Natanti... di
Classe
I modelli natanti in linea a
Venezia sono suddivisi ovviamente per tipologia strutturale e
d'impiego su due settori di servizio: Operativo e dei Servizi
Generali.
Del Settore Operativo fanno parte:
unità di pronto intervento della Classe 100, caratterizzate da
motori ad idrogetto (senza elica) che, grazie al ridotto pescaggio,
consentono di raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili e hanno
tre membri di equipaggio (due operano, uno resta in barca); unità
costiere della Classe 200, ad elica, per il controllo prevalente
delle acque lagunari e del sottocosta, con due o tre uomini di
equipaggio a seconda dei servizi; unità d'altura delle Classi 500 e
800, per controlli oltre le 12 miglia, con tre uomini la prima e
cinque la seconda, che è la più grande e moderna, dotata di cucina
e cuccette per una navigazione anche di più giorni; unità di
copertura velocissime, con assetto e colorazione civili e con
personale in borghese, per l'impiego in attività di polizia
giudiziaria.
Il settore Servizi Generali
comprende: unità da trasporto Classe 300 cui si aggiungono le T121
e T122, più grandi, con due uomini di equipaggio, che possono
trasportare da 18 a 60 persone (le T), sono utilizzate per il
trasferimento in laguna anche di contingenti forniti
dall'organizzazione mobile per i servizi di ordine pubblico; unità
di rappresentanza, sempre della Classe 300, per il trasporto di
personalità: sono barche uniche nel loro genere, con scafo
interamente in legno pregiato, adeguatamente arredate; una unità
specifica per il trasporto di materiali, che a Venezia è denominata
"topo". Si tratta, in definitiva, di una vera e propria flotta ben
commisurata alle diverse esigenze operative e logistiche proprie
della città lagunare.
"Caparozzolanti"
Nella laguna di Venezia esistono
delle aree date in gestione per l'allevamento di vongole veraci,
che nel dialetto locale sono dette "caparozzoli"; ma ci sono anche
altre zone ricche di questi gustosi e redditizi molluschi, acque ad
alto tasso d'inquinamento come quelle antistanti il polo
chimico-industriale di Marghera (ove, in alcuni tratti, è persino
interdetta la navigazione), vietatissime alla pesca. I pescatori di
frodo, detti "caparozzolanti", a bordo in genere di potenti
"driftin", con motori da oltre 200 cv, capaci anche di oltrepassare
i 45 nodi, di notte raccolgono i molluschi con un marchingegno
artigianale, semplice ed efficace. Si tratta di un motore marino,
solitamente di 25-50 cv, posto tramite un braccio d'acciaio
all'esterno dell'imbarcazione e collegato ad una pompa aspirante.
L'elica del motore smuove le acque facendo emergere i
"caparozzoli", la pompa li risucchia espellendo il fango attraverso
un setaccio. Ingegnoso, non c'è che dire. Ma il triplo danno recato
alla collettività è ingente. Infatti: innanzitutto ne va della
salute pubblica, perché i prodotti sono, come detto, altamente
inquinati; poi c'è il danno recato dalle attrezzature illegali al
delicato ecosistema lagunare; quindi l'illecito guadagno di
centinaia di milioni di euro l'anno, considerato l'alto prezzo
delle vongole veraci.
Una notte d'inverno, a bordo del
"driftin" di copertura, il maresciallo Capo equipaggio e tre
militari del Nucleo Natanti scrutano con attenzione la laguna,
anche con l'ausilio di sofisticati visori notturni. Il freddo
penetra nelle ossa, ma bisogna avere pazienza perché il "pesce"
abboccherà: è solo questione di tempo. Ecco infatti, dopo diverse
ore d'appostamento, un paio di barche veloci di "caparozzolanti"
sopraggiungere nel tratto buio dell'isolotto di Poveglia,
antistante il polo di Marghera. I nostri li osservano a lungo: la
pazienza, sempre lei, deve essere la virtù principale in operazioni
come questa. È necessario prenderli con le cosiddette "mani nel
sacco", un bel sacco pieno pieno, perché per contestare il reato si
deve sorprendere gli abusivi con una "quantità non trascurabile" di
molluschi. Per cui: osservare attentamente e tenersi pronti.
L'attesa giunge finalmente al termine: lì fermi il freddo si sta
facendo davvero pungente.
