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Un augurio di... ottimismo

Cari Lettori,

il 2006 è appena iniziato e l'eco degli auguri si va spegnendo. Ci sono ancora pochi ritardatari, tra i quali noi della Redazione de Il Carabiniere, poiché i tempi di pubblicazione del mensile non ci consentono di fare altrimenti. Buon anno, quindi, a Voi e, perché no, anche a noi, certi di interpretare i vostri sentimenti.

La rappresentazione popolare disegna l'anno che finisce come un personaggio canuto che affardellato dagli acciacchi scompare nel buio, sostituito da un neonato vispo e ridente che accende la speranza. Ma è da condividere tutto ciò? L'interrogativo merita una riflessione.

La prima considerazione che viene spontanea è se i dodici mesi appena trascorsi siano tutti da dimenticare. Credo proprio di no, perché ciascuno di noi avrà vissuto almeno un attimo positivo. Vogliamo pensarci? Un traguardo realizzato, una buona notizia, un'esperienza gratificante, l'avvio di un rapporto affettivo, la nascita di un figlio e così proseguendo: l'elencazione potrebbe essere lunghissima. E se l'elenco non contenesse nessuna esemplificazione che ci soddisfi, siamo sicuri che l'anno trascorso sia tutto da cancellare? Sono convinto che dipenda da noi. Dentro ciascuno c'è un patrimonio interiore che si arricchisce ogni giorno: la soddisfazione di aver compiuto il proprio dovere, ad esempio; una buona azione fatta o ricevuta; persino un sorriso di un bambino ricambiato. Conclusioni diverse sarebbero un'offesa a se stessi e rischierebbero di farci perdere il senso della vita, che vista a ritroso è un insieme di ricordi che sta a noi catalogare, dando maggiore rilevanza a quelli buoni rispetto a quelli meno buoni. Persino un periodo di sofferenza affettiva ha un senso se considerato come l'altra faccia di una gioia vissuta. Ne consegue che l'inizio di un nuovo anno deve essere un'occasione non certo per auspicare l'impossibile, quanto piuttosto per vivere i prossimi dodici mesi con la pace nel cuore e con quell'ottimismo di fondo che, come recita una pubblicità a mio modo azzeccata, è un po' il condimento della vita.

E a proposito dell'anno appena concluso, vorrei salutare i tantissimi giovani e quelli non più tanto giovani che a partire dal 1963 hanno prestato servizio nell'Arma in qualità di carabinieri ausiliari. Il 31 dicembre ultimo scorso, con la definitiva sospensione della leva, questo particolare tipo di servizio militare è cessato. Un grazie di cuore ai dodicimila giovani che per ultimi, nel 2005, hanno vissuto questa esperienza. Il loro entusiasmo e la loro freschezza ci hanno, come sempre, affascinato e coinvolto, a conferma che le famiglie italiane sono ancora una fucina di giovani sani e promettenti, una risorsa che ci consente di guardare al futuro con serenità e certezza di nuovi traguardi. È anche questa una nota di ottimismo con la quale ci fa piacere iniziare il nuovo anno. Ci sembra il più bell'augurio per noi e per il nostro Paese.

Elio Toscano
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