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Tecnologie rilassanti?

Secondo recenti studi, la presenza dei computer nella nostra vita avrebbe come effetto di liberarci dalla perenne condizione di ansia in cui viviamo, e non di alimentarla. Mentre il nostro sistema nervoso deve ancora adeguarsi ai nuovi ritmi imposti dal progresso

L'informatico Mark Weiser, ideatore del concetto di Tecnologia rilassante
A livello sociale, dovremo gestire un sovraccarico di dati, funzioni, possibilità, e imparare a decidere praticamente in tempo reale. A livello individuale, il nostro sistema nervoso dovrà abituarsi a una quotidianità che, oggi, invece, recepisce quale emergenza.

Saranno probabilmente queste le conseguenze principali della crescente, diffusa, esigenza di una rapidità sempre maggiore. Una pretesa che emerge anche nei momenti più banali, come accendere un computer o collegarsi a Internet. Sempre più sovente ci sembrano così lenti, quei pochi secondi. Vorremmo sveltire tutto: cominciando dalla nostra prontezza di riflessi, dalla capacità di apprendere, e poi lo scambio di messaggi con il mondo, il ricevere ed erogare dati, il disporre di strumenti, il saperli usare… E se da un lato pretendiamo che siano le tecnologie a soddisfare questa esigenza, dall'altro le accusiamo se non proprio di crearla, quantomeno di esasperarla.

Una documentazione storica su un certo personaggio? Un adeguato motore di ricerca seleziona migliaia di pagine subito disponibili. I saldi di determinati articoli di vestiario? Ecco un elenco completo di tutti i negozi della città (da quel momento riceveremo anche tanta pubblicità). Lo stesso vale per teatri, concerti, locali. Persino scegliere dove passare la serata può diventare complicato (immaginarsi quando bisogna decidere qualcosa di meno futile).

Di più: oggi i computer tendono a fuoriuscire dal loro spazio originario (il classico scatolone su un tavolo) per incastonarsi in oggetti dalle funzioni più diverse. L'idea fu di Marc Weiser, che morì nel 1997 dopo avere per anni diretto il laboratorio informatico di Xerox Park ed essere stato anche responsabile di tutto il settore ricerche e attività tecnologiche dell'azienda.

Fare un bucato in lavatrice? Un aggeggio ci sostituisce nel dividere gli indumenti a seconda di colori e stoffe, controlla le etichette, sceglie i programmi: tutto tempo guadagnato. Ritrovare un animale domestico o un bagaglio smarrito? I satelliti della rete europea Galileo ci eviteranno affanni e trafile varie consentendoci (entro il 2008) di utilizzare adeguati collari e cartellini, anche speciali dispositivi antifurto e persino antirapimento. Fidanzarsi? Basta un cellulare, altro che le lungaggini dei servizi per incontri on line: su un sito si registrano i dati propri e le caratteristiche desiderate, così, appena uno/a transita nel raggio di 30 metri viene immediatamente individuato/a, e un apposito segnale mette in comunicazione i telefoni delle persone interessate.

Il computer che lascia la scrivania per meglio porsi al nostro servizio ci aiuta anche «a realizzare due aspirazioni nella nostra epoca molto diffuse, e percepite come prioritarie: lavorare muovendosi e fare più cose contemporaneamente», osserva Edoardo Cicolella, dottore in Informatica e responsabile dei servizi informatici dell'Università Roma Tre. «Dal dare consigli a un cliente mentre stai guidando la macchina», dice, «fino a fissare appuntamenti personali attraverso Sms mentre stai aspettando l'autobus, e così avanti. Microsoft sta attualmente esplorando una serie di soluzioni che ci permetteranno di essere connessi a Internet in qualsiasi ambiente e di avere la possibilità di accedere a tutti i nostri dati ovunque. Se poi, in campagna per il fine settimana, non siamo capaci di aspettare fino a lunedì mattina per sapere se è arrivata una certa comunicazione, beh, non potremo imputare alla tecnologia la nostra ansia…».

