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Con un piccolo salto
temporale ci permettiamo di passare direttamente all'arte del
secolo appena trascorso. Dopo il 1870 l'Europa godette di un
periodo relativamente lungo di pace interna e il contemporaneo
sviluppo scientifico rivoluzionò il modo di vivere
dell'umanità. L'arte non fu insensibile a questo processo e
gli artisti si gettarono in una serie di sperimentazioni,
tutte derivate tecnicamente dall'Impressionismo, tese a
ritrovare l'impegno storico e sociale che agli impressionisti
mancava e aveva caratterizzato la prima metà
dell'Ottocento.
Questo sperimentare portò all'inizio
del XX secolo al periodo delle Avanguardie Storiche, che ebbero in
comune la ricerca di nuovi mezzi espressivi e la presunzione di
poter cambiare non solo l'arte e la cultura ma anche il mondo.
Apparentemente la volontà, quasi feroce, di essere per forza
all'avanguardia sembra allontanare gli artisti dai fatti storici o
dallo storicizzare, ma è così solo per i meno dotati, che nel
rifiuto dei valori del passato trovano la strada per coprire le
proprie mancanze di preparazione tecnica.
Chiarito questo, vorremmo
soffermarci su una corrente artistica, il Futurismo, tanto
rivoluzionaria quanto capace di recuperare il passato proprio nei
suoi valori essenziali. Quello che veniva rifiutato era il
conservatorismo, inutile e pauroso, della borghesia europea, ma si
invocavano patria, unità nazionale, giustizia sociale, eguaglianza,
valori e concetti che venivano dal passato ed avevano costituito la
base ideologica delle lotte per l'indipendenza e l'unità
nazionale.
Quello che caratterizzò il Futurismo
italiano e ne favorì la fortuna in tutta Europa, con particolare
riguardo alla Russia, fu la violenza con cui i futuristi portarono
avanti le proprie idee. Ancora oggi si tende a confonderne
l'atteggiamento provocatorio dei primi anni con il vero contenuto
delle proposte artistiche, che rifiutavano del passato solo un
certo tipo di retorica. Lo stesso amore per la guerra, «vera igiene
del mondo», come disse Marinetti, era in realtà la coscienza che
gli ideali del Risorgimento andavano portati a termine.
Tecnicamente i pittori futuristi
scompongono le immagini come i contemporanei cubisti, ma il loro
impegno va sempre oltre la pura espressione artistica e le opere
hanno sempre significati precisi; anche se non sempre facili da
riconoscere. Tra i maggiori citiamo Giacomo Balla, che cercò di
dare forma dinamica alle emozioni umane anche collettive, come nel
celebre quadro che mostra la forza della folla ad una
Manifestazione Interventista a Siena e Forme Grido: Viva l'Italia!
conservato alla Gnam di Roma.
Ancora oggi è difficile acquisire a
prima vista i criteri ispiratori di questi quadri; quello che salta
subito agli occhi è l'accordo dei colori e la centralità del
Tricolore, racchiuso tra linee che esprimono dinamismo e tensione.
A guardare bene si nota che nel primo di questi quadri il movimento
dei colori viene fuori da una base neutra e su di essa si
innestano, come forme vitali, l'azzurro del cielo e l'ocra delle
case; da tutto questo nascono, come le torri medioevali della
città, i tre colori nazionali. Nella modernità assoluta della
composizione il futuro mitizzato viene fatto nascere sempre dal
passato. La seconda delle opere citate è più sintetica nella
composizione e le forze vitali in gioco hanno la forma di un
vulcano che esplode nel Tricolore; questa maggiore sintesi e la
rinuncia a complicate allegorie rende molto più comprensibile il
soggetto.
La Prima guerra mondiale, tanto
voluta dai futuristi, fu la prima realmente nazionale, perché tutta
la Nazione nella stragrande maggioranza ne fu coinvolta e si sentì
unita, indipendentemente dalle idee politiche e dalle regioni di
provenienza; gli artisti per primi.
Umberto Boccioni fu forse il più
significativo futurista ed a suo onore si deve ricordare che si
arruolò volontario e morì giovane in guerra nel 1916; ci piace
citare una delle sue ultime opere, Cavalleria alla Carica, dove la
ricerca del movimento raggiunge uno dei risultati più
significativi. Non è un quadro facile da interpretare, ma, che
piaccia o no, la forza che vi è espressa è indiscutibile e
raggiunge subito lo spettatore, esattamente come tutto lo slancio
dei cavalieri si concentra sulle punte delle lance.
Contemporaneamente alle Avanguardie
Storiche altri movimenti intellettuali più "normali" permisero
anche ai comuni mortali di poter fruire di una produzione artistica
comprensibile e di alta qualità. Uno di questi fu il Liberty,
libera combinazione di forme floreali e geometriche. In immagini
più adatte al grande pubblico e meglio comprensibili alcune
caratteristiche formali del Futurismo continuarono anche dopo il
momento dell'avanguardia, generando un linguaggio moderno ma
comprensibile senza sforzi.
