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Nelle foreste è
conservato il più rilevante bagaglio storico-evoluzionistico
delle specie terrestri. Sono proprio le foreste, infatti, che
svolgono funzioni essenziali per il pianeta, come regolare il
clima, il ciclo dell'acqua e dei nutrienti. Ed esse, fonte di
cibo, fibre, energia, medicinali e prodotti che stabilizzano
l'economia dei Paesi, rappresentano valori essenziali per
molte comunità umane. Per millenni l'uomo ha abitato in
armonia con l'ambiente. Ora però, l'utilizzo irresponsabile
delle foreste ha ridotto, degradato, distrutto, eliminato gran
parte degli ecosistemi e sta minacciando di estinzione
centinaia di migliaia di specie animali e vegetali. Per molti
governi e organizzazioni intergovernative il fenomeno è
considerato una grave calamità ecologica, gravida di
conseguenze per ogni aspetto della vita e
dell'economia.
Il fenomeno si manifesta
dall'estremo Nord europeo al Mediterraneo: la Germania ha già
perduto circa il 10% delle proprie foreste e il 50% è intaccato;
mentre in Svizzera e nel Liechtenstein gran parte della foresta è
in pieno deperimento. I tempi di sviluppo del deperimento e della
moria sono talvolta sorprendentemente rapidi: nell'arco di una
stagione.
Le aree di diffusione del fenomeno
sono quelle più esposte alle correnti atmosferiche, di provenienza
anche lontanissima. In parte, le cause sono da ricercare nel grado
di acidità delle acque meteoriche, cui è attribuita anche
l'acidificazione del suolo e delle acque dei laghi. Sono stati
accertati rapporti diretti con l'inquinamento atmosferico da zolfo
(anidride solforosa e derivati). In altri casi, il rapporto diretto
è con la presenza e la quantità di ossidi di azoto (da combustione
di carburanti derivati dal petrolio), oppure di ozono. Inoltre, le
relazioni fra la circolazione stradale e i danni ai vegetali,
attribuite in primis ai gas prodotti dalla combustione di benzine e
oli nei motori a scoppio, non escludono altri fattori, come le
polveri di catrame e gomma, il piombo delle benzine e le sostanze
che si liberano nelle frenate.
Anche l'acidità delle piogge provoca
danni gravi alle foreste: in particolare alle foglie degli alberi e
ai tronchi. In più, attraverso l'alterazione chimica del suolo,
intacca l'integrità dell'apparato radicale e giunge alla sua
distruzione. I danni alle radici comportano diminuzione di
assorbimento dell'acqua, per cui la pianta può soffrire o morire
"di sete" in piena stagione piovosa e in terreni freschi, o "di
fame" in terreni riccamente nutritivi.
L'indebolimento delle piante provoca
minor resistenza agli attacchi di vegetali e animali parassiti o
roditori di fogliame, legno e radici, cosicché la loro stabilità
viene ridotta e le piante cedono più facilmente al vento e al peso
della neve. Infine, anche le "malattie degli alberi" contribuiscono
a colpire le foreste. Per meglio comprenderne la problematica,
prenderemo in esame alcune specie e le rispettive malattie.
L'Olmo in passato è stato colpito,
in tutta Europa, da una malattia nota con il nome di "grafiosi",
che si manifestò per la prima volta negli anni Trenta in Olanda
(gli anglosassoni la chiamano "malattia olandese dell'olmo"). La
grafiosi è provocata da un fungo in grado di penetrare all'interno
del sistema linfatico dell'albero. Le ife, che formano il corpo
vegetativo del fungo, si diffondono nel legno, causando
l'occlusione dei vasi in cui scorre la linfa. Il fenomeno può
verificarsi nell'arco di una sola stagione. La malattia si
manifesta per la prima volta in primavera, con le foglie sui rami
più alti dell'albero che tendono ad ingiallire. Poi la parte
apicale della chioma comincia a seccare e l'effetto si propaga
sull'intera pianta. Nelle piante di una certa età, il percorso
della malattia è più lento: il fungo ha bisogno di più tempo per
colonizzare. La graziosi si diffonde attraverso un piccolissimo
insetto vettore, il coleottero (o scolitide), che scava gallerie al
di sotto della corteccia cibandosi dei tessuti vegetali.
