CARABINIERI

Entra nella Stazione On-Line dei Carabinieri
Ministero della Difesa
Home > L'Editoria > Il Carabiniere > Anno 2004 > Novembre > Scienze

Se la casa è piena di onde

Il "bombardamento" elettromagnetico ci colpisce ogni giorno attraverso i più comuni elettrodomestici. Sul rischio reale la discussione è tuttora aperta. Ma possiamo prendere precauzioni

Un traliccio con antenne per le telecomunicazioni

L'opinione pubblica, si sa, mostra un appetito insaziabile verso tutti quegli argomenti che possano in qualche modo turbare l'emotività collettiva. In tal senso, quello dell'inquinamento elettromagnetico è da diversi anni uno dei temi più "caldi" e, allo stesso tempo, in assoluto più controversi. Su queste stesse pagine abbiamo affrontato diverse volte l'argomento, sia dal punto di vista tecnico che legislativo, facendo riferimento in particolare ad una sottobranca del problema "elettrosmog", quella dei telefoni cellulari, che negli ultimi tempi risulta essere di gran lunga la più "chiacchierata". Il problema delle emissioni elettromagnetiche generate dai telefonini e dalle antenne delle stazioni radio base per telefonia mobile continua a riempire pagine di cronaca di tutti i giorni. Nonostante le sempre più numerose rassicurazioni sulla "mancanza di concretezza scientifica" dei test effettuati, l'opinione pubblica continua ad essere confusa e preoccupata riguardo ai potenziali rischi per la salute dell'uomo.

Le antenne, oggetti dall'aspetto poco rassicurante e dal funzionamento ancor meno comprensibile, continuano a spuntare come funghi, tra le case, sui campanili, nelle campagne. Nuove reti, nuove tecnologie, nuovi servizi, nuovi terminali, nuovi gestori, fanno la loro comparsa sulla scena, mentre i tempi della ricerca scientifica non riescono, purtroppo, ad adeguarsi ai ritmi impressionanti di crescita del mercato radiomobile.

Nel ribadire che non esiste alcun test scientifico incontestabile che dimostri una relazione di causa-effetto tra le radiazioni elettromagnetiche emesse dai cellulari e una qualunque forma di patologia - ma continuando a "tenere le orecchie dritte" in attesa di riprendere l'argomento non appena dovessero diffondersi nuovi studi e ricerche - questa volta abbiamo pensato di dedicare un po' di spazio ad una fonte di "bombardamento" elettromagnetico più vicina e sicuramente meno "evidente": gli elettrodomestici. Impianti elettrici, ma anche e soprattutto una serie di apparecchiature ormai largamente diffuse, come televisori, forni a microonde, computer, trasformatori di lampade alogene, phon e così via presenti nei diversi ambienti della casa sono infatti tutte sorgenti di campi elettromagnetici.

Elettrosmog. Il concetto di "elettrosmog", con cui si indicano, in generale, tutti quei casi in cui si verifica "un'alterazione del livello di elettromagnetismo naturale presente in un determinato luogo o ambiente", è per definizione un concetto un po' vago e che racchiude in sé tanti "sottocasi". Il pianeta che abitiamo, infatti, è ormai circondato da una miriade di campi elettromagnetici, di diversa natura: vi sono onde ad alta frequenza, su cui viaggiano dati, immagini, suoni (come quelle generate dai già citati telefoni cellulari, dai ripetitori radio e televisivi, dai radar); vi sono onde generate appositamente dall'uomo per i motivi più disparati (radiografie in campo medico, oppure onde sparate nel cosmo, per la ricerca spaziale); vi sono onde elettromagnetiche "naturali", emesse dai corpi celesti, dalla Terra, da elementi presenti in natura, e perfino dal nostro corpo); vi sono, infine, onde a bassa frequenza, generate principalmente da cavi elettrici ad alta tensione e dagli elettrodomestici di vario genere.

Tutte queste onde hanno una radice comune in quel complesso fenomeno che va sotto il nome di elettromagnetismo. Potremmo definire un campo elettromagnetico come uno spazio fisico attraversato da forze. Forze che, come dice il nome, hanno natura elettrica e magnetica. Intuitivamente, ogni volta che una carica elettrica si muove all'interno di un qualunque conduttore, come il classico filo della corrente, spostandosi "costruisce" intorno a sé un campo magnetico. Viceversa, un qualunque campo magnetico, come quello generato ad esempio da una calamita, produce uno spostamento di cariche elettriche nei conduttori che vi sono immersi. Ed è proprio questa interazione di fenomeni elettrici e magnetici, questo flusso di energia elettrica e magnetica che si propaga nello spazio ad una velocità che dipende dal mezzo attraversato (nel caso del vuoto, e in prima approssimazione anche dell'aria, parliamo di 300.000 km/sec) che, di solito, viene denominato "campo elettromagnetico".

Anche il corpo umano, attraversato da continue correnti, è immerso in un campo elettromagnetico: ciò stabilisce una sua diretta interazione con i campi elettromagnetici esterni. Quando un individuo entra in un campo magnetico, le correnti in lui presenti e quelle generate dal campo si sovrappongono, e nuove correnti penetrano nei tessuti biologici, generando un certo scostamento dalle condizioni di equilibrio.

L'organismo alle volte è in grado di reagire ristabilendo le condizioni di partenza: gli effetti, allora, non sono preoccupanti. In caso contrario, l'effetto è manifesto e vi possono essere o non essere danni (e proprio questo è il punto cruciale intorno a cui la comunità medico-scientifica internazionale si arrovella da anni!), che, in conseguenza ad una esposizione più o meno intensa e prolungata, possono essere temporanei o permanenti.

