CARABINIERI

Entra nella Stazione On-Line dei Carabinieri
Ministero della Difesa
Home > L'Editoria > Il Carabiniere > Anno 2005 > Febbraio > Cultura

Pompe d'epoca in vetrina

In una singolare mostra itinerante, ricostruita, in un tutt'uno con notissime pellicole cinematografiche, l'evoluzione del design dei distributori di benzina dagli inizi del Novecento ai nostri giorni

Una immagine della mostra

Giorni fa, sfogliando un opuscolo pubblicitario, sono stato attratto da un titolo davvero singolare: "The Gasoline Movie Show". La solita campagna promozionale di qualche società petrolifera in vena di novità, mi sono detto. Poi però, incuriosito, ho meglio approfondito la lettura e ho colto l'essenza del messaggio, ancor più bizzarro e quindi interessante. "The Gasoline Movie Show" è, infatti, il titolo di una mostra di distributori di benzina allestita con pompe d'epoca provenienti dalla collezione privata "Fisogni", che raccoglie circa ottomila pezzi tra distributori, latte d'olio, utensili, disegni tecnici e materiale pubblicitario. Visitiamo insieme la rassegna itinerante percorrendo virtualmente l'intero Novecento per arrivare ai nostri giorni.

Le auto erano ormai comuni nelle strade di Saint Louis, quando, nel 1905, Harry Grenner e Clern Laessing fondarono la "Automobile Gasolina Company". Il carburante in verità proveniva da una cisterna cilindrica sopraelevata, dotata di indicatore di livello in vetro per la misurazione, che apparve subito ingombrante. Si passò quindi ad un nuovo, rivoluzionario sistema, adatto per lavorare all'esterno degli empori e delle officine di riparazione, con un involucro di legno su cui era sistemato un serbatoio metallico e una pompa a pistone mossa a leva.

La presenza dei nuovi congegni, la diffusione dei posti di rifornimento e l'espandersi della motorizzazione ebbero un reciproco effetto moltiplicatore: se il numero crescente di auto spingeva a installare nuovo distributori, la nuova disponibilità di benzina spianava la strada all'uso e alla diffusione dei veicoli. Le compagnie petrolifere avvertirono, nel contempo, l'esigenza di differenziare la propria immagine, migliorando e unificando l'aspetto degli impianti: vennero costruiti distributori meno mastodontici, più compatti, ancor più curati in tutti i particolari.

Era la grande stagione dello styling, una Art Deco che, spinta e resa americana dal genio dei designers, pervadeva tutti gli oggetti, dal temperamatite al grattacielo. In quegli anni le vetture economiche furono introdotte anche in Europa per effetto della Prima guerra mondiale: i veicoli a motore avevano trovato largo uso sul campo di battaglia, dimostrandosi utili e affidabili, tanto da suscitare interesse anche nella gente comune. Se nel 1896 l'Italia vantava un parco di 45 vetture, nel 1919 il numero era salito a 23.883, cui andavano aggiunti 10.613 autocarri e 337 autobus.

Unìimmagine della mostra

Per il rifornimento di tali mezzi, dapprima ci si servì di apparecchi a pompa misuratrice: alcune colonne Gilbert e Barker vennero installate dalla Siap (Società Italo-Americana del Petrolio); successivamente, fu la milanese "Società Anonima Bergomi" a costruire i distributori Lumina, che entrarono in servizio sotto le insegne della Nafta S.A., facente capo alla anglo-olandese Royal Dutch-Shell.

L'Italia del 1929, a cinque anni dai primi impianti stradali, contava circa 200mila autoveicoli. Al loro servizio 17mila distributori: 6.500 della Siap (benzina Standard), 6.000 della Nafta (benzina Shell), 4.000 dell'Agip (Azienda Generale Italiana Petroli, costituita nel 1926), che aveva rilevato la Snom (Società Nazionale Oli Minerali) con la rete e il marchio Victoria. I primi modelli volumetrici arrivarono in Italia nel 1932; due anni dopo la Bergomi iniziò a produrre il suo "Insuperabile". Erano anni difficili per l'economia italiana; veniva scoraggiato il consumo di carburante, le importazioni erano ridotte all'essenziale proprio per evitare qualsiasi forma di spreco.

Gli anni Cinquanta videro la prima autentica motorizzazione di massa: tante auto economiche ma, soprattutto, scooter. Nei posti di rifornimento era d'obbligo la presenza dei miscelatori, nei quali sopravvisse a lungo la tecnologia della misurazione visibile. Poi, tutto si accelerò di colpo: l'idea del nuovo a tutti i costi e una grande attenzione per l'immagine erano i pilastri della aggressiva filosofia del boom. Con gli anni Sessanta furono sostituiti i vecchi cimeli sin allora presenti nelle stazioni di servizio, e nell'arco di pochi anni quasi tutto il materiale anteguerra fu avviato alla rottamazione. Ed eccoci ai nostri giorni, con stazioni di servizio moderne, servite da bar, ristoranti, negozi e rivendite.

Parallelamente alla cronistoria, in un tutt'uno espositivo, le organizzatrici della mostra, Idea s.r.l. e la collezione privata "Fisogni", hanno voluto fondere tappe storiche e palcoscenici cinematografici, giacché spesso sono state proprio le stazioni di servizio a lasciare nell'immaginario collettivo il segno del ricordo di film che hanno fatto epoca.

Elbano