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Così è per... Al Bano

Un divertissement con il cantante pugliese. Che ci ha raccontato i suoi valori, le sue sensazioni, quello che davvero conta per lui. E abbiamo scoperto che...

Una recente immagine del cantante puglieseÈ certamente fra i personaggi che negli ultimi tempi hanno catturato maggiore interesse da parte dell'opinione pubblica. Grande scalpore ha destato la sua mancata ammissione al Festival di Sanremo e in precedenza aveva fatto discutere la sua partecipazione alla trasmissione televisiva L'isola dei famosi. Per non parlare della storia d'amore con Loredana Lecciso.

Lungi dal voler trattare questi argomenti, peraltro abbondantemente sviscerati dagli organi di informazione, preferiamo rivolgere la nostra attenzione allo straordinario talento musicale dell'ospite di queste nostre pagine. Stiamo parlando di Al Bano, che è in primo luogo, da molti anni, uno dei grandi protagonisti della canzone italiana. Interprete appassionato e artista poliedrico, l'eterno ragazzo di Cellino San Marco, provincia di Brindisi, si è cimentato anche con la scrittura di molte delle sue canzoni, la recitazione (10 film all'attivo, sullo sfondo sempre la musica e l'amore) e la produzione di documentari. Realizzati nel corso delle sue tournées in Italia, Europa, America.

Insignito per la sua brillante carriera di numerosi Premi in Italia e all'estero (perfino in Giappone, al pop festival della Yamaha!), l'artista è Ambasciatore della Fao e più volte ha sensibilizzato il suo pubblico sulla lotta alla fame nel mondo. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan gli ha conferito la speciale carica di "Ambasciatore contro la droga", per aver denunciato con forza il coinvolgimento dei giovani nel fenomeno da parte delle organizzazioni criminali.

Gestisce con grande capacità un'azienda vinicola e un villaggio vacanze immerso nella campagna salentina. Ma il vero punto di forza di Al Bano è la sua voce perfettamente intonata, dal timbro inconfondibile, che per la potenza andrebbe iscritta al registro nazionale delle armi. È quella che gli ha permesso di spaziare dalla musica leggera alla lirica, di esordire con Mattino (adattamento della Mattinata di Leoncavallo), di avere nei concerti partners che vanno da Luciano Pavarotti ai Rolling Stones…

Di esibirsi, ancora, con la grande soprano Montserrat Caballé e con i tenori internazionali Placido Domingo e José Carreras, che gli hanno consegnato un doppio disco di platino.

Un'estensione vocale straordinaria, di cui abbiamo avuta diretta esperienza quando il noto cantante è stato ospite in una caserma dei Carabinieri. Il 20 febbraio scorso Al Bano ha cantato con la Banda dell'Arma all'Auditorium di Roma, Sala Sinopoli, in occasione della manifestazione per il conferimento del Premio Bravo agli appartenenti alle Forze Armate e alle Forze dell'Ordine protagonisti di atti di valore (vedi Il Carabiniere, marzo 2006).

Le prove si sono svolte presso la sala musica della Banda, nella storica sede della Scuola Allievi Carabinieri. È lì che abbiamo incontrato Al Bano, trafelato, rincorso come sempre dai suoi impegni e dai suoi ammiratori. Era stanco per il tour de force sostenuto, ma ha avuto un sorriso per ciascuno dei carabinieri che gli si sono fatti incontro. Quindi ha salutato e ringraziato la Banda per la collaborazione, offrendosi all'esecuzione dei brani previsti per il concerto. Alle note di Nel sole, splendida canzone scritta dall'interprete, l'emozione ha raggiunto il punto più alto. Terminate le prove, il Maestro Direttore della Banda, tenente colonnello Massimo Martinelli, ha offerto ai presenti l'ascolto di alcuni brani, preparati apposta per l'ospite d'eccezione, fino al trionfo della Fedelissima. Quindi il commiato, con il dono del crest da parte del Comandante della Scuola, colonnello Luigi Longobardi.

Alla fine del tutto, ancora in attesa del pranzo alle 15.00 "suonate" (tanto per rimanere in tema…), il cantante non si è sottratto alle nostre domande, a cui ha risposto in auto mentre lo accompagnavamo in albergo. In cinque a bordo, con lui che si è subito seduto al centro sul sedile posteriore (il posto più scomodo), pur di non far scendere uno dei due luogotenenti della Banda che erano andati a prenderlo a Fiumicino. Un piccolo gesto, ma a volte sono i dettagli più insignificanti che danno la reale dimensione di ciò che siamo.

