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Il Museo della Storia Militare di
Vienna è davvero un museo culturale di prim'ordine: le collezioni
esposte spaziano dall'arte alla tecnica, alla storia naturale,
riuscendo a ripercorrere e a descrivere quasi cinquecento anni di
storia austriaca ed europea. Gli oggetti presenti costituiscono una
parte integrante dell'eredità culturale del mondo e, come ha voluto
sottolineare il dottor Manfried Rauchensteiner, direttore del museo
da ben 13 anni, sono «tutti assolutamente originali, motivo in più
che spinge gli appassionati di storia austriaca e non solo a
visitare questo straordinario museo, che nello scorso anno ha
contato circa 75.000 presenze». E proprio per la quantità e
l'importanza storica dei dipinti, delle sculture, delle armi e
delle uniformi, lo stesso direttore ha trovato difficoltà a
selezionare per noi quali oggetti fossero di maggior valore: «Circa
un milione», sostiene. «Basti pensare al pallone aerostatico, uno
dei sei usati dalle Forze francesi per l'osservazione aerea tra il
1794 e il 1799, e conquistato dalle truppe austriache dopo la
battaglia di Würzburg, il 3 settembre del 1796. Oppure al cannone
risalente al XV secolo, il pezzo più antico del museo; ed ancora
all'automobile sulla quale fu assassinato, a Sarajevo, Francesco
Ferdinando, il 28 giugno del 1914».
«Un'esposizione permanente»,
continua Rauchensteiner, «che va dal XVI al XX secolo, arricchita
da una mostra inaugurata nel mese di giugno sulla Seconda guerra
mondiale, che non solo analizza il conflitto ma ripercorre le fasi
della ricostruzione del museo negli anni tra il 1944 ed il 1955 e
che durerà fino al 30 ottobre».
Giungendo al museo i visitatori non
possono che rimanere affascinati dall'imponenza dell'intera
struttura architettonica che lo ospita e che rispecchia appieno la
preziosità dei cimeli conservati. Il museo, articolato su due
piani, si presenta agli ospiti con la magnifica "Sala dei
Comandanti": 56 statue a grandezza naturale dei più importanti
comandanti delle Forze Armate austriache; ad essa corrisponde, al
piano superiore, la "Sala della Gloria" che, con gli affreschi di
Carl Blaas, fa rivivere i personaggi e gli eventi più significativi
per il popolo d'Austria.

La prima sala si occupa del XVI e
del XVII secolo e ripercorre, quindi, il periodo della Guerra dei
Trent'anni fino alle imprese del principe italo-austriaco Eugenio
di Savoia, considerato uno dei più importanti condottieri dell'età
moderna. Qui troviamo armature della seconda metà del '500; un
documento originale del 15 novembre 1632, nel quale il
generalissimo Wallenstein inviava gli ordini al feldmaresciallo
Pappenheim un giorno prima della decisiva battaglia contro le
truppe svedesi guidate da Gustavo II; dipinti ad olio del principe
Eugenio di Savoia, di Gustavo II durante la Battaglia di Lützen,
dell'imperatore Giuseppe I e di Carlo VI; la corazza del conte John
Sporck, comandante di fanteria che si distinse particolarmente
nelle fasi finali della Guerra dei Trent'anni; e ancora esemplari
di archi e frecce usati dai turchi o uno splendido orologio con
datario in argento che, in caratteri arabi, mostra le ore, i giorni
e le fasi lunari.
La seconda sala è, invece,
interamente dedicata all'imperatrice Maria Teresa che, con i suoi
quaranta anni di regno, trasformò in maniera determinante l'Austria
e il suo esercito, conferendo ad entrambi un carattere decisamente
più nazionale. Costruì case per gli invalidi e diede assistenza ai
soldati più anziani, cercò di migliorare la reputazione dei
soldati, in special modo quella degli ufficiali e costituì nel 1757
l'Ordine Militare di Maria Teresa. Oltre ai dipinti
dell'imperatrice e del marito, Francesco I, è possibile ammirare
una bandiera dei fanti austriaci del 1743; una carabina Crespi
modello del 1770; le spade e le baionette prussiane conquistate
durante la Guerra dei Sette anni.
