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La
riscoperta del percorso che nel Medioevo congiungeva Canterbury a
Roma, conducendo i pellegrini cristiani alla Basilica di San
Pietro, è l'occasione per la ricerca di una identità di interessi e
di culture che insieme valorizzi i luoghi geografici e tutte le
attività legate al settore terziario
Il 20 dicembre 2005, nella Sala
della Protomoteca del Campidoglio in Roma, organizzato
dell'Associazione Culturale Lyras, si è celebrato il Convegno "Roma
Terminus Itineris. Roma e Lazio: percorso finale dell'antico
cammino europeo della Via Francigena". Alla presenza di
rappresentanti della politica, della cultura e delle istituzioni,
tra cui Harry Cragg, Presidente del City Council di Canterbury,
Michel Thomas-Penette, dell'Institut Européen des Itinéraires
Culturels-Consiglio d'Europa e, per gli amministratori locali, del
Sindaco di Roma, Walter Veltroni, dei Presidenti della Provincia,
Enrico Gasbarra, e della Regione Lazio, Piero Marrazzo, oltre ai
Sindaci dei Comuni del Lazio uniti dal percorso della Via
Francigena, si è fatto il punto sui risultati raggiunti e su quanto
ancora resta da fare.
L'evento è di grande importanza,
perché la Via Francigena, caduta per secoli nell'oblio, recupera in
pieno oggi, nella temperie di un'Europa unificata ed in cerca di
segni d'identità, il suo antico valore simbolico: il "Cammino"
dell'identità culturale europea. Non si tratta, tuttavia, di un
recupero astratto di antichi valori: come nell'Alto Medioevo la Via
Francigena si inoltrava nel cuore dell'Europa unendo Canterbury a
Roma, assicurando il viaggio ai pellegrini volti alla meta di San
Pietro e, così, mettendo in contatto vivo e pulsante uomini e
culture, ancora oggi quella funzione unificante rivive
concretamente e risponde ad esigenze ulteriori, nuove, diverse: la
ricerca di una identità unificante nelle istituzioni d'Europa e il
recupero di una dimensione spirituale attraverso l'esperienza del
viaggio dell'uomo. Occorre «salvaguardare il tracciato, restaurare
e risanare i principali monumenti lungo il percorso, garantirne la
fruizione, ripristinare il paesaggio e costruire e promuovere un
prodotto turistico-culturale che valorizzi, in ambito europeo,
attività e luoghi "francigeni"», afferma Ivana della Portella,
delegata di Veltroni alla presidenza dell'Associazione Europea dei
Comuni della Via Francigena e Presidente della Commissione Ambiente
del Comune di Roma.
Il Convegno rappresenta una fase
matura del progetto di riscoperta e rivitalizzazione dell'antico
tracciato francigeno. Nella porzione italina di questo (che passa
per Francia e Svizzera) era stato già istituito un tavolo
interregionale comprendente le sei regioni su cui si sviluppa la
via dei pellegrini: oltre al Lazio, Valle d'Aosta, Piemonte,
Liguria, Emilia e Toscana, intesa, quest'ultima, come "capofila",
accogliendo nel suo territorio il tratto più lungo del percorso
italiano. Il Convegno, concentrato sul tratto che desta la massima
cura degli amministratori locali - quello dei 100 chilometri da
Viterbo a Roma -, ha inteso ribadire la necessità di un protocollo
di intesa interistituzionale tra gli enti locali interessati per
"ripristinare" la Via Francigena, ossia per definirne la
tracciatura, dando luogo ad un tavolo aperto permanente, in grado
di raccogliere imprese, associazioni, finanche il Ministero per i
Beni e le Attività Culturali.
Il termine "ripristinare" è qui
opportuno: è stato recentemente utilizzato per illustrare il
progetto: «Ripristinare… vuol dire costruire sui vecchi itinerari
cammini su cui si possa andare a piedi, in bicicletta, a cavallo.
Aprire piccoli alberghi e agriturismo, guidare i turisti verso
meravigliosi monumenti nascosti…». Non basta. Far rivivere gli
antichi "cammini" significa risolvere problemi urbanistici,
vincolistici, di utilizzo di segnaletiche, con tutti i limiti e i
condizionamenti che può comportare il recupero dell'originaria
strada: si pensi alla sovrapposizione e all'intreccio delle vie
asfaltate e delle linee ferroviarie che impongono per necessità
soluzioni alternative, come nel caso del percorso piacentino lungo
il Po, dove la Via Francigena si identifica con la trafficata Via
Emilia.
