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Köln 2005: per conoscere il Papa

In occasione della XX Giornata Mondiale della Gioventù, Benedetto XVI è tornato nella "sua" Colonia. Ed ha chiarito le principali linee-guida del nuovo pontificato

Un momento della visita del Papa ai rappresentanti della Comunità ebraica di Colonia, lo scorso 19 agosto. Nello stesso giorno Benedetto XVI incontrerà anche i leader delle Chiese protestanti, ed il 20 sarà la volta delle Comunità islamiche.

Gli avvenimenti di Colonia, che nei giorni tra il 16 e il 21 agosto si stima abbiano raccolto oltre un milione di giovani giunti da 120 Paesi, non si esauriscono nel "logo" della XX Giornata Mondiale della Gioventù (Gmg). L'evento, molto più complesso, coinvolge la dimensione mediatica - alla quale Giovanni Paolo II ci aveva già abituati - non meno che i dubbi - tutti nuovi - di natura politica e di "immagine" ecumenica e pastorale sugli esiti del viaggio papale. L'attenzione della stampa è stata altissima: seimila giornalisti accreditati e le testate nazionali che hanno dedicato intere pagine alla settimana "Köln 2005".

Molti gli interrogativi che circondavano l'evento. Benedetto XVI avrebbe saputo reggere il confronto - immancabile - con il suo grande predecessore? Avrebbe saputo questo Papa, colto ma inflessibile censore ed intellettuale di fama, sintonizzarsi con le aspettative dei giovani del Terzo millennio? Sarebbe stato in grado di sostenere con efficacia, fermezza e necessaria apertura il tema delicatissimo - e quanto mai attuale - del dialogo interreligioso? Avrebbe saputo comunicare, nell'anno dedicato all'Eucaristia, ossia al Sacramento della Riconciliazione, il significato profondo del messaggio missionario di cui sono intrise queste giornate?

Per questi motivi la XX Gmg non può riassumersi nella continuazione di un dialogo già intrapreso dalla Chiesa con i giovani, salvo parlare di una occasione per estendere questa volontà di incontro anche verso le istituzioni laiche della Germania democratica e multietnica, dove la confessione cattolica è minoritaria (30%), e verso le altre confessioni monoteiste - protestanti, ebrei, musulmani - radicate sul suolo tedesco. La ricchezza delle giornate di Colonia, piuttosto, rende possibile ricavare precise linee-guida sull'attuale direzione di marcia del pontificato ratzingeriano: osservazioni che non debbono costringere nell'ombra, tuttavia, la grande eredità ricevuta dalle mani di Giovanni Paolo II e raccolta dal suo successore.

Ancora una immagine dei numerosissimi giovani che hanno partecipato a Köln 2005. Nell'occasione Benedetto XVI ha confermato di voler raccogliere la grande eredità di Giovanni Paolo II

Nel tracciarne una sintesi sovvengono due elementi portanti: quello simbolico della Croce di Cristo, metafora di un pellegrinaggio universale di preghiera, e quello pratico del dialogo, della riconciliazione, della "amicizia" (espressione strategica, verso il mondo musulmano) con i fratelli lontani; del coraggio di intavolare un dialogo nella verità (con i fratelli protestanti); della partecipazione, per affrontare insieme i gravi problemi dell'attualità.

Tutto ha inizio il 16 agosto. La piazza del Duomo di Colonia accoglie migliaia di giovani, in attesa della Messa pomeridiana di apertura della XX Gmg, celebrata dall'arcivescovo di Colonia, il cardinale Joachim Meisner. Il Presidente Ciampi, segue gli eventi tedeschi e nel messaggio del 17 agosto sottolinea il valore ideale della scelta di Colonia, posta «nel cuore dell'Europa… altamente simbolica per l'intreccio delle sue radici umanistiche e cristiane». Un luogo ideale, precisa Ciampi, non solo in prospettiva delle attese delle istituzioni civili, ma anche per il dialogo di queste con le autorità religiose.

Il 18 agosto sono oltre 400mila fedeli a salutare il Papa tedesco in visita nella sua Germania, la terra di Lutero. Un evento il cui precedente risale a circa 950 anni fa! Oltre ai giovani ci sono il Cancelliere Gerhard Schroeder e il Presidente Horst Koeler, un protestante, che sottolinea il valore storico della visita papale in una terra sempre più indifferente ai valori religiosi. «Ci commuove in particolar modo che un tedesco, ossia uno di noi, sia diventato Papa, e questo posso dirlo anche da cristiano protestante». Koeler sottolinea l'equilibrio intellettuale di Ratzinger, osservando come «la fede e la teologia per Lei non sono mai stati qualcosa di avulso dal mondo e riservati ai circoli accademici». Una sensibilità della concretezza, dice, ben necessaria alle esigenze della Germania: «Un Paese in cui le Chiese cristiane svolgono un ruolo attivo…».

