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A fil di spada. Ieri come oggi

Esponendo manoscritti, documenti, libri, armi, quadri ed immmagini, la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma ripercorre la storia del duello dalle origini ai nostri giorni, quando la pratica si è evoluta in quello sport affascinante che è la scherma, regalandoci numerosi ori olimpici

Coppia di pistole da duello fabbricate a Parigi dall'armaiolo Gastinne Renette tra il 1820 e il 1825 e conservate in un astuccio di mogano (collezione privata).

A fil di spada. Il duello dalle origini… agli ori olimpici. È questo il titolo della mostra, organizzata dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e ospitata nella sala espositiva di viale Castro Pretorio, che si conclude il 12 di questo mese. L'argomento trattato, e soprattutto la presenza di alcune armi esposte, potrebbero sembrare un po' inusuali all'interno di una biblioteca. Ma non per la Nazionale. Essa possiede infatti una ricca collezione libraria e documentaria sull'argomento, raccolta dal barone Giorgio Enrico Levi e da lui donata nel 1936.

Il direttore della Bncr, dottor Osvaldo Avallone, da sempre incuriosito dalla particolarità della collezione, con questa mostra ha voluto rendere il giusto onore al banchiere ebreo Levi, poiché la donazione, avvenuta due anni prima delle leggi razziali, non era stata sottolineata con il giusto riconoscimento. È per questo che la mostra, curata dalla dottoressa Alda Spotti, gli è stata dedicata: lui che tanto si prodigò affinché la sua raccolta restasse unita, eventualmente ampliata, e soprattutto sempre a disposizione dei lettori.

La mostra si apre con i dati biografici di Levi e con alcuni suoi oggetti e documenti, tra cui il manifesto illustrativo della Biblioteca del Duello. L'esposizione, come suggerito dal titolo, è organizzata in ordine cronologico. Nell'antichità il duello era considerato come uno scontro di forze; nel latino arcaico duellum era parallelo di bellum, guerra; duellum, dunque, come lotta, guerra, tra due. Il più antico "duello" è forse quello tra Davide e Golia, raffigurato in un'elegante miniatura di un codice del XIII secolo. Si possono inoltre ammirare edizioni pregiate dell'Iliade e dell'Eneide, dove sono narrati, a volte accompagnati da illustrazioni, celebri duelli epici.

Segue la sezione dedicata al duello giudiziario, ossia l'ordalia (giudizio di Dio), utilizzato, a partire dai Longobardi, per dirimere le controversie private. Potevano battersi soltanto gli appartenenti agli alti ordini sociali. Spesso le parti avverse erano rappresentate in duello da due campioni. A testimonianza di questa pratica è esposto un documento in pergamena del 1098 che narra di una questione sorta tra il monastero di San Prospero a Garfagnolo e i valligiani per il possesso di alcuni beni. Si stabilì il luogo e i campioni che dovevano battersi; il giorno dello scontro, poco prima che il combattimento iniziasse, la folla accorsa provocò una rissa e quella che oggi definiremmo una "invasione di campo".

La cosa più curiosa è il coinvolgimento di un monastero quando la Chiesa era la principale nemica di questo tipo di risoluzione. A riguardo sono esposte edizioni antiche, con il Decreto di Graziano e un codice del XIII-XIV secolo con le decretali di papa Gregorio IX, in cui si afferma con forza l'illegittimità sia del duello giudiziario sia dei tornei. Al duello giudiziario seguì il duello d'onore - pratica affidata sempre ai ceti alti della società tra cui nobili e militari -, e osteggiata dalla Chiesa fino alla forte condanna del Concilio di Trento (1545-1563). Da quel momento in poi si continuò a duellare, ma in modo più nascosto: è ormai una pratica illecita, cui si oppongono le leggi morali e civili.