In concerto con la Banda dell'Arma. Prima in Puglia, adesso all'Auditorium di Roma. Non è che da grande vuol fare il carabiniere?

«No, grazie, sono contentissimo di fare il cantante. Mi sento molto vicino ai valori che i carabinieri rappresentano, questo senz'altro. Io sono nato in un piccolo paese e ricordo, fin da quando ero bambino, che le figure di riferimento, le Istituzioni, erano il prete, il maresciallo, il sindaco…».

Possiamo fare un gioco? Ogni domanda è abbinata al titolo di una sua canzone. Cara terra mia. Lei è molto legato alla sua terra?

«Certamente. Amo la mia terra, ma amo anche la Terra, intesa come sistema basato sulla natura. Un ambiente da rispettare e da tutelare, proprio come fanno i carabinieri. Temo che da parte di molti questo rispetto non ci sia. Su ciò occorrerebbe un'importante presa di coscienza collettiva, a mio avviso».

Verso il sole. Quali sono gli ingredienti per raggiungere il successo? Quale consiglio darebbe ad un ragazzo che sogna di fare il cantante?

«La premessa è che bisogna avere talento. Senza quello, non si va da nessuna parte. Credo poi che il segreto sia sapersi chiedere quanta capacità si ha di sopportare il peggio. Mi riferisco ai sacrifici e alle fatiche degli inizi. Agli insuccessi, che sono immancabili. La perseveranza è una dote imprescindibile, per chi vuol scalare la vetta del successo».

È la mia vita. Se dovesse tornare indietro, rifarebbe tutto il suo percorso artistico? C'è qualche sogno rimasto nel cassetto?

«Non ho avuto il tempo per accorgermene. Vivo a 900 chilometri all'ora, la mia vita è così piena che non riesco nemmeno a fermarmi a pensare. Ma è ciò che ho voluto e sono contento dei traguardi che ho raggiunto».

Libertà. Quanta riesce ad averne, un personaggio pubblico?

«Non molta, purtroppo. Ma dal mio punto di vista la vera libertà, quella che conta, è la libertà mentale. Io la esprimo attraverso la gioia di incontrare la gente, dal pubblico dei concerti e degli spettacoli alle persone che mi fermano per la strada. Un poeta ha scritto che la vita è l'arte dell'incontro: credo sia vero».

Nostalgia canaglia. È davvero una brutta bestia, la nostalgia?

«Beh, insomma. Quando ci tocca, la nostalgia è davvero una sensazione forte. I profumi, gli odori. Mi vengono in mente i primi tempi, a Milano. Quando ho lasciato il mio paese non avevo ancora 17 anni, ero un ragazzino, mi mancava la mia famiglia. A volte mi sentivo morire, avrei voluto mollare tutto e tornare a casa. È stata una sfida con me stesso. Stringevo i denti e andavo avanti, ma non era facile…».

Ci sarà. Cosa si aspetta dal futuro? Quali progetti ha?

«Mi aspetta come sempre tanto lavoro, in giro per il mondo. E mi prefiggo di dare sempre il meglio che posso. Ci sono ovviamente degli impegni ben precisi. Sto continuando la promozione del mio album Le radici del cielo, uscito alla fine di novembre del 2005. Mi accingo a condurre uno "one man show" (spettacolo personale, n.d.r.) di 4 puntate per Mediaset. Poi ho in mente un documentario dedicato a mia madre. Ne avevo realizzato uno tempo addietro per il mio papà, che si chiama Nel cuore del padre. Mi piace fare il regista, sono molto legato ai miei documentari. Mi viene in mente il docufilm L'America perduta, che avevo girato durante un viaggio fra le periferie… La cosa strana è che, mentre quando vado in sala d'incisione per realizzare un disco mi stanco subito, in sala di montaggio scopro delle risorse incredibili. Posso starci 20 ore di seguito, mi sento padrone del mezzo, capace. Non mi sfugge nulla, ricordo ogni particolare…».

Felicità. È possibile raggiungerla?

«La felicità è un'anguilla. Ci sfugge sempre, mentre cerchiamo di afferrarla. Credo che l'obiettivo possibile sia riuscire a conquistare una propria serenità. Stare in pace con se stessi. Poi, quando arriva la felicità, è un momento da gustare, proprio come si fa con un buon bicchiere di vino».

Ancora in volo. Questo, se permette, è un augurio, da parte dei tanti carabinieri che amano le sue canzoni. Quello di continuare ad avere sempre il successo che ha.

«Grazie. Ricambio di cuore».

Roberto Riccardi