È il pomeriggio. Benedetto XVI si incammina verso l'incontro con i giovani alla Cattedrale di Colonia. Vi giunge traversando per dieci chilometri il Reno su un battello, il Rhein Energie, mentre un forte vento fa cadere la Croce che dal 1986 è in pellegrinaggio per il mondo, spezzandone un braccio. Nessun cattivo presagio. Ai fianchi della "Barca di Pietro" si compie uno spettacolo suggestivo: migliaia di giovani festanti, molti immersi nell'acqua, che invocano il nome «Benedetto!».

Il Messaggio del Papa davanti alla Cattedrale di Colonia è denso di ricordi personali, frammisti ai motivi della fede. Da qui, dice il Pontefice, l'avvio agli incarichi teologici che lo impegnarono al Concilio Vaticano II; qui il punto di snodo della carriera accademica. Ma Colonia è soprattutto un luogo di pellegrinaggio. Qui, grazie ai Re Magi e alle loro reliquie, approdate nel lontano 1164, «la Chiesa celebra tutto l'anno la festa dell'Epifania». Su tali simboli della fede è stato elevato «un reliquiario ancor più grande, questa stupenda cattedrale gotica…». Il richiamo a Colonia e al contributo dell'intero popolo tedesco «alla crescita dell'Europa su radici cristiane…» trova nei suoi testimoni di santità il più vivido riscontro storico: il martirio di Sant'Orsola, San Bonifacio apostolo della Germania, Sant'Alberto Magno, dottissimo maestro di San Tommaso d'Aquino. E poi, ancora, gli esempi più recenti di Adolf Kolping e di Edith Stein, la filosofa ebrea convertita e morta ad Auschwitz.

È ormai sera. Il Papa saluta i giovani: «A tutti vorrei dire con insistenza: spalancate il vostro cuore a Dio, lasciatevi sorprendere da Cristo!». La scommessa di Benedetto è la possibilità di imbastire un dialogo con tutti i giovani, anche con i non credenti, con i «non battezzati». Non può stupire il commento del Tg della seconda rete Zdf: «Impressionante il credito che il Pontefice ha fra i giovani».

È la mattina di venerdì 19. La vigilia degli incontri ecumenici. La visita alla Sinagoga di Colonia, distrutta nel 1938 e ricostruita nel 1959, è preceduta da un breve saluto reso al presidente Koeler a Bonn. Colonia è la "casa" della Comunità ebraica, osserva il Papa, il luogo-simbolo anche per la dolorosa esperienza dell'ebraismo tedesco nel XX secolo. Il dialogo di Benedetto si tinge di nuove sfumature e si fa ascolto ed attenzione per un capitolo ponderoso della sofferenza umana, chiamato "Shoah". Le vittime conosciute - per difetto - di questa follia furono, nella sola Colonia, settemila. Tutto ciò è presente nella mente del giovane Rabbino Netanel Teitelbaum, che scorge nella seconda visita di un pontefice romano ad una sinagoga «il segno di una nuova apertura della Chiesa nei confronti degli ebrei… un segno contro il nuovo antisemitismo, e dimostra che i rapporti tra ebraismo e cristianesimo si stanno rinnovando». La risposta di Benedetto XVI è sulla medesima lunghezza d'onda. La conoscenza di quel dolore plurisecolare si fa segno di rispetto e compartecipazione; è l'occasione perché l'ecumenismo contemporaneo si manifesti con pienezza. Così il Papa: «Cari fratelli e sorelle. Shalom lechém».

Benedetto XVI ricorda poi il 60° Anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti e il 40° della promulgazione della Dichiarazione Conciliare "Nostra Aetate". Un richiamo all'ecumenismo attraverso la riscoperta delle «nostre radici comuni»; ed un potente richiamo al magistero wojtyliano, che già nel 1980 sottolineava con le parole «Chi incontra Gesù Cristo incontra l'ebraismo», la radice ebraica del cristianesimo. Di fronte ai nuovi segni di antisemitismo occorre che la collaborazione tra ebrei e cristiani si rinsaldi, bisogna avere coraggio ed affrontare le «questioni storiche ancora discusse» e giungere ad una loro «interpretazione condivisa».

È la sera del 19 agosto. Benedetto si accomiata dai seminaristi di Colonia. Si annuncia l'incontro con i leader delle Chiese protestanti: un nuovo appuntamento della storia, con altri non meno intricati nodi da sciogliere. Il discorso è una puntualizzazione dei problemi irrisolti, individuati senza preamboli: la rottura dell'unità nella professione della fede. Una vicenda gravida di penose sofferenze per tante famiglie e che assegna alla Germania, nel dialogo ecumenico, «un posto di particolare importanza». Per ciò, dice il Pontefice, «ho manifestato il fermo proposito di assumere il recupero della piena e visibile unità dei cristiani come una priorità del mio Pontificato». Il discorso ha cardine nella ricerca della «fratellanza», punto di arrivo indicato già da Giovanni Paolo II in Germania, nel 1980.

