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L'opinione pubblica, si sa, mostra
un appetito insaziabile verso tutti quegli argomenti che possano in
qualche modo turbare l'emotività collettiva. In tal senso, quello
dell'inquinamento elettromagnetico è da diversi anni uno dei temi
più "caldi" e, allo stesso tempo, in assoluto più controversi. Su
queste stesse pagine abbiamo affrontato diverse volte l'argomento,
sia dal punto di vista tecnico che legislativo, facendo riferimento
in particolare ad una sottobranca del problema "elettrosmog",
quella dei telefoni cellulari, che negli ultimi tempi risulta
essere di gran lunga la più "chiacchierata". Il problema delle
emissioni elettromagnetiche generate dai telefonini e dalle antenne
delle stazioni radio base per telefonia mobile continua a riempire
pagine di cronaca di tutti i giorni. Nonostante le sempre più
numerose rassicurazioni sulla "mancanza di concretezza scientifica"
dei test effettuati, l'opinione pubblica continua ad essere confusa
e preoccupata riguardo ai potenziali rischi per la salute
dell'uomo.
Le antenne, oggetti dall'aspetto
poco rassicurante e dal funzionamento ancor meno comprensibile,
continuano a spuntare come funghi, tra le case, sui campanili,
nelle campagne. Nuove reti, nuove tecnologie, nuovi servizi, nuovi
terminali, nuovi gestori, fanno la loro comparsa sulla scena,
mentre i tempi della ricerca scientifica non riescono, purtroppo,
ad adeguarsi ai ritmi impressionanti di crescita del mercato
radiomobile.
Nel ribadire che non esiste alcun
test scientifico incontestabile che dimostri una relazione di
causa-effetto tra le radiazioni elettromagnetiche emesse dai
cellulari e una qualunque forma di patologia - ma continuando a
"tenere le orecchie dritte" in attesa di riprendere l'argomento non
appena dovessero diffondersi nuovi studi e ricerche - questa volta
abbiamo pensato di dedicare un po' di spazio ad una fonte di
"bombardamento" elettromagnetico più vicina e sicuramente meno
"evidente": gli elettrodomestici. Impianti elettrici, ma anche e
soprattutto una serie di apparecchiature ormai largamente diffuse,
come televisori, forni a microonde, computer, trasformatori di
lampade alogene, phon e così via presenti nei diversi ambienti
della casa sono infatti tutte sorgenti di campi
elettromagnetici.
Elettrosmog. Il concetto di
"elettrosmog", con cui si indicano, in generale, tutti quei casi in
cui si verifica "un'alterazione del livello di elettromagnetismo
naturale presente in un determinato luogo o ambiente", è per
definizione un concetto un po' vago e che racchiude in sé tanti
"sottocasi". Il pianeta che abitiamo, infatti, è ormai circondato
da una miriade di campi elettromagnetici, di diversa natura: vi
sono onde ad alta frequenza, su cui viaggiano dati, immagini, suoni
(come quelle generate dai già citati telefoni cellulari, dai
ripetitori radio e televisivi, dai radar); vi sono onde generate
appositamente dall'uomo per i motivi più disparati (radiografie in
campo medico, oppure onde sparate nel cosmo, per la ricerca
spaziale); vi sono onde elettromagnetiche "naturali", emesse dai
corpi celesti, dalla Terra, da elementi presenti in natura, e
perfino dal nostro corpo); vi sono, infine, onde a bassa frequenza,
generate principalmente da cavi elettrici ad alta tensione e dagli
elettrodomestici di vario genere.
Tutte queste onde hanno una radice
comune in quel complesso fenomeno che va sotto il nome di
elettromagnetismo. Potremmo definire un campo elettromagnetico come
uno spazio fisico attraversato da forze. Forze che, come dice il
nome, hanno natura elettrica e magnetica. Intuitivamente, ogni
volta che una carica elettrica si muove all'interno di un qualunque
conduttore, come il classico filo della corrente, spostandosi
"costruisce" intorno a sé un campo magnetico. Viceversa, un
qualunque campo magnetico, come quello generato ad esempio da una
calamita, produce uno spostamento di cariche elettriche nei
conduttori che vi sono immersi. Ed è proprio questa interazione di
fenomeni elettrici e magnetici, questo flusso di energia elettrica
e magnetica che si propaga nello spazio ad una velocità che dipende
dal mezzo attraversato (nel caso del vuoto, e in prima
approssimazione anche dell'aria, parliamo di 300.000 km/sec) che,
di solito, viene denominato "campo elettromagnetico".
Anche il corpo umano, attraversato
da continue correnti, è immerso in un campo elettromagnetico: ciò
stabilisce una sua diretta interazione con i campi elettromagnetici
esterni. Quando un individuo entra in un campo magnetico, le
correnti in lui presenti e quelle generate dal campo si
sovrappongono, e nuove correnti penetrano nei tessuti biologici,
generando un certo scostamento dalle condizioni di equilibrio.
L'organismo alle volte è in grado di
reagire ristabilendo le condizioni di partenza: gli effetti,
allora, non sono preoccupanti. In caso contrario, l'effetto è
manifesto e vi possono essere o non essere danni (e proprio questo
è il punto cruciale intorno a cui la comunità medico-scientifica
internazionale si arrovella da anni!), che, in conseguenza ad una
esposizione più o meno intensa e prolungata, possono essere
temporanei o permanenti.
In attesa che l'intricata matassa
venga dipanata (e dando il giusto peso all'approccio
"sensazionalista" per natura dei mezzi d'informazione che,
indipendentemente da fatti concreti e dall'argomento trattato,
hanno tutti gli interessi ad assecondare le tensioni emotive
presenti nella società), possiamo individuare le fonti domestiche
più "pericolose" e suggerire alcune semplici norme di comportamento
che, se da una parte non risolvono il problema, perlomeno
contribuiscono a ridurne i rischi.
