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Le Olimpiadi delle mille occasioni

I XX Giochi invernali si terranno nella città piemontese e nelle vicine Valli nel prossimo mese di febbraio. Un appuntamento coinvolgente ed una opportunità unica per raggiungere nuovi e sempre più ambiziosi traguardi

Il logo dei Giochi, che si terranno dal 10 al 26 febbraioDopo una lunga parentesi protrattasi per mezzo secolo - da quel lontano 1956 in cui si svolsero a Cortina d'Ampezzo - i Giochi olimpici invernali, dal 10 al 26 febbraio del 2006, saranno nuovamente ospitati in Italia. La fiamma olimpica arderà a Torino e in alcune vallate alpine del Piemonte in un periodo in cui città e regione stanno attraversando un processo di trasformazione economica e sociale nei più variegati settori: basti pensare ai fenomeni di delocalizzazione e deindustrializzazione attraverso la ricerca di nuove opportunità. In tale quadro di grande complessità, ma anche di potenzialità, l'occasione delle XX Olimpiadi invernali costituisce un punto di arrivo importante e nel contempo di partenza, in vista anche del 150° anniversario dell'Unità d'Italia del 2011.

Contrariamente a quanto accaduto nel passato, è stata scelta una grande città posta in pianura, anche se ai piedi di famose montagne che possono essere ammirate nelle giornate limpide, quando il vento spazza la cappa di smog e micropolveri, dalla collina del Monte dei Cappuccini, ove sorge il Museo Nazionale della Montagna "Duca degli Abruzzi" del Club Alpino Italiano, che, tra l'altro, ospita la Biblioteca Nazionale del sodalizio e che diverrà anche sede dell'Unione Internazionale delle Associazioni Alpinistiche (Uiaa). Da qui si gode un panorama di circa 300 chilometri delle Alpi e l'immagine di Torino risulta inscindibile da esse, in un rapporto che non si limita al solo aspetto di cornice ma trae origine da un legame già sancito in passato, da quel lontano 23 ottobre 1863 quando, al Castello del Valentino, si diede vita, per volontà di Quintino Sella, austero ministro del Regno, al Club Alpino Italiano.

Erano gli anni in cui in Europa nasceva, come disciplina sportiva, l'alpinismo, e già in Gran Bretagna ed in Svizzera erano sorte associazioni di appassionati della montagna che, in pieno clima positivista, non solo sfidavano le vette per un mero esercizio fisico ma anche perché mossi dalla curiosità e dagli interessi scientifici e naturalistici. Successivamente l'ingegnere Adolf Kind, trasferitosi a Torino nel 1896, iniziando un nuovo modo di "fare" montagna e prima di cimentarsi sulle più impegnative nevi delle valli torinesi, avrà modo di fare i primi passi con gli "ski", da lui stesso importati e fatti conoscere in città, sui declivi del Valentino; Kind, insieme ad altri neofiti di questo nuovo sport, darà vita, nel 1910, al primo "Ski Club" in Italia.

Oggi Torino rientra nel progetto "Città delle Alpi", che intende andare oltre il ricordo per consolidare ancor più i suoi legami con le Valli; al riguardo le Olimpiadi, che rappresentano un grande e coinvolgente appuntamento sportivo, sono un'occasione unica per la città per posizionarsi tra le capitali del turismo e della cultura, avendo modo di confermare ed incrementare il rispetto delle comunità locali, la vocazione per l'ambiente, nonché l'impegno per lo sviluppo sostenibile dell'economia della montagna. In tale contesto si deve rammentare che la montagna è tra i territori più "sensibili", in cui le incentivazioni economiche non possono prescindere da un'oculata politica di gestione delle risorse naturali e, nel contempo, non debbono arrecare disarmonie all'interno delle singole comunità sconvolgendo sistemi di natura antropica e dinamiche demografiche - come a volte accaduto in passato ed in altri territori -, avendo, dopotutto, consapevolezza che il vero montanaro è colui che agisce in luogo e per il luogo e non chi si limita a risiederci.

Torino ha, comunque, sempre rappresentato una molteplicità di valori, che risultano evidenti dalla sua stessa storia: una città strategica, posta geograficamente tra le più importanti vie alpine e la pianura padana, luogo di transito di eserciti e pellegrini, che, seppure "nata" tardi, ha saputo in breve porsi al centro della vita della nostra penisola: la sua storia, infatti, è legata, dal periodo risorgimentale in poi, al compimento dell'Unità nazionale, divenendo centro carismatico di una nazione che sorgeva, ed oggi si può rivivere anche attraverso la testimonianza di piazze ed edifici come Palazzo Reale, Palazzo Madama ed il Regio, primo teatro wagneriano in Italia, e Palazzo Carignano, che ospitò il Primo Parlamento italiano.

