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Giorni fa, sfogliando un opuscolo
pubblicitario, sono stato attratto da un titolo davvero singolare:
"The Gasoline Movie Show". La solita campagna promozionale di
qualche società petrolifera in vena di novità, mi sono detto. Poi
però, incuriosito, ho meglio approfondito la lettura e ho colto
l'essenza del messaggio, ancor più bizzarro e quindi interessante.
"The Gasoline Movie Show" è, infatti, il titolo di una mostra di
distributori di benzina allestita con pompe d'epoca provenienti
dalla collezione privata "Fisogni", che raccoglie circa ottomila
pezzi tra distributori, latte d'olio, utensili, disegni tecnici e
materiale pubblicitario. Visitiamo insieme la rassegna itinerante
percorrendo virtualmente l'intero Novecento per arrivare ai nostri
giorni.
Le auto erano ormai comuni nelle
strade di Saint Louis, quando, nel 1905, Harry Grenner e Clern
Laessing fondarono la "Automobile Gasolina Company". Il carburante
in verità proveniva da una cisterna cilindrica sopraelevata, dotata
di indicatore di livello in vetro per la misurazione, che apparve
subito ingombrante. Si passò quindi ad un nuovo, rivoluzionario
sistema, adatto per lavorare all'esterno degli empori e delle
officine di riparazione, con un involucro di legno su cui era
sistemato un serbatoio metallico e una pompa a pistone mossa a
leva.
La presenza dei nuovi congegni, la
diffusione dei posti di rifornimento e l'espandersi della
motorizzazione ebbero un reciproco effetto moltiplicatore: se il
numero crescente di auto spingeva a installare nuovo distributori,
la nuova disponibilità di benzina spianava la strada all'uso e alla
diffusione dei veicoli. Le compagnie petrolifere avvertirono, nel
contempo, l'esigenza di differenziare la propria immagine,
migliorando e unificando l'aspetto degli impianti: vennero
costruiti distributori meno mastodontici, più compatti, ancor più
curati in tutti i particolari.
Era la grande stagione dello
styling, una Art Deco che, spinta e resa americana dal genio dei
designers, pervadeva tutti gli oggetti, dal temperamatite al
grattacielo. In quegli anni le vetture economiche furono introdotte
anche in Europa per effetto della Prima guerra mondiale: i veicoli
a motore avevano trovato largo uso sul campo di battaglia,
dimostrandosi utili e affidabili, tanto da suscitare interesse
anche nella gente comune. Se nel 1896 l'Italia vantava un parco di
45 vetture, nel 1919 il numero era salito a 23.883, cui andavano
aggiunti 10.613 autocarri e 337 autobus.
Per il rifornimento di tali mezzi,
dapprima ci si servì di apparecchi a pompa misuratrice: alcune
colonne Gilbert e Barker vennero installate dalla Siap (Società
Italo-Americana del Petrolio); successivamente, fu la milanese
"Società Anonima Bergomi" a costruire i distributori Lumina, che
entrarono in servizio sotto le insegne della Nafta S.A., facente
capo alla anglo-olandese Royal Dutch-Shell.
L'Italia del 1929, a cinque anni dai
primi impianti stradali, contava circa 200mila autoveicoli. Al loro
servizio 17mila distributori: 6.500 della Siap (benzina Standard),
6.000 della Nafta (benzina Shell), 4.000 dell'Agip (Azienda
Generale Italiana Petroli, costituita nel 1926), che aveva rilevato
la Snom (Società Nazionale Oli Minerali) con la rete e il marchio
Victoria. I primi modelli volumetrici arrivarono in Italia nel
1932; due anni dopo la Bergomi iniziò a produrre il suo
"Insuperabile". Erano anni difficili per l'economia italiana;
veniva scoraggiato il consumo di carburante, le importazioni erano
ridotte all'essenziale proprio per evitare qualsiasi forma di
spreco.
Gli anni Cinquanta videro la prima
autentica motorizzazione di massa: tante auto economiche ma,
soprattutto, scooter. Nei posti di rifornimento era d'obbligo la
presenza dei miscelatori, nei quali sopravvisse a lungo la
tecnologia della misurazione visibile. Poi, tutto si accelerò di
colpo: l'idea del nuovo a tutti i costi e una grande attenzione per
l'immagine erano i pilastri della aggressiva filosofia del boom.
Con gli anni Sessanta furono sostituiti i vecchi cimeli sin allora
presenti nelle stazioni di servizio, e nell'arco di pochi anni
quasi tutto il materiale anteguerra fu avviato alla rottamazione.
Ed eccoci ai nostri giorni, con stazioni di servizio moderne,
servite da bar, ristoranti, negozi e rivendite.
Parallelamente alla cronistoria, in
un tutt'uno espositivo, le organizzatrici della mostra, Idea s.r.l.
e la collezione privata "Fisogni", hanno voluto fondere tappe
storiche e palcoscenici cinematografici, giacché spesso sono state
proprio le stazioni di servizio a lasciare nell'immaginario
collettivo il segno del ricordo di film che hanno fatto
epoca. |