Obiettivo di qualità. Molte
delle apparecchiature che abbiamo in casa, dicevamo, producono
campi magnetici, spesso di elevata intensità. Se si prende in
considerazione l'obiettivo di qualità fissato per i campi a bassa
frequenza, pari a 0,2 microTesla (il Tesla - vedi box - è l'unità
di misura della induzione magnetica, mentre per "obiettivi di
qualità" si intendono quei valori da conseguire nel breve, medio e
lungo periodo, attraverso l'uso di tecnologie e metodi di
risanamento disponibili, finalizzati a consentire la minimizzazione
dell'esposizione della popolazione e dei lavoratori ai Cem, campi
elettromagnetici), si può vedere che, dal rasoio elettrico al forno
a microonde, gran parte degli elettrodomestici lo superano
abbondantemente!
Otre all'intensità dell'emissione,
comunque, è importante considerare la distanza dalla sorgente e la
durata dell'esposizione. È giusto rimarcare che, a tutela di
lavoratori e popolazione, tutti gli apparecchi che generano campi
elettromagnetici devono essere sottoposti a controlli specifici,
volti a minimizzare l'emissione di onde elettromagnetiche e a
determinare la cosiddetta compatibilità elettromagnetica, che
garantisce la reciproca non interferenza di diverse apparecchiature
che dovessero venire a trovarsi vicine, generando una
sovrapposizione di campi (l'esempio classico è quello del
telefonino, che deve essere obbligatoriamente spento sugli
aerei).
Precauzioni. Passiamo allora
in rapida rassegna gli elettrodomestici più comuni, tenendo
presente che le misure riportate sono indicative, calcolate con la
macchina in funzione ad una distanza di 30 cm, e possono variare
notevolmente a seconda del modello.
Televisore: quello tradizionale
emette da 0,4 a 2 mT. La distanza di sicurezza è di almeno 1 mt;
sarebbe buona norma spegnere sempre la tv dall'interruttore
principale, poiché i valori delle emissioni elettromagnetiche
rimangono sensibili anche quando l'apparecchio è in stand-by (solo
la spia rossa accesa). Le cose vanno meglio con gli apparecchi di
ultima generazione (plasma o cristalli liquidi), che hanno livelli
di emissione decisamente più bassi.
Lavatrice: è tra gli
elettrodomestici più "inquinanti" in assoluto, con emissioni che
arrivano fino ai 3 mT; l'attenuante è data dal fatto che in genere
è lasciata in funzione per poco tempo e non richiede una presenza
ravvicinata prolungata.
Asciugacapelli e rasoio elettrico:
sono delle vere e proprie "bombe elettromagnetiche", con emissioni
che possono raggiungere alcune migliaia di microTesla, per di più a
pochi centimetri dalla pelle; per fortuna che si usano per tempi
brevi!
Radiosveglia: raggiunge i 5 mT, ed è
in funzione tutta la notte. Tenerla a più di 1 mt dal cuscino del
letto.
Ventilatore: divenuto
prepotentemente di moda alla luce delle variazioni climatiche degli
ultimi anni, emette fino a 40 mT. Anche in questo caso 1 mt di
distanza è opportuno, evitando, se possibile, di lasciarlo in
funzione tutta la notte vicino al letto.
Lampade alogene: mediamente tirano
fuori una decina di microTesla. È importante metterle in posizioni
strategiche, ad una certa distanza dalle persone.
Monitor del computer: frontalmente
emette circa 0,2 mT, grazie alle efficienti schermature. La parte
pericolosa è il retro, non schermato. Attenzione a non "puntarlo"
mai verso luoghi di permanenza prolungata.
Infine, i livelli di emissione di
altri elettrodomestici di uso comune sono: trapano elettrico, da 2
a 16 mT; frullatore, fino a 12 mT; aspirapolvere, da 2 a 20 mT;
lavastoviglie, 3 mT; telefoni cordless (senza fili) e forni a
microonde, che "sparano" sui 7-8 V/m (il Volt su metro è l'unità di
misura del campo elettrico, la cui componente è predominante nel
caso degli ultimi due esempi).
Queste precauzioni, dettate dal buon
senso, non sono difficili da mettere in pratica. Certo, i più
fortunati potrebbero addirittura rivolgersi a professionisti
specializzati nella progettazione di impianti elettrici
biocompatibili. Allora, ad esempio, per favorire il ciclo
rigenerativo del sonno l'ideale sarebbe non avere nessun tipo di
influenza elettromagnetica artificiale nella zona notte: si
potrebbero montare cavi schermati e un interruttore "intelligente"
(di tipo "Bioswitch"), che quando si spegne l'ultima luce scollega
l'impianto elettrico delle camere da letto, lasciando in funzione
frigo e scaldabagno, per ricollegarlo immediatamente non appena si
voglia riutilizzare l'energia elettrica.
Oltre agli accorgimenti appena
descritti, nella lieta ipotesi che stiate costruendo o
ristrutturando la vostra casa, sarebbe opportuno invitare
architetto ed elettricista a evitare punti luce e prese superflue,
soprattutto in camera da letto, a posizionare scatole di
distribuzione e cavi lontano dal luogo dove si dorme, collocando
colonne montanti, linee di distribuzione, e contatori vari nella
parte esterna dell'edificio e lungo corridoi o locali di sgombero,
a non posizionare nessun elettrodomestico sul lato opposto delle
pareti accanto al letto e a realizzare un buon impianto di messa a
terra, duraturo nel tempo. |