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Nella penisola della
Bretagna, quasi vicino alla punta di Finisterrae, proprio al
centro del gran Campo militare francese che accoglie l'École
Spéciale Militaire (E.s.m.: questo è il suo nome ufficiale, ma
è meglio conosciuta come Accademia Militare di Saint-Cyr),
prospiciente la Corte d'Onore si apre un piccolo, ma
ricchissimo, Museo militare, conosciuto con il nome di Musée
du Souvenir des Écoles de Coëtquidan: duecento anni di
avvenimenti non solo francesi, ma anche europei.
Nelle sue due ampie sale viene
tracciata la storia della formazione degli ufficiali francesi dai
tempi della monarchia fino ai nostri giorni, esponendo oggetti e
documenti di grande valore storico, peraltro poco conosciuti.
Il primo Museo fu inaugurato il 24
luglio del 1912 nella cappella inutilizzata dell'Accademia di
Saint-Cyr. I bombardamenti alleati del giugno e luglio 1944
distrussero l'Istituto e anche il piccolo Museo, che però fu di
nuovo allestito e inaugurato nella sede bretone il 29 giugno del
1947. Con la costruzione di nuovi edifici per l'Accademia, anche il
Museo ebbe una nuova sede, che si affaccia appunto sulla Corte
d'Onore, detta Corte Rivoli, con al centro la statua del Cavaliere
Marceau, che occupava fin dal 1884 lo stesso posto nella sede
distrutta. Nella sua attuale sistemazione, il Museo fu inaugurato
nel 1967.
Per i cadetti è soprattutto un luogo
importante di ricordi e di raccoglimento (tra l'altro, qui viene
conservato l'Albo d'Oro degli Ufficiali della Scuola caduti in
guerra), dove si tengono due cerimonie di grande significato:
l'Appello dei Corsi e la Veglia alla Bandiera, sotto lo sguardo
della Francia, una scultura in bronzo dell'artista francese Antoine
Bourdelle, e soprattutto alla presenza di vessilli tra i più
antichi della tradizione militare francese, che risalgono fino al
periodo monarchico. Il luogo è quindi anche un piccolo Sacrario
delle Bandiere: all'entrata, il cadetto saluta sempre militarmente,
e il visitatore che lo accompagna comprende così il ricco
significato di tradizioni e di cultura del piccolo Museo.
Nelle ampie sale, su due livelli, è
infatti rappresentata non solo la storia degli ufficiali che sono
passati per questo prestigioso Istituto di formazione militare, ma
anche la storia della Francia. Un particolare che rivela quanto di
vero ci sia in questa affermazione è il seguente: ogni corso, come
in Italia, sceglie un nome che ne distinguerà i frequentatori fino
alla fine della loro carriera militare ed oltre; è sempre un nome
importante, legato per lo più a battaglie, ad avvenimenti o a
personaggi di primo piano, celebrati così in maniera attiva.
Nel 1945 il corso prese il nome di
"Vittoria", significativo dopo la Liberazione; nel 1946 quello di
"Indocina", e nel 1947, ricordando il nomignolo di "Vieux Bahut"
(gergo studentesco per indicare la Scuola) dato al vecchio edificio
storico, quel corso volle chiamarsi "Nouveau Bahut", segnando
l'inizio di una nuova era. Altri corsi avevano ricordato la Crimea
e la battaglia di Sebastopoli. Altri ancora si sono ispirati ai
rapporti di amicizia della Francia con territori della sponda sud
del Mediterraneo: ed ecco tra gli oggetti del Museo due splendide
selle arabe, di cui una donata dal corso che aveva preso il nome
"Mohammad" (1956), per i legami culturali e storici tra Parigi e
Rabat. Notevole anche un piviale riccamente ornato, dei cappellani
della Scuola nel XIX secolo.
Visitando il Museo, se si desidera
andare in ordine cronologico, si sale al primo piano, dove si
possono notare le riproduzioni delle uniformi dei cadetti del
periodo monarchico (da Luigi XIV a Luigi XVI), di quello
rivoluzionario e dei successivi (Seconda Repubblica, Secondo
Impero, via via fino ai tempi d'oggi).
A Bonaparte sono dedicate alcune
vetrine con oggetti a lui appartenuti, come ad esempio il cappello
che egli portava a Sant'Elena. Molti sono gli oggetti che ricordano
il suo tempo: tra questi, un medaglione d'epoca e il berretto di
pelo d'orso dei Granatieri della Vecchia Guardia, con l'aquila
imperiale. Il quadro di David che rappresenta l'Imperatore a
cavallo al passaggio delle Alpi ne testimonia le imprese ancora
così importanti dal punto di vista della strategia e della tattica
militare, mentre la copia della sua maschera funebre (macabro rito
in voga nell'Ottocento) ricorda come sia stata triste e molto dura
la sua vita in esilio.
A mano a mano che si arriva
al periodo contemporaneo, i documenti e gli oggetti sono in
numero sempre maggiore: lettere, fotografie, armi, dipinti,
dagherrotipi, incisioni, acqueforti. Molte le lettere
autografe alle famiglie di ufficiali caduti durante le due
guerre mondiali o a Dien-Bien-Phu, avvenimento che viene
ricordato nelle vetrine. Tra gli oggetti molto particolari
presenti, vi è una splendida tabacchiera donata da Nicola II
al generale Kessler nel 1901, quando quest'ultimo era
Comandante territoriale, in occasione della rivista di truppe
di Bétheny, vicino a Reims, fatta dallo Zar durante una visita
in Francia. Kessler era stato allievo di Saint-Cyr nel periodo
1855-1857, nel corso "Principe Imperiale".
Altri documenti e oggetti ricordano
gli allievi più prestigiosi che hanno passato tre anni a Saint-Cyr:
esploratori come Joseph Gallieni, o come Charles de Foucauld, che
nel 1882 lasciò l'esercito e decise di visitare il Marocco. Questo
suo importante viaggio di ricognizione (in realtà de Foucauld
sicuramente faceva parte di un servizio di informazione militare)
fu poi consacrato in un volume pubblicato nel 1888. Non si possono
poi dimenticare il colonnello Marchand, del quale si conserva una
bicicletta, da lui usata durante la missione in cui si spinse verso
il Mar Rosso, il Maresciallo Lyautey, e tanti altri personaggi che
si sono distinti in vario modo nella storia di Francia, e di cui
numerosi sono i ricordi esposti. Tra questi Charles de Gaulle, che,
per aver rifiutato l'armistizio del 1940, fu condannato a morte dal
governo collaborazionista di Vichy, e che è stato l'artefice
principale della vittoria francese sul nazismo.
Un piccolo museo da visitare, quello
du Souvenir (nessun problema di accesso, un modesto biglietto da
pagare), gradevole e didatticamente molto fruibile. Un consiglio:
entrando o uscendo, non attraversate la Corte d'Onore Rivoli, ma
passate ai lati, perché, questa sì, è una delle tradizioni da
rispettare, anche da parte dei visitatori. Così facendo
dimostrerete al cadetto, o a qualunque altro militare vi
accompagnerà per l'illustrazione delle vetrine, di aver compreso
quelle splendide tradizioni militari che sono molto attuali e
valide anche negli Istituti di formazione militare
italiani. |