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I misteri di Leonardo da
Vinci sono molti. Uno dei tanti: la Vergine delle rocce, nella
versione conservata alla British National Gallery, la più
contestata, perché considerata autentica solo da una parte
degli storici e dei critici, molti dei quali invece indicano
del Maestro quella esposta al Louvre di Parigi, e pertanto
attentamente studiata da anni e sottoposta ad accurati esami.
Ebbene, chissà che scarica di adrenalina avrà provocato negli
studiosi inglesi, intenti a constatare lo stato di
conservazione del dipinto, individuare mediante un sofisticato
scanner a raggi infrarossi che sotto la "loro" Vergine
esisteva un disegno incompiuto raffigurante una donna in
ginocchio con un braccio teso e lo sguardo rivolto verso il
basso... Il mondo dell'arte, grazie alla tecnologia moderna, è
in subbuglio, e si sta aprendo un nuovo dibattito intorno a
questo celebre quadro carico di significati ermetici e
simbolici.
La scienza ha prospettive del tutto
innovative nel campo della conservazione delle opere d'arte,
collocando le figure dello scienziato, del ricercatore e del
restauratore in una posizione paritaria di grande responsabilità.
Qualsiasi restauro di bene artistico-culturale - sia esso un
dipinto, una statua, un vaso o anche un edificio - viene infatti
oggi preceduto da uno studio esauriente delle cause che hanno
alterato l'aspetto originale dell'opera, al fine di comprendere le
ragioni e i meccanismi del degrado. Lo studio solitamente prosegue
con tutta una serie di analisi mineralogiche, petrografiche e
chimico-fisiche nonché del campionamento rappresentativo dei
fenomeni di degrado, come esposizione ai punti cardinali, a zone
dilavate o meno dalla pioggia o a determinate rocce presenti. Dopo
di che si procede alla pulitura, ossia alla rimozione dello sporco
o delle croste con metodi meccanico-chimico-fisici. Il
preconsolidamento superficiale precede la pulitura quando, ad
esempio, la pietra è molto degradata, mentre il consolidamento vero
e proprio è un trattamento in profondità per ricostruire la
coesione della pietra e deve impregnare fino alla parte sana. La
protezione, infine, consiste nell'applicazione di una sostanza
sulla superficie allo scopo di renderla idrorepellente e non
attaccabile dall'inquinamento atmosferico. La manutenzione provvede
all'ispezione periodica dell'opera artistica per monitorare il suo
"stato di salute" o controllare l'efficacia del trattamento di
restauro.
Ciascuna di queste fasi del restauro
prevede svariate metodologie tecniche: l'impiego di prodotti
organici, inorganici, resine termoindurenti, termoplastiche, a
seconda delle caratteristiche o della conservazione dell'opera. Per
specifiche lavorazioni, ad esempio per interventi su materiali
lapidei artificiali come gli intonaci, o naturali come i marmi, i
lavori si fanno più lunghi e complessi a misura degli agenti
geologici, climatici e meteorologici, biologici e antropici
responsabili delle cause di deperimento del materiale in
questione.
Nella diagnostica e nel restauro
delle opere d'arte soprintendenze, musei, biblioteche, archivi e
collezioni private possono così far affidamento su servizi
tecnologici di supporto ricorrendo inoltre a nuove tecniche di
analisi non distruttive derivate dalla fisica nucleare; tecniche
tanto complesse e sofisticate che fino a poco tempo fa erano
disponibili solo all'estero, e di cui pochi laboratori nel mondo,
tra cui quelli italiani, sono dotati.
IL TRIONFO DEL COLORE. Si può
dire che non c'è anno in cui non si abbia il ritorno di famosi
capolavori allo splendore originario per la gioia degli studiosi e
per l'ammirazione del pubblico di musei e gallerie d'arte.
Nel maggio dello scorso anno, la
Deposizione di Raffaello, tavola a sei elementi nota come
"Deposizione Baglioni", che raffigura il Trasporto di Cristo al
sepolcro, è ritornata alla Galleria Borghese, dov'è dal 1608.
