CARABINIERI

Entra nella Stazione On-Line dei Carabinieri
Ministero della Difesa
Home > L'Editoria > Il Carabiniere > Anno 2006 > Febbraio > Speciale

Via Francigena cammino d'Europa

La riscoperta del percorso che nel Medioevo congiungeva Canterbury a Roma, conducendo i pellegrini cristiani alla Basilica di San Pietro, è l'occasione per la ricerca di una identità di interessi e di culture che insieme valorizzi i luoghi geografici e tutte le attività legate al settore terziario

La riscoperta del percorso che nel Medioevo congiungeva Canterbury a Roma, conducendo i pellegrini cristiani alla Basilica di San Pietro, è l'occasione per la ricerca di una identità di interessi e di culture che insieme valorizzi i luoghi geografici e tutte le attività legate al settore terziario

Il 20 dicembre 2005, nella Sala della Protomoteca del Campidoglio in Roma, organizzato dell'Associazione Culturale Lyras, si è celebrato il Convegno "Roma Terminus Itineris. Roma e Lazio: percorso finale dell'antico cammino europeo della Via Francigena". Alla presenza di rappresentanti della politica, della cultura e delle istituzioni, tra cui Harry Cragg, Presidente del City Council di Canterbury, Michel Thomas-Penette, dell'Institut Européen des Itinéraires Culturels-Consiglio d'Europa e, per gli amministratori locali, del Sindaco di Roma, Walter Veltroni, dei Presidenti della Provincia, Enrico Gasbarra, e della Regione Lazio, Piero Marrazzo, oltre ai Sindaci dei Comuni del Lazio uniti dal percorso della Via Francigena, si è fatto il punto sui risultati raggiunti e su quanto ancora resta da fare.

L'evento è di grande importanza, perché la Via Francigena, caduta per secoli nell'oblio, recupera in pieno oggi, nella temperie di un'Europa unificata ed in cerca di segni d'identità, il suo antico valore simbolico: il "Cammino" dell'identità culturale europea. Non si tratta, tuttavia, di un recupero astratto di antichi valori: come nell'Alto Medioevo la Via Francigena si inoltrava nel cuore dell'Europa unendo Canterbury a Roma, assicurando il viaggio ai pellegrini volti alla meta di San Pietro e, così, mettendo in contatto vivo e pulsante uomini e culture, ancora oggi quella funzione unificante rivive concretamente e risponde ad esigenze ulteriori, nuove, diverse: la ricerca di una identità unificante nelle istituzioni d'Europa e il recupero di una dimensione spirituale attraverso l'esperienza del viaggio dell'uomo. Occorre «salvaguardare il tracciato, restaurare e risanare i principali monumenti lungo il percorso, garantirne la fruizione, ripristinare il paesaggio e costruire e promuovere un prodotto turistico-culturale che valorizzi, in ambito europeo, attività e luoghi "francigeni"», afferma Ivana della Portella, delegata di Veltroni alla presidenza dell'Associazione Europea dei Comuni della Via Francigena e Presidente della Commissione Ambiente del Comune di Roma.

Il Convegno rappresenta una fase matura del progetto di riscoperta e rivitalizzazione dell'antico tracciato francigeno. Nella porzione italina di questo (che passa per Francia e Svizzera) era stato già istituito un tavolo interregionale comprendente le sei regioni su cui si sviluppa la via dei pellegrini: oltre al Lazio, Valle d'Aosta, Piemonte, Liguria, Emilia e Toscana, intesa, quest'ultima, come "capofila", accogliendo nel suo territorio il tratto più lungo del percorso italiano. Il Convegno, concentrato sul tratto che desta la massima cura degli amministratori locali - quello dei 100 chilometri da Viterbo a Roma -, ha inteso ribadire la necessità di un protocollo di intesa interistituzionale tra gli enti locali interessati per "ripristinare" la Via Francigena, ossia per definirne la tracciatura, dando luogo ad un tavolo aperto permanente, in grado di raccogliere imprese, associazioni, finanche il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Il termine "ripristinare" è qui opportuno: è stato recentemente utilizzato per illustrare il progetto: «Ripristinare… vuol dire costruire sui vecchi itinerari cammini su cui si possa andare a piedi, in bicicletta, a cavallo. Aprire piccoli alberghi e agriturismo, guidare i turisti verso meravigliosi monumenti nascosti…». Non basta. Far rivivere gli antichi "cammini" significa risolvere problemi urbanistici, vincolistici, di utilizzo di segnaletiche, con tutti i limiti e i condizionamenti che può comportare il recupero dell'originaria strada: si pensi alla sovrapposizione e all'intreccio delle vie asfaltate e delle linee ferroviarie che impongono per necessità soluzioni alternative, come nel caso del percorso piacentino lungo il Po, dove la Via Francigena si identifica con la trafficata Via Emilia.

