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La strategia messa a punto
dall'Unione europea, avviata fin dal 1991 con l'adozione del
"Quinto Programma d'Azione per l'Ambiente", ha come obiettivo
principale l'uso razionale e sostenibile delle risorse. Gli
obiettivi che si è assegnata l'Europa sono riassumibili nel
cosiddetto "schema delle 3R": riduzione dei rifiuti, da
conseguire attraverso azioni atte a prevenirne la formazione,
a minimizzare il peso e gli ingombri e a ridurre la
pericolosità; riciclaggio dei rifiuti; recupero di materia e
di energia.
Il recepimento di questa strategia
comunitaria è avvenuto in Italia attraverso il decreto legislativo
del 5 febbraio 1997, n. 22, dal titolo "La normativa nazionale e
comunitaria nel settore della gestione dei rifiuti". Con questa
legge lo Stato italiano si è assunto il dovere di recepire,
nell'ordinamento interno, le direttive dell'Unione europea. Il
decreto Ronchi è stato emanato nel rispetto dei principi
fondamentali dell'ordinamento e dei diritti inalienabili della
persona umana, garantiti dalla nostra Costituzione. E ancora, la
gestione dei rifiuti, attività di pubblico interesse, si conforma
ai principi di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i
soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione,
nell'utilizzo e nel consumo di beni da cui originano i rifiuti.
In particolare, l'articolo 7 del
decreto classifica i rifiuti secondo l'origine (rifiuti urbani e
speciali) e le caratteristiche di pericolosità (pericolosi o non
pericolosi) e ne elenca i vari tipi. Sono rifiuti urbani quelli:
domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi
adibiti ad uso di civile abitazione; provenienti dallo spazzamento
delle strade; giacenti sulle strade ed aree pubbliche o private,
sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d'acqua;
vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree
cimiteriali; provenienti da attività cimiteriale (esumazioni, ed
estumulazioni). Per contro, sono rifiuti speciali quelli:
provenienti da attività agricole e agro-industriali; tratti dalle
attività di demolizione e costruzione, nonché i rifiuti pericolosi
che derivano dalle attività di scavo; provenienti da lavorazioni
industriali, artigianali e da attività commerciali e di servizio;
prodotti dalla attività di recupero e smaltimento; relativi ai
fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle
acque e dalla depurazione delle acque reflue; forniti da attività
sanitarie; relativi a macchinari a motore, rimorchi, simili fuori
uso, loro parti e combustibili. Infine, sono pericolosi i rifiuti
non domestici precisati nell'elenco allegato al decreto (filtri
dell'olio, liquidi dei freni, imballaggi contenenti residui di
sostanze pericolose o contaminati da tali sostanze).
In questi anni la norma in parola è
andata via via definendosi e numerose sono state le integrazioni e
le modifiche al decreto stesso, nonché i decreti attuativi
pubblicati per definire operativamente, con precise regole
tecniche, gli adempimenti da osservare. In tema di modifiche alla
normativa sui rifiuti, il 1° gennaio 2002 rappresenta una data
importante, in quanto la Comunità Europea in tale data ha
introdotto un cambiamento sostanziale: il catalogo europeo dei
Rifiuti Cer, che riporta l'elenco europeo dei codici rifiuti, è
stato abrogato e sostituito da un nuovo elenco rifiuti. Il nuovo
catalogo dei rifiuti è stato introdotto con Decisione Comunitaria
della Commissione n. 2000/ 532/CE e successivamente definito, sino
ad arrivare alla stesura finale, con le modifiche e integrazioni
apportate dalle successive Decisioni della Commissione n. 2001/
118CE e 2001/119/CE e la decisione del Consiglio n.
2001/573/CE.
La novità è rappresentata dal
passaggio da due distinti elenchi rifiuti, quello generale e quello
dei rifiuti pericolosi, ad un unico elenco. In questo sono stati
introdotti circa 470 nuovi codici rifiuti e ne sono stati soppressi
circa 280 originari. Inoltre, tra i 470 nuovi codici, ve ne sono
260 che riguardano rifiuti pericolosi. A titolo esemplificativo,
l'introduzione di nuovi codici di identificazione dei rifiuti (nel
precedente elenco non presenti) ha permesso una individuazione più
precisa di alcune tipologie di rifiuti, prima indicate in maniera
generica, o per le quali l'individuazione del codice appropriato
era particolarmente difficile.
