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Il museo dei ricordi

È il piccolo, ma ricchissimo, Musée des Écoles de Coëtquidan. Un museo militare dal 1912 più volte ricostruito e riallestito nella storica Accademia di Saint-Cyr. Che raccoglie duecento anni di avvenimenti francesi ed europei

Il cappello portato da Napoleone nell'esilio di Sant'ElenaNella penisola della Bretagna, quasi vicino alla punta di Finisterrae, proprio al centro del gran Campo militare francese che accoglie l'École Spéciale Militaire (E.s.m.: questo è il suo nome ufficiale, ma è meglio conosciuta come Accademia Militare di Saint-Cyr), prospiciente la Corte d'Onore si apre un piccolo, ma ricchissimo, Museo militare, conosciuto con il nome di Musée du Souvenir des Écoles de Coëtquidan: duecento anni di avvenimenti non solo francesi, ma anche europei.

Nelle sue due ampie sale viene tracciata la storia della formazione degli ufficiali francesi dai tempi della monarchia fino ai nostri giorni, esponendo oggetti e documenti di grande valore storico, peraltro poco conosciuti.

Il primo Museo fu inaugurato il 24 luglio del 1912 nella cappella inutilizzata dell'Accademia di Saint-Cyr. I bombardamenti alleati del giugno e luglio 1944 distrussero l'Istituto e anche il piccolo Museo, che però fu di nuovo allestito e inaugurato nella sede bretone il 29 giugno del 1947. Con la costruzione di nuovi edifici per l'Accademia, anche il Museo ebbe una nuova sede, che si affaccia appunto sulla Corte d'Onore, detta Corte Rivoli, con al centro la statua del Cavaliere Marceau, che occupava fin dal 1884 lo stesso posto nella sede distrutta. Nella sua attuale sistemazione, il Museo fu inaugurato nel 1967.

Per i cadetti è soprattutto un luogo importante di ricordi e di raccoglimento (tra l'altro, qui viene conservato l'Albo d'Oro degli Ufficiali della Scuola caduti in guerra), dove si tengono due cerimonie di grande significato: l'Appello dei Corsi e la Veglia alla Bandiera, sotto lo sguardo della Francia, una scultura in bronzo dell'artista francese Antoine Bourdelle, e soprattutto alla presenza di vessilli tra i più antichi della tradizione militare francese, che risalgono fino al periodo monarchico. Il luogo è quindi anche un piccolo Sacrario delle Bandiere: all'entrata, il cadetto saluta sempre militarmente, e il visitatore che lo accompagna comprende così il ricco significato di tradizioni e di cultura del piccolo Museo.

Nelle ampie sale, su due livelli, è infatti rappresentata non solo la storia degli ufficiali che sono passati per questo prestigioso Istituto di formazione militare, ma anche la storia della Francia. Un particolare che rivela quanto di vero ci sia in questa affermazione è il seguente: ogni corso, come in Italia, sceglie un nome che ne distinguerà i frequentatori fino alla fine della loro carriera militare ed oltre; è sempre un nome importante, legato per lo più a battaglie, ad avvenimenti o a personaggi di primo piano, celebrati così in maniera attiva.

Nel 1945 il corso prese il nome di "Vittoria", significativo dopo la Liberazione; nel 1946 quello di "Indocina", e nel 1947, ricordando il nomignolo di "Vieux Bahut" (gergo studentesco per indicare la Scuola) dato al vecchio edificio storico, quel corso volle chiamarsi "Nouveau Bahut", segnando l'inizio di una nuova era. Altri corsi avevano ricordato la Crimea e la battaglia di Sebastopoli. Altri ancora si sono ispirati ai rapporti di amicizia della Francia con territori della sponda sud del Mediterraneo: ed ecco tra gli oggetti del Museo due splendide selle arabe, di cui una donata dal corso che aveva preso il nome "Mohammad" (1956), per i legami culturali e storici tra Parigi e Rabat. Notevole anche un piviale riccamente ornato, dei cappellani della Scuola nel XIX secolo.

Visitando il Museo, se si desidera andare in ordine cronologico, si sale al primo piano, dove si possono notare le riproduzioni delle uniformi dei cadetti del periodo monarchico (da Luigi XIV a Luigi XVI), di quello rivoluzionario e dei successivi (Seconda Repubblica, Secondo Impero, via via fino ai tempi d'oggi).

A Bonaparte sono dedicate alcune vetrine con oggetti a lui appartenuti, come ad esempio il cappello che egli portava a Sant'Elena. Molti sono gli oggetti che ricordano il suo tempo: tra questi, un medaglione d'epoca e il berretto di pelo d'orso dei Granatieri della Vecchia Guardia, con l'aquila imperiale. Il quadro di David che rappresenta l'Imperatore a cavallo al passaggio delle Alpi ne testimonia le imprese ancora così importanti dal punto di vista della strategia e della tattica militare, mentre la copia della sua maschera funebre (macabro rito in voga nell'Ottocento) ricorda come sia stata triste e molto dura la sua vita in esilio.

La tabacchiera che nel 1901 lo zar Nicola II donò al comandante Kessler A mano a mano che si arriva al periodo contemporaneo, i documenti e gli oggetti sono in numero sempre maggiore: lettere, fotografie, armi, dipinti, dagherrotipi, incisioni, acqueforti. Molte le lettere autografe alle famiglie di ufficiali caduti durante le due guerre mondiali o a Dien-Bien-Phu, avvenimento che viene ricordato nelle vetrine. Tra gli oggetti molto particolari presenti, vi è una splendida tabacchiera donata da Nicola II al generale Kessler nel 1901, quando quest'ultimo era Comandante territoriale, in occasione della rivista di truppe di Bétheny, vicino a Reims, fatta dallo Zar durante una visita in Francia. Kessler era stato allievo di Saint-Cyr nel periodo 1855-1857, nel corso "Principe Imperiale".

Altri documenti e oggetti ricordano gli allievi più prestigiosi che hanno passato tre anni a Saint-Cyr: esploratori come Joseph Gallieni, o come Charles de Foucauld, che nel 1882 lasciò l'esercito e decise di visitare il Marocco. Questo suo importante viaggio di ricognizione (in realtà de Foucauld sicuramente faceva parte di un servizio di informazione militare) fu poi consacrato in un volume pubblicato nel 1888. Non si possono poi dimenticare il colonnello Marchand, del quale si conserva una bicicletta, da lui usata durante la missione in cui si spinse verso il Mar Rosso, il Maresciallo Lyautey, e tanti altri personaggi che si sono distinti in vario modo nella storia di Francia, e di cui numerosi sono i ricordi esposti. Tra questi Charles de Gaulle, che, per aver rifiutato l'armistizio del 1940, fu condannato a morte dal governo collaborazionista di Vichy, e che è stato l'artefice principale della vittoria francese sul nazismo.

Un piccolo museo da visitare, quello du Souvenir (nessun problema di accesso, un modesto biglietto da pagare), gradevole e didatticamente molto fruibile. Un consiglio: entrando o uscendo, non attraversate la Corte d'Onore Rivoli, ma passate ai lati, perché, questa sì, è una delle tradizioni da rispettare, anche da parte dei visitatori. Così facendo dimostrerete al cadetto, o a qualunque altro militare vi accompagnerà per l'illustrazione delle vetrine, di aver compreso quelle splendide tradizioni militari che sono molto attuali e valide anche negli Istituti di formazione militare italiani.

Maria Gabriella Pasqualini