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Dall'obbligo alla scelta

L'evoluzione storica può imporre cambiamenti sostanziali nell'esercito di un Paese. È accaduto più volte nei secoli, accade oggi anche in Italia. E per i nostri giovani si presentano nuove occasioni

Un maresciallo dei Carabinieri Paracadutista Di recente, su molti giornali è apparsa la notizia del notevole incremento del reclutamento di giovani nelle Forze Armate del Paese. Questa notizia è da prendere in considerazione non dimenticando che il servizio militare ha subito un cambiamento radicale negli scorsi anni, aprendo in primis l'opportunità alle donne di intraprendere questa carriera, e in ultimo cessando a tutti gli effetti l'obbligatorietà della chiamata alle armi.

Difficoltà di trovare lavoro? Riscoperta di un antico ideale? I sondaggi hanno evidenziato un aspetto da non sottovalutare: pur riconoscendo la difficoltà attuale di trovare un lavoro, a prendere in considerazione la vita militare è un giovane coscienzioso, sostenuto nelle sue scelte da autentici ideali riconducibili all'amor patrio e al desiderio di aiutare il prossimo, desiderio di cui vede la realizzazione negli innumerevoli impegni umanitari in cui le Forze Armate sono impiegate sul territorio nazionale e, ancor di più, oltre confine.

Di cambiamenti sostanziali dell'organizzazione militare abbiamo numerosi esempi storici nei secoli passati. Il più interessante riguarda la creazione in Inghilterra, da parte di Oliver Cromwell, di un esercito diverso, che non ha paralleli con altri per le sue caratteristiche, denominato proprio per queste ragioni "New Model Army".

Lo scontro tra gli esponenti del parlamento inglese e i seguaci del re Carlo I Stuart proseguì in maniera inconcludente e confusa fino al 1644, quando il parlamentare Oliver Cromwell, appunto, incaricato di organizzare alcuni reggimenti di cavalleria, decise, indipendentemente da tutti, di procedere ad un sistema di reclutamento assolutamente nuovo, che si articolava su alcuni punti chiave. La prima novità rivoluzionaria consistette nella felice intuizione di reclutare soldati fermamente convinti della giustizia della causa per cui combattevano. In secondo luogo, una paga adeguata e una preparazione ottenuta attraverso una rigida disciplina avrebbe permesso di fare affidamento sull'arruolamento di individui di ceto più elevato, rispetto ai braccianti e ai diseredati che in genere componevano gli eserciti d'Europa.

La naturale conseguenza di queste due innovazioni fu l'assoluto divieto di saccheggio e l'intensa religiosità, legata alla fede nella giustizia della causa, che caratterizzarono le truppe, tanto che i componenti del New Model Army affermavano orgogliosamente di non essere soldati mercenari e nemmeno «semplici servitori di uomini».

Nella Russia di Pietro il Grande, le esigenze di trasformare il territorio in una realtà statale e militare in grado di confrontarsi ed avere la meglio sui Paesi occidentali più progrediti, spinsero lo zar ad attuare un forte rinnovamento interno in vari campi. Tale necessità fu la conseguenza di precise esigenze militari, dovute alla dura sconfitta subita a Narva nel 1700, quando 8.000 svedesi distrussero l'esercito russo cinque volte superiore di numero.

La riforma dell'apparato militare russo consistette nel migliorare l'armamento e nell'ampliare le basi di reclutamento con il contributo di tutti i ceti della società. I primi ad essere reclutati furono gli schiavi e i vagabondi, vista la gravissima perdita numerica subita nella battaglia, ma, poiché essi non erano sufficienti, ogni comunità fu costretta a fornire arruolabili. Mancando nei ruoli militari individui competenti per un corretto addestramento del suo esercito, lo zar fu così lungimirante da attirare nel suo impero, con un ottimo trattamento, ufficiali e sottufficiali stranieri, per permettere una preparazione militare adeguata alle sue truppe. Da allora l'esercito russo non ebbe più un'organizzazione territoriale bensì nazionale. Queste decisioni permisero a Pietro il Grande di sbaragliare a Poltava nel 1709 gli svedesi penetrati profondamente nel suo territorio. Intorno al 1720 l'esercito russo contava quasi 300.000 uomini molto ben preparati, di cui 100.000 cosacchi, che prestavano una lunghissima ferma militare in cambio del riconoscimento delle loro autonomie territoriali.

A differenza dei casi sopra citati inglese e russo, dove gli organizzatori dell'esercito furono anche i protagonisti delle vittorie conseguenti, il re prussiano Federico II si trovò a dover rivedere solamente il rafforzamento di un esercito già addestrato, preparato nei minimi particolari, disciplinato e ben equipaggiato dal volere del padre, conosciuto come il "Re Sergente", al secolo Federico Guglielmo I.

Federico II e la Prussia furono i grandi protagonisti delle guerre tra il 1740 e il 1763. Il monarca, seppure con tutt'altro stile rispetto al padre, ampliò l'organizzazione burocratico-amministrativa che aveva come obiettivo principale il mantenimento della macchina bellica prussiana. Il problema principale che Federico dovette affrontare fu quello del reclutamento della truppa. Egli lo risolse costituendo un rigido sistema di coscrizione che interessò i sudditi maschi compresi tra i 18 e i 40 anni d'età.

Durante la Guerra dei Sette Anni (1756-1763), per far fronte ad una vasta coalizione contro di lui formata da Francia, Austria, Svezia e Russia, circa il 5 per cento della popolazione prussiana si trovò sotto le armi. Nella concezione militare di Federico fu importante l'organizzazione logistica come appoggio alla potenza delle armate, evitando battaglie solamente distruttive. Disciplina e addestramento avevano raggiunto i maggiori risultati nell'esercito prussiano, costituito da professionisti a tutti gli effetti. Queste innovazioni, unite a particolari strategie e tattiche, permisero grandi vittorie su avversari molto superiori di numero. Altra conseguenza di tale riorganizzazione strutturale fu la riduzione notevole del saccheggio delle città e dei territori conquistati, dovuta anche alla necessità di evitare che gli eccessi fossero moralmente distruttivi per le forze occupanti oltre che per gli occupati.

Ogni situazione analizzata deve essere sempre legata al contesto storico in cui si attua. Se gli esempi citati sono da inquadrarsi sotto una prospettiva di migliore efficienza applicata alla conquista e alla supremazia sul nemico, la riforma strutturale delle Forze Armate italiane attuale è da inserire nel contesto di non belligeranza, espresso nell'articolo 11 della Costituzione italiana.

Nel cambiamento tra obbligatorietà e libera scelta della vita militare, i giovani decidono coscientemente di intraprendere una strada impegnativa. Attraverso di essa avranno l'opportunità di concretizzare una prestigiosa realizzazione professionale e potranno contribuire ad una maggior efficienza della nostra organizzazione militare, in funzione della garanzia del rispetto dei diritti comuni all'umanità: storicamente più vicini, fra i tre esempi sopra analizzati, a quello inglese, con una forte coesione dovuta alla certezza di operare per una giusta causa.

Svevo Ruggeri