Friedrick Nietzsche, che visse a Torino nel 1888, si dichiarò entusiasta di questa città che proprio oggi sta recuperando le tinte solari amate dal filosofo tedesco; una città che ha sempre saputo "rinnovarsi" a seconda delle varie esigenze, che ha avuto la forza, quando ciclicamente ha perso "situazioni" di eccellenza, di creare nuovi "modelli" e situazioni, dimostrando intraprendenza e determinazione; cosicché, quando, nel 1865, ebbe luogo il trasferimento della Capitale da Torino a Firenze, la città seppe "reagire", divenendo capitale della tecnologia e dell'industria.

Nel 1899 viene, infatti, fondata dal senatore Giovanni Agnelli la Fabbrica Italiana Automobili di Torino (Fiat) e successivamente, nel 1906, sarà la volta della Lancia. Con Torino città industriale tutto verrà ridisegnato in sua funzione, dai trasporti alle case, in considerazione anche del grande fenomeno dell'immigrazione dal Sud. Nonostante tale trasformazione, che la farà considerare "grigia città industriale", il suo territorio urbano resterà sempre verdissimo, con i 17.500 metri quadri di parchi e giardini, con viali che ospitano 65mila alberi, con percorsi pedonali ed un'area fluviale anch'essi nel verde.

Una città, quella di Torino, che si è posta all'attenzione non solo perché sede di produzione di auto o dell'alta tecnologia, ma in quanto anche protagonista nell'editoria, nell'informazione, nella storia del cinema sin dal 1896, ai tempi in cui il film era ancora muto, e che oggi rivive tali fasti nel Museo, tra i più importanti del mondo, collocato all'interno della Mole Antonelliana; quella Mole che sovrasta gli edifici in cui è nata la radio prima e la televisione poi. Torino, inoltre, è da tre secoli sede di una prestigiosa Università - non solo il Politecnico - dalla quale sono usciti futuri Premi Nobel per la Medicina come Luria, Dulbecco e Levi Montalcini.

Insomma, una città di grande cultura, che in ogni campo ha saputo mostrare ed evidenziare tutte le infinite e più variegate risorse. E se la morte di Giovanni Agnelli, avvenuta il 24 gennaio 2003, segnerà, da ultimo, la fine di un'epoca per la città, ancora una volta Torino ed il Piemonte sapranno reagire a tale crisi grazie alla costante valorizzazione e promozione del patrimonio culturale ed architettonico ed alle risorse ambientali, elementi che hanno favorito la scelta della città per le Olimpiadi invernali del 2006. Ebbene, i Giochi Olimpici si pongono come ulteriore traguardo, importante per accelerare e finalizzare tale processo, come nuovo mezzo trainante per superare quella disoccupazione venutasi a creare con la crisi dell'industria, come grandissima occasione per ridefinire e riequilibrare lo sviluppo delle aree e delle comunità coinvolte.

Torino e le Valli avranno quindi la possibilità di ridisegnare la propria identità, senza nulla togliere ai valori del passato, promuovendo, in particolare la città, una nuova immagine, collocandosi come meta non solo sportiva ma anche culturale e turistica a livello internazionale. In tal senso è stato programmato il nuovo modello di sviluppo, con un processo di superamento di quella che era stata in precedenza la visione prevalentemente connessa alle problematiche dell'industrializzazione. Una città in via di trasformazione profonda per essere pronta all'appuntamento del 2006 e non solo, poiché i progetti avranno finalità anche per il dopo Olimpiadi.

Solo per fare degli esempi, il nuovo Palaghiaccio diverrà, in seguito, un impianto polivalente adatto ad ospitare conventions, concerti ed altre manifestazioni; un altro palazzo del ghiaccio, nei pressi del Valentino, sarà, a fine evento, destinato a fiere ed esposizioni. Il Villaggio olimpico, costruito intorno agli edifici di un ex mercato del 1934, nel quartiere del Lingotto, con caratteristiche bio-architettoniche, diverrà un quartiere residenziale ed un centro per la ricerca; uno dei sette villaggi-media ospiterà un campus universitario.