Il Tiglio, nel complesso, è una
pianta resistente e adattabile alle condizioni urbane. L'unico
inconveniente sono le infestazioni degli afidi (o "pidocchi delle
piante"). Questi insetti si cibano succhiando la linfa, ricca di
zuccheri e povera di proteine, dalle foglie e dai germogli. Gli
zuccheri in eccesso vengono eliminati dagli afidi sottoforma di
escrementi. La sostanza, che le api bottinano e trasformano in
miele, viene chiamata melata. Il fenomeno si manifesta soprattutto
in primavera, ma gli afidi, che si riproducono rapidamente, hanno
numerosi cicli di generazioni annuali. L'intensità riproduttiva
consente loro di adattarsi facilmente ai mutamenti ambientali o ai
pesticidi.
I Carpini non sono molto longevi. La
fase di deperimento della specie inizia quando la parte terminale
della chioma si avvizzisce. Progressivamente tutta la pianta tende
a disseccare, fornendo il substrato per lo sviluppo di una miriade
di organismi animali e vegetali. Il principale agente del degrado
dei carpini è un fungo, visibile solo nella parte esterna del
tronco. All'interno si trova, invece, il micelio (corpo
vegetativo), che cresce e si sviluppa nutrendosi delle sostanze del
legno: cellulosa e lignina. In uno stadio avanzato della malattia,
il legno diventa inconsistente e leggerissimo, perché gli è stata
tolta tutta la sostanza vegetativa: rimangono solo residue parti di
cellulosa e di lignina. Quando il micelio del fungo ha colonizzato
l'intero fusto si possono osservare zone biancastre feltrose.
Lentamente il fungo disgrega il tessuto legnoso e la pianta, non
più in grado di sostenersi, crolla. Oppure, si arriva al punto in
cui il legno perde la sua funzionalità e la linfa non raggiunge più
la chioma, che avvizzisce e favorisce la fine della pianta.
I Platani sono interessati da una
malattia piuttosto grave, il "cancro colorato", così detto perché
nel legno tagliato di una pianta morta o ammalata compaiono
colorazioni bluastre. Per contrastare la diffusione della malattia,
molto infettiva (e solo di recente ridimensionata, poiché, per
fortuna, parecchi platani le sopravvivono), alcuni Paesi, tra cui
l'Italia, sono stati costretti a prendere provvedimenti normativi
di "lotta obbligatoria". Un'altra avversità che colpisce i platani
è l'antracnosi. Quest'ultima malattia "fungina" provoca estese
macchie fogliari, il distacco delle foglie e il disseccamento di
germogli in primavera. Oggi, è possibile curarla praticando delle
specie di flebo agli alberi. Questo artefatto, molto costoso,
permette al fungicida di penetrare nella linfa, proteggendo
dall'infezione tutta la pianta.
Seppure la Quercia è considerata una
specie resistente, gli esemplari più vecchi possono andare soggetti
ad una malattia molto grave: "la carie del legno". La malattia si
diffonde da ferite inferte dall'uomo, o dal vento che spezza i
rami. Il fungo agente della malattia lentamente colonizza rami e
fusto provocando la disgregazione del tessuto legnoso, che diventa
una massa spugnosa inconsistente, pregiudicando la stabilità della
pianta. Questa malattia è causa di numerose cadute degli alberi,
perché viene a mancare la forza meccanica del legno. Gli agenti di
"carie" sono funghi superiori, capaci di produrre corpi fruttiferi
di grosse dimensioni, di consistenza legnosa. Si possono vedere
talvolta sul tronco delle piante; molti sono fatti a forma di
mensola, ma possono assumere varie altre forme. I funghi si
diffondono attraverso le ferite, penetrando all'interno del legno
fino a raggiungerne la parte centrale, più suscettibile di
infezione perché contiene poche cellule viventi in grado di
contrastarla. Ad un certo stadio il tronco diventa completamente
cavo, rimane solo un piccolo spessore di legno più esterno,
insufficiente a garantire la stabilità degli alberi, soprattutto in
occasione di vento e temporali.
Per fortuna i funghi agenti di
"carie" non sono tutti patogeni; molti sono saprofiti, cioè si
nutrono e vivono a spese di rami morti o delle piante con legno già
privo di vita. In questo senso svolgono un ruolo molto importante:
rimettere in circolazione la sostanza organica vegetativa. Inoltre,
disgregando il legno in elementi più semplici, li rendono
disponibili per altri organismi. Ad esempio, all'interno del legno
così aggredito dai funghi, si sviluppano vari tipi di insetti,
chiamati appunto "xilofagi". |