiancate alle già esistenti strutture ad hoc,
create per rispondere a particolari incombenze (dai Corazzieri,
scorta e guardia d'onore del Capo dello Stato, ai Reparti
distaccati presso tutti gli organi istituzionali: Presidenza della
Repubblica, Corte Costituzionale, Corte dei Conti, Senato, Camera
dei Deputati, Presidenza del Consiglio, Consiglio Nazionale
dell'Economia e del Lavoro).
Scendendo nei particolari
dell'appena citata Organizzazione Mobile e Speciale, troviamo
innanzitutto il Raggruppamento Operativo Speciale (Ros), nato nel
1990 come risposta alle nuove espressioni assunte tanto dalla
criminalità organizzata quanto dal terrorismo: una struttura in
grado di superare gli stretti limiti delle ordinarie competenze
territoriali, e che può vantare ripetuti successi. Vengono poi
costituite due Brigate Mobili, entrambe facenti capo alla Divisione
Unità Mobili. La prima (forte di 11 Battaglioni oltre al Reggimento
Carabinieri a Cavallo) pronta ad assicurare, in primis, la
cosiddetta «difesa integrata del territorio»; la seconda, impegnata
sul fronte estero ma non solo, con i suoi tre Reggimenti (il 7°
"Trentino-Alto Adige", il 13° "Friuli-Venezia Giulia" e il 1°
Paracadutisti "Tuscania") e, dal 1978, con il Gruppo di Intervento
Speciale (Gis). Corpo, quest'ultimo, composto da volontari, e
addestrato per dare il meglio nelle operazioni antiterrorismo e
antiguerriglia più rischiose, spesso con la presenza di ostaggi in
pericolo di vita. Quasi un richiamo a quanto era stato fatto a
supporto della Territoriale, formando già dal 1960 particolari
squadre (ribattezzate poi "Squadriglie"), dove agiscono gomito a
gomito uomini a piedi con altri a cavallo e su mezzi
meccanizzati.
L'organigramma della
Divisione Unità Specializzate (nata nel 2001) racconta
innanzitutto di otto Comandi, sei dei quali dipendenti, per le
sole funzioni specifiche, dal relativo Ministero: il Comando
Ministero Affari Esteri, di stanza alla Farnesina, delegato
alla sicurezza dell'omonimo Dicastero e delle numerose
rappresentanze estere del nostro Paese; il Comando per la
Tutela del Lavoro, dal 1997 impegnato a far rispettare le
leggi in materia di lavoro e previdenza sociale; il Comando
per le Politiche Agricole, creato nel 1994 per controllare la
corretta distribuzione degli aiuti comunitari nel settore, ma
anche per prevenire e reprimere truffe nei comparti
agroalimentari; il Comando per la Tutela dell'Ambiente, così
chiamato dal 2001, che discende dal primitivo e già noto
Nucleo Operativo Ecologico (Noe), istituito nel 1996 per
opporsi ai crimini ambientali, contrastare le varie forme
d'inquinamento e controllare le attività industriali «a
rischio di incidente rilevante»; il Comando per la Tutela del
Patrimonio Culturale, che, nato nel 1969 alla dipendenza della
Pubblica Istruzione - Nucleo Tutela Patrimonio Artistico, per
rispondere alle molteplici offese al nostro patrimonio
culturale, e transitato sei anni dopo alle dipendenze del
Ministero per i Beni culturali e ambientali, ha assunto nel
2001 l'attuale denominazione; il Comando per la Tutela della
Salute, che fa proprie le esperienze dei Nuclei
Antisofisticazioni e Sanità, creati nel 1962, e primi ad
essere conosciuti ed apprezzati dall'opinione pubblica, grazie
al loro controllo sull'intera catena dei prodotti destinati
all'alimentazione e alla salute umana, non trascurando
cosmetica ed erboristeria. A questi si aggiunge il Comando
Banca d'Italia, costituito nel 1982 per vigilare sulle diverse
sedi dell'Istituto di emissione e scortare i trasporti valori;
al suo interno, dieci anni dopo, prende forma quel Nucleo
Operativo Antifalsificazione Monetaria destinato a diventare
nel 1999 l'autonomo Comando Antifalsificazione Monetaria (vedi
pag. 24).
A completare la Divisione, due
Raggruppamenti: di uno, quello Aeromobili, abbiamo già parlato
relativamente al Servizio Aereo; l'altro è certo destinato ad
alimentare l'immaginario collettivo, essendo il ben noto
Raggruppamento Investigazioni Scientifiche (RaCis). Un compito
preciso, il suo: assicurare, anche attraverso i quattro Reparti
Investigazioni Scientifiche (Ris) dipendenti, ogni possibile
supporto alle forze investigative, partendo dall'attenta analisi
delle scene del crimine, e grazie ad estese competenze nelle
diverse branche della scienza criminale: dalla biologia alla
balistica.
