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Un anno che
si chiude e un altro che si apre, tempo di rendiconti e di
previsioni: come sono andati i mercati azionari nel 2004 giunto
quasi al termine ma, soprattutto, come andrà il 2005? E qui c'è
subito bisogno di una precisazione: come la storia delle Borse
insegna, certezze assolute non esistono. Siamo nel campo delle
ipotesi più o meno attendibili, vere fino a quando la realtà non si
incaricherà di smentirle. Detto questo, procediamo, con una prima
sorpresa.

Toro o Orso? Rialzi o ribassi?
Analisti e gestori rispondono quasi con una battuta: coniglio.
Insomma, un mercato incerto, con i suoi alti e i suoi bassi e senza
una tendenza decisa. Un mercato che dunque premierà gli investitori
guardinghi e veloci nelle decisioni, pronti ad uscire dalla tana al
primo accenno di ripresa e altrettanto pronti a rientrarvi al primo
tuono. Attenzione, è il terreno preferito dagli speculatori, da chi
compra e vende a ritmo quasi vorticoso. Disco rosso per i
cassettisti (vedi box) e per chi vuole dormire sonni tranquilli,
anche se Jacques Chahine economista di Jcf Group, vede le azioni
come il minore dei mali.
«Il mercato monetario americano»,
spiega Chahine, «paga l'1,5 per cento, l'obbligazionario a 10 anni
rende circa il 4,1 per cento ed è molto rischioso, l'immobiliare è
dappertutto in piena bolla speculativa. In queste condizioni,
l'azionario rappresenta un ripiego valido, soprattutto in Europa, a
meno di scenari catastrofici, anche perché il 2004 dovrebbe
chiudersi con un rialzo medio del 21,5 per cento rispetto al 2003,
che non è un risultato da disprezzare».
C'è, però, chi non è del tutto
d'accordo. Uno studio del Credit Suisse Private Banking spiega che
uno scenario di crescita forte senza inflazione, che è l'ideale per
i mercati, oggi appare poco verosimile, considerando i rischi
geopolitici e gli squilibri strutturali dell'economia mondiale. «I
margini di profitto delle imprese sono già a livelli record e la
possibilità di un rallentamento congiunturale pronunciato e
durevole, pur se non considerato nelle nostre stime, non è da
escludere. Quindi, a medio-lungo termine, prevediamo mercati
azionari senza una precisa direzione». Una situazione che conferma
la strategia da tenere: coniglio, appunto. Non dimenticando, però,
un'altra fondamentale avvertenza.
Ai delusi della Borsa, almeno il
nostro mercato, Piazza Affari, promette per l'anno nuovo una
pioggia di dividendi in arrivo da molte delle principali società
quotate che hanno deciso di destinare parte della loro cassa agli
azionisti. Una caratteristica, questa, che non è certo nuova.
Nonostante la nostra Borsa sia una delle più piccole per
capitalizzazione e per incidenza sul Pil, migliore solo di Vienna,
Varsavia e Madrid, in fatto di dividendi distribuiti è sempre stata
una delle più generose.
Secondo una ricerca di Mediobanca,
da questo punto di vista il 2003 è stato un anno record per Piazza
Affari. Agli azionisti sono stati offerti 21,67 miliardi,
provenienti per tre quarti da imprese di servizio (energia, tlc,
banche). A livello europeo, invece, almeno tra gli operatori delle
telecomunicazioni, non c'è nessuno che distribuisca cedole così
interessanti come quelle italiane. «Nel Vecchio Continente le
eccezioni sono poche», dice Andrea Pastorelli, responsabile del
mercato azionario europeo di Banca Ifigest. In Italia, invece, vi
sono almeno una ventina di società che contano di distribuire ai
propri azionisti una cedola superiore al 5 per cento, un valore
che, se confrontato con un fondo monetario o obbligazionario,
diventa di tutto rispetto.
«Il dividendo, però», spiega Guido
Crivellaro, responsabile azionario italiano di Symphonia Sgr, «non
è un vero guadagno, visto che viene staccato dal valore del titolo
e che non sempre può essere considerato come sinonimo di
ricchezza». Qualche distinguo anche da Andrea Pastorelli: «Il
mercato ha già assistito nell'ultimo anno ai rialzi di questi
titoli, e quindi non siamo più in una fase in cui le valutazioni di
queste azioni erano risicate e avevano buoni margini di
rialzo».
Dello stesso avviso Daniele Bottolo,
coordinatore azionario di Euromobiliare Sgr: «Il 2004 ha visto un
mercato senza una precisa direzionalità geografica e settoriale. Va
detto però che la Borsa ha mostrato una netta predilezione per i
portatori di dividendo. E qui il motivo è banale. Il ciclo degli
investimenti è ancora fermo e il mercato ha comprato quei titoli
che hanno finito per restituire agli azionisti la cassa prodotta in
eccesso rispetto ai bassi livelli di spesa per investimenti. Un
gioco che non può durare all'infinito. Nel 2005 si potrebbe tornare
a puntare su quei titoli come gli industriali e le materie prime,
che potrebbero beneficiare di una ripartenza degli investimenti in
giro per il mondo».
Insomma, va bene il dividendo, ma
tenendo presente che dietro ogni cedola c'è sempre una realtà ben
più complessa. E dunque la cosa più importante, per il gestore e
anche per il piccolo investitore, è guardare con attenzione al
business della società e valutare se ci potrà essere in futuro una
cedola della stessa entità e se la società stessa è destinata ad
apprezzarsi. In altri termini, attenzione di nuovo: le azioni,
anche se staccano invitanti dividendi, non sono titoli di Stato,
risentono dell'andamento del mercato, degli investimenti, delle
situazioni internazionali. Il che significa che in Borsa - Toro,
Orso o Coniglio che sia - a comandare è sempre il rischio.
Un motivo in più non per fuggire dai
mercati azionari ma per entrarci o rimanerci, procedendo con i
piedi di piombo, meglio ancora se accompagnati da un buon
consulente. |