CARABINIERI

Entra nella Stazione On-Line dei Carabinieri
Ministero della Difesa
Home > L'Editoria > Il Carabiniere > Anno 2005 > Ago / Set > L'Arma Oggi

Le "Gazzelle" della Laguna

Visita guidata alle veloci ed eleganti radiomobili del Ronn, Reparto Operativo Nucleo Natanti. Sono loro che, addette al pronto intervento e alla vigilanza nelle acque di Venezia, rispondono al "112" dei Carabinieri

Una 'Gazzella' Classe 100

Indubbiamente fa un certo effetto chiamare il 112 e vedersi arrivare, al posto dell'usuale ma sempre ammirata "Gazzella", un bel barchino bianco e blu con tanto di lampeggiatori e scritta "Carabinieri". Una radiomobile del tutto particolare; unica direi. Ma già... è ovvio, qui a Venezia. E mentre mi perdo in queste dotte riflessioni, mi si presenta un giovane ufficiale, fisico asciutto, il volto aperto e i tratti garbati: «Sono il tenente Mariano Marino, Comandante del Nucleo Natanti. Sono a sua disposizione per l'articolo. Da dove vogliamo cominciare?». Lo guardo negli occhi, poi ci penso un po' su, faccio una mezza smorfia e: «Forse è meglio che mi spieghi tutta la faccenda delle barche e del suo reparto, poi vediamo i mezzi e quant'altro», gli rispondo io.

Apprendo che i Carabinieri a Venezia usavano già dal primo Novecento imbarcazioni per servizio fornite dalla Prefettura. Poi, alla fine degli anni Cinquanta, l'Arma ha provveduto ad approvvigionare mezzi propri, che facevano capo ad un autodrappello dipendente dal Nucleo Comando del Gruppo (ora Comando Provinciale). Nel 1984 venne istituito il Nucleo Natanti e nel 1994 gli fu data dal Servizio Navale del Comando Generale la sua attuale configurazione.

Quindi, continuando a parlare del reparto, il tenente Marino (siciliano quarantenne: gliene avrei dati una trentina o poco più!) mi dice che la denominazione corretta è Reparto Operativo Nucleo Natanti (Ronn) e dipende dal Comandante Provinciale, che dispone e coordina l'impiego delle imbarcazioni secondo le esigenze operative e gli obiettivi da conseguire. Si articola in due Sezioni: Operativa e Radiomobile, cui competono il pronto intervento, i controlli costieri e d'altura, il soccorso marittimo, le scorte e la polizia giudiziaria; Servizi Generali, per gli aspetti logistici connessi con i trasporti di persone e materiali, oltre ad una Squadra Comando, a sua volta suddivisa in: Aliquota amministrativa e contabile; Posto Manutenzione con relativa officina.

L'ufficiale mi elenca i modelli di natanti in linea (vedi box), poi li andremo a vedere in navigazione e all'Arsenale, ove sono "parcheggiati" quelli non impiegati nei turni più prossimi. Riferendosi al personale, m'informa che in organico sono previsti un ufficiale comandante e 72 militari di ogni grado. Mediamente vengono costituiti 15 equipaggi nell'arco delle 24 ore, con due radiomobili per turni di sei ore e altrettante barche per i servizi logistici. Si aggiungono quotidianamente le unità d'altura; infine, secondo le esigenze, quelle di rappresentanza e quelle di copertura per le operazioni di polizia giudiziaria.

Domando se sono necessari particolari requisiti per l'assegnazione al Nucleo Natanti. Tutti i militari, mi risponde il tenente, devono aver superato un corso: l'ufficiale quello di Comandante del Nucleo Navale (un anno accademico) presso l'Accademia Navale di Livorno, su interpellanza del Comando Generale; i marescialli quello di Comandante di Unità d'Altura (nove mesi), presso la Scuola Navale della Marina Militare a La Maddalena; i brigadieri, appuntati e carabinieri quello di Conduttore di Unità Costiere (sempre nove mesi) alla citata Scuola, ambedue su interpellanza del Comando Generale e selezioni da parte del Cnsr (vedi Il Carabiniere, n. 6/2005, pagg. 26-29). Al termine di ogni corso, a fattor comune, si consegue il brevetto di nocchiere-motorista.

Un militare del Posto Manutenzione ispeziona il motore della T122

Concluso questo primo colloquio specifico, m'intrattengo con il bravo tenente Marino su alcuni aspetti della città: dall'altezza media delle acque (circa tre metri) alla frequenza e alla durata delle inondazioni (tre, quattro l'anno di grandi dimensioni), alla strana forma delle gondole e ad altre curiosità, come il Carnevale e l'affluenza turistica. Poi ci avvisano che la barca è pronta. Ci rechiamo all'uscita d'imbarco del Comando Provinciale e... meraviglia: una barca classe 300 di rappresentanza ci attende. È bellissima: il legno caldo e lucido e i divani finemente tappezzati hanno il sapore e le sensazioni d'altri tempi. Inizio alla grande il servizio fotografico che dovrà corredare l'articolo.

