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Indubbiamente fa un certo effetto
chiamare il 112 e vedersi arrivare, al posto dell'usuale ma sempre
ammirata "Gazzella", un bel barchino bianco e blu con tanto di
lampeggiatori e scritta "Carabinieri". Una radiomobile del tutto
particolare; unica direi. Ma già... è ovvio, qui a Venezia. E
mentre mi perdo in queste dotte riflessioni, mi si presenta un
giovane ufficiale, fisico asciutto, il volto aperto e i tratti
garbati: «Sono il tenente Mariano Marino, Comandante del Nucleo
Natanti. Sono a sua disposizione per l'articolo. Da dove vogliamo
cominciare?». Lo guardo negli occhi, poi ci penso un po' su, faccio
una mezza smorfia e: «Forse è meglio che mi spieghi tutta la
faccenda delle barche e del suo reparto, poi vediamo i mezzi e
quant'altro», gli rispondo io.
Apprendo che i Carabinieri a Venezia
usavano già dal primo Novecento imbarcazioni per servizio fornite
dalla Prefettura. Poi, alla fine degli anni Cinquanta, l'Arma ha
provveduto ad approvvigionare mezzi propri, che facevano capo ad un
autodrappello dipendente dal Nucleo Comando del Gruppo (ora Comando
Provinciale). Nel 1984 venne istituito il Nucleo Natanti e nel 1994
gli fu data dal Servizio Navale del Comando Generale la sua attuale
configurazione.
Quindi, continuando a parlare del
reparto, il tenente Marino (siciliano quarantenne: gliene avrei
dati una trentina o poco più!) mi dice che la denominazione
corretta è Reparto Operativo Nucleo Natanti (Ronn) e dipende dal
Comandante Provinciale, che dispone e coordina l'impiego delle
imbarcazioni secondo le esigenze operative e gli obiettivi da
conseguire. Si articola in due Sezioni: Operativa e Radiomobile,
cui competono il pronto intervento, i controlli costieri e
d'altura, il soccorso marittimo, le scorte e la polizia
giudiziaria; Servizi Generali, per gli aspetti logistici connessi
con i trasporti di persone e materiali, oltre ad una Squadra
Comando, a sua volta suddivisa in: Aliquota amministrativa e
contabile; Posto Manutenzione con relativa officina.
L'ufficiale mi elenca i modelli di
natanti in linea (vedi box), poi li andremo a vedere in navigazione
e all'Arsenale, ove sono "parcheggiati" quelli non impiegati nei
turni più prossimi. Riferendosi al personale, m'informa che in
organico sono previsti un ufficiale comandante e 72 militari di
ogni grado. Mediamente vengono costituiti 15 equipaggi nell'arco
delle 24 ore, con due radiomobili per turni di sei ore e
altrettante barche per i servizi logistici. Si aggiungono
quotidianamente le unità d'altura; infine, secondo le esigenze,
quelle di rappresentanza e quelle di copertura per le operazioni di
polizia giudiziaria.
Domando se sono necessari
particolari requisiti per l'assegnazione al Nucleo Natanti. Tutti i
militari, mi risponde il tenente, devono aver superato un corso:
l'ufficiale quello di Comandante del Nucleo Navale (un anno
accademico) presso l'Accademia Navale di Livorno, su interpellanza
del Comando Generale; i marescialli quello di Comandante di Unità
d'Altura (nove mesi), presso la Scuola Navale della Marina Militare
a La Maddalena; i brigadieri, appuntati e carabinieri quello di
Conduttore di Unità Costiere (sempre nove mesi) alla citata Scuola,
ambedue su interpellanza del Comando Generale e selezioni da parte
del Cnsr (vedi Il Carabiniere, n. 6/2005, pagg. 26-29). Al termine
di ogni corso, a fattor comune, si consegue il brevetto di
nocchiere-motorista.

Concluso questo primo colloquio
specifico, m'intrattengo con il bravo tenente Marino su alcuni
aspetti della città: dall'altezza media delle acque (circa tre
metri) alla frequenza e alla durata delle inondazioni (tre, quattro
l'anno di grandi dimensioni), alla strana forma delle gondole e ad
altre curiosità, come il Carnevale e l'affluenza turistica. Poi ci
avvisano che la barca è pronta. Ci rechiamo all'uscita d'imbarco
del Comando Provinciale e... meraviglia: una barca classe 300 di
rappresentanza ci attende. È bellissima: il legno caldo e lucido e
i divani finemente tappezzati hanno il sapore e le sensazioni
d'altri tempi. Inizio alla grande il servizio fotografico che dovrà
corredare l'articolo.
