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Ustica: il rumore di quel mare

Minuscola e solitaria, al largo del Tirreno, è l'isola dell'Italia più lontana dalla terraferma. Viverci vuol dire amarla e rispettarla per quello che è: uno spazio incontaminato immerso in una riserva marina faunistica e ambientale

Aguzze e frastagliate, le coste di Ustica hanno conservato l'antico aspetto bruciato: un'enorme eruzione fece infatti emergere l'isola un milione di anni orsono.«Ma quale aereo?! Quello cadde in mare, più vicino a Ponza che a Ustica». Risponde piccato, il giovane pescatore, all'inevitabile riferimento al disastro che da un quarto di secolo continua, in un'angosciata memoria collettiva, ad essere associato al nome della sua isola. Vive nel piccolo quartiere dei pescatori, appena appartato rispetto alla parte più viva della cittadina, oltre il porto, dove le facciate delle case sono coperte da grandi murales. È di quei ragazzi che apprezzano il posto in cui vivono, per quel che esso può offrire. Ama farsi cullare dal rumore del mare che batte sulla banchina, a pochi passi dalla sua stanza, dove il vento strapazza i panni stesi ad asciugare. La sua vita, i suoi ricordi, i suoi racconti portano sempre al padre, che lo aveva avviato all'attività con severi ammonimenti: non dare mai del tu al mare, che è grande e va rispettato. D'inverno, con la sua barchetta, pratica i vari tipi di pesca, secondo le tecniche e le regole tramandate; d'estate rende di più far abboccare i turisti, disposti a sborsare parecchi euro per un breve giro delle grotte. E poi, dopo il lavoro, lo aspettano gli amici, le sfide a calcetto, le pizzerie, le ragazze, altere e irraggiungibili; parla di quelli che vengono da Palermo, un po' insolenti, ricorda l'emozione del primo impatto con la grande città, quando lasciò l'isola per andare ad una cerimonia, con quella cugina che soffre il mal di mare e ha il voltastomaco al solo pensiero di prendere il traghetto. La stessa, schietta, umanissima quotidianità che si può vivere in un qualunque paese o in un quartiere di città; la stessa antinomia tra attaccamento alle proprie origini e voglia di scoprire mondi diversi.

Dovevamo forse aspettarci qualcosa di diverso a Ustica? È l'isola più lontana, solitaria, al largo del Tirreno, raggiungibile solo da Palermo, che dista 67 km, e nel periodo estivo da Napoli, con quattro ore di aliscafo. Una superficie di appena 8,5 kmq, circoscritta da un'unica strada di scarsi 10 km, completata solo pochi anni fa. Un migliaio di abitanti, concentrati nell'unico paesino e nelle poche abitazioni sparse nella campagna. Il nome deriva dal latino ustum, bruciato, con cui i romani definivano le scure rocce della costa: sono così aguzze e frastagliate, composte da materiale eruttivo talmente vivo e intatto che sembra recente l'enorme esplosione che fece emergere l'isola, un milione di anni fa. Antico luogo di punizione degli schiavi, ospitò i deportati della dinastia borbonica e, fino agli anni Cinquanta, fu una colonia penale che ebbe tra i suoi più illustri prigionieri Antonio Gramsci.

Nel 1986 vi fu istituita la prima riserva naturale marina, volta a preservare il patrimonio faunistico e ambientale del mare circostante, da allora diviso in tre aree: la zona A, di riserva integrale; la zona B, di riserva generale, e la zona C, di riserva parziale. È lì, in questo paradiso sommerso, che stupefatti sub o più modesti praticanti di snorkelling (che restano in superficie, con pinne e maschere con cui possono godersi lo spettacolo "dall'alto"), si immergono tra grotte, baie rocciose, calette e insenature e sguazzano tra una moltitudine di pesci di vari colori e dimensioni. A seconda dei punti, si possono incontrare triglie, mostine, gronghi, branchi di salpe, cefali, cernie, saraghi, polpi, murene, occhiate. Si può restare abbagliati dal blu elettrico delle castagnole appena nate, dalle spugne colorate, dalle colonie di madrepore arancioni, dalle margherite di mare, dalle variopinte donzelle pavonine. E ancora, tra vaste praterie di posidonia oceanica, aleggiano le ricciole, i ventagli di mare, i gamberetti rossi. A profondità maggiori si incontrano le splendide gorgonie rosse, ma anche tonni, tartarughe, pesci luna e innocui barracuda.

Ma non sono tutti… minerali, quelli che luccicano! Nei giorni più caldi della calca di agosto, quando l'inciviltà che si annida tra i grandi numeri del turismo di massa irrompe prepotentemente, buste e rifiuti di ogni genere vengono buttati a mare. Essendo poi riuniti dalle correnti, basterebbe una barca munita di apposite reti per restituire al mare la sua bellezza pura. Ma, a dispetto dei finanziamenti pubblici che vengono intascati, il servizio di pulizia non mostra la necessaria efficienza. In compenso, le locali autorità hanno adottato rigide regole per limitare l'impatto del traffico automobilistico: ad agosto è vietato sbarcare mezzi di trasporto e la sera, dopo le 22, severe sanzioni sono previste per chi circola con un qualsiasi mezzo a motore.

È così che si crea quella speciale atmosfera che si respira tra i tavolini dei pochi bar che servono granite (squisite quelle alle more, alla mandorla, all'anguria o al gelso, pianta diffusa nell'isola) o nei ristoranti che si affacciano sulla piazza e la strada che sale verso la Chiesa Madre. Luoghi del relax, di incontri e conoscenze, di chiacchiere e appassionati racconti delle avventure giornaliere dei fanatici del mare.

Oltre all'aspetto naturalistico, arricchito dalla presenza di una zona di riserva terrestre, Ustica ha anche un interesse archeologico: sono state rinvenute anfore, ceramiche, necropoli, qua e là emergono resti di abitazioni e insediamenti, tra cui spicca il villaggio preistorico, munito di cinta muraria, visitabile nella zona di Tramontana, di fronte ai faraglioni.

Anche in questo campo l'isola ha saputo dimostrare grande lungimiranza: fin dal 1990 si è stabilito che tutti i reperti rinvenuti sotto la superficie marina non dovessero essere asportati ma lasciati al loro posto per favorire poi, attraverso tabelle didattiche e itinerari prestabiliti, le attività di archeologia subacquea.

Al di fuori del mare, Ustica è un'isola viva e autentica, che non aspetta solo i turisti. Nonostante la limitatezza degli spazi, ci sono molti campi coltivati che, grazie ad un clima particolarmente propizio, regalano una quantità di meloni, cocomeri, pomodori, zucche, uva, gelso, fichi d'india, le pregiate lenticchie e tanti altri prodotti di una terra rigogliosa.

Giovanni Iacomini