In Italia il decreto Ronchi assicura
un'elevata protezione dell'ambiente attraverso controlli efficaci,
tenendo conto della specificità dei rifiuti pericolosi. Infatti, i
rifiuti devono essere recuperati o smaltiti senza pericolo per la
salute dell'uomo, escludendo l'utilizzo di procedimenti o metodi
che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente. Il legiferato, dopo
la prevenzione e la riduzione della produzione e della pericolosità
dei rifiuti, assegna un ruolo centrale alla gestione integrata dei
rifiuti. Il recupero e lo smaltimento non devono: determinare
rischio per l'acqua, l'aria, il suolo e per la fauna e la flora;
causare inconvenienti da rumori o odori; danneggiare il paesaggio e
i siti di particolare interesse. Il rifiuto deve essere gestito in
modo da conseguire obiettivi di riciclaggio e di recupero nonché di
riduzione del flusso avviato allo smaltimento. Per i rifiuti urbani
la gestione integrata richiede la realizzazione di obiettivi minimi
di raccolta differenziata e di riciclaggio e, successivamente, la
produzione e l'utilizzo di combustibile da rifiuto.
Sotto il profilo organizzativo, in
ciascun ambito territoriale i comuni attivano adeguate forme di
cooperazione e coordinamento per razionalizzare la gestione dei
rifiuti. Per quelli speciali, le attività di riciclaggio e recupero
sono favorite con apposite semplificazioni delle procedure
amministrative di autorizzazione. Inoltre, sono stabiliti specifici
obiettivi di recupero e riciclaggio dei rifiuti da imballaggio ed è
dettata una distinta disciplina per la loro gestione. In
particolare, le strategie del "riuso" e del "recupero" si
concentrano su due azioni: ottimizzazione dei sistemi di raccolta
dei rifiuti urbani, che devono risultare efficaci sotto il profilo
tecnico, economico e ambientale; sviluppo del mercato del riuso e
del recupero.
Questo rafforzamento dei mercati ha
favorito un massiccio incremento occupazionale del mondo del
lavoro. Carta, plastica, vetro, metalli ferrosi e altri assumono
infatti "valore di risorsa" se si sviluppano sistemi di trattamento
dei rifiuti in un'ottica di integrazione sia funzionale che
organizzativa. Per far ciò occorre che, sia a livello di produzione
artigianale o industriale, sia a livello di consumatore si
impieghino prodotti, appunto, riutilizzabili.
Il "riciclaggio dei rifiuti" gioca
dunque un ruolo determinante, con il rifiuto riciclato che ritrova
un impegno come materia prima e si inserisce in un ciclo in armonia
con l'ambiente. Tuttavia, esso presenta limitazioni di natura
tecnica, quando non si riesce a riutilizzare il rifiuto perché è
stato troppo contaminato da altre sostanze (accoppiati materiali
incompatibili tra loro); di natura ambientale, per eventuali
dannosità provocate durante il processo di trasformazione; di
natura economica, rispetto all'utilizzo della materia prima.
Da qui pertanto la necessità di
rendere quanto più possibile omogenee le frazioni di rifiuto
raccolte separatamente, per ottenere la massima valorizzazione nel
mercato. In particolare, a seconda del riutilizzo, esistono tre
tipologie di riciclaggio del rifiuto: energetico (quando si ricava
energia dalla combustione del rifiuto); diretto (recipienti e
contenitori in vetro, plastica, metalli e altri), più difficile da
gestire, perché dipende dalla buona volontà riposta nei cittadini;
indiretto (concimi), quando il materiale di cui è composto il
rifiuto, previo processo di trasformazione, può essere utilizzato
quale materia prima per altre produzioni.