Niente più toni opachi, gialli e grigi, ma soltanto azzurri e rossi
splendenti; i verdi e i viola nettissimi delle vesti contro lo
sfondo dell'aria trasparente del Golgota. È il trionfo del colore
l'esito del restauro del dipinto. Dopo le mortificazioni del tempo,
pur conservando la patina più antica l'opera lascia emergere
l'impostazione iniziale e la maestria dell'Urbinate.
Dopo un lungo studio, si è passati
al processo di restauro, con il preliminare consolidamento che ha
verificato lo stato di adesione della pellicola pittorica,
rafforzata con una tecnica speciale, e la diagnostica, eseguita
sottoponendo la tavola a riflettografia infrarossa, fluorescenza X
e a ultravioletti, micro e macro fotografie: procedimenti che hanno
precisato dove intervenire, confermando la presenza di una stesura
pittorica sottostante alle ridipinture del passato. Gli interventi
finali di ripristino hanno interessato la rimozione delle vernici
protettive, aggiunte nel lavoro del 1972 a cura dell'Istituto
Centrale del Restauro, l'asporto di olii laddove in origine era la
tempera, e la stuccatura di microfratture e fori di parassiti del
legno, insieme al rivestimento con uno strato protettivo di vernice
antiossidante.
Le scienze applicate ai Beni
Culturali hanno permesso agli specialisti del settore di riportare
"in vita" capolavori famosi come i Bronzi di Riace, il Satiro
Danzante, il monumento equestre di Marco Aurelio, la Cappella degli
Scrovegni, la Sistina, l'Efebo di Selinunte, il David di
Michelangelo, l'Apollo di Veio, la Basilica di San Francesco
d'Assisi. Sensori di emissioni acustiche multifrequenza sono
serviti per studiare l'evoluzione dei materiali di costruzione
delle Mura Aureliane di Roma al fine di monitorare le condizioni
della struttura. Sono inoltre previsti altri interventi progettuali
sulle politiche di tutela del patrimonio storico-architettonico,
con diverse procedure diagnostiche e di calcolo per verifiche
strutturali.
RESTAURO HI-TECH. Il
nostro Paese è ben inserito nella rete d'eccellenza del
restauro high-tech, e a ragione, per la vastità e ricchezza
del suo patrimonio artistico. Con la messa a punto di tecniche
in cui la fisica è al servizio dell'arte sono state possibili
la datazione di alcuni manoscritti di Galileo, l'analisi su
pigmenti e inchiostri di manoscritti miniati medievali ed uno
studio-pilota del dipinto su tavola di Leonardo, la Madonna
dei fusi. Quest'ultimo si è rivelato di particolare interesse
in quanto, oltre a ricostruire la tavolozza di colori usati
dal Maestro (il famoso blu di lapislazzuli), sono state
individuate le parti restaurate attraverso la misurazione
indiretta degli strati pittorici.
I mezzi d'indagine sfruttano le
applicazioni della fisica nucleare attraverso l'uso delle tecniche
Iba (Analisi a fascio di ioni) e Ams (Spettrometria di massa ad
alta risoluzione mediante acceleratore di particelle ioniche). La
prima permette di conoscere la composizione dei materiali che
costituiscono un'opera d'arte bombardando il campione da analizzare
con fasci di particelle accelerate e misurando la radiazione emessa
dal campione stesso. Indagare con l'Iba significa ottenere
informazioni su tecniche di produzione e fonti di
approvvigionamento del passato, risolvere problemi cronologici,
riconoscere i pezzi autentici dai falsi, avere indicazioni sulle
strategie di restauro più corrette; il tutto senza arrecare danno
né prelevare campioni.
