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Approfondimenti


La parola al Comandante della Scuola




Abbiamo chiesto al Comandante della Scuola Carabinieri di Perfezionamento al Tiro, il tenente colonnello Donato D'Orsi (a sinistra nella foto, insieme al capitano Luca Melletti) quali siano gli obiettivi dell'addestramento. Questa la sua risposta: «Nei corsi tenuti presso la Scuola gli allievi vengono sensibilizzati sulla parte etica e giuridica dell'intervento armato, accrescendo la convinzione di operare sempre in un contesto reale ed in aderenza alla Legge, allo scopo di sviluppare l'essenziale concetto di opportunità e gradualità per evitare il coinvolgimento di estranei o innocenti. Il punto di arrivo dell'addestramento si concretizza nel conseguimento di un elevato livello di competenza tecnica e preparazione psicologica che metta ogni frequentatore in condizione di riversare, presso i reparti di appartenenza, le nozioni e le tecniche acquisite.

Una nota riguardo l'addestramento con i sistemi Fats. La simulazione, non solo nel tiro, rappresenta lo strumento addestrativo del futuro. Non è più pensabile poter fare a meno di questa realtà, che si avvale delle tecnologie più moderne in campo informatico ed elettronico, se si vuole svolgere un'attività addestrativa evoluta ed efficace.

Va da sé che l'addestramento simulato non sostituisce quello a fuoco, del quale rappresenta un valido ausilio che lo integra con notevole risparmio in termini economici e con una significativa contrazione dei tempi addestrativi».


Il simulatore Fats IV




Dall'Arma sono dislocati presso i reparti sul territorio nazionale 85 sistemi di tiro simulato Fats,

di cui 73 analogici e 12 digitali.

Tra le armi in simulazione, la cui operazione è garantita da un sistema ad aria compressa che riproduce il rinculo ed il comportamento dell'arma reale allo sparo, sono disponibili la PM12S, la 92 e l'AR70/90 e anche alcune armi per operazioni speciali.

I due poligoni Fats disponibili sono motivo di orgoglio per la Scuola, visto che nel lungo periodo di utilizzo del sistema si è instaurato un clima di fattiva collaborazione con la società produttrice, con una costante sperimentazione che ha permesso di affinare e perfezionare il sistema per le specifiche esigenze dell'Arma.

In sperimentazione, ad esempio, abbiamo potuto vedere un prototipo della 92 che, anziché essere collegato al sistema tramite il "cordone ombelicale" che assicura l'alimentazione di aria compressa e la comunicazione dati, ha un "backpack" consistente in uno zainetto che contiene tutto il necessario, svincolando l'allievo che può così muoversi liberamente.

In futuro l'arma simulata sarà "stand alone", con tutto il necessario completamente contenuto all'interno dell'arma d'ordinanza, senza cavi o fili. In più, il sistema sarà completamente interattivo grazie ad un sistema di Led e sensori del tipo impiegato dal simulatore Miles, ma in una forma estremamente più compatta.


Cenni storici




Fino all'istituzione del Centro di Perfezionamento al Tiro, l'addestramento al tiro del carabiniere è del tutto sovrapponibile a quello impartito ai reparti militari dell'Esercito e, fino a pochi anni prima, si riteneva che questo addestramento e l'uniforme del carabiniere fornissero qualità e deterrente sufficienti contro la criminalità comune.

Questa dottrina di tiro però mostrò tutti i suoi limiti per il contenimento della violenza della criminalità, organizzata e comune, che aumentò vertiginosamente in concomitanza con l'apparizione del fenomeno terroristico: l'uniforme non era più un baluardo, ma diventava un bersaglio. Serviva una nuova professionalità, elevando sensibilmente il livello addestrativo del Carabiniere nell'uso delle armi.

Il 5 agosto del 1971 si costituisce il primo nucleo di quello che sarà il Centro, addirittura precedendo i fatti delle Olimpiadi di Monaco, che confermeranno l'esigenza di questa nuova professionalità; poco dopo, il 12 novembre 1973, ispirandosi ad una struttura della Polizia francese viene istituito il "Centro Carabinieri di Perfezionamento al Tiro".

L'11 febbraio 2004 il Reparto viene elevato a Comando di Corpo ed assume la denominazione di "Scuola Carabinieri di Perfezionamento al Tiro", per dare alla struttura quell'autonomia necessaria a renderla, nelle parole del generale Fenu, l'allora Comandante delle Scuole dell'Arma, «più aderente alle esigenze dell'Arma di adeguarsi all'evoluzione tecnologica delle armi e alle nuove tecniche di addestramento».

La caserma, sede della Scuola, si trova a Roma, in un complesso che sorge all'interno del comprensorio di "Villa Ada" ed è intitolata al tenenete colonnello dei Carabinieri Manfredi Talamo, Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria, martire dell'eccidio delle Fosse Ardeatine.

Uomo di "intelligence", come oggi sarebbe definito, Manfredi Talamo fu un eroe del controspionaggio italiano: dal giugno del 1938 fu assegnato al Servizio informazioni militari (Sim), riuscì ad impossessarsi nel 1941 dei codici utilizzati dagli addetti militari americani per le comunicazioni con il Quartier Generale inglese; il codice stesso, chiamato "Black code", che permise di anticipare molte manovre inglesi in Africa, non fu però mai consegnato nelle mani dei tedeschi.


A scuola di Tiro




Al carabiniere che si distingue nel tiro durante l'addestramento di base si offre la possibilità di affrontare gli esami psicologici ed attitudinali che, se superati, permettono di accedere al corso per Tiratori Scelti presso la Scuola.

Il corso, della durata di sei settimane, segue il metodo intensivo anziché diluito ed è progettato per moduli, che devono essere superati per poter accedere ai successivi; ogni modulo dura una settimana, ma è strutturato in modo flessibile perché ogni allievo possa riuscire a superarlo con successo. Durante le prime tre settimane, il corso copre tutte le basi teoriche: dai cenni storici, la balistica esterna, lo studio e la familiarizzazione con le armi di precisione in dotazione all'Arma, le varie posizioni di tiro, le procedure, al tiro propedeutico con carabine in cal. .22 LR e ad alcune esercitazioni a fuoco nei calibri d'Ordinanza. Le successive tre settimane sono invece principalmente dedicate alle esercitazioni a fuoco vere e proprie, con uscite sul campo con tiri da 100 a 300 metri.

Il corso fornisce un completo addestramento di base tecnico, ma non tattico o focalizzato sull'aspetto operativo, e ciò consente di mantenere la massima flessibilità ed adattabilità all'impiego di nuove armi o tecniche.