CARABINIERI

Entra nella Stazione On-Line dei Carabinieri
Ministero della Difesa
Home > L'Editoria > Il Carabiniere > Anno 2006 > Marzo > Natura

Foreste, un'emergenza mondiale

Colpite da malattie che ne provocano il deperimento e la morte nel giro di pochi mesi in ogni parte del pianeta, sono oggi al centro di iniziative di governi e organizzazioni intergovernative che cercano di contrastare questa grave calamità ecologica

Una nuova emergenza ambientale è il deperimento della quercia. Questa malattia, che si sta diffondendo in tutta Europa, mette a rischio la sopravvivenza di molti esemplari: le piante colpite si ammalano e muoiono in pochi anni secondo una sintomatologia simile alla grafiosi dell'olmo Nelle foreste è conservato il più rilevante bagaglio storico-evoluzionistico delle specie terrestri. Sono proprio le foreste, infatti, che svolgono funzioni essenziali per il pianeta, come regolare il clima, il ciclo dell'acqua e dei nutrienti. Ed esse, fonte di cibo, fibre, energia, medicinali e prodotti che stabilizzano l'economia dei Paesi, rappresentano valori essenziali per molte comunità umane. Per millenni l'uomo ha abitato in armonia con l'ambiente. Ora però, l'utilizzo irresponsabile delle foreste ha ridotto, degradato, distrutto, eliminato gran parte degli ecosistemi e sta minacciando di estinzione centinaia di migliaia di specie animali e vegetali. Per molti governi e organizzazioni intergovernative il fenomeno è considerato una grave calamità ecologica, gravida di conseguenze per ogni aspetto della vita e dell'economia.

Il fenomeno si manifesta dall'estremo Nord europeo al Mediterraneo: la Germania ha già perduto circa il 10% delle proprie foreste e il 50% è intaccato; mentre in Svizzera e nel Liechtenstein gran parte della foresta è in pieno deperimento. I tempi di sviluppo del deperimento e della moria sono talvolta sorprendentemente rapidi: nell'arco di una stagione.

Le aree di diffusione del fenomeno sono quelle più esposte alle correnti atmosferiche, di provenienza anche lontanissima. In parte, le cause sono da ricercare nel grado di acidità delle acque meteoriche, cui è attribuita anche l'acidificazione del suolo e delle acque dei laghi. Sono stati accertati rapporti diretti con l'inquinamento atmosferico da zolfo (anidride solforosa e derivati). In altri casi, il rapporto diretto è con la presenza e la quantità di ossidi di azoto (da combustione di carburanti derivati dal petrolio), oppure di ozono. Inoltre, le relazioni fra la circolazione stradale e i danni ai vegetali, attribuite in primis ai gas prodotti dalla combustione di benzine e oli nei motori a scoppio, non escludono altri fattori, come le polveri di catrame e gomma, il piombo delle benzine e le sostanze che si liberano nelle frenate.

Anche l'acidità delle piogge provoca danni gravi alle foreste: in particolare alle foglie degli alberi e ai tronchi. In più, attraverso l'alterazione chimica del suolo, intacca l'integrità dell'apparato radicale e giunge alla sua distruzione. I danni alle radici comportano diminuzione di assorbimento dell'acqua, per cui la pianta può soffrire o morire "di sete" in piena stagione piovosa e in terreni freschi, o "di fame" in terreni riccamente nutritivi.

L'indebolimento delle piante provoca minor resistenza agli attacchi di vegetali e animali parassiti o roditori di fogliame, legno e radici, cosicché la loro stabilità viene ridotta e le piante cedono più facilmente al vento e al peso della neve. Infine, anche le "malattie degli alberi" contribuiscono a colpire le foreste. Per meglio comprenderne la problematica, prenderemo in esame alcune specie e le rispettive malattie.

L'Olmo in passato è stato colpito, in tutta Europa, da una malattia nota con il nome di "grafiosi", che si manifestò per la prima volta negli anni Trenta in Olanda (gli anglosassoni la chiamano "malattia olandese dell'olmo"). La grafiosi è provocata da un fungo in grado di penetrare all'interno del sistema linfatico dell'albero. Le ife, che formano il corpo vegetativo del fungo, si diffondono nel legno, causando l'occlusione dei vasi in cui scorre la linfa. Il fenomeno può verificarsi nell'arco di una sola stagione. La malattia si manifesta per la prima volta in primavera, con le foglie sui rami più alti dell'albero che tendono ad ingiallire. Poi la parte apicale della chioma comincia a seccare e l'effetto si propaga sull'intera pianta. Nelle piante di una certa età, il percorso della malattia è più lento: il fungo ha bisogno di più tempo per colonizzare. La graziosi si diffonde attraverso un piccolissimo insetto vettore, il coleottero (o scolitide), che scava gallerie al di sotto della corteccia cibandosi dei tessuti vegetali.

