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Nel mondo dei contrasti...

Economici, sociali e culturali. Ma nondimeno il grande Brasile si presenta ai suoi visitatori come un Paese assai accogliente e ricco di sorprese. Che regala emozioni straordinarie e ricordi incancellabili

L'avveniristico Ponte JK a Brasilia.

Siamo a febbraio, mese freddo e grigio dalle nostre parti. Chi di noi in questo periodo non si è mai abbandonato al dolce pensiero di trovare un rifugio caldo in qualche luogo tropicale? Sono varie le mete che potrebbero catturare la nostra fantasia, ma fra queste c'è un Paese che da sempre è stato capace di accendere l'immaginazione degli occidentali: il Brasile.

Oggi questa terra è nota ai più per la passione sfrenata del turistico Carnevale di Rio de Janeiro (vedi box) e per quello più autentico di Salvador de Bahia, per i profondi segreti dell'Amazzonia, la foresta pluviale tropicale più vasta del mondo, che purtroppo negli ultimi tempi sta subendo un'inquietante decimazione per una sfrenata politica di deforestazione. E ancora, per le bellezze e i divertimenti metropolitani di Rio e di San Paolo, con le sue rinomate "notti paulistane"; per l'architettura moderna della capitale, Brasilia; per le splendide e solitarie spiagge dalle acque cristalline del Nordeste; per il Pantanal, la pianura alluvionale più grande del mondo, caratterizzata dalla maggiore concentrazione faunistica di tutto il Sudamerica; per le spettacolari cascate di Foz do Iguaçu, superiori in splendore e dimensioni a quelle del Niagara e di Vittoria.

Una moderna strada di Rio de Janeiro con, sullo sfondo, le squallide favelas.

Queste sono solo alcune delle meraviglie dell'ecosistema più ricco e variegato del pianeta, un vero e proprio paradiso per i naturalisti. Se si aggiungono, poi, il bel clima, l'allegria del suo socievole popolo, i colori e sapori dei frutti tropicali, le ricchezze di risorse e materie prime, l'abbondanza di coltivazioni e allevamenti, si capisce perché esso sia considerato la destinazione ideale per turisti e avventurieri in cerca di fortuna.

Sin dai tempi della scoperta e della colonizzazione portoghese, nel 1500, questo nuovo mondo è stato l'oggetto del desiderio europeo per la coltivazione della canna da zucchero (lo zucchero e la cachaça, l'alcol di canna, erano molto richiesti in Europa); poi, nel '700, per la ricerca sfrenata dell'oro e delle pietre preziose nel centro-sud dello Stato di Minas Gerais (nacquero qui le leggende sulla mitica regione di El Dorado); e agli inizi del IX secolo per le coltivazioni del caffè nelle fazendas (grandi fattorie) di San Paolo e Minas Gerais; fino al boom economico legato alla lavorazione del caucciù, che determinò il rapido sviluppo delle città amazzoniche di Belèm e Manaus, tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX.

Dopo l'abolizione della schiavitù nel 1888 - oltre alle popolazioni indigene, era stato deportato qualche milione di schiavi africani, più robusti e meno soggetti alle malattie -, milioni di europei si riversarono in Brasile per lavorare nelle piantagioni del caffè: in maggioranza italiani, poi portoghesi, spagnoli, tedeschi e russi. Agli inizi del '900 iniziò una massiccia immigrazione di giapponesi e negli anni settanta sopraggiunsero anche numerosi sudamericani in fuga dai regimi dittatoriali militari di Argentina, Cile, Uruguay e Paraguay.

Il Pelourinho, caratteristico centro storico di Salvador Bahia.

Il Brasile di oggi è una terra dove sconfinate fortune personali convivono con un vasto substrato di miseria e povertà. Infatti, il 10% della popolazione, estremamente facoltosa, detiene circa il 50% della ricchezza nazionale, mentre oltre 60 milioni di persone poverissime vivono di stenti in fatiscenti case-baracca - le cosiddette favelas -, hanno un'istruzione pressoché nulla e lottano quotidianamente per la sopravvivenza. Un popolo di vagabondi vive di elemosina, bambini senza futuro puliscono le scarpe ai viandanti, vendono chewingum per le strade o fanno i giocolieri ai semafori. I più fortunati di loro svolgono, con estrema dignità, i lavori più umili. E tutto sempre con il sorriso sulle labbra e la massima gentilezza, per un salario da miseria e senza alcuna protezione sindacale (si pensi che il presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, si è impegnato di portare per il 2005 il salario minimo a 300 Real al mese: meno di 85 euro!). Per altri, invece, la microcriminalità e lo spaccio di stupefacenti sembrano essere l'unica via di scampo, tanto da rendere famosi questi magnifici posti per la loro pericolosità. In ogni palazzo e condomino che si rispetti sono presenti, giorno e notte, dei sorveglianti, e i luoghi turistici sono controllati da frotte di agenti. La vastissima città di San Paolo ha conquistato il titolo di città più pericolosa al mondo (le favelas qui sono ovunque, perfino all'interno dei quartieri più ricchi), ma anche Rio de Janeiro non è da meno.