Mentre navighiamo nella laguna per
fotografare le radiomobili in azione, riferendosi all'imbarcazione
tirata a lucido e senza un granellino di polvere (un'impressione
anche toccarne con le dita gli splendidi legni), la mia valida
guida finisce di allarmarmi avvertendomi scherzosamente (ma dice la
verità) che i conduttori sono gelosissimi delle imbarcazioni loro
affidate, a qualunque classe appartengano; se le guidano altri
«mastiano male» e le lustrano sicuramente meglio delle loro
automobili o barche che siano.
Incontriamo una veloce classe 100 ad
idrogetto, una radiomobile marina. Ne ammiro la linea compatta,
aggressiva e pure elegante. Mi piace vederla sollevare la spuma
marina mentre si dirige verso un'altra imbarcazione da controllare,
con quella singolare scritta "112" e il lampo rosso da "gazzella"
del mare. Fotografo. La giornata si chiude qui, domani gli
approfondimenti tecnici.
Riprendiamo dall'Arsenale della
Marina Militare, uno dei complessi storicamente più importanti ed
imponenti di Venezia, i cui lavori ebbero inizio nei primi anni del
XII secolo sotto il Doge Ardelago Faliero; all'interno del
complesso sono dislocati la banchina per l'ormeggio dei natanti
dell'Arma, gli alloggi dei militari celibi imbarcati (in verità
recentissimamente ristrutturati e davvero confortevoli) e il Posto
Manutenzione.
Il tenente Marino mi fa visitare
alcune delle imbarcazioni più grandi e moderne che si trovano in
quel momento all'ancora, tra le quali la "mostruosa" classe 800: 18
metri per 29 tonnellate a pieno carico, 37 nodi di velocità e 600
miglia di autonomia, con strumentazione elettronica d'avanguardia,
sistemazioni e attrezzature per il soccorso dei naufraghi con
complesso di rianimazione. Quindi mi spiega in dettaglio i compiti
operativi del Nucleo oltre, ovviamente, al pronto intervento e alla
vigilanza delle acque lagunari e del centro storico della città in
base al piano coordinato di controllo del territorio:
pattugliamenti e vigilanza sulle norme della navigazione, della
pesca, antinquinamento, della nautica e dello sci nautico, delle
attrezzature portuali; soccorso in caso di sinistri in mare e
naufraghi; prevenzione e repressione del contrabbando; concorso in
operazioni di polizia di frontiera; scorte e ordine pubblico;
traduzioni di detenuti di "massima sorveglianza"; trasporto di
personalità istituzionali civili e militari. Chiaramente, ciascuno
di questi compiti ha poi ramificazioni che qui sarebbe troppo lungo
riportare, ma credo che già sia più che sufficiente questo quadro
sintetico per dare un'idea dell'impegno e delle competenze del
reparto.

Passiamo a visitare il Posto
Manutenzione con l'officina, cuore pulsante del Nucleo Natanti
perché la navigazione in laguna tende ad usurare i motori marini in
modo particolarmente accentuato dati il fango del fondo e la
vegetazione, per cui è necessaria un'assidua attività di verifica
dell'efficienza. Ci lavorano tre militari fissi; settimanalmente,
poi, vengono effettuati controlli alle barche anche da parte dei
rispettivi equipaggi. Gl'interventi manutentivi e di riparazione
garantiti dall'officina dell'Arma consentono, in definitiva, di
mantenere l'efficienza generale dei natanti con notevoli economie
per l'Amministrazione, in quanto si ricorre alle ditte
specializzate solo in caso di avarie complesse.
M'intrattengo un po' con il
personale, faccio qualche domanda, vedo come lavora: con amore. Ho
notato che tutti i militari imbarcati sono molto orgogliosi (e come
potrebbe essere diversamente!) della loro specializzazione e ci
tengono a far bella figura ma, soprattutto, apprezzano molto
l'interessamento non solo per gli aspetti del particolare servizio
d'istituto, ma anche per la loro competenza tecnica e marinara.
Spendo gli ultimi centesimi di tempo
conversando col tenente Marino, uomo colto, plurilaureato, che fa
ben figurare il suo reparto e l'Arma, su dettagli di motori,
carene, vetroresine e quant'altro. Poi, prima di lasciare lo
splendido gioiello di città, vado a fare una piacevole quanto
doverosa visita, a un caro amico, il colonnello Alberto Mosca,
Comandante Provinciale, "marinaio" da vecchia data, che sa bene
dove e come "mettere le mani" nelle "sue" barche di cui va fiero, e
del quale, per questo, anche vanno fieri i carabinieri del Nucleo
Natanti di Venezia. |