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Cari
Lettori,
so bene che siete pazienti e ne
approfitto, per cui vorrei intrattenervi su qualcosa che prescinde
dal contenuto della Rivista, anche questo mese ricca di servizi e
interventi che, sono certo, incontreranno il vostro gradimento.
È un po' come "andare fuori tema".
Ricordate?
A chi di noi non è capitato almeno
una volta di essere destinatario di quella frase pronunciata dagli
insegnanti mentre mascheravano con cipiglio severo la sostanziale
indulgenza del giudizio. A quel tempo pensavamo che i nostri
migliori amici fossero i compagni di scuola e non ci accorgevamo
che i docenti lo erano altrettanto, anzi di più. Ed è proprio
dell'amicizia che desidero parlarvi, senza tuttavia tentarne una
definizione, perché essa ha tante sfaccettature che spesso non
consideriamo. Un gesto d'amicizia presuppone una lunga conoscenza
pregressa?
Ritengo proprio di no, ma certamente
può essere l'inizio di un rapporto duraturo e forte, un
investimento per il futuro. Lo abbiamo sperimentato tantissime
volte, al punto tale che lo facciamo senza rendercene conto.
L'adolescenza è il periodo in cui l'amicizia sembra più facile,
perché correlata ai processi di socializzazione che nei giovani
sono istintivi. E da adulti? La risposta è più complessa, perché il
calcolo entra a far parte delle nostre scelte. Eppure l'amicizia
continua ad essere un complemento indispensabile in tutte le
situazioni. Ve lo immaginate un gruppo di persone, chiamato ogni
giorno a fare squadra, in mansioni esecutive o ai vertici
decisionali, senza quella amalgama fondamentale che solo l'amicizia
può dare?
Direi proprio di no, soprattutto se
si pensa ai contenuti che la sostanziano: fiducia, disponibilità,
rispetto e generosità, nella quale è compresa anche l'indulgenza
del professore al tempo in cui sedevamo tra i banchi. Il ricordo di
quella esperienza mi convince che l'amicizia è un sentimento che si
può sviluppare anche verticalmente, non contrastandovi né la
differenza di età, né i diversi livelli di responsabilità. Oserei
dire che è anzi un dovere per chi comanda, senza timore che si
ingeneri confusione di ruoli. L'autorità non si fonda
sull'amicizia, ma l'autorevolezza ne può beneficiare.
Mi rendo conto che sto abusando
della pazienza dei lettori e mi scuso per il "fuori tema", ma sono
certo che mi perdoneranno "per
amicizia". |