La Ams è invece una tecnica
ultrasensibile, in grado di determinare la presenza di isotopi rari
in un campione (fino a una parte su un milione di miliardi) e di
misurare la concentrazione residua, rispetto a quella iniziale, di
carbonio 14 in un reperto archeologico piccolissimo, di peso anche
inferiore a un milligrammo, effettuandone così una datazione
diretta. Con la stessa metodica si è potuta datare in passato la
Sacra Sindone.
Alle strumentazioni già in uso, si è
di recente aggiunto un altro acceleratore elettrostatico, di
caratteristiche funzionali diverse, capace di datare in pochi
minuti manufatti e fossili risalenti fino a 50mila anni fa: con
esso si riescono ad esaminare piccolissimi frammenti contando, uno
per uno, il numero di atomi di carbonio 14 presenti nel
reperto.
STRUMENTI DI ULTIMA
GENERAZIONE. E la tecnologia sta mettendo al servizio dell'arte
strumenti che abitualmente vedono la loro applicazione in chimica,
medicina, biologia, persino nello studio della superficie dei
pianeti.
Un'apparecchiatura portatile,
battezzata ProFiler, del peso di una quindicina di chili, è in
grado di valutare, con un sistema di spettrometro a risonanza
magnetica, lo stato di conservazione di affreschi e materiali
cartacei antichi: papiri, pergamene, manoscritti. Già sperimentato
con successo sugli affreschi della Casa del Vasari, del Cripto
Portico del Colle Oppio, sulle Mura Aureliane e su carte e libri in
degrado, lo strumento, che dispone anche di una versione
robotizzata, ha riscosso notevole interesse fra gli addetti ai
lavori per la molteplicità e la facilità di utilizzo, nonché per il
vantaggio di non essere invasivo e di sostituire tecniche che
richiedono spesso operazioni rischiose per l'integrità
dell'opera.
Un'altra tecnica, molto
avveniristica, ha interessato 1.500 metri quadri di affreschi del
Camposanto Monumentale di Pisa, opera di illustri maestri del
Trecento e del Quattrocento. Per la prima volta la biologia si è
sostituita ai reagenti chimici e alla rimozione per via fisica
delle patine organiche: si è trattato di una pulitura non lesiva,
basata sull'uso di batteri, gli Pseudomonas stutzeri. Dopo un esame
diagnostico per individuare la patologia da cui era affetta la
superficie, è stato possibile selezionare il ceppo batterico più
adatto da impiegare. Una volta messi a coltura, i batteri sono
stati stesi sulla superficie con impacchi umidi e in 6-12 ore hanno
rimosso tutte le incrostazioni organiche; i residui, poi, sono
stati asportati dall'enzima proteasi. I batteri sono stati
coltivati in un fermentatore da 20 litri, e quindi separati dal
terreno di coltura ormai sfruttato e risospesi in una soluzione
senza elementi nutritivi. L'abbondante biomassa "affamata" è stata
poi trasferita sui dipinti. Questa tecnica può essere impiegata
solo su pigmenti inorganici, che resistono all'azione dei
batteri.
Una delle metodologie oggi più
avanzate è poi l'indagine multispettrale, usata dai satelliti per
rilevare composizioni di minerali o di vegetazione terrestre. In
pratica, l'opera da studiare viene ripresa da una speciale
telecamera, in grado di visualizzare gli strati che si trovano al
di sotto della superficie esterna. I dati, combinati con quelli
ottenuti da particolari radiografie, sono elaborati da un computer
che riproduce una versione virtuale dell'opera. Una tecnica che ha
"letto", tra gli altri, i frammenti della Geometria di Euclide, che
giacevano anneriti e decomposti nell'Università di Oxford.
Il Palinsesto di Archimede, un
manoscritto di pergamena in pelle di capra del III secolo a.C.,
copiato da uno scriba nel X secolo, con 174 pagine del "Metodo dei
Teoremi matematici", è stato invece riportato alla luce grazie a
raggi X ad alta intensità, che hanno indotto una luminescenza nel
ferro presente nell'inchiostro dello scritto, occultato dalla
scrittura successiva (un testo di preghiere
medievali). |