In attesa che l'intricata matassa venga dipanata (e dando il giusto peso all'approccio "sensazionalista" per natura dei mezzi d'informazione che, indipendentemente da fatti concreti e dall'argomento trattato, hanno tutti gli interessi ad assecondare le tensioni emotive presenti nella società), possiamo individuare le fonti domestiche più "pericolose" e suggerire alcune semplici norme di comportamento che, se da una parte non risolvono il problema, perlomeno contribuiscono a ridurne i rischi.

Obiettivo di qualità. Molte delle apparecchiature che abbiamo in casa, dicevamo, producono campi magnetici, spesso di elevata intensità. Se si prende in considerazione l'obiettivo di qualità fissato per i campi a bassa frequenza, pari a 0,2 microTesla (il Tesla - vedi box - è l'unità di misura della induzione magnetica, mentre per "obiettivi di qualità" si intendono quei valori da conseguire nel breve, medio e lungo periodo, attraverso l'uso di tecnologie e metodi di risanamento disponibili, finalizzati a consentire la minimizzazione dell'esposizione della popolazione e dei lavoratori ai Cem, campi elettromagnetici), si può vedere che, dal rasoio elettrico al forno a microonde, gran parte degli elettrodomestici lo superano abbondantemente!

Otre all'intensità dell'emissione, comunque, è importante considerare la distanza dalla sorgente e la durata dell'esposizione. È giusto rimarcare che, a tutela di lavoratori e popolazione, tutti gli apparecchi che generano campi elettromagnetici devono essere sottoposti a controlli specifici, volti a minimizzare l'emissione di onde elettromagnetiche e a determinare la cosiddetta compatibilità elettromagnetica, che garantisce la reciproca non interferenza di diverse apparecchiature che dovessero venire a trovarsi vicine, generando una sovrapposizione di campi (l'esempio classico è quello del telefonino, che deve essere obbligatoriamente spento sugli aerei).

Precauzioni. Passiamo allora in rapida rassegna gli elettrodomestici più comuni, tenendo presente che le misure riportate sono indicative, calcolate con la macchina in funzione ad una distanza di 30 cm, e possono variare notevolmente a seconda del modello.

Televisore: quello tradizionale emette da 0,4 a 2 mT. La distanza di sicurezza è di almeno 1 mt; sarebbe buona norma spegnere sempre la tv dall'interruttore principale, poiché i valori delle emissioni elettromagnetiche rimangono sensibili anche quando l'apparecchio è in stand-by (solo la spia rossa accesa). Le cose vanno meglio con gli apparecchi di ultima generazione (plasma o cristalli liquidi), che hanno livelli di emissione decisamente più bassi.

Lavatrice: è tra gli elettrodomestici più "inquinanti" in assoluto, con emissioni che arrivano fino ai 3 mT; l'attenuante è data dal fatto che in genere è lasciata in funzione per poco tempo e non richiede una presenza ravvicinata prolungata.

Asciugacapelli e rasoio elettrico: sono delle vere e proprie "bombe elettromagnetiche", con emissioni che possono raggiungere alcune migliaia di microTesla, per di più a pochi centimetri dalla pelle; per fortuna che si usano per tempi brevi!

Radiosveglia: raggiunge i 5 mT, ed è in funzione tutta la notte. Tenerla a più di 1 mt dal cuscino del letto.

Ventilatore: divenuto prepotentemente di moda alla luce delle variazioni climatiche degli ultimi anni, emette fino a 40 mT. Anche in questo caso 1 mt di distanza è opportuno, evitando, se possibile, di lasciarlo in funzione tutta la notte vicino al letto.

Lampade alogene: mediamente tirano fuori una decina di microTesla. È importante metterle in posizioni strategiche, ad una certa distanza dalle persone.

Monitor del computer: frontalmente emette circa 0,2 mT, grazie alle efficienti schermature. La parte pericolosa è il retro, non schermato. Attenzione a non "puntarlo" mai verso luoghi di permanenza prolungata.

Infine, i livelli di emissione di altri elettrodomestici di uso comune sono: trapano elettrico, da 2 a 16 mT; frullatore, fino a 12 mT; aspirapolvere, da 2 a 20 mT; lavastoviglie, 3 mT; telefoni cordless (senza fili) e forni a microonde, che "sparano" sui 7-8 V/m (il Volt su metro è l'unità di misura del campo elettrico, la cui componente è predominante nel caso degli ultimi due esempi).

Queste precauzioni, dettate dal buon senso, non sono difficili da mettere in pratica. Certo, i più fortunati potrebbero addirittura rivolgersi a professionisti specializzati nella progettazione di impianti elettrici biocompatibili. Allora, ad esempio, per favorire il ciclo rigenerativo del sonno l'ideale sarebbe non avere nessun tipo di influenza elettromagnetica artificiale nella zona notte: si potrebbero montare cavi schermati e un interruttore "intelligente" (di tipo "Bioswitch"), che quando si spegne l'ultima luce scollega l'impianto elettrico delle camere da letto, lasciando in funzione frigo e scaldabagno, per ricollegarlo immediatamente non appena si voglia riutilizzare l'energia elettrica.

Oltre agli accorgimenti appena descritti, nella lieta ipotesi che stiate costruendo o ristrutturando la vostra casa, sarebbe opportuno invitare architetto ed elettricista a evitare punti luce e prese superflue, soprattutto in camera da letto, a posizionare scatole di distribuzione e cavi lontano dal luogo dove si dorme, collocando colonne montanti, linee di distribuzione, e contatori vari nella parte esterna dell'edificio e lungo corridoi o locali di sgombero, a non posizionare nessun elettrodomestico sul lato opposto delle pareti accanto al letto e a realizzare un buon impianto di messa a terra, duraturo nel tempo.

Raoul Cuminetti