Il recupero storico dell'antico tracciato negli ultimi 280 chilometri alla volta di Roma è stato, in proposito, l'oggetto del libro edito dalla Rai-Eri I sentieri lungo la Via Francigena da Siena a Roma, presentato, nel corso del Convegno capitolino, quale valido strumento di informazione ai pellegrini di oggi, in mancanza di segnaletiche ed altri supporti di identificazione del tracciato. Va tuttavia precisato che quello della mappatura e rilevazione del percorso francigeno italiano (dal Gran San Bernardo a Roma) è tra i progetti sostenuti dall'Associazione Via Francigena.

IL MODELLO COMPOSTELANO. È certo che la grande affluenza di viandanti europei lungo i 752 chilometri del "Camino de Santiago" durante l'Anno Santo Compostelano (2004) ha impresso un significativo impulso all'iniziativa italiana. Il "Cammino" iberico, riscoperto negli anni Ottanta, ha ricevuto la menzione di Grande Itinerario Culturale - analogamente ad altri quattro grandi percorsi, tra cui la Via Francigena - nel dicembre 2004, a Wroclaw, ed è stato incluso dall'Unesco nell'elenco del Patrimonio dell'Umanità; esso rappresenta, nell'attuale, il modello di riferimento, sia in senso di valorizzazione culturale, che di turistico-economico. Basti pensare che su quel tracciato si sono incamminati nell'Anno Giacobeo quasi 200mila pellegrini, attivando un flusso monetario che si aggira attorno ai 44 milioni di euro.

Il modello italiano ricalca i punti chiave di questo progetto spagnolo incentrato sulla collaborazione tra soggetti pubblici e privati, in prospettiva europea. Aveva a suo tempo affermato Rubén Lois González, rappresentante delle istituzioni galiziane, che ogni soggetto fa la sua parte: la Giunta di Galizia opera sul fronte della salvaguardia del patrimonio e delle infrastrutture del percorso, mentre le Associazioni, le Confraternite e le Università agiscono nel settore della promozione culturale.

La Chiesa non poteva ritenersi estranea a tutto ciò: l'Opera Romana Pellegrinaggi, osserva l'Amministratore Delegato, monsignor Liberio Andreatta, guarda all'evento con particolare attenzione, tenuto conto della potente simbologia cristiana legata alla Via Francigena. L'Ufficio, sito in Piazza San Pietro, si attende che anch'essa, come "itinerario cristiano d'Europa", concorra a rafforzare i circuiti devozionali della peregrinatio, che identificano in Roma e nel Papa il centro, come "meta" ultima.

L'ATTESA SPIRITUALE DELL'HOMO VIATOR. Si accennava al recupero culturale. La Via Francigena e tutti i "cammini medievali dello spirito" sono la rappresentazione più autentica della condizione dell'uomo viandante volto alla "meta". La Via Francigena offre il più chiaro riferimento alle attese dell'uomo medievale, ai suoi dubbi, alle sue debolezze e paure e al suo anelito al perdono divino. È, in una parola, e riprendendo una metafora di Jacques Le Goff - il grande storico del Medioevo e nume tutelare del progetto europeo della Via Francigena - la simbologia dell'homo viator, dell'uomo in cammino.

Le Goff, nell'illustrare l'antropologia cristiana dei "secoli bui", descriveva quell'umanità attraverso alcune tipologie: il monaco, il cavaliere, il contadino. Ciascuno di essi riflette non solo uno status sociale, ma anche una funzione simbolica e rappresentativa. Non esiste una tipologia netta del viandante homo viator, ma ciascuno dei tre tipi ne ha a che fare in modo più o meno coinvolgente. Si potrebbe dire, per un bisogno dell'anima: quello dell'espiazione del peccato e della riconciliazione attraverso il raggiungimento della meta celeste in Terra, attraverso il lungo e rischioso viaggio. Così, ci dice Le Goff, gli ordini mendicanti saranno spesso "in via"; così il cavaliere, che nel pellegrinaggio assume le forme del crociato mosso dalla riconquista della Terra Santa; così il contadino, uomo stanziale per ragioni di una economia che lo vuole legato alla terra da dissodare, ma che può abbandonarla per un pellegrinaggio che diventa perdono dai peccati. Per ciascun "tipo" di uomo medievale la via del pellegrinaggio è un percorso simbolico della pratica penitenziale e sfata l'opinione stereotipata di un Medioevo immobile e senza luci.