Il Tiglio, nel complesso, è una pianta resistente e adattabile alle condizioni urbane. L'unico inconveniente sono le infestazioni degli afidi (o "pidocchi delle piante"). Questi insetti si cibano succhiando la linfa, ricca di zuccheri e povera di proteine, dalle foglie e dai germogli. Gli zuccheri in eccesso vengono eliminati dagli afidi sottoforma di escrementi. La sostanza, che le api bottinano e trasformano in miele, viene chiamata melata. Il fenomeno si manifesta soprattutto in primavera, ma gli afidi, che si riproducono rapidamente, hanno numerosi cicli di generazioni annuali. L'intensità riproduttiva consente loro di adattarsi facilmente ai mutamenti ambientali o ai pesticidi.

I Carpini non sono molto longevi. La fase di deperimento della specie inizia quando la parte terminale della chioma si avvizzisce. Progressivamente tutta la pianta tende a disseccare, fornendo il substrato per lo sviluppo di una miriade di organismi animali e vegetali. Il principale agente del degrado dei carpini è un fungo, visibile solo nella parte esterna del tronco. All'interno si trova, invece, il micelio (corpo vegetativo), che cresce e si sviluppa nutrendosi delle sostanze del legno: cellulosa e lignina. In uno stadio avanzato della malattia, il legno diventa inconsistente e leggerissimo, perché gli è stata tolta tutta la sostanza vegetativa: rimangono solo residue parti di cellulosa e di lignina. Quando il micelio del fungo ha colonizzato l'intero fusto si possono osservare zone biancastre feltrose. Lentamente il fungo disgrega il tessuto legnoso e la pianta, non più in grado di sostenersi, crolla. Oppure, si arriva al punto in cui il legno perde la sua funzionalità e la linfa non raggiunge più la chioma, che avvizzisce e favorisce la fine della pianta.

I Platani sono interessati da una malattia piuttosto grave, il "cancro colorato", così detto perché nel legno tagliato di una pianta morta o ammalata compaiono colorazioni bluastre. Per contrastare la diffusione della malattia, molto infettiva (e solo di recente ridimensionata, poiché, per fortuna, parecchi platani le sopravvivono), alcuni Paesi, tra cui l'Italia, sono stati costretti a prendere provvedimenti normativi di "lotta obbligatoria". Un'altra avversità che colpisce i platani è l'antracnosi. Quest'ultima malattia "fungina" provoca estese macchie fogliari, il distacco delle foglie e il disseccamento di germogli in primavera. Oggi, è possibile curarla praticando delle specie di flebo agli alberi. Questo artefatto, molto costoso, permette al fungicida di penetrare nella linfa, proteggendo dall'infezione tutta la pianta.

Seppure la Quercia è considerata una specie resistente, gli esemplari più vecchi possono andare soggetti ad una malattia molto grave: "la carie del legno". La malattia si diffonde da ferite inferte dall'uomo, o dal vento che spezza i rami. Il fungo agente della malattia lentamente colonizza rami e fusto provocando la disgregazione del tessuto legnoso, che diventa una massa spugnosa inconsistente, pregiudicando la stabilità della pianta. Questa malattia è causa di numerose cadute degli alberi, perché viene a mancare la forza meccanica del legno. Gli agenti di "carie" sono funghi superiori, capaci di produrre corpi fruttiferi di grosse dimensioni, di consistenza legnosa. Si possono vedere talvolta sul tronco delle piante; molti sono fatti a forma di mensola, ma possono assumere varie altre forme. I funghi si diffondono attraverso le ferite, penetrando all'interno del legno fino a raggiungerne la parte centrale, più suscettibile di infezione perché contiene poche cellule viventi in grado di contrastarla. Ad un certo stadio il tronco diventa completamente cavo, rimane solo un piccolo spessore di legno più esterno, insufficiente a garantire la stabilità degli alberi, soprattutto in occasione di vento e temporali.

Per fortuna i funghi agenti di "carie" non sono tutti patogeni; molti sono saprofiti, cioè si nutrono e vivono a spese di rami morti o delle piante con legno già privo di vita. In questo senso svolgono un ruolo molto importante: rimettere in circolazione la sostanza organica vegetativa. Inoltre, disgregando il legno in elementi più semplici, li rendono disponibili per altri organismi. Ad esempio, all'interno del legno così aggredito dai funghi, si sviluppano vari tipi di insetti, chiamati appunto "xilofagi".

Paolo Conte