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Gli avvenimenti di Colonia, che nei
giorni tra il 16 e il 21 agosto si stima abbiano raccolto oltre un
milione di giovani giunti da 120 Paesi, non si esauriscono nel
"logo" della XX Giornata Mondiale della Gioventù (Gmg). L'evento,
molto più complesso, coinvolge la dimensione mediatica - alla quale
Giovanni Paolo II ci aveva già abituati - non meno che i dubbi -
tutti nuovi - di natura politica e di "immagine" ecumenica e
pastorale sugli esiti del viaggio papale. L'attenzione della stampa
è stata altissima: seimila giornalisti accreditati e le testate
nazionali che hanno dedicato intere pagine alla settimana "Köln
2005".
Molti gli interrogativi che
circondavano l'evento. Benedetto XVI avrebbe saputo reggere il
confronto - immancabile - con il suo grande predecessore? Avrebbe
saputo questo Papa, colto ma inflessibile censore ed intellettuale
di fama, sintonizzarsi con le aspettative dei giovani del Terzo
millennio? Sarebbe stato in grado di sostenere con efficacia,
fermezza e necessaria apertura il tema delicatissimo - e quanto mai
attuale - del dialogo interreligioso? Avrebbe saputo comunicare,
nell'anno dedicato all'Eucaristia, ossia al Sacramento della
Riconciliazione, il significato profondo del messaggio missionario
di cui sono intrise queste giornate?
Per questi motivi la XX Gmg non può
riassumersi nella continuazione di un dialogo già intrapreso dalla
Chiesa con i giovani, salvo parlare di una occasione per estendere
questa volontà di incontro anche verso le istituzioni laiche della
Germania democratica e multietnica, dove la confessione cattolica è
minoritaria (30%), e verso le altre confessioni monoteiste -
protestanti, ebrei, musulmani - radicate sul suolo tedesco. La
ricchezza delle giornate di Colonia, piuttosto, rende possibile
ricavare precise linee-guida sull'attuale direzione di marcia del
pontificato ratzingeriano: osservazioni che non debbono costringere
nell'ombra, tuttavia, la grande eredità ricevuta dalle mani di
Giovanni Paolo II e raccolta dal suo successore.

Nel tracciarne una sintesi
sovvengono due elementi portanti: quello simbolico della Croce di
Cristo, metafora di un pellegrinaggio universale di preghiera, e
quello pratico del dialogo, della riconciliazione, della "amicizia"
(espressione strategica, verso il mondo musulmano) con i fratelli
lontani; del coraggio di intavolare un dialogo nella verità (con i
fratelli protestanti); della partecipazione, per affrontare insieme
i gravi problemi dell'attualità.
Tutto ha inizio il 16 agosto. La
piazza del Duomo di Colonia accoglie migliaia di giovani, in attesa
della Messa pomeridiana di apertura della XX Gmg, celebrata
dall'arcivescovo di Colonia, il cardinale Joachim Meisner. Il
Presidente Ciampi, segue gli eventi tedeschi e nel messaggio del 17
agosto sottolinea il valore ideale della scelta di Colonia, posta
«nel cuore dell'Europa… altamente simbolica per l'intreccio delle
sue radici umanistiche e cristiane». Un luogo ideale, precisa
Ciampi, non solo in prospettiva delle attese delle istituzioni
civili, ma anche per il dialogo di queste con le autorità
religiose.
Il 18 agosto sono oltre 400mila
fedeli a salutare il Papa tedesco in visita nella sua Germania, la
terra di Lutero. Un evento il cui precedente risale a circa 950
anni fa! Oltre ai giovani ci sono il Cancelliere Gerhard Schroeder
e il Presidente Horst Koeler, un protestante, che sottolinea il
valore storico della visita papale in una terra sempre più
indifferente ai valori religiosi. «Ci commuove in particolar modo
che un tedesco, ossia uno di noi, sia diventato Papa, e questo
posso dirlo anche da cristiano protestante». Koeler sottolinea
l'equilibrio intellettuale di Ratzinger, osservando come «la fede e
la teologia per Lei non sono mai stati qualcosa di avulso dal mondo
e riservati ai circoli accademici». Una sensibilità della
concretezza, dice, ben necessaria alle esigenze della Germania: «Un
Paese in cui le Chiese cristiane svolgono un ruolo attivo…».
È il pomeriggio. Benedetto XVI si
incammina verso l'incontro con i giovani alla Cattedrale di
Colonia. Vi giunge traversando per dieci chilometri il Reno su un
battello, il Rhein Energie, mentre un forte vento fa cadere la
Croce che dal 1986 è in pellegrinaggio per il mondo, spezzandone un
braccio. Nessun cattivo presagio. Ai fianchi della "Barca di
Pietro" si compie uno spettacolo suggestivo: migliaia di giovani
festanti, molti immersi nell'acqua, che invocano il nome
«Benedetto!».