Tutto questo rende il Brasile il Paese dei contrasti per eccellenza: contrasti economici, sociali e culturali, fortemente intessuti nella vita di tutti i giorni, che non risparmiano alcun angolo. Ciò nonostante, esso già da qualche tempo ha attirato l'attenzione di economisti, investitori ed imprenditori di tutto il mondo, e sta vivendo un boom economico senza precedenti. Sono in molti a vedere questo Paese come una delle possibili potenze del secolo che stiamo vivendo, insieme ad altri emergenti come Cina e India. Una crescita dovuta alla diffusa manodopera a basso costo, alle sconfinate riserve di ricchezze - del sottosuolo (minerali, petrolio, metalli e pietre preziose), idroelettriche, forestali (legname, cellulosa, carta), degli allevamenti e delle coltivazioni -, ma anche ai grossi investimenti di capitali stranieri.

Infatti, svariate multinazionali europee e nordamericane hanno identificato in questi luoghi in via di sviluppo una possibile fonte di alti ricavi nel medio e lungo termine, per la possibilità di un mercato molto vasto e in forte espansione. Così, oltre alle risorse economiche, stanno trasferendo e adattando alla realtà brasiliana il know-how acquisito nel loro Paese d'origine dopo lunghi anni di esperienza. Ciò ha portato alla crescita rapida di molti business, soprattutto nel mondo dell'edilizia, delle telecomunicazioni, dell'industria, del turismo, e si è creato un ambiente molto competitivo e avanzato, parente diretto del progresso.

Quinto Paese più grande del mondo - dopo Russia, Canada, Cina e Stati Uniti - il Brasile occupa quasi la metà del continente sudamericano; la popolazione si concentra in prevalenza lungo la costa atlantica e negli agglomerati urbani, mentre il resto del territorio è scarsamente popolato, se non inaccessibile all'uomo. Si pensi che a San Paolo, vivono più di 18 milioni di persone, mentre a Rio de Janeiro più di 10. Oggi il Brasile è il maggiore produttore di caffè del mondo ed il primo esportatore di zucchero e succo d'arancia; il secondo di soia e cacao; il terzo di mais e carne di manzo e di pollo; seguono, tra le produzioni agricole, frumento e fagioli neri.

Si tratta di un'economia ampiamente consolidata, con una grande forza lavoro, mezzi di produzione, trasporti moderni e adeguati, ma che deve combattere ancora le gravi piaghe di miseria, paragonabili a quelle dei Paesi più poveri dell'Africa e dell'Asia. Mancano ancora strutture decenti per l'assistenza sanitaria di base, la qualità dell'istruzione pubblica è bassa e quella privata costa molto; poi ci sono corruzione, criminalità, turismo sessuale minorile.

Il senso del forte contrasto con il mondo ricco si avverte subito, non appena si approda in queste terre. L'esempio più eclatante è dato da Rio de Janeiro, mèta d'obbligo per il turista, capitale del piacere e del divertimento, dei locali notturni, dei ritmi e del ballo della samba (che tutto l'anno, ma soprattutto da dicembre fino al Carnevale, infuoca gli spiriti dei cariocas, gli abitanti della città). Il divario tra i numerosi alberghi di lusso di Copacabana e le centinaia di baracche di mattoncini, lamiere e legno - che di notte punteggiano di centinaia di luci i morros, le colline - è evidente. Anche nel centro della città si alternano grattacieli moderni, di stile nordamericano, e vecchie costruzioni coloniali, per lo più fatiscenti (eccezion fatta per alcune, che sono state recuperate e hanno dato vita a graziosi locali notturni, che si animano di ritmi popolari).

Passeggiando lungo Copacabana, da un lato si resta impressionati dalle dimensioni enormi ed insolite di questa spiaggiona lunga più di 4 chilometri, dal caos e dai mille colori del lungomare, dai suoi grattacieli e dalle immensità del prospiciente oceano. Dall'altro, si fa strada un senso di vago turbamento, che ben presto si trasforma in timore: ci si sente continuamente osservati, e torna alla mente il ricordo delle parole lette sulle guide turistiche, che parlano di luoghi pericolosi, di atti di criminalità, di poveri disperati che cercano di guadagnarsi la giornata rifacendosi soprattutto sui turisti. Allora, si è al tempo stesso impauriti e impietositi dalle persone e dai bambini nella strada che chiedono l'elemosina, e si cerca di nascondere la propria condizione di gringos (o stranieri).

