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Cari
Lettori,
mi sono chiesto tante volte se il
silenzio sia veramente eloquente e la risposta è stata quasi sempre
affermativa, soprattutto quando mi riferivo al silenzio degli
altri. Ma quando ho deciso di imporlo a me stesso, qualche dubbio
mi è venuto. Senza considerare, poi, lo sforzo che ho dovuto fare
per tacere. Vi chiederete il motivo di questa riflessione, ma
essendomi capitato di recente di operare una scelta nel senso, ho
pensato di confidarmi con voi, nella speranza che ancora una volta
siate disposti ad ascoltarmi. In fondo, la reazione è il più
istintivo dei comportamenti, ma porgere l'altra guancia è un
esercizio di pazienza che può disarmare l'aggressore, certamente
quando affida il suo affondo alle parole. Pensate, come può restar
male, chi ad esempio ci prova con un articolo di stampa. La mancata
risposta può anche indurlo a ritentare, ma la fermezza nel tacere
del chiamato in causa non sfugge ai più attenti, suscitando anzi
una simpatia istintiva per chi avrebbe potuto, ma non ha risposto.
Alla lunga può anche accadere che appaiano più convincenti le
ragioni del silenzio rispetto alle argomentazioni dell'affondo.
Personalmente ho scelto di seguire il consiglio di chi saggiamente
ritiene che la replica sia un'opportunità offerta all'avversario.
Ovviamente non si tratta di una regola assoluta, ma converrete che
anche il silenzio ha il suo peso, specialmente se opposto a parole
in libertà. Potrei continuare, aggiungendo che talvolta anche il
ruolo rivestito può indurre a tacere, ma mi rendo conto che le
motivazioni possono essere tante altre ed è meglio non abusare
dello spazio consentitomi e della pazienza dei lettori.
Mentre stiamo per andare in stampa
apprendiamo che è venuto meno il generale di Corpo d'Armata dei
Carabinieri, Dagoberto Azzari, uno degli ultimi superstiti della
battaglia di Culqualber del novembre 1941, un eroe che fa onore
alle Forze Armate italiane e all'Arma in particolare. Nelle pagine
interne ne commemoriamo la figura, unitamente al glorioso fatto
d'arme. In questa sede ci preme ricordare che, come tutti i grandi,
se n'è andato in silenzio, in pace con Dio e con gli uomini, dopo
una vita esemplare vissuta in modo semplice e discreto, al servizio
della Patria e dei valori che rappresentano per noi tutti una
preziosa eredità. Un lascito onorato anche dal carabiniere Donato
Fezzuoglio, appena Caduto in servizio mentre, con straordinaria
generosità e impareggiabile coraggio, affrontava un agguerrito
gruppo di rapinatori. Alla vedova e ai familiari va il nostro
cordoglio e la nostra umana solidarietà |