La visita al museo prosegue con le
due stanze che ripercorrono la storia austriaca dalla guerra alla
Francia al Feldmaresciallo Radetzky, attraverso moschetti turchi
del XVIII secolo, soldatini con le uniformi dell'esercito imperiale
che vanno dal 1765 al 1799, una borsa di pelle appartenuta a
Napoleone, bandiere del Reggimento a cavallo del 1816, dipinti ad
olio di Napoleone, dell'imperatore Francesco Giuseppe I, di
Radetzky e, ancora, un cannone utilizzato dell'esercito d'Austria
nelle guerre del 1864 e del 1866.
Continuando a rivivere in maniera
puntuale e affascinante la storia grazie ai tanti quadri, ai cimeli
e alle armi, ci si trova immersi nel mondo dell'imperatore
Francesco Giuseppe, con le sue uniformi e quelle dei suoi soldati,
con i primi modelli di cucina da campo o con una mitragliatrice del
1907. Si arriva, infine, alle due Guerre mondiali: le immagini
cruente raccontate attraverso i dipinti delle battaglie e dei
soldati fatti prigionieri, i documenti originali che ne narrano le
vicende, il prototipo di un biplano Albatros BII e le prime
maschere antigas che già dal 1916 furono progettate e utilizzate
per difendersi contro vari tipi di gas velenosi.

Con i resti degli armamenti in
dotazione ai soldati impegnati nella Battaglia di Stalingrado, dove
ben 91mila uomini furono fatti prigionieri dai russi, con un carro
armato tedesco modello 303 "Goliath", con la divisa invernale di un
pilota americano e persino con un cartello stradale che in russo
indicava Vienna a 22 km di distanza, si giunge alla fine di questo
percorso storico per entrare nella Sala del "mare".
Una collezione navale, aggiunta al
museo soltanto dopo la Seconda guerra mondiale e divenutane ormai
una delle parti più importanti. Già nei secoli XVI e XVII la
monarchia asburgica aveva a disposizione navi da guerra, che
servivano principalmente per la difesa delle coste e per navigare
il Danubio. Poi, con l'occupazione di Venezia, risultato del
Trattato di Campoformio nel 1797, l'Austria acquisì una flotta
davvero impressionante e trasformò, durante la prima metà del XIX
secolo, la città italiana nel suo principale porto. Tutti gli
oggetti esposti in questa sala spiegano come la flotta austriaca si
dividesse tra il ruolo più strettamente militare e quello di valido
strumento di ricerca per l'Europa e per il mondo. Le navi erano
anche usate per trasportare i soldati e per mostrare un "unico
colore" nei sette mari, ed è giusto ricordare che la navigazione al
Polo Nord della flotta austro-ungarica, tra il 1872 ed il 1874,
portò alla scoperta dell'arcipelago conosciuto in seguito come la
Terra di Francesco Giuseppe. Grazie ad un efficiente sistema di
modernizzazione (basti pensare che già nel 1908 era in uso il primo
sottomarino) la monarchia asburgica si trovò ad avere, agli inizi
della guerra, una delle flotte più avanzate del mondo. Oltre agli
splendidi modelli delle navi, delle uniformi e dei dipinti nel
museo sono conservate anche le memorie di alcuni comandanti e si
scopre che il primo ad utilizzare un diario di bordo è stato il
Comandante Ferdinand Maximilian.