Il Messaggio del Papa davanti alla
Cattedrale di Colonia è denso di ricordi personali, frammisti ai
motivi della fede. Da qui, dice il Pontefice, l'avvio agli
incarichi teologici che lo impegnarono al Concilio Vaticano II; qui
il punto di snodo della carriera accademica. Ma Colonia è
soprattutto un luogo di pellegrinaggio. Qui, grazie ai Re Magi e
alle loro reliquie, approdate nel lontano 1164, «la Chiesa celebra
tutto l'anno la festa dell'Epifania». Su tali simboli della fede è
stato elevato «un reliquiario ancor più grande, questa stupenda
cattedrale gotica…». Il richiamo a Colonia e al contributo
dell'intero popolo tedesco «alla crescita dell'Europa su radici
cristiane…» trova nei suoi testimoni di santità il più vivido
riscontro storico: il martirio di Sant'Orsola, San Bonifacio
apostolo della Germania, Sant'Alberto Magno, dottissimo maestro di
San Tommaso d'Aquino. E poi, ancora, gli esempi più recenti di
Adolf Kolping e di Edith Stein, la filosofa ebrea convertita e
morta ad Auschwitz.
È ormai sera. Il Papa saluta i
giovani: «A tutti vorrei dire con insistenza: spalancate il vostro
cuore a Dio, lasciatevi sorprendere da Cristo!». La scommessa di
Benedetto è la possibilità di imbastire un dialogo con tutti i
giovani, anche con i non credenti, con i «non battezzati». Non può
stupire il commento del Tg della seconda rete Zdf: «Impressionante
il credito che il Pontefice ha fra i giovani».
È la mattina di venerdì 19. La
vigilia degli incontri ecumenici. La visita alla Sinagoga di
Colonia, distrutta nel 1938 e ricostruita nel 1959, è preceduta da
un breve saluto reso al presidente Koeler a Bonn. Colonia è la
"casa" della Comunità ebraica, osserva il Papa, il luogo-simbolo
anche per la dolorosa esperienza dell'ebraismo tedesco nel XX
secolo. Il dialogo di Benedetto si tinge di nuove sfumature e si fa
ascolto ed attenzione per un capitolo ponderoso della sofferenza
umana, chiamato "Shoah". Le vittime conosciute - per difetto - di
questa follia furono, nella sola Colonia, settemila. Tutto ciò è
presente nella mente del giovane Rabbino Netanel Teitelbaum, che
scorge nella seconda visita di un pontefice romano ad una sinagoga
«il segno di una nuova apertura della Chiesa nei confronti degli
ebrei… un segno contro il nuovo antisemitismo, e dimostra che i
rapporti tra ebraismo e cristianesimo si stanno rinnovando». La
risposta di Benedetto XVI è sulla medesima lunghezza d'onda. La
conoscenza di quel dolore plurisecolare si fa segno di rispetto e
compartecipazione; è l'occasione perché l'ecumenismo contemporaneo
si manifesti con pienezza. Così il Papa: «Cari fratelli e sorelle.
Shalom lechém».
Benedetto XVI ricorda poi il 60°
Anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti
e il 40° della promulgazione della Dichiarazione Conciliare "Nostra
Aetate". Un richiamo all'ecumenismo attraverso la riscoperta delle
«nostre radici comuni»; ed un potente richiamo al magistero
wojtyliano, che già nel 1980 sottolineava con le parole «Chi
incontra Gesù Cristo incontra l'ebraismo», la radice ebraica del
cristianesimo. Di fronte ai nuovi segni di antisemitismo occorre
che la collaborazione tra ebrei e cristiani si rinsaldi, bisogna
avere coraggio ed affrontare le «questioni storiche ancora
discusse» e giungere ad una loro «interpretazione condivisa».
È la sera del 19 agosto. Benedetto
si accomiata dai seminaristi di Colonia. Si annuncia l'incontro con
i leader delle Chiese protestanti: un nuovo appuntamento della
storia, con altri non meno intricati nodi da sciogliere. Il
discorso è una puntualizzazione dei problemi irrisolti, individuati
senza preamboli: la rottura dell'unità nella professione della
fede. Una vicenda gravida di penose sofferenze per tante famiglie e
che assegna alla Germania, nel dialogo ecumenico, «un posto di
particolare importanza». Per ciò, dice il Pontefice, «ho
manifestato il fermo proposito di assumere il recupero della piena
e visibile unità dei cristiani come una priorità del mio
Pontificato». Il discorso ha cardine nella ricerca della
«fratellanza», punto di arrivo indicato già da Giovanni Paolo II in
Germania, nel 1980.
