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Fu definita "la battaglia
dei tre imperatori": Austerlitz, o meglio il vasto altopiano
del Pratzen dinanzi alla cittadina della Moravia, fu in
effetti il teatro dello scontro epocale tra Napoleone, il
figlio della Rivoluzione e i discendenti blasonati di gloriose
dinastie imperiali: Francesco I, imperatore d'Austria, e
Alessandro I, zar di Russia. Una schiacciante vittoria,
probabilmente la più brillante di Napoleone.
Quella battaglia divenne uno dei
tasselli più importanti nella costruzione del complessomosaico del
mito napoleonico, la cui genesi deve molto all'opera di propaganda
personale che Bonaparte seppe esercitare durante gli anni più
brillanti della sua ascesa al potere. Napoleone, infatti, si occupò
della stesura di un dettagliato rapporto all'indomani della
battaglia, confidando sul potere che i documenti ufficiali
avrebbero avuto per la futura costruzione della sua storia. Ma,
oltre ai documenti, egli volle che i più importanti pittori
dell'epoca si occupassero della glorificazione di quel fatto
d'armi. Opere di indiscusso valore divennero allora il punto di
partenza per la costruzione dell'iconografia napoleonica più
popolare.
Il bicentenario della battaglia di
Austerlitz viene celebrato dal Museo Napoleonico di Roma proprio
volgendo l'occhio a quella iconografia popolare e a un particolare
tipo di espressione figurativa artigianale: il papier peint
panoramique, strisce di carta stampate a mano tramite la xilografia
(utilizzo di cliché di legno) che andavano a costituire il
rivestimento delle pareti di una stanza con un effetto visivo
continuo e coinvolgente. Le principali manifatture di papiers
peints furono guarda caso francesi, corrispondente domestico dei
panoramas, rappresentazioni panoramiche che si dipanavano
all'interno di costruzioni circolari come attrattiva popolare nelle
grandi città.
L'esemplare in mostra al Museo
Napoleonico è frutto di una donazione anonima del 1937 e viene
esposto per la prima volta dopo un accurato lavoro di integrazione
di alcuni pannelli mancanti, corrispondenti al fulcro della
rappresentazione. Integrazione resa possibile grazie alla
riproduzione fotografica in scala dell'esemplare, questo sì
completo, conservato presso il Museo delle Carte da Parati di
Kassel. Accanto ai pannelli, preziose e significative acqueforti e
litografie tratte dalle collezioni del Museo. Più facile così
comprendere i modelli sui quali gli artigiani del papier hanno
lavorato e provare con mano potenza ed efficacia di queste
immagini.
Sui pannelli c'è l'illustrazione
sintetica delle fasi principali dello scontro. A sinistra la
ritirata dello zar e dell'imperatore austriaco, al centro il
fervore della battaglia e a destra Napoleone e i suoi mentre
osservano la vittoria appena ottenuta dall'alto del Monte Weimberg.
Interessante come nella descrizione della ritirata degli
austro-russi un falso storico sia giustificato da una scelta
politica: quando alle 4 del pomeriggio di quel 2 dicembre 1805
iniziò la drammatica ritirata degli Alleati, l'imperatore d'Austria
non era più con lo zar, ma nel papier Francesco I appare come uno
sconfitto comunque orgoglioso e Alessandro I col suo pugno chiuso
sembra promettere vendetta.
La carta da parati dovrebbe essere
stata prodotta tra il 1827 e il 1829, anni di Restaurazione e di
revisioni accomodanti dei fatti storici. A riguardo, curiose e
divertenti le libere scelte iconografiche relative alle uniformi
militari. Tra tutte, le immagini dei cosacchi russi, che invece dei
caffettani rossi o blu scuro fittamente decorati ad intreccio,
delle fusciacche e dei pantaloni alla turca, indossano abiti
malandati, e il loro stesso aspetto è piuttosto trascurato: una
rappresentazione evidentemente di parte.
Ma ciò che più colpisce è
l'invadente effetto cromatico del cielo e delle nuvole: larghe
campiture di colori sgargianti che accompagnano le brillanti
macchie colorate dei combattenti. Un effetto rilassante nonostante
la drammaticità dell'evento. Le due curatrici della mostra,
Cristina Cannelli e Giulia Gorgone, offrono una spiegazione alla
scelta di questa ridondante cromia ricordando nel saggio in
catalogo ancora un mito napoleonico: quel "sole di Austerlitz" che
si era alzato sulle nuvole a rischiarare e suggellare una giornata
vittoriosa. |