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Ma qui decido io!

Acronimo di "Initial publing offering", sono l'offerta al pubblico delle azioni di una società che intende quotarsi sul mercato. Il 2005 sembra registrare il loro ritorno in grande stile. In Italia, ma non solo

Hanno pochi soldi in tasca o non ne hanno affatto. Eppure, in molti casi, a decidere come spendere sono loro, i giovanissimi, che sempre più condizionano le scelte delle famiglie italiane e che per questo sono diventati i veri obiettivi della pubblicità, soprattutto in campo tecnologico.

Immagine raffigurante un gruppo di bambini che entrano in campo per giocare una partita.

A rivelarlo è l'ormai tradizionale indagine condotta dalla Doxa per una serie di grandi aziende, che anche quest'anno ha "misurato" come vivono i più giovani tra gli italiani, quali sono le loro abitudini, cosa comprano, cosa leggono e cosa fanno. Alla base della ricerca, un campione di 2.500 soggetti fra i cinque e i tredici anni, rappresentativi dell'intera popolazione italiana di questa età, cioè 4.820.000 individui.

Dalle loro interviste è emerso che bambini e ragazzi di elementari e medie inferiori hanno in media quattro ore e mezzo al giorno per fare ciò che vogliono, che dedicano 113 minuti di queste alla tv, che l'87% pratica regolarmente almeno uno sport e il 63% ha in casa un personal computer. Ma dal punto di vista economico il dato più interessante è forse un altro. «La loro opinione», spiega Cristina Liverani, responsabile dell'indagine, «è decisiva per i consumi familiari».

Il 68% degli articoli scolastici viene infatti acquistato su decisione dei giovanissimi. E fin qui tutto abbastanza normale: diari, zaini e quaderni fanno parte direttamente della loro vita. I giovanissimi, però influenzano, nel 51% dei casi, anche le scelte in materia di giocattoli, e la loro opinione diventa decisiva in numerosi altri campi: i consumi del tempo libero (48%), i beni durevoli quali auto, motorini, televisori e computer (41%), gli alimentari (35%) e i prodotti di profumeria e per la cura del corpo (33%).

Tre bambini che parlano al telefonino.

Non solo. «Nelle famiglie», dice Francesco Morace, sociologo e presidente di una società specializzata in nuove tendenze di mercato, «bambini e ragazzi hanno addirittura assunto il ruolo di trendsetter. Sono loro, cioè, grazie all'utilizzazione di Internet e al tam-tam degli Sms, a cogliere per primi le tendenze e a trasmetterle ai genitori, tanto da essere diventati dei veri e propri consulenti».

«Chi spende», spiega Silvio Brondoni, direttore dell'Istei (Istituto di economia d'impresa) dell'Università Bicocca di Milano, «è fisicamente il genitore, ma in realtà a scegliere è il figlio, consigliando cosa è bene o non è bene comprare. Questa è la vera novità: per la prima volta c'è divergenza fra chi ha possibilità d'acquisto e chi effettua la scelta d'acquisto».

Un fenomeno in continua crescita, che non è sfuggito a molte grandi aziende, le quali hanno iniziato a coccolare i piccoli consumatori. Evidente lo scopo. Catturare con i messaggi pubblicitari e le promozioni i più giovani, per arrivare al vero obiettivo: i genitori. Una strategia che ha portato i suoi frutti, come dimostrano i cosiddetti gadget hi-tech (foto, videocamere e lettori Mp3) i cui destinatari ufficiali erano gli under 18 e i cui utilizzatori finali sono diventati anche gli adulti.

«Ai nostri occhi», dice il responsabile marketing consumer di una grossa azienda di telefonia fissa e mobile, «il target giovanile è interessante anche perché rappresenta un cliente con possibilità di sviluppo nel medio periodo». Prima di traghettarli verso l'età matura, però, l'operatore telefonico si avvale dei giovanissimi per incentivare la diffusione delle novità tecnologiche. Tipico esempio è quello degli Sms: inizialmente erano il mezzo di comunicazione preferito dai giovani. Oggi, per mettersi in contatto con i figli (e per aggirare i costi telefonici), anche i genitori sono stati costretti ad usarli. «Lo stesso succederà anche con gli Mms, a mano a mano che si sostituiranno i vecchi cellulari: cominciando a scambiare le foto con i familiari, magari durante le vacanze, la fascia giovanile avrà il merito di guidare gli adulti verso la comunicazione multimediale».

Insomma, sono i figli a diffondere le novità hi-tech. E a volte riescono a fare anche di più. Recentemente, una nota casa automobilistica ha deciso di lanciare sul mercato un nuovo modello. Ebbene, per raggiungere il pubblico più giovane e condizionare quello più adulto, ha messo in commercio la vettura con in dotazione un cellulare di ultimissima generazione, dotato di fotocamera e videoregistratore. «Il ricorso ad un marchio tecnologico molto noto e apprezzato fra i ragazzi», racconta il responsabile italiano della casa automobilistica, «ci serve per arrivare attraverso loro alle fasce di età più mature, 50-60 anni, fino ai nonni».

Un discorso ineccepibile, anche perché, in molti casi, a comprare l'auto sono i genitori, ma a guidarla sono i figli.

Arturo Saitta