Si prepara un mondo terrificante e meraviglioso. A pensarci bene, però, né l'uno né l'altro aggettivo si confanno. Forse è proprio il caso di riprendere la definizione che a suo tempo lo stesso Weiser propose della tecnologia: rilassante. Già oggi potremmo viverla così. Un esempio? Il più banale: invece di rispondere a telefonate che sovente arrivano nei momenti meno probabili, possiamo leggere i messaggi di posta elettronica quando ci è più comodo. «Tecnologia rilassante è un concetto che noi stiamo scoprendo soltanto adesso», commenta Alberto Marinelli, docente di Teorie e tecniche dei nuovi media alla facoltà di Sociologia dell'Università La Sapienza. Eppure la ragion d'essere di questi aggeggi, ricorda il professore, «è proprio aiutarci a vivere, sbrigare incombenze, liberarci dall'ansia di non fare in tempo. I computer non c'entrano nulla con la nostra voglia di sveltire i ritmi della vita. Innovazione e accelerazione avendo di fatto caratterizzato l'intero XX secolo, oggi la rapidità è una condizione in qualche modo inevitabile. Sono gli usi sociali a determinare le tecnologie, non viceversa. Sembra ovvio, ma non lo è».

Alla velocità dovrà, prima o poi, abituarsi anche il sistema nervoso. Per ora, però, ha qualche difficoltà. Claudio Dell'Anna, neurologo dell'American Hospital, membro della New York Academy of Sciences, ricorda i risultati di un test clinico che propone a una persona una raffica di problemini matematici, esortandola a risolverli al più presto. «Il sistema nervoso simpatico del soggetto entra in iperattività, e le sue reazioni equivalgono a quelle che insorgono nei momenti di allarme. Ad esempio, in persone eventualmente sofferenti di cuore (o che siano predisposte a queste patologie) si possono addirittura verificare onde elettrocardiografiche tipiche di un'ischemia. In soggetti sani, si osserva un aumento della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca, della sudorazione corporea, non di rado anche la produzione di alcuni ormoni».

Se queste reazioni, che normalmente sono scatenate dall'emergenza e limitate nel tempo, si prolungano invece fino a diventare pressoché stabile condizione di vita, anche i relativi effetti biologici e funzionali si trasformeranno in alterazioni permanenti (esemplare in proposito l'instaurarsi dell'ipertensione). Questo fenomeno viene definito "plasticità neuronale". Per spiegarlo, Dell'Anna richiama la distinzione di Fritjof Capra (il noto fisico americano esperto nel campo delle alte energie, ndr) tra l'intelligenza artificiale e quella umana. «I computer, per quanto sofisticati, funzionano ed elaborano i dati esterni, peraltro formulati e immessi secondo modalità predefinite, sulla base di una loro struttura interna fissa, immodificabile, legata al progetto e alle modalità di costruzione. Il nostro sistema nervoso invece, continuamente si modifica in rapporto alle tante e diverse sollecitazioni esterne, che non sono prevedibili né programmabili (e alla cui elaborazione dobbiamo il formarsi della nostra struttura individuale, unica e irripetibile). Ovvio che, in seguito alla pratica prolungata di un'eccessiva rapidità, le ripercussioni non possono che fissarsi».

Potrebbe forse esserci un lato positivo: velocizzare i ritmi magari ci servirà ad acquisire una maggiore prontezza di riflessi. «No», risponde il neurologo, «le reazioni automatiche non sono legate al livello di integrazione cognitiva. Occorrono alcuni millisecondi perché degli stimoli nervosi semplici, di tipo tattile, arrivino dalla periferia cutanea alla corteccia. Una maggiore rapidità, nell'erogarli e/o nel riceverli, incide non sulla velocità del percorso ma sull'articolazione della risposta, che si fa più complessa, reclutando altri neuroni prima nel midollo spinale e poi nel cervello».

Però: visto che è estremamente improbabile recuperare i ritmi del passato - ricominciamo a scrivere a macchina? ad andare in biblioteca sfogliando pagina dopo pagina? a mandare raccomandate invece di e-mail? - dobbiamo dedurne che nel 3005 saremo tutti cardiopatici e ipertesi? «Nel corso del tempo ci siamo abituati a novità che sconvolgevano ritmi plurisecolari, anzi millenari. Prima o poi dovremo adattarci un'altra volta», risponde Dell'Anna. Nel frattempo, prosegue, «per arginare i danni, potremmo sempre rileggere Seneca. Battute a parte, dobbiamo stare molto attenti a che la crescente rapidità degli stimoli rispetti quel minimo di tempo indispensabile perché ognuno di noi li elabori secondo proprie modalità, significati, immagini. Se non c'è questo tempo e - altro fattore assolutamente indispensabile - manca il sonno, finiremo frastornati quanto certi ragazzi che passano ore davanti alle play-station».

Ornella Rota