Atrium, una struttura in legno, acciaio, cristallo e vetro in cui è esposta la Torino che verrà attraverso plastici, video, mappeI Giochi olimpici, per il loro grosso impatto mediatico e valore simbolico, sono diventati uno dei principali "eventi" della nostra epoca ed hanno acquistato un valore strategico sempre maggiore rispetto all'insieme dei mega-events. Anzi, le Olimpiadi sono diventate il principale media-event di tutti i mega-events; proprio per questo obbligano gli organizzatori a stabilire un programma ben strutturato e dettagliato in molte sue componenti. Così, come tutte le città che hanno ospitato le Olimpiadi, nel ridefinire strategie di pianificazione urbana con una serie di obiettivi tra cui la difesa dell'ambiente, Torino, in una globalità di interventi mirati, ha inteso non solo programmare le strutture che ospiteranno i Giochi e le attività culturali, compreso il Villaggio olimpico ed il centro stampa, ma anche la riqualificazione dei servizi, delle infrastrutture e dei trasporti.

In tale contesto l'aspetto culturale, chiaramente riconosciuto nella carta olimpica, risulta fondamentale, comportando così appositi investimenti finalizzati per una "Olimpiade della cultura", in cui non saranno solo approntati programmi artistici ma verrà anche valorizzato e riproposto il patrimonio culturale nazionale e saranno promosse relazioni tra le genti. Alla realizzazione di ciò concorreranno molteplici fattori: saranno, per l'appunto, programmati spettacoli di ogni genere, saranno riaffermati i valori e le realtà preesistenti della storia della città nonché il ruolo educativo del movimento olimpico vissuto attraverso tutto il suo simbolismo, dal passaggio della torcia olimpica alle cerimonie inaugurale e di chiusura, alla consegna delle medaglie, e così via.

Tale "Olimpiade della cultura" non potrà prescindere dalla "Cultura della Montagna"; per essa dovrà esserci un coinvolgimento più generale non solo dell'area urbana e delle località alpine di Bardonecchia, Sauze d'Oulx, Cesana Torinese-San Sicario, Sestriere, Pragelato e Pinerolo, ove si svolgeranno le gare, ma di tutto il territorio della Regione, dando luogo ad una promozione di immagine ricca di contenuti, partendo dal passato e dal presente in cui il futuro dovrà essere già realtà d'oggi.

Le spese programmate e sostenute dovranno tenere conto anche di un altro "investimento", non meno rilevante, anzi sicuramente fondamentale, riguardante un'appropriata, selettiva e mirata "comunicazione", che rafforzi scopi e finalità dell'evento olimpico. Attraverso essa potrà partire quella necessaria ed indispensabile sfida per rigenerare l'essenza della "cultura alpina" a volte dimenticata. I Giochi possono concorrere anche a questo, essere un'occasione per far conoscere quella che è la "realtà montagna", un mondo di valori e di ideali, anche se a volte sconosciuto o emarginato, ricco di contraddizioni, a volte anche problematico per la complessità di elementi che lo compongono; essere un potenziale mezzo per riscoprire usi e costumi delle genti delle valli alpine, un'occasione per rivitalizzare la cultura del luogo e delle minoranze che abitano le terre alte, per far comprendere come lo sport, pur nella competizione, sia anche un'espressione artistica che non si esaurisce con una gara ma è, soprattutto, stile di vita.

Tutto ciò non dovrà apparire un obiettivo ambizioso in quanto, di fatto, vi sono le premesse: la "comunicazione" potrà sostanzialmente contribuire affinché le Olimpiadi del 2006 abbiano contenuti davvero qualificati e siano qualcosa di più di un grande evento mediatico, un ottimo volano ed un reagente capace di introdurre nuovi e sostanziali elementi; altresì una "comunicazione" che abbia un ruolo fondamentale sin dall'apertura dei giochi, in quel particolare giorno di festa, così che le emozioni provate dallo spettatore non siano solo riconducibili alla coreografia, alla fantasia dei colori o delle scene o, per le più sofisticate tecnologie messe in atto, ma anche dovute ai simboli, ai gesti, alle parole, a tal punto coinvolgenti da far sentire anche lui protagonista dell'evento, momento di particolare aggregazione, dell'Olimpiade della montagna, che vuole essere anche portatrice di un messaggio di pace.

Giovanni di Vecchia