Ma una volta abbandonati tutti i pregiudizi - senza mai abbassare la guardia contro borseggiatori e ladruncoli vari, e adottando quel minimo di ovvie precauzioni - si inizia ad apprezzare questo popolo cordiale, socievole e pieno di vitalità. Sarete rapiti dal piacere di una shoppy, o birra, fresca e di un'aqua de coco gelata sul lungomare, o ancora da un delizioso suco naturao multivitaminico ai frutti tropicali. Ananas, papaia, arancia, banana, fragola, maracujà, carota, barbabietola, e ogni combinazione che vi venga in mente, per un succo semplicemente divino. E, poi, da una scorpacciata di gustosissima carne al churrasco o dalla spettacolare moqueca, specialità bahiana di stufato di pesce aromatizzato con olio di dendê (olio di palma), coentro (una specie di prezzemolo molto forte) e latte di cocco. E vi innamorerete dei graziosi manufatti locali delle ferinhas, o mercatini, e di quanto i cariocas amino e vivano la loro spiaggia, battuta già dalle sei del mattino da amanti del footing e da giocatori di volleyball, che si concedono qualche partitina prima di affrontare una giornata di lavoro. Poi, bagnanti e giocatori di footvolley (sorta di pallavolo giocata con i piedi, assai popolare), concerti, manifestazioni di ogni genere, si alternano senza sosta fino a notte inoltrata.

Le ondate d'immigrazione già citate hanno fatto sì che oggi in molte regioni del Brasile convivano in modo pacifico numerose razze differenti. I brasiliani sono un popolo molto libero e socievole: ognuno veste come vuole, può essere bianco, nero, giallo o meticcio, senza che nessuno ne sia sorpreso o emarginato. Si pensi ai numerosi quartieri nella città di San Paolo, come quello italiano, quello cinese, o quello giapponese (qui risiede la più grande comunità giapponese al di fuori dei confini del Giappone).

Questa multirazzialità ha dato vita ad un affascinante miscuglio di usanze, nella musica e nella danza, così come nella cucina. La samba - simbolo nazionale delle masse per eccellenza, tanto che si usa dire «Tudo dà samba», ovvero "tutto fa samba" - fonde il bolero spagnolo e le cadenze e i ritmi della musica africana; mentre nel bossa nova, altra musica molto diffusa in Brasile, confluiscono il jazz nordamericano e la samba.

Bahia, poi, e in particolare Salvador, è l'esempio più eclatante di questa pacifica convivenza: anticamente porto di approdo degli schiavi africani, oggi è abitata prevalentemente dalle popolazioni nere, che mantengono fervide le loro tradizioni, i loro culti religiosi politeisti, come le danze del candomblè. Le stradine del Pelourinho - centro storico di Salvador - risuonano incessantemente ai ritmi delle percussioni, del forrò e della capoeira e capita molto spesso di incontrarvi le bahiane, ovvero le donne che indossano i tradizionali vestiti svolazzanti bianchi e vendono l'acarajé: un purè di fagioli condito con sale e cipolla e ridotto in polpette, che vengono fritte in olio di dendê e quindi farcite con pesce, pasta di manioca, gamberi essiccati, peperoni e salsa di pomodoro.

Non mancano, poi, divertenti rivalità: i paulistas (i nativi di San Paolo) rimproverano ai cariocas (i nativi di Rio) di essere edonisti, frivoli e irresponsabili; questi ultimi invece accusano i primi di essere materialisti, nevrotici e stacanovisti; entrambi ritengono invece i nordestinos (gli abitanti del Nordeste) troppo provinciali e i mineiros (gli abitanti di Minas Gerais) i più parsimoniosi e religiosi. Conoscendoli, in realtà, si nota che queste "accuse" non sono del tutto infondate! San Paolo è infatti una città imprenditoriale e frenetica, il centro dell'industria e del business dell'intero Brasile. Rio de Janeiro, invece, che ha il mare, è più rilassata, e i cariocas non perdono occasione per divertirsi e per curare il loro corpo. Minas Gerais, poi, è la terra delle grandi piantagioni di caffè, canna da zucchero - singolare il caldo de cana, una spremuta verde e molto dolce di pezzi di canna da zucchero - e frumento, e i suoi abitanti sono estremamente cordiali e ospitali.

Per finire, non si può non parlare dell'importanza che ha per il Brasile lo sport in genere, ma soprattutto l'importanza del calcio e della Formula 1. Pelè e Ayrthon Senna sono simboli e miti universalmente riconosciuti: rappresentano un ideale in cui credere, una speranza, un esempio da seguire, la dimostrazione tangibile che anche i brasiliani possono avere successo.

Questo popolo simpatico e rilassato, che non conosce molto il senso del tempo ma è tuttavia pieno di risorse ed energie, capace di resistere a colonizzazioni, dittature militari, sperperi per la costruzione della modernissima capitale, continue crisi di inflazione della sua moneta, il Real, lotta per scrollarsi di dosso l'allusione maligna che recita: «È terra del futuro e sempre lo sarà». A chi avrà la fortuna di conoscerlo da vicino, il Brasile lascerà dentro emozioni, colori e ricordi indimenticabili. Insegnerà ad amare un po' di più la vita, a prendersela un po' più con calma, a dare libero sfogo alle proprie gioie e ai propri dolori. Ricorderà che valori come la dignità e la cortesia sono dalle nostre parti troppo spesso dimenticati.

Allora, se un giorno deciderete di approdare in questi fantastici luoghi, cercate di viverne appieno la vera cultura: soffermatevi a riflettere non solo su ciò che c'è di bello e di turistico, ma anche sui contesti più scuri e tristi. Perché proprio da essi potrete trarre un insegnamento di vita unico.

Ilaria Pellicane