Si rinnova qui un «riesame», allora auspicato, «delle reciproche condanne» e, rileva Benedetto XVI, la rilettura della Dichiarazione comune sulla dottrina della fede (1999), che rappresentò, già allora, un significativo passo avanti per la soluzione di «questioni fondamentali che fin dal XVI secolo erano oggetto di controversie». Il Papa menziona il problema del sacerdozio e l'interpretazione retta della Parola di Dio. Bisogna saper affrontare questi temi perché «non può esservi un dialogo al prezzo della verità». Ancora una volta si scopre l'attualità della dottrina conciliare e delle indicazioni wojtyliane: il dialogo auspicato è «scambio di doni» e ricerca dell'«unità nella molteplicità e molteplicità nell'unità».

Il programma del 20 agosto prevede un incontro presso l'arcivescovado di Colonia con alcune autorità istituzionali e politiche tedesche. Poi, nel pomeriggio, il terzo importante momento ecumenico, a completamento ideale del dialogo con le tre grandi confessioni monoteiste: l'incontro con alcuni rappresentanti delle Comunità musulmane. Ridvan Cakir, Presidente dell'Unione turco-islamica dell'Istituto per la religione, ricorda le comuni origini religiose di cristiani e musulmani nel padre Abramo e la necessità della riconciliazione e dell'amicizia. Una speranza che contiene, oggi, anche un obiettivo politico: l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea.

Emerge chiaro il tono di esortazione forte di Benedetto XVI alle Comunità islamiche: il dialogo ha bisogno di soluzioni decise e basi solide. Gli eventi tragici del terrorismo si assommano agli errori del passato, culminati nelle guerre di religione. Per questo, le parole di amicizia (con il recupero dell'espressione coranica "il Dio Misericordioso e Compassionevole vi protegga…") sono rivolte ed estese a tutti i leader religiosi musulmani, consci della loro responsabilità di educatori. Soprattutto in questo caso, il richiamo al magistero dell'«amato predecessore» fa da battistrada alle sue parole. Il terrorismo è una «scelta perversa e crudele, che… scalza le fondamenta stesse di ogni civile convivenza». Di fronte a questo rigurgito di odio e fanatismo occorre recuperare la condivisione dei valori del rispetto reciproco e della pace.

La comune base di intesa è nel «riconoscimento della centralità della persona», nell'insegnamento impartito dagli errori che la storia ci tramanda, il ricordo di eventi tristi che «deve riempirci di vergogna, ben sapendo quali atrocità siano state commesse nel nome della religione». Ma lo sforzo di questa comprensione dev'essere reciproco: agli uni si richiede il rispetto delle minoranze, quale «segno indiscutibile di vera civiltà»; dagli altri - e qui l'esortazione è rivolta specialmente alle guide islamiche - si attende la rettitudine dell'insegnamento, perché proprio attraverso di esso «si comunicano idee e convincimenti».

L'udienza è conclusa, ma già papa Benedetto XVI è atteso nella spianata di Marienfeld ("il Campo di Maria"), a venti chilometri da Colonia. Un milione di giovani nella Veglia serale della XX Gmg riconquista il ruolo di protagonista, nonostante la pioggia battente, il freddo, ed alcune inevitabili smagliature nell'organizzazione. La Messa e l'incontro conclusivo sono l'occasione per nuovi spunti di riflessione sulla comprensione dell'impegno autentico, sia nei riguardi della fede («Non di rado la religione diventa quasi un prodotto di consumo»), sia nei riguardi dei nuovi movimenti religiosi, fenomeno da contenere nella «comunione con il Papa e con i vescovi»; sia, infine, nell'intendimento del senso autentico della libertà («Libertà vuol dire orientarsi alla verità e al bene»). Infine, nella cerimonia di congedo, all'aeroporto di Colonia, il Papa osserverà come in questi giorni si sia dimostrata l'esistenza anche di «un'altra Germania», diversa da quella del dolore nazista.

Se una sintesi della presenza a Colonia di Benedetto XVI è possibile, essa è nella sua capacità di indicare ai popoli le radici della propria identità e di riscoprire, senza prevenzioni o paure, la memoria storica e gli errori commessi e, insieme, di promuovere la fratellanza tra i diversi. In questo è la forza attuale della Chiesa, mediatrice autorevole sul piano morale e politico dei - e con i - suoi diretti interlocutori, anche i più distanti, ed interprete, al tempo stesso, delle mutevoli esigenze spirituali dell'uomo.

Fabio Vecchi Bertolelli