L'aspiratrice dei "caparozzolanti"
ha terminato il suo sporco (in tutti i sensi!) lavoro. È il
momento. Un ordine secco e il conduttore del "driftin" dell'Arma
porta il suo mezzo a ridosso degli altri due. Uno resta fermo, ma
l'altro tenta la fuga a tutta manetta, fidando sulla prontezza dei
motori. Ma figurarsi se il nostro militare si fa sorprendere! Ha
anni di esperienza sulle spalle e prontezza da vendere. Gioca anche
lui di manetta e affianca il fuggitivo, dando sapientemente di
barra per evitare un possibile tentativo di speronamento. Non è
infrequente: il pilota del mezzo affiancato, poniamo sulla sua
sinistra, dà gas e vira a dritta e, mentre l'altra imbarcazione
prosegue, nel breve lasso di tempo di reazione il furfante,
compiendo un arco di 180 gradi di nuovo a sinistra, lo sperona.
Momento topico, in cui buio, velocità elevata e concitazione
possono giocare brutti scherzi. Ma stavolta l'abusivo non ci prova.
Comprende subito con chi ha a che fare e a questo punto i militari,
adottate le misure precauzionali, escono, il lampeggiante acceso, e
intimano l'"Alt Carabinieri". Non c'è altro da fare che fermarsi e
farsi identificare. Circa 1.000 chilogrammi di vongole inquinate
costituiscono il "bottino" sequestrato dall'equipaggio del Nucleo
Natanti.
Eti
La parola al Comandante
Provinciale
Per dare un quadro quanto più
possibile completo della speciale realtà operativa di Venezia, ne
abbiamo intervistato il Comandante Provinciale Carabinieri,
colonnello Alberto Mosca, che ce l'ha illustrata come segue.
«La provincia di Venezia presenta,
sotto il profilo idro-geografico, delle atipicità non altrimenti
riscontrabili; l'ambiente lagunare condiziona in modo rilevante
l'organizzazione delle attività istituzionali nella provincia. Ci
si deve, in sostanza, confrontare con i problemi normali tipici
dell'entroterra in connessione con le ulteriori non poche
complessità dovute appunto alla particolare configurazione della
città. Basti pensare, ad esempio, alle difficoltà che sorgono per
garantire la necessaria mobilità del personale e dei servizi
quotidiani.
Da qui l'ulteriore e non secondaria
esigenza di raccordare i servizi preventivi, di polizia
giudiziaria, logistici e di ordine pubblico che si svolgono
nell'entroterra con quelli analoghi in prosecuzione nell'ambiente
lagunare, per conferire l'adeguata continuità all'azione dell'Arma
in ogni settore d'intervento. Va da sé che anche le fenomenologie
criminose risentono di questa atipicità. Non è infatti azzardato
sostenere che ai reati comunemente riscontrabili sul territorio
nazionale - delitti contro il patrimonio, droga, sfruttamento
eccetera - si aggiungono tipologie riscontrabili solo in laguna.
Una per tutte: il prelievo e il traffico illegale di specie ittiche
e in particolare molluschi, vietati dalla normativa e dalle
ordinanze di settore. Si tratta di un fenomeno in continua
espansione che impegna duramente, sia in termini preventivi che
repressivi, soprattutto il Nucleo Natanti. È proprio del mese di
luglio l'ultima operazione (al momento della chiusura di questo
numero, n.d.r.) che ha portato all'arresto del presidente e di otto
soci di una cooperativa ittica che, oltre a ricevere una notevole
quantità di mitili d'illecita provenienza, li trasferiva sui
mercati nazionali previa falsificazione di timbri e documenti
sanitari.
È un'attività di contrasto difficile
e, come ho detto, dura, compiuta esclusivamente a bordo di
imbarcazioni opportunamente mimetizzate e con l'impiego delle
tecniche più disparate; in alcune situazioni i militari hanno
interamente coperto la sagoma del natante con canne, teli mimetici
ed arbusti di vegetazione lacustre. Venezia, per la sua bellezza,
per la fama mondiale e per le importanti manifestazioni culturali e
sociali che vi si tengono, può sembrare una sede privilegiata. Ma
non è così. Bellezza, fama, turismo, manifestazioni e
rappresentanza costituiscono altrettante fonti di maggior lavoro
che deve essere eseguito con attenzione e massima professionalità,
non solo per la regola deontologica, ma perché l'Arma e Venezia
sono anche dei simboli, riferimenti immediati dell'immagine del
nostro Paese e anche dell'Europa nel mondo. Ogni cosa deve essere
perfetta qui, ove tutto è sotto gli occhi di tutti, e questo senza
deflettere da quella prontezza e quella efficienza operativa che
nei secoli ha meritato all'Istituzione l'appellativo di Benemerita.
Posso dire con soddisfazione che questo avviene, perché i nostri
militari di ogni grado ne sono consapevoli e, al di là della
competenza che pure è condizione fondamentale del servizio, non
lesinano in disponibilità e spirito di sacrificio in ogni settore
del loro delicato ed impegnativo
impiego». |