COMUNICAZIONE E FORMAZIONE.
Ma l'esser vicini alla gente vuol dire anche saper costruire un
rapporto a tutto tondo, conquistandone la fiducia giorno per
giorno. Raccontarsi, ad esempio, a garanzia della propria
trasparenza, e facilitare al massimo l'approccio e il contatto.
Sfruttando un insieme di canali che vanno oltre quelli più
formalmente legati alle proprie funzioni. Sia attraverso le forme
tradizionali di un'editoria dove all'antico Calendario e ai saggi
professionali si affiancano "viaggi" nel costume nazionale e nel
suo intrecciarsi con gli uomini dell'Arma, nonché testate come
quella del nostro Il Carabiniere, che nella sua veste "definitiva"
ha visto la luce nel 1948, sia con l'utilizzo della rete Internet
ed un proprio sito (www.carabinieri.it), in cui il visitatore trova
risposte alle proprie necessità di sicurezza ma anche può
conoscere, fino alle più peculiari curiosità, la vita e la storia
dell'Arma.
Nessuno però nasce maestro. E
quindi, per essere sempre a livello dei propri compiti, altrettanto
importante per la Benemerita è la formazione del proprio personale,
individuato attraverso l'opera del Centro Nazionale di Selezione e
Reclutamento (Cnsr), alle dirette dipendenze del Comando Generale,
con sede a Roma presso la Caserma "Salvo D'Acquisto", e creato nel
1992 come evoluzione del Centro Fisio-Psicotecnico, che operava già
da più di trent'anni.
La formazione è affidata
all'Organizzazione Addestrativa (sotto il Comando delle Scuole
dell'Arma dei Carabinieri, anch'esso con sede a Roma), cioè un
insieme di istituti che alla romana Scuola Ufficiali affiancano
diversi altri Centri per Marescialli, Brigadieri e futuri
carabinieri, oltre che alle strutture dove vengono sviluppate
specifiche conoscenze (dalle lingue estere alla psicologia), e
altrettanto peculiari specializzazioni (per creare cinofili e
subacquei, sciatori e rocciatori, elicotteristi, informatici e
personale a cavallo).
Una realtà unica in Italia come nel
mondo, l'Arma dei Carabinieri, per la sua duplice funzione militare
e di Polizia, che ne ha fatto, è giusto ricordarlo, un esempio, e
che, oltre a favorirne l'impiego in delicati interventi
internazionali, la vede protagonista attiva in iniziative a respiro
altrettanto ampio: dal Centro di Eccellenza per le Stability Police
Units (CoEspu), di Vicenza, nato per aumentare le possibilità di
riuscita delle operazioni di sostegno della pace in Paesi
interessati da annosi conflitti, all'Opera Nazionale di Assistenza
per gli Orfani dei Militari dell'Arma dei Carabinieri (Onaomac),
che si propone di assistere, fino al conseguimento della laurea,
gli orfani dei carabinieri di qualsiasi grado, all'Associazione
Nazionale Carabinieri (Anc), che con le sue 1.650 sezioni sparse
sul territorio nazionale e le 18 all'estero, aggrega i carabinieri
in servizio, in congedo e i loro cari nella grande famiglia
dell'Arma.
ESSERE UN CARABINIERE.
Equilibrio, capacità, prontezza e dedizione, richiede l'Arma ai
propri componenti, fin da quel lontano 1814, quando per essere un
carabiniere dovevi sapere leggere e scrivere - e allora nove
italiani su dieci erano analfabeti. Doti e valori rimasti
inalterati nel tempo, e di cui troviamo testimonianza in quelle
parole che, con sapore d'altra epoca, furono da qualcuno dedicate
ai militari dell'Arma, e con le quali ci piace concludere queste
pagine: «A voi tutti ricchi e poveri, giovani e vecchi, umili e
possenti, il carabiniere dà la sua vita; e voi gli passate al
fianco noncuranti e distratti […]. Lo ho visto, il carabiniere,
soccorrere i prigionieri colla devozione della suora, l'ho visto
confortare il condannato come il sacerdote nell'ora estrema, l'ho
visto, dopo le lotte, curare i feriti come il medico, l'ho visto,
nella famiglia, calmare gli odi e i rancori come il confessore;
l'ho visto presiedere alle feste del villaggio come il patriarca
della tribù, l'ho visto combattere come il guerriero, soffrire in
silenzio come il religioso, morire come il
martire...». |