Sicuramente, ognuno di noi si è
interrogato sulle corrette modalità di gestione della raccolta
differenziata dei rifiuti urbani. Purtroppo, in Italia essa
talvolta differisce da Comune a Comune (differenti colorazioni
delle campane, dei cassonetti o dei sacchetti in plastica). Per
contro la raccolta è pressoché identica in ogni città e viene
realizzata per:
-
rifiuti secchi non riciclabili
(confezioni per alimenti; carta oleata, plastificata e sporca;
contenitori tetra-pak di latte e succhi di frutta; oggetti di
plastica come giocattoli, piatti, bicchieri, posate; tovaglioli,
fazzoletti di carta, carta assorbente e sporchi da alimenti;
pannolini, garze e cerotti). In particolare, la frazione non
riciclabile del rifiuto, non mischiata ad altri elementi, verrà
inviata al forno inceneritore;
-
rifiuti umidi (scarti ed avanzi di
cucina, sia cotti che crudi, purché non caldi). Questo rifiuto
rappresenta il 35% del peso dei rifiuti che produciamo. Pertanto,
più riusciamo a differenziare e più risparmiamo. La frazione
organica, se non mischiata ad altri elementi può essere riciclata
in modo separato e trasformata, presso specifici impianti, in
ottimo compost di alta qualità, con successivi impieghi in
agricoltura e nell'attività florovivaistica;
-
carta e cartone (giornali,
riviste, libri, sacchetti di carta puliti, rotoli di cartone,
quaderni, fogli, buste, biglietti, cartone e cartoncino comprese
confezioni alimentari e da bagno). Giova precisare che circa un
terzo dei rifiuti prodotti è composto da carta e cartone. A formare
questo "esercito" sono giornali, riviste, libri, carta da pacco,
cartoni, scatole e cartone da imballaggio. La carta gettata via
marcisce, si decompone e non serve più, quella recuperata può
essere invece riciclata, cioè riutilizzata per produrre nuova
carta. Basti pensare che tre tonnellate di carta riciclata
consentono di "risparmiare"circa 50 alberi di alto
fusto;
-
contenitori in plastica per
liquidi (bottiglie per acqua, bibite, salsa; flaconi per la casa,
per detersivi, per cosmesi; vasetti e vaschette per yogurt,
formaggi, salumi, alimenti; pellicole alimentari in cellophane;
sacchi e buste per confezionamento di abbigliamenti; cassette per
frutta e verdura; vasi per vivaisti e altro). Purtroppo la plastica
è la principale componente dei rifiuti prodotti e, non essendo
biodegradabile (decomponibile all'azione di batteri e
microrganismi), rimane intatta nell'ambiente;
-
vetro e lattine (bottiglie e
contenitori per alimenti, per liquidi e per l'igiene personale;
scatolette e contenitori in latta per bibite e alimenti in
generale; lattine in alluminio a banda stagnata per bibite e
alimenti). Il vetro e l'alluminio possono essere riutilizzati
praticamente all'infinito;
-
pile esauste (per orologi,
macchine fotografiche, radio e altri apparecchi elettronici ed
elettrici). Ognuno di noi consuma in media, in un anno, una
quantità di pile in cui è contenuto circa un grammo di mercurio,
che da solo può inquinare circa 200 quintali di alimenti o un
milione di litri di acqua. Oltre al mercurio le pile contengono
nichel, cadmio e argento, tutti elementi altamente tossici:
recuperando le pile si possono riutilizzare questi metalli e
soprattutto si può impedire un forte inquinamento
dell'ambiente;
-
medicinali scaduti o
inutilizzabili. Contengono numerose sostanze chimiche pericolose e
metalli altamente tossici, quali mercurio e arsenico. Se non
differenziati e smaltiti in maniera adeguata, ma dispersi
nell'ambiente, possono accumularsi progressivamente negli organismi
viventi, intossicandoli. I contenitori per la raccolta si possono
trovare presso le farmacie o nei distretti sanitari;
-
ingombranti (materiali durevoli di
consumo, vetro in lastre; frigoriferi e frigocongelatori; oli
minerali esausti di autoveicoli; oli e grassi vegetali esausti;
batterie al piombo esauste; legno non trattato; abiti e scarpe;
siringhe, lampade al neon, tubi catodici per tv; cartucce toner
esaurite; polistirolo espanso; residui vegetali di potature e tagli
di siepe, erba, rami, foglie; materiali di metallo; componenti
elettronici e altri). Dei rifiuti ingombranti fanno parte tutti
quei rifiuti urbani che per dimensioni non possono essere smaltiti
con i tradizionali sistemi di raccolta. Per essi in alcuni Comuni
italiani sono stati realizzati dei siti di raccolta differenziata
chiamati "piattaforme ecologiche".
In conclusione, la raccolta
differenziata permette di combattere l'inquinamento limitando la
dispersione nell'ambiente di sostanze nocive e inoltre partecipa a
produrre nuovi posti di lavoro e nuova ricchezza per il nostro
Paese. |