Il recupero storico dell'antico
tracciato negli ultimi 280 chilometri alla volta di Roma è stato,
in proposito, l'oggetto del libro edito dalla Rai-Eri I sentieri
lungo la Via Francigena da Siena a Roma, presentato, nel corso del
Convegno capitolino, quale valido strumento di informazione ai
pellegrini di oggi, in mancanza di segnaletiche ed altri supporti
di identificazione del tracciato. Va tuttavia precisato che quello
della mappatura e rilevazione del percorso francigeno italiano (dal
Gran San Bernardo a Roma) è tra i progetti sostenuti
dall'Associazione Via Francigena.
IL MODELLO COMPOSTELANO. È
certo che la grande affluenza di viandanti europei lungo i 752
chilometri del "Camino de Santiago" durante l'Anno Santo
Compostelano (2004) ha impresso un significativo impulso
all'iniziativa italiana. Il "Cammino" iberico, riscoperto negli
anni Ottanta, ha ricevuto la menzione di Grande Itinerario
Culturale - analogamente ad altri quattro grandi percorsi, tra cui
la Via Francigena - nel dicembre 2004, a Wroclaw, ed è stato
incluso dall'Unesco nell'elenco del Patrimonio dell'Umanità; esso
rappresenta, nell'attuale, il modello di riferimento, sia in senso
di valorizzazione culturale, che di turistico-economico. Basti
pensare che su quel tracciato si sono incamminati nell'Anno
Giacobeo quasi 200mila pellegrini, attivando un flusso monetario
che si aggira attorno ai 44 milioni di euro.
Il modello italiano ricalca i punti
chiave di questo progetto spagnolo incentrato sulla collaborazione
tra soggetti pubblici e privati, in prospettiva europea. Aveva a
suo tempo affermato Rubén Lois González, rappresentante delle
istituzioni galiziane, che ogni soggetto fa la sua parte: la Giunta
di Galizia opera sul fronte della salvaguardia del patrimonio e
delle infrastrutture del percorso, mentre le Associazioni, le
Confraternite e le Università agiscono nel settore della promozione
culturale.
La Chiesa non poteva ritenersi
estranea a tutto ciò: l'Opera Romana Pellegrinaggi, osserva
l'Amministratore Delegato, monsignor Liberio Andreatta, guarda
all'evento con particolare attenzione, tenuto conto della potente
simbologia cristiana legata alla Via Francigena. L'Ufficio, sito in
Piazza San Pietro, si attende che anch'essa, come "itinerario
cristiano d'Europa", concorra a rafforzare i circuiti devozionali
della peregrinatio, che identificano in Roma e nel Papa il centro,
come "meta" ultima.
L'ATTESA SPIRITUALE DELL'HOMO
VIATOR. Si accennava al recupero culturale. La Via Francigena e
tutti i "cammini medievali dello spirito" sono la rappresentazione
più autentica della condizione dell'uomo viandante volto alla
"meta". La Via Francigena offre il più chiaro riferimento alle
attese dell'uomo medievale, ai suoi dubbi, alle sue debolezze e
paure e al suo anelito al perdono divino. È, in una parola, e
riprendendo una metafora di Jacques Le Goff - il grande storico del
Medioevo e nume tutelare del progetto europeo della Via Francigena
- la simbologia dell'homo viator, dell'uomo in cammino.
Le Goff, nell'illustrare
l'antropologia cristiana dei "secoli bui", descriveva quell'umanità
attraverso alcune tipologie: il monaco, il cavaliere, il contadino.
Ciascuno di essi riflette non solo uno status sociale, ma anche una
funzione simbolica e rappresentativa. Non esiste una tipologia
netta del viandante homo viator, ma ciascuno dei tre tipi ne ha a
che fare in modo più o meno coinvolgente. Si potrebbe dire, per un
bisogno dell'anima: quello dell'espiazione del peccato e della
riconciliazione attraverso il raggiungimento della meta celeste in
Terra, attraverso il lungo e rischioso viaggio. Così, ci dice Le
Goff, gli ordini mendicanti saranno spesso "in via"; così il
cavaliere, che nel pellegrinaggio assume le forme del crociato
mosso dalla riconquista della Terra Santa; così il contadino, uomo
stanziale per ragioni di una economia che lo vuole legato alla
terra da dissodare, ma che può abbandonarla per un pellegrinaggio
che diventa perdono dai peccati. Per ciascun "tipo" di uomo
medievale la via del pellegrinaggio è un percorso simbolico della
pratica penitenziale e sfata l'opinione stereotipata di un Medioevo
immobile e senza luci.
LO SVILUPPO DEI PELLEGRINAGGI
NELL'EUROPA DEI SECOLI XI-XIII. La necessità del cammino
dell'anima, sempre sotto l'ansia della purificazione e della
salvezza spirituale, sboccia soprattutto tra il XII e il XIII
secolo. Ai tre tipi umani dell'Anno Mille si aggiungono i nuovi
soggetti del mercante, dello studente e dell'espatriato, ciascuno
"in via" per ragioni di guadagno o di studio o di ricerca
interiore, a testimoniare una nuova ondata penitenziale. I percorsi
dell'anima si materializzano in una serie di reti viarie dei
pellegrinaggi che innervano l'Europa intera; così, al lungo ed
insidioso viaggio verso la meta di Gerusalemme, si aggiunge quello
più agevole verso Roma ed, infine, quello a San Giacomo di
Compostela, nella Galizia spagnola.