Il Museo dell'Arsenale può vantare,
infine, una collezione d'artiglieria composta da ben 550 esemplari,
che ne fanno una delle più importanti nel suo genere, a cui si
aggiunge una collezione di carri armati. Prototipi e pezzi
sperimentali, molti dei quali appartenenti agli arsenali del
vecchio impero e che sono stati integrati durante la Grande Guerra,
periodo in cui si contava una collezione di ben 1.200 pezzi. Nel
Secondo conflitto mondiale, però, molti di questi vennero fusi per
la produzione di ferro, processo che continuò anche nell'immediato
dopoguerra, proprio per la ricostruzione del museo.
L'Arsenale conserva oggi, come
detto, cimeli dei tanti Paesi che nel corso dei secoli si sono
trovati ad essere nemici o alleati dell'Austria, e l'Italia è
sicuramente uno tra questi. E così possiamo ammirare le pistole
degli ufficiali usate dalle guardie aristocratiche lombardo-venete,
una vetrina contenente armi del 1859, tre guidoni della Brigata
Pisa 29° Reggimento Fanteria, della Brigata Piemonte 4° Reggimento
di Fanteria e della Brigata Granatieri di Sardegna 1° Reggimento.
Quadri ad olio che testimoniano la Battaglia di Novara del 23 marzo
1849, vinta da Radetzky contro le truppe piemontesi del re Alberto
di Sardegna; la fuga di soldati feriti dopo la Battaglia di
Solferino del 24 giugno 1859, quando gli alleati francesi e
piemontesi vinsero gli austriaci del giovane imperatore Francesco
Giuseppe. A seguito di questa battaglia, per l'enorme perdita di
vite umane da parte di entrambi gli eserciti, venne avviata la
Convenzione di Ginevra, firmata poi il 22 agosto 1864, e la
costituzione della Croce Rossa per opera dello svizzero Henri
Dunant. Ed ancora, una suggestiva immagine della Battaglia di
Lissa, avvenuta il 20 luglio 1866, che descrive con tutto il pathos
il momento in cui la nave austriaca speronò ed affondò la fregata
"Re d'Italia". È possibile ammirare uno splendido modello della
fregata "Novara", costruita originariamente nel 1850 per l'arsenale
marittimo di Venezia e che venne rimodellata in una fregata ad
elica nel 1861-62; proprio la "Novara" fu la prima nave austriaca a
circumnavigare il globo tra il 1857 ed il 1859 e, nel 1867, riportò
in patria il corpo dell'imperatore Massimiliano d'Austria, ucciso
in Messico.
Proseguendo con la storia troviamo
la divisa di un alpino, la bandiera con lo stemma della Casa Savoia
e fucili sempre risalenti al Primo conflitto mondiale, fino ad
arrivare ad un'intera vetrina ad esso dedicata, in cui si trovano:
un berretto e una giubba completa di buffetterie da fante del 47°
Reggimento di Fanteria; un fucile modello 91; una giubba e un
berretto da Generale di Brigata; un guidone della Brigata delle
Alpi del 51° Reggimento Fanteria, erroneamente inserito in questo
contesto storico, ma che è invece da riferirsi al Regno di Vittorio
Emanuele II; una pistola da segnalazione ed, ancora, una pistola
modello 1889 ed un'altra modello Glisenti 1910, una gavetta, un
gavettino e una borraccia. In primo piano due sciabole, la prima da
ufficiale di cavalleria pesante, la seconda da ufficiale di
artiglieria. Completano la vetrina un elmetto modello Adrian 1916,
un cappello da carabiniere con foderina, una fiamma di metallo da
carabiniere ed un fetz da bersagliere.
Il Museo dell'Arsenale, ricco di
importanti cimeli, riesce a descrivere la storia d'Austria, e non
solo, in maniera autentica e coinvolgente; è un museo in cui è
possibile conoscere i volti e la vita di quanti hanno vissuto in
prima persona gli eventi qui raccontati. Un viaggio nel tempo, che
permette di comprendere e di vedere attraverso i propri occhi i
grandi cambiamenti che l'uomo ha operato nel corso della sua
"storia". |