LO SVILUPPO DEI PELLEGRINAGGI NELL'EUROPA DEI SECOLI XI-XIII. La necessità del cammino dell'anima, sempre sotto l'ansia della purificazione e della salvezza spirituale, sboccia soprattutto tra il XII e il XIII secolo. Ai tre tipi umani dell'Anno Mille si aggiungono i nuovi soggetti del mercante, dello studente e dell'espatriato, ciascuno "in via" per ragioni di guadagno o di studio o di ricerca interiore, a testimoniare una nuova ondata penitenziale. I percorsi dell'anima si materializzano in una serie di reti viarie dei pellegrinaggi che innervano l'Europa intera; così, al lungo ed insidioso viaggio verso la meta di Gerusalemme, si aggiunge quello più agevole verso Roma ed, infine, quello a San Giacomo di Compostela, nella Galizia spagnola.

Né sono gli unici. Ovunque si vociferi della presenza di una reliquia, di una tomba che conservi i resti mortali di un santo o di un evento miracoloso, lì la forza della devozione innesta il culto e, con esso, il germoglio di una meta del pellegrino. Così avviene per la tomba di San Martino a Tours, o per il culto di San Michele Arcangelo, venerato tanto nel Gargano pugliese, che presso Mont Saint-Michel, in Normandia. Ed un posto di eccellenza alla pratica dell'homo viator è riservato fin dall'XI secolo al culto mariano, con santuari e strade di collegamento per raggiungere Notre-Dame de Boulogne e Notre-Dame de Liesse, in Francia; Nostra Signora di Montserrat, in Spagna; Nostra Signora di Hal, in Belgio; Nostra Signora di Walsingham, in Inghilterra, o di Aquisgrana, in Germania, o di Mariazell, in Austria e, specialmente, di Rocamadour, nella diocesi di Cahors.

LA VIA FRANCIGENA E IL SUO PERCORSO TRA REALTÀ STORICA E METAFORA. Il tratto ideale di 900 chilometri che unisce Canterbury a Roma nasce durante il viaggio che Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, affrontò nell'anno 990 dell'era volgare su quella che, allora, era nota come Via Romea - e che solo l'avvicendarsi della dominazione franca a quella longobarda in Italia muterà in Via Francigena - per ricevere dal Papa, a Roma, il simbolo pastorale del pallium.

Giunto a Calais e poi, presumibilmente, a Reims, Besançon e Losanna, fino all'Abbazia di Saint Maurice, nella Vallata del Rodano, di fronte al valico del Gran San Bernardo, prima di approssimarsi ad Aosta ed attraversare l'Italia, Sigerico aveva percorso tragitti di evangelizzazione e di missione spirituale non dissimili da quelli compiuti da San Bonifacio, nel VII secolo, o da Sant'Anselmo d'Aosta.

Quella strada che nel tratto mediano, nel cuore d'Europa, si dirama e volge ad Occidente, legandosi al "Cammino di Santiago", era la via per la "meta" del pellegrinaggio e nel Medioevo assunse un grande rilievo per la circolazione transalpina. Qui, la Via Francigena si biforcava in due rami alpini: il longobardo Moncenisio, che si gettava nel Piemonte, mentre, più a nord, il ramo del Gran San Bernardo apriva il varco per la Valle d'Aosta. Il percorso giungeva a Fidenza, una tappa di rassicurante conferma che il viaggio fin lì compiuto era esatto, giacché una statua della Cattedrale avvertiva il viandante - come ricordava Ivana della Portella - che: "Simon Apostolus eundi roman Sanctus demonstrat hanc viam" (L'Aposolo Simone indica che questa è la strada che porta a Roma).

Un traffico anche di armati che approfittavano delle fondamentali arterie per propositi di guerra: le varie esigenze umane e le fortune politiche delle città da essa attraversate concorrevano alla vitalità della Via Francigena e al mutare dell'incerto tracciato. Ne è prova l'affermarsi politico di Siena come causa della trasformazione del percorso, come pure delle principali arterie consolari romane Cassia e Flaminia che univano Roma alla Francia.

Tali mutamenti geografici del tracciato viario erano i presupposti delle odierne ricerche di "ricostruzione" del percorso e delle difficoltà legate alla sua riscoperta.

I PROGETTI SULLA VIA FRANCIGENA. I progetti attuali sulla Via Francigena sono molti e complessi. Per l'Italia, è oggi centrale l'obiettivo di valorizzare e riqualificare questo antico percorso. È, questo, il cuore del disegno di legge nazionale voluto dall'onorevole Massimo Tedeschi, già Sindaco di Fidenza. La legge si propone di assicurare i finanziamenti per i progetti di recupero viario, regolare i diritti di transito dei viandanti contemperandoli con le ragioni dei privati proprietari e si pone come modello intermedio tra le iniziative di dimensione locale-regionale e le istituzioni europee, fungendo da collegamento normativo tra i due livelli.