Tra gli artisti che riuscirono
meglio a "modernizzare" la propria formazione Liberty ricordiamo
Giovan Battista Crema, che quando scoppiò la Grande Guerra si sentì
impegnato anche come pittore e diede il suo contributo alla
vittoria. Ne La Vampata il dramma diventa la tragedia della morte,
nella luce accecante di un'esplosione tra reticolati, ombre
all'assalto e mani penzolanti di morti. Attraverso opere come
questa chi non era al fronte imparò a solidarizzare con l'Esercito,
e la storicità del quadro viene fuori proprio dalla coscienza che
fatti del genere erano ormai la quotidianità, e dalla loro somma
nasceva l'eroicità di tutti.
Ancora più espressivi ed
antiretorici, ma non meno patriottici, i quadri a lui ispirati
nella vecchiaia dalla Seconda guerra mondiale, come Battaglia
Navale dell'11 Febbraio 1942. Notiamo che in questo caso Crema
accentrò la sua attenzione su di un particolare episodio storico,
come nel secolo precedente, forse perché si profilava il contrasto
tra chi provocava gli avvenimenti e la volontà collettiva.
Schiacciati tra strutture e sovrastrutture, i marinai sembrano
quasi dello stesso metallo che li circonda, un tutt'uno tra uomini
e nave, come realmente è per gli uomini di mare, mentre l'ardita
prospettiva "futurista", schiacciata ed accentuata, sembra
proiettare questa unità verso il nemico in lontananza.
Alla fine di questa breve rassegna
vogliamo ricordare un artista, pittore e soprattutto incisore, oggi
forse fuori moda, ma che ha avuto il merito di formare generazioni
di pittori ed incisori: Attilio Giuliani. Ingegnere navale, aveva
combattuto imbarcato su di un incrociatore nella Prima guerra
mondiale. L'abitudine al disegno e la predilezione per l'incisione
derivarono probabilmente proprio da questa preparazione tecnica che
lo portò, dopo il conflitto, a scegliere la professione di
insegnante di incisione xilografica: celebri sono i suoi ex-libris.
Sommergibili in Bacino, incisione da cui fu tratta una celebre
cartolina postale, e Cant Z/50, Caccia Antisommergibile ci sembrano
due esempi notevoli delle sue capacità espressive.
Nella prima opera la prospettiva
assai accentuata dà l'idea della potenza e, contemporaneamente, la
sensazione che le due navi destinate alle profondità degli oceani
stiano quasi per spiccare il volo. La seconda è una delle sue
celebri incisioni su legno ed affronta, simbolicamente, il tema
inverso, mostrandoci il galleggiante dell'idrovolante che scorre
come un siluro sopra l'acqua, resa magistralmente servendosi delle
venature del legno.
I nostri artisti hanno saputo essere
veri sia nel raccontare le passioni e le idee per le quali si
combatte sia, soprattutto, nel riferirsi sempre a quello spirito di
sacrificio e di dovere che è uno dei valori del popolo italiano e
delle sue Forze Armate.
Dopo la Seconda guerra mondiale
sembrò che non ci dovesse essere più spazio per i nazionalismi e
che l'arte non dovesse più occuparsi di storia. Eppure ancora si
sentiva il bisogno di tornare alle proprie radici: il grande quadro
di Renato Guttuso, La Battaglia di Calatafimi, fu un richiamo
all'unità nazionale ed ai suoi valori subito dopo la drammatica
prova della guerra di Liberazione, mentre in Sicilia si
manifestavano sentimenti separatisti, e Guttuso era siciliano.
Ancora una volta il Tricolore ed un quadro che ritrovava nel
passato la storia del presente.
Nel dopoguerra non sono mancati
certo pittori che hanno affrontato il difficile tema di
rappresentare un episodio del recente passato, per trasmettere alle
generazioni future come i nostri padri abbiano vissuto la propria
storia e, dobbiamo dire, con risultati spesso notevoli. Ma
l'incapacità dell'artista moderno a lavorare su un tema dato,
piuttosto che in totale libertà, ha ridotto la produzione di questo
genere rispetto a prima.
Esiste, comunque, un Museo della
Resistenza, fatto di opere d'arte invece che di documenti e
testimonianze come gli altri, che raccoglie opere di tutti i
maggiori artisti degli ultimi cinquant'anni; si trova a Caldarola
(Macerata) ed è un unicum nel suo genere. I quadri sono quasi tutti
di soggetto generico, ma tra i temi particolari più trattati da
alcuni pittori abbiamo rilevato quello della morte del vice
brigadiere dei Carabinieri Salvo d'Acquisto, Medaglia d'Oro al
Valor Militare alla Memoria.
Tra i tanti quadri sul tema citiamo
quelli di Vittorio Pisani e di ClementeTafuri, conservati a Roma,
al Museo Storico dell'Arma, in cui il rapporto tra passato e
presente è sintetizzato dalla posa classica dell'eroe che si offre
al nemico. Eroe che è lo stesso iconograficamente, e che, martire
della fede, nella sua apparente retoricità riporta a ciò che il suo
sacrificio simboleggia: la perennità dei valori umani e morali dei
quali, nel caso specifico, l'Arma è sempre stata custode
fedele.
Siamo tornati al nostro assunto
iniziale: cercare nel passato la storia del presente e trasmettere
al futuro i valori di questa storia. Ma purtroppo ci dobbiamo
fermare qui, constatando che troppo spesso, oggi, la televisione ha
sostituito la storia con la cronaca. |