Si rinnova qui un «riesame», allora
auspicato, «delle reciproche condanne» e, rileva Benedetto XVI, la
rilettura della Dichiarazione comune sulla dottrina della fede
(1999), che rappresentò, già allora, un significativo passo avanti
per la soluzione di «questioni fondamentali che fin dal XVI secolo
erano oggetto di controversie». Il Papa menziona il problema del
sacerdozio e l'interpretazione retta della Parola di Dio. Bisogna
saper affrontare questi temi perché «non può esservi un dialogo al
prezzo della verità». Ancora una volta si scopre l'attualità della
dottrina conciliare e delle indicazioni wojtyliane: il dialogo
auspicato è «scambio di doni» e ricerca dell'«unità nella
molteplicità e molteplicità nell'unità».
Il programma del 20 agosto prevede
un incontro presso l'arcivescovado di Colonia con alcune autorità
istituzionali e politiche tedesche. Poi, nel pomeriggio, il terzo
importante momento ecumenico, a completamento ideale del dialogo
con le tre grandi confessioni monoteiste: l'incontro con alcuni
rappresentanti delle Comunità musulmane. Ridvan Cakir, Presidente
dell'Unione turco-islamica dell'Istituto per la religione, ricorda
le comuni origini religiose di cristiani e musulmani nel padre
Abramo e la necessità della riconciliazione e dell'amicizia. Una
speranza che contiene, oggi, anche un obiettivo politico:
l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea.
Emerge chiaro il tono di esortazione
forte di Benedetto XVI alle Comunità islamiche: il dialogo ha
bisogno di soluzioni decise e basi solide. Gli eventi tragici del
terrorismo si assommano agli errori del passato, culminati nelle
guerre di religione. Per questo, le parole di amicizia (con il
recupero dell'espressione coranica "il Dio Misericordioso e
Compassionevole vi protegga…") sono rivolte ed estese a tutti i
leader religiosi musulmani, consci della loro responsabilità di
educatori. Soprattutto in questo caso, il richiamo al magistero
dell'«amato predecessore» fa da battistrada alle sue parole. Il
terrorismo è una «scelta perversa e crudele, che… scalza le
fondamenta stesse di ogni civile convivenza». Di fronte a questo
rigurgito di odio e fanatismo occorre recuperare la condivisione
dei valori del rispetto reciproco e della pace.
La comune base di intesa è nel
«riconoscimento della centralità della persona», nell'insegnamento
impartito dagli errori che la storia ci tramanda, il ricordo di
eventi tristi che «deve riempirci di vergogna, ben sapendo quali
atrocità siano state commesse nel nome della religione». Ma lo
sforzo di questa comprensione dev'essere reciproco: agli uni si
richiede il rispetto delle minoranze, quale «segno indiscutibile di
vera civiltà»; dagli altri - e qui l'esortazione è rivolta
specialmente alle guide islamiche - si attende la rettitudine
dell'insegnamento, perché proprio attraverso di esso «si comunicano
idee e convincimenti».
L'udienza è conclusa, ma già papa
Benedetto XVI è atteso nella spianata di Marienfeld ("il Campo di
Maria"), a venti chilometri da Colonia. Un milione di giovani nella
Veglia serale della XX Gmg riconquista il ruolo di protagonista,
nonostante la pioggia battente, il freddo, ed alcune inevitabili
smagliature nell'organizzazione. La Messa e l'incontro conclusivo
sono l'occasione per nuovi spunti di riflessione sulla comprensione
dell'impegno autentico, sia nei riguardi della fede («Non di rado
la religione diventa quasi un prodotto di consumo»), sia nei
riguardi dei nuovi movimenti religiosi, fenomeno da contenere nella
«comunione con il Papa e con i vescovi»; sia, infine,
nell'intendimento del senso autentico della libertà («Libertà vuol
dire orientarsi alla verità e al bene»). Infine, nella cerimonia di
congedo, all'aeroporto di Colonia, il Papa osserverà come in questi
giorni si sia dimostrata l'esistenza anche di «un'altra Germania»,
diversa da quella del dolore nazista.
Se una sintesi della presenza a
Colonia di Benedetto XVI è possibile, essa è nella sua capacità di
indicare ai popoli le radici della propria identità e di
riscoprire, senza prevenzioni o paure, la memoria storica e gli
errori commessi e, insieme, di promuovere la fratellanza tra i
diversi. In questo è la forza attuale della Chiesa, mediatrice
autorevole sul piano morale e politico dei - e con i - suoi diretti
interlocutori, anche i più distanti, ed interprete, al tempo
stesso, delle mutevoli esigenze spirituali
dell'uomo. |