L'esperienza spagnola fa da battistrada: un progetto di itinerario che divenga un reale strumento di aggregazione tra istituzioni pubbliche e private su scala locale, regionale, nazionale ed europea. Sul punto, la realtà italiana è in grande fermento. Ne è prova l'attenzione degli enti territoriali locali per il progetto e - come affermava recentemente Roberto Formigoni, Presidente della Regione Lombardia - per le possibili forme di finanziamento, sia nazionale che internazionale da destinargli.

Si pensi, ancora, all'attività svolta dall'Associazione Comuni Italiani della Via Francigena (associazione tra comuni, province e regioni italiane). Con sede a Fidenza, l'Associazione è espressione dell'identità nazionale: raggruppa 48 città italiane, 7 province e la Regione Lombardia ed ha istituito un sito Internet (www.associazioneviafrancigena.com). Questa sua identità forte non le impedisce di pensare in grande, nel segno di un concreto partenariato al quale ha recentemente dato luogo, nell'assemblea di Montefiascone del dicembre 2005, con la trasformazione statutaria in "Associazione Europea dei Comuni sulla Via Francigena".

Tra i progetti in via di ultimazione, l'accennato lavoro di mappatura del percorso sarà presentato alla Borsa Internazionale del Turismo (Bit), a Milano, tra il 18 e il 21 febbraio. Va poi segnalato il "Documento di indirizzo per la realizzazione dei percorsi del pellegrino", progettato da un Comitato di tecnici, con lo scopo di mettere in risalto le peculiarità della Via Francigena come "Cammino d'Europa" in cui il pellegrino sia posto nella condizione di incontrare se stesso ed i comuni valori europei, ma anche con lo scopo immediatamente pratico di informarlo sulla natura del percorso (cartellonistica, lunghezza delle tappe, luoghi di ospitalità) e sulla funzione del "Certificato" una volta giunto a Roma con un "attivo" di almeno 200 chilometri di strada.

Il "Certificato del pellegrino", un pieghevole personale, equivale ad una carta di identità - quasi una attestazione dello status di pellegrino di Sigerico - che potrà esibire nelle diverse tappe del viaggio ed assolverà ad una duplice funzione, con l'apposizione di un timbro di passaggio e la possibilità di albergazione alle condizioni vantaggiose giustificate dal suo status ed offerte dagli enti preposti (parrocchie, municipi, eccetera). Il documento si compone di diversi riquadri per i dati personali e dove indicare volta per volta il tratto compiuto, appuntandovi le località di partenza e di arrivo e le modalità di locomozione (a piedi, in bicicletta, a cavallo). Insomma, quasi un ruolino di marcia!

RILIEVO EUROPEO. Quanto alle istituzioni europee, il Convegno capitolino non ha nascosto le speranze di poter beneficiare di finanziamenti Ue per dar seguito ai progetti di ristrutturazione viaria, per lo meno ad integrazione dei fondi che ciascuna Regione "francigena" ha messo a disposizione di propria iniziativa (la capofila Regione Toscana, ad esempio, ha contribuito con 608.000 euro, seguita per ordine di volumi dal Lazio, con 250.000 euro).

È comunque chiaro che il progetto "Via Francigena" respira d'Europa. Basti ricordare che alla "Dichiarazione d'intenti" per sviluppare il partenariato, firmata a Parigi il 31 marzo 2003, erano presenti le municipalità di Canterbury, l'Istituto degli Itinerari Culturali Europei di Lussemburgo e il Centro Culturale Europeo francese di Saint- Jean d'Angely.

Altro progetto di rilievo europeo è quello della cooperazione dei due "Cammini" di Sigerico e di Santiago, attraverso le relative istituzioni di riferimento, nel quadro del programma europeo "leader +". Del resto, l'attenzione dell'Ue sul tema risale al 21 aprile 1994, quando il Consiglio d'Europa riconosceva ufficialmente la Via Francigena come "itinerario culturale del Consiglio d'Europa", per giungere al dicembre 2004 quando, a Wroclaw, la Via Francigena veniva inserita tra i primi cinque itinerari culturali.

Ancor più di recente, il 29 giugno 2005, la Via di Sigerico ha ottenuto un'importante vittoria con la firma dell'Atto costitutivo del Geie (Gruppo europeo di interesse economico) "Culture Routes Europe", un organismo inteso a creare, nell'ottica del rafforzamento della partecipazione transfrontaliera dei Paesi Ue, reti territoriali di collettività europee, intese alla promozione comune degli Itinerari Culturali Europei. È, infine, del 4 novembre scorso, l'adesione della Francia, attraverso il proprio Gruppo di Azione Locale dell'Artois-Lys (che corrisponde al tratto francigeno di Calais), all'iniziativa europea per la promozione dei territori del Cammino di Santiago e di Sigerico: una riconferma della centralità della della Via Francigena, ora come allora, "Via d'Europa".

Fabio Vecchi Bertolelli