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Ricordando Nassiriya

Nell'anniversario dei tragici fatti in cui persero la vita i nostri carabinieri, ripercorriamo quei terribili momenti rivolgendo però lo sguardo al delicato lavoro svolto da tutti gli uomini impegnati nelle Msu

Attentato di Nassiriya

Dopo la cruenta guerra fratricida che ha insanguinato i Balcani, il 12 dicembre 1996 il Consiglio di Sicurezza dell'Onu autorizza il dispiegamento in Bosnia di una Forza multinazionale di stabilizzazione (Sfor). La Sfor, responsabile in primis dell'attuazione degli Accordi di Dayton, doveva provvedere, altresì, al ristabilimento dell'ordine pubblico e a sviluppare appunto, ove possibile, una azione stabilizzatrice del territorio, facilitando la ricostruzione delle istituzioni civili. Sfor non avrebbe però mai direttamente intrapreso compiti di polizia civile, che sarebbero rimasti confidati alla responsabilità della Polizia locale, supportata da una Forza di polizia internazionale (Iptf) dell'Onu.

Se da un lato, però, lo strumento militare non era in grado di garantire l'ordine e la sicurezza pubblica, perché non addestrato ed equipaggiato allo scopo, dall'altro l'attività dei poliziotti internazionali, disarmati, risultava priva di incisività ed efficacia. Per colmare la cosiddetta "area grigia" tra lo strumento militare e le istituzioni di polizia, il Consiglio del Nord Atlantico approva, nel febbraio 1998, la realizzazione di un organismo militare specializzato nel campo della sicurezza pubblica. All'Arma dei Carabinieri viene affidato l'approntamento della nuova unità.

Dal mese di agosto 1998 l'Arma schiera in Bosnia un Reggimento Msu (Unità Multinazionale Specializzata) articolato su uno Stato Maggiore, un Modulo Operativo (per il controllo del territorio e la gestione delle situazioni suscettibili di turbare l'ordine e la sicurezza pubblica), un Modulo di Manovra (per fornire la cornice di sicurezza alle operazioni e il necessario apporto informativo), una Compagnia (per il sostegno logistico). Il Reggimento viene posto direttamente alle dipendenze del Comandante delle Forze (Sfor).
Da subito l'Arma viene affiancata da omologhe unità straniere. Attualmente nel Reggimento Msu di stanza a Sarajevo, comandato dal colonnello Giovanni Truglio, operano un contingente ungherese, uno austriaco, uno sloveno ed uno rumeno.

Sarajevo, Bosnia: un ufficiale medico mentre cura un piccolo locale.

Costituita per concorrere con le forze militari in teatro e le forze di polizia locali o delle Nazioni Unite al mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica, la Msu ha allargato le proprie competenze alla raccolta informativa ed all'analisi criminale, volte anche alla ricerca e cattura di terroristi.
Nel 1998, il conflitto nazionalistico si riaccende lì dove era sorto quasi dieci anni prima: nel Kossovo. Durante tutti gli anni Novanta la situazione nella provincia a maggioranza albanese si va progressivamente deteriorando. Nel tentativo di ripristinare il controllo sul territorio, il regime serbo risponde rafforzando la sua presenza militare. L'offensiva lanciata dalle truppe serbe nel 1998 contro l'Uçk coinvolge pesantemente la popolazione civile, causando vittime e distruzioni. Il Consiglio Nord Atlantico autorizza nell'aprile del 1999 l'intervento di una forza Nato in Kossovo (Kfor), per verificare e, se necessario, imporre i termini dell'accordo tecnico, in previsione dell'accordo di pace.

L'Arma, analogamente alla Bosnia, schiera dal 4 agosto 1999 un Reggimento Msu. L'Unità, oltre a svolgere gli oramai consolidati compiti di controllo del territorio con pattugliamento selettivo delle aree sensibili e di mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica, collabora nel campo della Polizia giudiziaria e dell'intelligence criminale con la Polizia Onu della missione Unmik (United Nations Mission in Kossovo). Nella Msu del Kossovo, comandata oggi dal colonnello Giuseppe Lanzillotti, sono presenti contingenti francesi ed estoni.


Iraq: Carabinieri MSU davanti a un importante reperto.

In Iraq, dopo la dissoluzione del regime di Saddam Hussein, l'Arma è presente, sin dal luglio 2003, con un terzo Reggimento delle Msu, nelle cui file sono anche unità portoghesi e rumene. Il Reparto opera nel settore italiano, la provincia di Dhi Qar, con la possibilità di intervenire, su esplicita richiesta, in tutto il settore dell'Iraq meridionale, di competenza della divisione britannica.
Anche in Iraq, dove purtroppo hanno pagato un pesante tributo di sangue, i Carabinieri assicurano una costante azione di prevenzione mediante una fitta rete di pattuglie, anche appiedate, sia nei centri abitati sia nelle periferie. Parallelamente è stata sviluppata un'intensa attività informativa ed investigativa, che ha consentito un'efficace azione di contrasto, dimostrata dai numerosi fermi e sequestri di materiale bellico. L'Arma ha assicurato anche servizi a protezione del patrimonio archeologico iracheno, recuperando una notevole quantità di materiale di elevato valore storico-culturale. Grande attenzione è infine rivolta all'addestramento della Polizia locale e all'assistenza alla popolazione.

Iraq: Carabinieri MSU con la popolazione.

Il successo delle Msu ha suscitato sin dagli esordi l'interesse di numerosi Paesi, europei e non, che hanno chiesto di contribuire con proprio personale alle Unità, accrescendone così la valenza multinazionale e contribuendo a consolidare la posizione di leadership internazionale dell'Arma nel mantenimento della legalità e dell'ordine e della sicurezza pubblica. La Msu ha conquistato la stima e la fiducia delle popolazioni di tutte le etnie, operando con i consolidati criteri di impiego dell'Arma che, attraverso la capillare conoscenza dei luoghi e delle persone, privilegiano la prevenzione e la soluzione dei problemi prima di ricorrere all'impiego della forza.
La peculiarità di quelle che ormai vengono definite Carabinieri-like Forces, ossia forze di polizia a status militare, consiste nella capacità di essere schierate contestualmente alle componenti militari tradizionali ed assolvere da subito tutti i compiti di polizia. Uno strumento per sua natura duttile e flessibile, in grado di assumere connotazioni più o meno militari a seconda degli scenari di intervento o del mandato ricevuto, così come testimoniato dai tre Reggimenti attualmente operanti. Uno strumento che colma e riavvicina i due aspetti, militare e civile, della gestione delle crisi, concettualmente distanti, ma "sul campo" contigui se non addirittura sovrapposti, facilitando pertanto il processo di normalizzazione.

Fabio Conforti