Né sono gli unici. Ovunque si
vociferi della presenza di una reliquia, di una tomba che conservi
i resti mortali di un santo o di un evento miracoloso, lì la forza
della devozione innesta il culto e, con esso, il germoglio di una
meta del pellegrino. Così avviene per la tomba di San Martino a
Tours, o per il culto di San Michele Arcangelo, venerato tanto nel
Gargano pugliese, che presso Mont Saint-Michel, in Normandia. Ed un
posto di eccellenza alla pratica dell'homo viator è riservato fin
dall'XI secolo al culto mariano, con santuari e strade di
collegamento per raggiungere Notre-Dame de Boulogne e Notre-Dame de
Liesse, in Francia; Nostra Signora di Montserrat, in Spagna; Nostra
Signora di Hal, in Belgio; Nostra Signora di Walsingham, in
Inghilterra, o di Aquisgrana, in Germania, o di Mariazell, in
Austria e, specialmente, di Rocamadour, nella diocesi di
Cahors.
LA VIA FRANCIGENA E IL SUO
PERCORSO TRA REALTÀ STORICA E METAFORA. Il tratto ideale di 900
chilometri che unisce Canterbury a Roma nasce durante il viaggio
che Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, affrontò nell'anno 990
dell'era volgare su quella che, allora, era nota come Via Romea - e
che solo l'avvicendarsi della dominazione franca a quella
longobarda in Italia muterà in Via Francigena - per ricevere dal
Papa, a Roma, il simbolo pastorale del pallium.
Giunto a Calais e poi,
presumibilmente, a Reims, Besançon e Losanna, fino all'Abbazia di
Saint Maurice, nella Vallata del Rodano, di fronte al valico del
Gran San Bernardo, prima di approssimarsi ad Aosta ed attraversare
l'Italia, Sigerico aveva percorso tragitti di evangelizzazione e di
missione spirituale non dissimili da quelli compiuti da San
Bonifacio, nel VII secolo, o da Sant'Anselmo d'Aosta.
Quella strada che nel tratto
mediano, nel cuore d'Europa, si dirama e volge ad Occidente,
legandosi al "Cammino di Santiago", era la via per la "meta" del
pellegrinaggio e nel Medioevo assunse un grande rilievo per la
circolazione transalpina. Qui, la Via Francigena si biforcava in
due rami alpini: il longobardo Moncenisio, che si gettava nel
Piemonte, mentre, più a nord, il ramo del Gran San Bernardo apriva
il varco per la Valle d'Aosta. Il percorso giungeva a Fidenza, una
tappa di rassicurante conferma che il viaggio fin lì compiuto era
esatto, giacché una statua della Cattedrale avvertiva il viandante
- come ricordava Ivana della Portella - che: "Simon Apostolus eundi
roman Sanctus demonstrat hanc viam" (L'Aposolo Simone indica che
questa è la strada che porta a Roma).
Un traffico anche di armati che
approfittavano delle fondamentali arterie per propositi di guerra:
le varie esigenze umane e le fortune politiche delle città da essa
attraversate concorrevano alla vitalità della Via Francigena e al
mutare dell'incerto tracciato. Ne è prova l'affermarsi politico di
Siena come causa della trasformazione del percorso, come pure delle
principali arterie consolari romane Cassia e Flaminia che univano
Roma alla Francia.
Tali mutamenti geografici del
tracciato viario erano i presupposti delle odierne ricerche di
"ricostruzione" del percorso e delle difficoltà legate alla sua
riscoperta.
I PROGETTI SULLA VIA
FRANCIGENA. I progetti attuali sulla Via Francigena sono molti
e complessi. Per l'Italia, è oggi centrale l'obiettivo di
valorizzare e riqualificare questo antico percorso. È, questo, il
cuore del disegno di legge nazionale voluto dall'onorevole Massimo
Tedeschi, già Sindaco di Fidenza. La legge si propone di assicurare
i finanziamenti per i progetti di recupero viario, regolare i
diritti di transito dei viandanti contemperandoli con le ragioni
dei privati proprietari e si pone come modello intermedio tra le
iniziative di dimensione locale-regionale e le istituzioni europee,
fungendo da collegamento normativo tra i due livelli.
L'esperienza spagnola fa da
battistrada: un progetto di itinerario che divenga un reale
strumento di aggregazione tra istituzioni pubbliche e private su
scala locale, regionale, nazionale ed europea. Sul punto, la realtà
italiana è in grande fermento. Ne è prova l'attenzione degli enti
territoriali locali per il progetto e - come affermava recentemente
Roberto Formigoni, Presidente della Regione Lombardia - per le
possibili forme di finanziamento, sia nazionale che internazionale
da destinargli.