In mostra si possono ammirare trattati sul duello e le sue tecniche, come anche testi contrari alla sua pratica, redatti dal Quattrocento fino al Novecento. Ad arricchirli, pregiati disegni e incisioni raffiguranti le diverse posizioni della scherma; si evidenzia per bellezza e importanza il manoscritto in pergamena (1482-1487) dove Filippo Vadi, maestro d'armi del duca di Urbino, illustra le tecniche di combattimento con varie armi.

Si ripercorre la storia del duello anche attraverso le importanti tracce presenti nella letteratura, dall'Orlando furioso di Ludovico Ariosto fino a I promessi sposi di Manzoni o al più recente Il turno di Pirandello. Non mancano note ironiche, come quelle espresse nei sonetti romaneschi del Belli e in quello di Trilussa, Er duello de jeri, dove si ironizza su una pratica ormai in disuso.

Il duello è stato anche presente in molti libretti d'opere liriche, come Edgar di Puccini e I Puritani di Bellini, esposti insieme ad alcuni splendidi costumi del Teatro dell'Opera di Roma, impiegati nel Don Giovanni di Mozart e nel Trovatore di Verdi. Scene di duelli appaiono infine nei molti dipinti presenti e in diversi film, dei quali si possono vedere alcuni fotogrammi.

Interessante è la sezione dedicata ai duelli "famosi" per i loro protagonisti, che si svolsero tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, malgrado il nuovo Codice Penale del 1890 prevedesse gravi sanzioni per chi li praticava. Le polemiche, che spesso coinvolgevano giornalisti, letterati e politici, si svolgevano sulle colonne dei più importanti giornali e, non ancora "regolate" dalle querele odierne, sfociavano in duelli (che terminavano con leggere ferite e l'immediata riconciliazione). Raramente un duellante si tirava indietro all'ultimo minuto, come nel caso documentato dai Carabinieri Reali nel verbale del 29 maggio 1865, dove si legge che il duello alla pistola tra Cesare Merelli, direttore del giornale Genova, e il luogotenente di Vascello Dragonetti "non apportò alcun sinistro essendoché il Merelli probabilmente preso da panico timore scaricò la sua arma…".

Il più delle volte, invece, i duelli si svolgevano regolarmente. Se quelli alla sciabola tra Gabriele D'Annunzio e il giornalista Carlo Magnico (30 settembre 1885), e tra Benito Mussolini e il deputato socialista Claudio Treves (29 marzo 1915), o quello alla spada tra Massimo Bontempelli e il poeta Giuseppe Ungaretti (8 agosto 1926) terminarono con piccole ferite, esito tragico ebbe il duello alla sciabola (6 marzo 1898) tra gli onorevoli Felice Cavallotti, deputato socialista, e Ferruccio Macola, deputato della Destra. Cavallotti trovò la morte, e le manifestazioni popolari che seguirono, diedero nuovo vigore alle correnti anti-duello.

La mostra ospita anche alcune armi da duello: coppie di strisce, risalenti ai secoli XVI e XVIII, daga rompispada degli inizi del XVII secolo (collezione Odescalchi, Museo di Palazzo Venezia, Roma); sfondagiaco, corredato da fodero, del XVI secolo circa; spada da duello da strada, accessorio inseparabile per il gentiluomo del XVII secolo; coppia di navajas spagnole del XVIII secolo; coppie di pistole dei secoli XVII, XVIII e XIX (collezione privata); esposte anche le armi del duello Cavallotti-Macola (Museo Criminologico di Roma).

La mostra si conclude con la sezione dedicata allo sport "erede" di quella pratica. Grazie alla collaborazione con il maestro d'armi Renzo Musumeci-Greco sono esposte una pedana e il relativo corredo di una moderna sala da scherma, sport che in questi ultimi anni ha arricchito il nostro medagliere olimpico. Tra gli oggetti della collezione Musumeci-Greco, spicca uno spadone donato nel 1903 dalla Scuola di guerra italiana di Buenos Aires ad Agesilao Greco e il suo bastone, animato con l'incisione "Non ti fidar di me se il cor ti manca".

Maria Pia Blasi