Mentre navighiamo nella laguna per fotografare le radiomobili in azione, riferendosi all'imbarcazione tirata a lucido e senza un granellino di polvere (un'impressione anche toccarne con le dita gli splendidi legni), la mia valida guida finisce di allarmarmi avvertendomi scherzosamente (ma dice la verità) che i conduttori sono gelosissimi delle imbarcazioni loro affidate, a qualunque classe appartengano; se le guidano altri «mastiano male» e le lustrano sicuramente meglio delle loro automobili o barche che siano.

Incontriamo una veloce classe 100 ad idrogetto, una radiomobile marina. Ne ammiro la linea compatta, aggressiva e pure elegante. Mi piace vederla sollevare la spuma marina mentre si dirige verso un'altra imbarcazione da controllare, con quella singolare scritta "112" e il lampo rosso da "gazzella" del mare. Fotografo. La giornata si chiude qui, domani gli approfondimenti tecnici.

Riprendiamo dall'Arsenale della Marina Militare, uno dei complessi storicamente più importanti ed imponenti di Venezia, i cui lavori ebbero inizio nei primi anni del XII secolo sotto il Doge Ardelago Faliero; all'interno del complesso sono dislocati la banchina per l'ormeggio dei natanti dell'Arma, gli alloggi dei militari celibi imbarcati (in verità recentissimamente ristrutturati e davvero confortevoli) e il Posto Manutenzione.

Il tenente Marino mi fa visitare alcune delle imbarcazioni più grandi e moderne che si trovano in quel momento all'ancora, tra le quali la "mostruosa" classe 800: 18 metri per 29 tonnellate a pieno carico, 37 nodi di velocità e 600 miglia di autonomia, con strumentazione elettronica d'avanguardia, sistemazioni e attrezzature per il soccorso dei naufraghi con complesso di rianimazione. Quindi mi spiega in dettaglio i compiti operativi del Nucleo oltre, ovviamente, al pronto intervento e alla vigilanza delle acque lagunari e del centro storico della città in base al piano coordinato di controllo del territorio: pattugliamenti e vigilanza sulle norme della navigazione, della pesca, antinquinamento, della nautica e dello sci nautico, delle attrezzature portuali; soccorso in caso di sinistri in mare e naufraghi; prevenzione e repressione del contrabbando; concorso in operazioni di polizia di frontiera; scorte e ordine pubblico; traduzioni di detenuti di "massima sorveglianza"; trasporto di personalità istituzionali civili e militari. Chiaramente, ciascuno di questi compiti ha poi ramificazioni che qui sarebbe troppo lungo riportare, ma credo che già sia più che sufficiente questo quadro sintetico per dare un'idea dell'impegno e delle competenze del reparto.

La barca di rappresentanza della Classe 300

Passiamo a visitare il Posto Manutenzione con l'officina, cuore pulsante del Nucleo Natanti perché la navigazione in laguna tende ad usurare i motori marini in modo particolarmente accentuato dati il fango del fondo e la vegetazione, per cui è necessaria un'assidua attività di verifica dell'efficienza. Ci lavorano tre militari fissi; settimanalmente, poi, vengono effettuati controlli alle barche anche da parte dei rispettivi equipaggi. Gl'interventi manutentivi e di riparazione garantiti dall'officina dell'Arma consentono, in definitiva, di mantenere l'efficienza generale dei natanti con notevoli economie per l'Amministrazione, in quanto si ricorre alle ditte specializzate solo in caso di avarie complesse.

M'intrattengo un po' con il personale, faccio qualche domanda, vedo come lavora: con amore. Ho notato che tutti i militari imbarcati sono molto orgogliosi (e come potrebbe essere diversamente!) della loro specializzazione e ci tengono a far bella figura ma, soprattutto, apprezzano molto l'interessamento non solo per gli aspetti del particolare servizio d'istituto, ma anche per la loro competenza tecnica e marinara.

Spendo gli ultimi centesimi di tempo conversando col tenente Marino, uomo colto, plurilaureato, che fa ben figurare il suo reparto e l'Arma, su dettagli di motori, carene, vetroresine e quant'altro. Poi, prima di lasciare lo splendido gioiello di città, vado a fare una piacevole quanto doverosa visita, a un caro amico, il colonnello Alberto Mosca, Comandante Provinciale, "marinaio" da vecchia data, che sa bene dove e come "mettere le mani" nelle "sue" barche di cui va fiero, e del quale, per questo, anche vanno fieri i carabinieri del Nucleo Natanti di Venezia.

Carlo Cagliaritano