Si pensi, ancora, all'attività
svolta dall'Associazione Comuni Italiani della Via Francigena
(associazione tra comuni, province e regioni italiane). Con sede a
Fidenza, l'Associazione è espressione dell'identità nazionale:
raggruppa 48 città italiane, 7 province e la Regione Lombardia ed
ha istituito un sito Internet (www.associazioneviafrancigena.com).
Questa sua identità forte non le impedisce di pensare in grande,
nel segno di un concreto partenariato al quale ha recentemente dato
luogo, nell'assemblea di Montefiascone del dicembre 2005, con la
trasformazione statutaria in "Associazione Europea dei Comuni sulla
Via Francigena".
Tra i progetti in via di
ultimazione, l'accennato lavoro di mappatura del percorso sarà
presentato alla Borsa Internazionale del Turismo (Bit), a Milano,
tra il 18 e il 21 febbraio. Va poi segnalato il "Documento di
indirizzo per la realizzazione dei percorsi del pellegrino",
progettato da un Comitato di tecnici, con lo scopo di mettere in
risalto le peculiarità della Via Francigena come "Cammino d'Europa"
in cui il pellegrino sia posto nella condizione di incontrare se
stesso ed i comuni valori europei, ma anche con lo scopo
immediatamente pratico di informarlo sulla natura del percorso
(cartellonistica, lunghezza delle tappe, luoghi di ospitalità) e
sulla funzione del "Certificato" una volta giunto a Roma con un
"attivo" di almeno 200 chilometri di strada.
Il "Certificato del pellegrino", un
pieghevole personale, equivale ad una carta di identità - quasi una
attestazione dello status di pellegrino di Sigerico - che potrà
esibire nelle diverse tappe del viaggio ed assolverà ad una duplice
funzione, con l'apposizione di un timbro di passaggio e la
possibilità di albergazione alle condizioni vantaggiose
giustificate dal suo status ed offerte dagli enti preposti
(parrocchie, municipi, eccetera). Il documento si compone di
diversi riquadri per i dati personali e dove indicare volta per
volta il tratto compiuto, appuntandovi le località di partenza e di
arrivo e le modalità di locomozione (a piedi, in bicicletta, a
cavallo). Insomma, quasi un ruolino di marcia!
RILIEVO EUROPEO. Quanto alle
istituzioni europee, il Convegno capitolino non ha nascosto le
speranze di poter beneficiare di finanziamenti Ue per dar seguito
ai progetti di ristrutturazione viaria, per lo meno ad integrazione
dei fondi che ciascuna Regione "francigena" ha messo a disposizione
di propria iniziativa (la capofila Regione Toscana, ad esempio, ha
contribuito con 608.000 euro, seguita per ordine di volumi dal
Lazio, con 250.000 euro).
È comunque chiaro che il progetto
"Via Francigena" respira d'Europa. Basti ricordare che alla
"Dichiarazione d'intenti" per sviluppare il partenariato, firmata a
Parigi il 31 marzo 2003, erano presenti le municipalità di
Canterbury, l'Istituto degli Itinerari Culturali Europei di
Lussemburgo e il Centro Culturale Europeo francese di Saint- Jean
d'Angely.
Altro progetto di rilievo europeo è
quello della cooperazione dei due "Cammini" di Sigerico e di
Santiago, attraverso le relative istituzioni di riferimento, nel
quadro del programma europeo "leader +". Del resto, l'attenzione
dell'Ue sul tema risale al 21 aprile 1994, quando il Consiglio
d'Europa riconosceva ufficialmente la Via Francigena come
"itinerario culturale del Consiglio d'Europa", per giungere al
dicembre 2004 quando, a Wroclaw, la Via Francigena veniva inserita
tra i primi cinque itinerari culturali.
Ancor più di recente, il 29 giugno
2005, la Via di Sigerico ha ottenuto un'importante vittoria con la
firma dell'Atto costitutivo del Geie (Gruppo europeo di interesse
economico) "Culture Routes Europe", un organismo inteso a creare,
nell'ottica del rafforzamento della partecipazione transfrontaliera
dei Paesi Ue, reti territoriali di collettività europee, intese
alla promozione comune degli Itinerari Culturali Europei. È,
infine, del 4 novembre scorso, l'adesione della Francia, attraverso
il proprio Gruppo di Azione Locale dell'Artois-Lys (che corrisponde
al tratto francigeno di Calais), all'iniziativa europea per la
promozione dei territori del Cammino di Santiago e di Sigerico: una
riconferma della centralità della della Via Francigena, ora come
allora, "Via d'Europa". |